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lunedì 21 gennaio 2013

EZIO MAURO e l'OBLIO

"Non è un problema di partecipare ai funerali, ma all'elemento simbolico che i funerali rappresentano e non sentire la necessità umana di separarsi da quei simboli che quei funerali rappresentano. Non è possibile aver ripudiato il terrorismo, aver fatto una scelta di difendere lo Stato e la democrazia, uno Stato che non ci piaceva e difendeva le stragi, ma che andava cambiato. Nascondere tutto ciò dietro la parola umanità è improprio. E' vero che i morti meritano compassione tutti ed è chiaro che di fronte alle persone sconfitte si guarda alla parabola della loro vita, ma l'umanità deve cominciare prima di tutto dalle vittime. La cui vita è stata spezzata per un disegno ideologico folle, che sembrava già folle allora, ripudiato dalla classe operaia alla quale ci si rivolgeva. Come si fa a parlare di umanità senza dimostrare umanità per le vittime. E' grave che esistano queste scorie nella sinistra italiana. Che significato ha? Come se non fosse la cosa più vile di questo mondo sparare a una persona disarmata che crede di vivere in democrazia in tempo di pace perché si mima una guerra che non esiste e che è stata dichiarata da una parte sola?
Com'è possibile a tanti anni di distanza a dare dei giudici ancora così ambigui? Fortunatamente la grandissima maggioranza della sinistra i conti li ha fatti, salvando la democrazia italiana come hanno fatto la Democrazia Cristiana e il Pci durante il sequestro Moro."


Queste le parole di Ezio Mauro oggi in redazione a Repubblica. Le ho trascritte in fretta, qualche passaggio è omesso, ma la sostanza è questa.

Io mi chiedo, e ce lo chiediamo in molti: ma come si fa ad avere ancora paura di una rivoluzione che come giustamente dice Mauro, è stata sconfitta? Cosa c'entrano le vittime? Non è mica morta una vittima delle Br. E' morto ed è stato accompagnato nel suo ultimo viaggio un dirigente delle Br. Uno dei più famosi. Di cui la stampa, che avrebbe preferito tacere, è costretta a parlare.  La memoria di Prospero fa paura, perché ci sono donne e uomini che lo ricordano. E che non pensano a una guerra dichiarata unilateralmente, guardando a quegli anni. Credono che la lotta armata fu una risposta alla reazione della classe dirigente italiana, alla ristrutturazione capitalistica, ai licenziamenti e alla controffensiva reazionaria, dopo lo scatto in avanti rappresentato dagli anni Sessanta. Fu la risposta alle bombe di Milano, alla strategia della tensione che insanguinò il Paese fino al 1974. Fu il tentativo, unico nella sua originalità, di portare in Italia uno scontro sociale armato, di armare il proletariato, di attaccare lo Stato, la Democrazia Cristiana. E di processarla. Quel processo che non poteva avvenire né in Parlamento, né nelle piazze, avvenne in un appartamento della periferia romana. E i partiti se ne disinteressarono. Che Mauro ci spieghi in che modo sarebbe andata a malora la Repubblica, ripeto, la Repubblica, lo Stato, se i partiti avessero trattato la liberazione di Moro? Se avessero scelto di liberare un solo prigioniero politico. Uno solo. Avrebbero salvato Moro. Lo hanno lasciato morire, senza assumersene la responsabilità politica. E di questa memoria che non si può e non si deve parlare in Italia. Del fatto che un gruppo consistentissimo di proletari si siano armati e abbiano sparato al capitale e ai suoi rappresentanti. E del fatto che questa storia sia durata non meno di quindici anni. E si sia conclusa, da un punto di vista giudiziario, con l'assunzione piena di responsabilità da parte degli imputati. Responsabilità politica, per la quale sono stati condannati a decine di ergastoli persone che non hanno mai sparato. E per la quale, dopo 32 anni, molti sono ancora in carcere.
Cosa vuole Mauro? Una solo parola: l'Oblio. Caro Mauro, non l'avrai mai.

















martedì 15 gennaio 2013

Il giudice Holden

Il "giudice Holden" ha postato un commento sul blog di Baruda.
Mi sembra adeguato alla circostanza.


Oltre ogni considerazione sull’opportunismo di una certa (tutta?) stampa italiana, sempre pronta a cercare il facile consenso populista della pubblica opinione, ed al netto della grande rimozione collettiva operata su un pezzo fondamentale della nostra storia, le scelte editoriali di repubblica in questione sono soprattutto un pallido, quasi pavloviano riflesso dell’atteggiamento tipicamente italiano per cui si è forti coi deboli e deboli con i forti. secoli e secoli di servitù interiorizzata cancellano perfino quella eco di classicissima pietas che dovrebbe provarsi di fronte alla morte, fosse anche del peggior fellone. con fare delatorio e sbirresco, riportando stralci di commenti fuori contesto e negando il diritto di replica più elementare, cosa si rimproverebbe a chi sulla morte di Prospero Gallinari ha levato un pugno chiuso, versato una lacrima, spezzato un fiore? si rimprovera un’opinione? si rimprovera la commozione? o si rimprovera forse la stessa morte a chi è morto libero, né servo né traditore?

martedì 1 gennaio 2013

Новогоднее обращение президента Путина 2013 ОРИГИНАЛ

In grande stile @Cremlino, Putin si rivolge al paese con un discorso che viene mandato ogni ora lungo i sette fusi del paese.
Registrato dunque con ore di anticipo, pieno di retorica, in alcuni passaggi ridicolo (societa' libera), passera' alla storia come il peggior discorso per l'ultimo dell'anno finora pronunciato da un presidente russo. Segue l'inno sovietico-russo.


PS. Avevo postato il  video prima che i dementi di Repubblica, che di cose russe notoriamente non ne prendono quasi una, mettessero sul sito un passaggio del discorso presidenziale 2012, ventilando il sospetto che si tratti di un montaggio voce-video, registrati in momenti diversi. Potrebbe anche essere (anche se appare difficile), ma non perche' Putin stia male, semplicemente per far vedere al paese che NON sta leggendo il "gobbo".
E poi fanno così: gli posti un commento che scrivono cavolate e dopo nemmeno un'ora tolgono dal sito la notizia.


martedì 15 maggio 2012

DOV'E' LA NOTIZIA?


L'Abi attacca il downgrade di Moody's
Casini: "Disegno criminale contro l'Italia" - 
vd

Ecofin, intesa su nuove regole sui capitali bancari

L'associazione delle banche italiane boccia come "irresponsabile e incomprensibile" la decisione di declassare 26 istituti. E definisce le agenzie di rating "elemento di destabilizzazione". Voto unanime dei ministri finanziari europei di ANDREA GRECO

Questa la notizia di Repubblica on-line sul declassamento di 26 istituti di ex-credito italiano. Nella mia precedente vita aveva imparato che la notizia non sono i commenti al fatto, ma le famose 5W. So perfettamente che i lettori di questo blog non hanno bisogno di lezioni di giornalismo e non è mia intenzione farlo. E che sanno benissimo come vanno queste cose. Prendetelo come uno sfogo.
Perché leggendo il titolo e poi l'articolo, non si capisce il motivo per cui le banche italiane sono state declassate. Che sarebbe la vera notizia. 
Vergogna? Che sarà mai. 

PS
E poi basta co sto "attacca". Ognuno che ha da obiettare qualcosa "attacca". Esistono molti sinonimi, spesso più adatti: si poteva scrivere: L'ABI dissente profondamente con il downgrade di Moody's.
Oppure: L'ABI esprime dissenso aperto vero il downgrade di Moody's. E' vero, si doveva pensare almeno cinque secondi. Il tempo, in redazione, stringe. 


martedì 8 maggio 2012

Scuola DIaz. Prima dei noti fatti.

Scriveva "Repubblica" il 22 luglio 2001.



Tra i feriti alla scuolaospedale

genova - Peter arriva a torso nudo. Ha ematomi sui reni, ferite come frustate sulle spalle. Un occhio insaguinato. Zoppica e piange. «Mi hanno caricato vicino a Corso Italia. Ero entrato in una strada laterale e ho incrociato la celere. Mi hanno preso a calci in sei, credo fossero sei». Ha 28 anni, cappelli lunghi e spettinati. Lo ha portato in macchina un' amica. Non all' ospedale però. E' venuto al pronto soccorso del Genoa Social Forum, nella scuola Diaz. Enrico Cordano, dottore quarantenne di Genova, è il coordinatore sanitario del servizio: una piccola stanza, una brandina, un mucchio di scatole di farmaci in terra, secchiate di limone e bicarbonato. Molti manifestanti feriti durante le cariche vengono portati qui. Per paura, per prudenza, per sfuggire agli arresti. «La regola è arrestare tutti i feriti» dice Francesco, 32 anni. Ha preso 12 manganellate sul corpo, ha un occhio livido. E' andato in piazza Alimonda, subito dopo l' uccisione di Carlo Giuliani. «Ho gridato assassini, ero da solo e disarmato. Mi hanno preso e al primo colpo ho perso conoscenza. Appena mi sono risvegliato ho supplicato una ragazza: "ti prego non mi portare in ospedale"». I feriti salgono qui a medicarsi. I più gravi sono stesi sui lettini nella palestra al pianterreno. Verso le cinque viene chiamata un' ambulanza. Una ragazza ha piede fratturato e trauma cranico. Sembra terrorizzata. «Non possiamo occuparcene noi» spiega Enrico. I medici in prima fila sono un centinaio dentro al corteo. I feriti curati in strada dal Gsf sono stati ieri più di 80. La metà è stata portata al riparo nella scuola. (a.g.)

giovedì 26 aprile 2012

RAINBOW RACE

A Oslo si sono riuniti in migliaia per cantare una canzone odiata dal killer nazista Breivik, Rainbow Race (e non Children of the Rainbow, come ha scritto "Repubblica").
Qui nella esecuzione di Melanie Safka (autore Pete Seeger)




sabato 17 marzo 2012

REPUBBLICA E LO SCANDALO LOOCKHEED

Il primo numero di Repubblica
Il 14 gennaio 1976 usciva il primo numero di "Repubblica", un giornale destinato a diventare il secondo quotidiano italiano e in qualche modo una sorta di partito politico di informazione militante.
Il 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Moro, "Repubblica" era uscita con un titolo nel quale si indicava proprio in Aldo Moro "Antelope Cobbler", il misterioso uomo politico italiano implicato nello scandalo Loockheed, ossia le tangenti che l'azienda americana ammise di aver pagato a politici e militari stranieri per vendere
i propri aerei a Stati esteri.
"Repubblica" sostituì in fretta il giornale in edicola con l'edizione straordinaria sul rapimento dello statista democristiano.

giovedì 1 marzo 2012

INTERVISTA A PUTIN

Putin e l'attuale presidente russo Medvedev
Proni al potere, giornalisti di primo piano di alcune testate internazionali hanno intervistato il capo del governo russo, Vladìmir Putin, alla vigilia del voto per le presidenziali di domenica.

Ecco il testo.

Al primo piano, la sala da pranzo dove durante la cena si è svolta l'intervista con i direttori di alcuni tra i principali giornali internazionali: James Harding del Times, Gabor Steingart di Handelsblatt, John Stackhouse del Globe and Mail, Yoshibumi Wakamiya dell'Asahi Shimbun, Sylvie Kauffmann direttrice editoriale di Le Monde, e Repubblica. Ecco il testo dell'intervista.

Il giorno dopo il voto per la Duma, è rimasto sorpreso di vedere così tanta gente in piazza a protestare?
"Perché dovrei sorprendermi? Non c'è nulla di strano. Allora da voi, con migliaia di persone in strada per la crisi? Io sono contento, perché questo significa che le strutture del potere devono reagire, sono costrette a farsi venire delle idee per risolvere i problemi. Questa è una cosa costruttiva, una grande esperienza per la Russia".

Ma lei non dà ascolto agli oppositori, non parla mai con loro. Perché?
"Io parlo con tutti, anzi una volta ogni dieci giorni sono fuori da Mosca a incontrare dirigenti, operai, sindacati, gente della strada. Questa è la caratteristica della mia esperienza nel potere russo. L'altro giorno, quando è esplosa ad Astrakan una casa per il gas con morti, feriti e gente senza tetto, sono andato da loro, sono salito sull'autobus dove avevano trovato rifugio e ho pensato che questo è il mio dovere: il rapporto con la gente, di qualunque colore politico sia".

Ma lei non dialoga mai con la piazza e coi suoi leader. Come mai?"Un momento, io li rispetto. Anche se molti di loro erano leader già in passato e non possono vantare grandi risultati per questo Paese. Per me, non sono i dibattiti o le promesse che fanno la differenza. La fiducia viene dai risultati raggiunti in questi anni".

I sondaggi dicono che lei può vincere le elezioni al primo turno. Ma come si sente quando ascolta gli slogan urlati in piazza che definiscono il suo partito, Russia Unita, come una formazione di ladri e malfattori?"Queste sono frasi ad effetto, puri slogan. I loro capi sono stati al potere, hanno ricoperto cariche. Discutere in base a un linguaggio populista non è buona cosa. Non dicono mai niente che serva a risolvere i problemi".

Ma non crede che questo scambio ripetuto di incarichi al vertice tra lei e Medvedev dia vita ad una sorta di oligarchia politica e a un sistema bloccato?"Senta, e allora Kohl, sedici anni al potere, cos'era? Di Berlusconi non parlo perché è un mio amico. Ma il Premier canadese, altri sedici anni. Perché solo noi diventiamo oligarchi? Penso che candidarci sia un nostro diritto purché si agisca nell'ambito della legge e della costituzione. Di che oligarchia andiamo parlando...".

Ma vediamo in concreto: lei nominerà Medvedev al suo posto come Primo Ministro?"Sì, se sarò eletto, lui sarà il mio Premier".

Ma dove ha sbagliato Medvedev? Perché lei pensa di essere più adatto di lui alla presidenza della Russia, e di meritarsela di più?"Ma quando mai ho detto una cosa simile? Noi abbiamo un accordo preciso, che si basa su questo: se i risultati della nostra opera sono buoni e le cose migliorano, noi dobbiamo valutare insieme serenamente chi ha più chance di essere eletto, e gode di maggior fiducia tra i cittadini. Cosa c'è di strano? Alla fine di quest'anno abbiamo visto che toccava a me perché il mio consenso era più alto di due punti percentuali. E non poteva che essere così, visto che i poveri si sono dimezzati e il reddito è cresciuto di 2,4 volte, mentre abbiamo ripreso in mano un Paese a pezzi e abbiamo rianimato l'esercito, risollevando perfino l'indice di natalità, problema di tutta l'Europa. La gente sa che queste cose le ha fatte il governo. Ecco dove nasce la mia ricandidatura".

Ma lei pensa di ricandidarsi anche per il prossimo mandato, rimanendo al potere addirittura 24 anni?"Se alla gente va bene, perché no? Ma in realtà non lo so, non ci ho proprio pensato".

Lei ha il consenso delle campagne e della periferia, ma la nuova classe media urbana, quella delle grandi città, aperta alle nuove tecnologie e alla modernizzazione del Paese vuole cambiare ed è contro di lei. Cosa risponde?"Siete proprio sicuri che la classe media sia contro di me? Magari in questa fascia di popolazione il consenso per me si riduce, ma è sempre la maggioranza. E poi, bisogna essere obiettivi: loro sono la novità, la Russia moderna, ma il nuovo non sta tutto qui. Anche nell'agricoltura, ad esempio, è in atto un processo di modernizzazione tecnologica. Non facciamo errori, ci vuole equilibrio. Però, certo, ammetto che la classe media è più esigente, e si scontra direttamente coi problemi, la corruzione, il malfunzionamento della burocrazia. E noi dobbiamo dare risposte. Ma questo riguarda tutto il sistema politico".

Parlando con i leader degli oppositori, si avverte il timore che lei dopo il voto possa avere la tentazione di una prova di forza contro il dissenso. Cos'ha da dire?"Ma di che hanno paura? Perché dovrei farlo, se stiamo agendo esattamente in senso contrario? La nostra strategia è quella del dialogo. Del resto anche Medvedev ha presentato una legge per rinnovare e aprire il sistema politico, rendendo più facile la nascita di nuovi partiti e introducendo nuovi criteri per le elezioni della Duma. Quindi non capisco da dove nascano questi timori".

Nascono dalle denunce di brogli e falsificazioni alle ultime elezioni politiche. Lei minimizza, ma non crede che questi episodi gettino un'ombra sul sistema di potere russo?"Non so, ma esiste una legge: rivolgersi al tribunale. In passato è successo, gruppi di persone si sono rivolti alla giustizia e i risultati sono stati modificati. Ad esempio a San Pietroburgo".

Ma quando un leader dell'opposizione come Aleksej Navalnyj denuncia sul suo sito la marcia della corruzione attraverso la Russia, tema sensibilissimo, lei cosa ne pensa?"Molte persone anche nelle alte sfere del potere sono stati inquisiti e processati. Però bisogna avere le prove, deve esserci un processo. Non faremo mettere in galera la gente se non esistono riscontri indiscutibili sulla loro colpevolezza. È uno sport che nel passato del nostro Paese si è praticato troppo, e ha fatto molte vittime innocenti coi processi sommari. Non lo ripeteremo".

La corruzione sembra dilagare soprattutto nei quadri intermedi, non nel vertice. Perché?"Ripeto, ogni caso va dimostrato in un libero tribunale. Navalnyj? Anche un suo consigliere ha avuto problemi per abuso in atti d'ufficio. Ma voglio dire che scoprire casi di corruzione corrisponde sempre all'interesse dello Stato. Quello che non mi piace è che tutto questo venga usato a fine politico".

Perché non rivelate i vostri redditi come in Occidente? Negli Usa un candidato deve addirittura quasi calarsi i pantaloni. Da voi?"Calarsi i pantaloni, forse, darebbe qualche impulso al voto. Ma non è necessario. Noi abbiamo tutto a posto, non vi preoccupate, e già diciamo quanto guadagniamo".

Lei pensa che il peggio della crisi economico-finanziaria sia passato? E appoggia l'austerità di Merkel e Sarkozy o crede più utile puntare sulla crescita?"Non so rispondere. Ma penso che per superare davvero la crisi bisogna affrontare i fondamentali, che sono l'overproduzione e la saturazione dei mercati. Ci vuole un cambio di priorità, passare dalla finanza all'economia reale. Non voglio dare giudizi su Merkel e Sarkozy, so che la situazione è molto difficile, e al loro posto avrei forse scelto la stessa politica. Non si può superare un burrone in due balzi, bisogna farlo con un salto solo. Basta però non esagerare con l'imposizione della disciplina economica e della rigidità, se no si arriva al collasso e alla stagnazione. C'è una sottile frontiera che dobbiamo stare attenti a non varcare. Se i bond europei potranno aiutare, noi saremo d'accordo, così come se la Bce dovesse fare emissioni per contrastare il debito. Noi comunque daremo una mano, nel limite delle nostre possibilità".

Quale pensa sarà il futuro della Ue e dell'euro?"Il nostro maggior partner commerciale è l'area euro, arriva al 50 per cento. Ecco perché siamo molto interessati alla crescita della Ue e al suo risanamento e ci auguriamo che l'euro mantenga le sue posizioni. Non dimenticate che il 40 per cento delle riserve della Russia è in euro".

C'è molta preoccupazione in Occidente per ciò che succede in Siria. Le armi usate sono russe, nell'ultimo mese sono morte centinaia di persone. Come si pone lei il problema di fermare questa violenza?"La gente guarda la Siria coi vostri occhi, ciò che voi mostrate sui giornali e in tv. C'è un conflitto civile armato, e il nostro obiettivo non è di aiutare governo o opposizione armata, ma di arrivare ad una pacificazione. Non voglio che si ripeta la Libia. Ve la ricordate quell'esecuzione medievale di Gheddafi? E dopo? Donne violentate a centinaia, bambini che muoiono, gente che soffre. Lo avete scritto? Troppo poco. Noi non vogliamo che in Siria succeda niente di simile. Quanto alle armi, il nostro interesse non è più alto di quello che può avere la Gran Bretagna, Non abbiamo con la Siria nessun rapporto speciale, ma vogliamo costringere entrambe le parti a fermare la violenza".

Perché non avete firmato la risoluzione dell'Onu sulla Siria?"Ma voi l'avete letta? Io sì. C'è scritto che bisogna portare via le truppe governative dai villaggi dove si trovano. Ma perché non dire che deve ritirarsi anche l'opposizione armata? Così Assad non avrebbe mai accettato. Facciamo sedere le parti ad un tavolo, apriamo le trattative, questa è la strada".

Ma lei crede che Assad dopo tutto questo possa restare al potere?"Non lo so, sono le parti che si devono mettere d'accordo. Con gli sforzi congiunti di Unione Europea, Stati Uniti e Russia possiamo farcela. Una cattiva pace è sempre meglio di una buona guerra".

Cosa pensa delle minacce iraniane nei confronti di Israele?"Stiamo parlando di una regione esplosiva, discorsi troppo bellicosi in quell'area possono essere molto pericolosi. Ma l'Iran ha diritto ad avere un suo nucleare civile, certo sotto il pieno controllo delle organizzazioni internazionali e dell'Aiea".

Se l'Iran verrà attaccato, che farà la Russia?"Per anni, e negli ultimi dieci in particolare, la Russia ha avuto una posizione precisa. I nostri soldati non escono dalle frontiere della Russia, e questa è una impostazione ferma, di principio, per la pace. Negli ultimi dieci anni si è ricorsi troppo spesso all'uso della forza per risolvere i conflitti internazionali. E questo lascia un'impronta negativa nelle relazioni tra Stati, e spinge certi Paesi a cercare l'arma nucleare come strumento di difesa".

Come sono i rapporti con gli Usa? "Proprio in questa sala ho visto Obama due anni fa. Mi è sembrato franco e sincero, e molte cose che diceva sono le stesse che penso io. Io non so se riuscirà nei suoi intenti, ma non si può dire che i nostri rapporti non siano buoni. Le discussioni sullo scudo stellare? Le ho avute anche con Bush. Noi non vogliamo che lo scudo ci minacci, loro dicono che è orientato solo verso sud, noi chiediamo che ce lo mettano per scritto: loro dicono che ci dobbiamo fidare. Ecco la questione".

Lei è stato amico molto stretto con Silvio Berlusconi, costretto a dimettersi dal calo di fiducia e di consenso. Cosa pensa dei primi mesi del suo successore Mario Monti?"Di Berlusconi non 'ero' amico, lo sono sempre. Monti mi sembra che stia facendo tutto bene, assolutamente. Certo, il suo compito è molto difficile. Il primo ministro italiano è un kamikaze. I compiti che devono affrontare i leader dell'Italia e della Grecia possono essere svolti solo da persone che non hanno ambizioni politiche per il futuro, uomini responsabili, che amano il loro Paese, professionisti. Monti mi sembra una persona molto capace e tenace, me lo ha detto proprio Silvio ieri, aggiungendo di avere molto rispetto per lui. Ha aggiunto: lo aiuteremo".

Un'ultima domanda personale. Sua moglie non si vede da molto tempo: come mai?"Mia moglie non è un personaggio pubblico. Quando lo sei, devi avere a che fare con i mass media, che non sono sempre delicati. Mia moglie e la mia famiglia non fanno politica, non fanno business, io voglio che le cose restino così, anche per la loro sicurezza".

Qualche grave errore che si rimprovera in questi dodici anni di potere?"Sbagli sì, tanti errori di valutazione. Ma un errore veramente grave non riesco a vederlo".

L'intervista è finita. Putin guarda l'orologio, si fa portare due fette di pane dopo il dessert e il tè e saluta: il corteo di auto nere lo porta a giocare a hockey con le sue guardie del corpo, qui vicino, mentre ormai è notte intorno alla dacia del potere.  

Nessuna Ambiguità

Il "Corriere" del referendum istituzionale del giugno 1946
Fino a pochi anni prima si esaltava per l'Impero fascista e il re
Non eravamo presenti e non sappiamo cosa sia accaduto a tre operatori di H24 e Corriere TV ieri. Ma dato che Giovanni Bianconi ha scritto un fondo di principio sul "Corriere" di oggi, è bene rispondere in principio, e senza ambiguità. 
Nel suo pezzo Bianconi chiede ai leader NOTAV, con tipica esemplificazione giornalistica (chi sono i leader, che significa leader, a nome di chi possono parlare), di "chiarire al proprio interno" nei confronti di chi sta cercando di alzare il livello della tensione.
Fermiamoci a queste prime righe. Alzare il livello della tensione: non vi sembra una espressione già sentita? Certo. La usava la stampa italiana, negli anni Settanta, durante le proteste del movimento no-global, sempre, quando c'è uno scontro sociale in atto: mai alzare il livello della tensione. Ma tra chi? Tra movimento e forze dell'ordine! Come se queste fossero la controparte.
La verità è che si pongono come controparte, senza esserlo. E questo la stampa italiana dimentica sempre di dirlo, né lo dice apertamente Bianconi, che parla di "clima irrespirabile per i lacrimogeni", restando ambiguo, al contrario del titolo, che è lo stesso di questo post, aggiungendo che la deriva "pare sempre più incontrollata". Da parte di chi, Bianconi? Della polizia? Del governo?
Non una parola sullo scontro sociale, sui motivi e le sue prospettive. Solo qualche parola sulla scena "del manifestante che sbeffeggia il carabiniere in tenuta anitsommossa", cosa "sconveniente per colui semina insulti, non per chi li subisce senza reagire". Segue panegirico del carabiniere.
Ma rendiamoci conto. Il carabiniere è in tenuta antisommossa: significa che ha un manganello, un casco, uno scudo, almeno due lacrimogeni, una bella protezione stile rob-cop e forse una pistola di ordinanza. Il compagno, nulla, solo le parole. Chi sta subendo in quel momento?
Senza ambiguità, il compagno. Perché non ha un kalashnikov in mano. Altrimenti, forse, altro discorso. Perché i NOTAV sono disarmati, pacifici e lottano per salvare una regione dalla distruzione selvaggia di un progetto senza senso. E la polizia non è parte terza in questa lotta. Sta con chi vuole distruggere la valle. E il "Corriere" non è solo cronaca, così come non lo è la stampa in Italia. Prende posizione, giustamente, ma molto spesso disinforma, distorce le notizie, mente sapendo di mentire, ha notizie che non dà, sfugge dal suo ruolo. Come la polizia e i carabinieri, che dovrebbero essere terzi in uno scontro sociale, ma non lo sono, così la stampa italiana nella maggior parte delle volte sta dalla parte di chi quello scontro inasprisce mandando forze antisommossa, appunto, a combattere contro persone disarmate. Che non possono fare altro che tirare pietre. Oppure, ripeto, preferite il kalashnikov?
Voglio dire a Bianconi che i violenti sono i poliziotti e i carabinieri in tenuta antisommossa, così come lo sono i giornalisti che chiamano "uomo" Luca Abbà. Non ci avete fatto caso? Certo che Luca Abbà è un uomo, più uomo di molti di noi, più uomo di tantissimi di voi, celerini e giornalisti, ma voi usate questa espressione in senso negativo. Quando c'è una rapina, un arresto, un qualsiasi fatto di cronaca che vede coinvolto un "cattivo", già etichettato dalla stampa come tale, si usa la parola "uomo", a prescindere dall'età.
Se un quarantenne, invece, compie un'opera buona, è un "ragazzo". Si aprirebbe, qui, un discorso su bamboccioni e sfigati e ruolo della stampa, che non voglio proseguire. Ma c'è e un giorno, quando Luca Sarà davvero fuori pericolo, magari lo affronteremo. Per ora, senza ambiguità, ai giornalisti: perché non rinunciate all'ordine e lasciate che la professione si apra? Perché, altrimenti, siete come i tassisti, e ogni volta che parlate per difendere la categoria (come in questo caso) rischiate di essere confusi con chi vuole solo difendere un privilegio.

Qui un link che capita a proposito sul ruolo dei media.http://elpais.com/diario/2011/11/27/domingo/1322369560_850215.html

E qui il pezzo di Bononi Carlo, professione e ruolo, giornalista numero due di Repubblica, che è CORSO A INTERVISTARE il carabiniere in tenuta antisommossa, ossia pieno di armi, rimasto immobile agli "insulti". Che fa il suo dovere, ossia pestare la gente, per 1.300 euro al mese. In Grecia, per la stessa cosa, ne prendono 800, Carabiniere senza nome, e tre giorni fa i tuoi colleghi  sono andati a protestare davanti al Parlamento.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/01/news/intervista_pecorella-30734772/?ref=HRER2-1


Infine, carabiniere senza nome, che ogni poliziotto o carabiniere porti quella sua dannata matricola bene in vista, perché vorremo almeno sapere da chi viene messa in pericolo la nostra vita ogni volta che scendiamo in piazza.