venerdì 10 marzo 2017

CRITICA DELLA RAGION DIETROLOGICA PARTE SECONDA

L'onorevole Gero Grassi, componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro, si è risentito dell'articolo di Annachiara Valle ed ha scritto a "Famiglia Cristiana". Riportiamo la sua lettera e la coraggiosa risposta della giornalista e scrittrice. Per la prima volta il fronte giornalistico è rotto con decisione e sono poste le giuste domande alla Commissione, fino ad oggi francamente poco utile alla comprensione di quegli avvenimenti se si escludono poche audizioni di storici, magistrati e uomini delle forze dell'Ordine. 


Ecco la lettera che ci ha inviato l'onorevole Gero Grassi:

Ho letto sconcertato un articolo sulla testata on line di Famiglia Cristiana secondo il quale cambia poco sapere se il presidente della Dc sia stato ucciso da seduto o da sdraiato. Non volevo credere ai miei occhi. La questione nasce dalla perizia sulla dinamica dell’ uccisione di Aldo Moro chiesta dalla Commissione guidata da Giuseppe Fioroni al Reparto investigativo dei Carabinieri. Durante una lunga audizione il colonnello Luigi Ripani e il tenente colonnello Paolo Fratini hanno esposto gli esiti del loro lavoro – non sono stati ‘tirati di qua e di là dalle domande dei membri della Commissione’ , come si scrive nell’ articolo, semplicemente gli abbiamo chiesto chiarimenti – mostrando le evidenze scientifiche fin qui, paradossalmente, mai notate, in base alle quali Aldo Moro fu colpito da davanti: la versione brigatista delle ultime ore di vita di Moro è dunque fatta a pezzi.

Il Ris non dice, come di nuovo sostiene l’ articolo, evidentemente scritto senza aver seguito con attenzione i nostri lavori, che la «scena del crimine» è “certamente” la Renault 4 dove il corpo di Aldo Moro fu ritrovato la mattina del 9 maggio. Niente affatto. Il colonnello Ripani ha anzi detto il contrario, cioè che in base alla loro perizia l’ ipotesi che tutto sia avvenuto in un garage è alquanto improbabile. Proprio a tal fine svolgeremo un incidente probatorio in via Montalcini, per escludere definitivamente che quello sia stato il luogo dell’ uccisione.

Se il principale settimanale italiano, uno tra i pochissimi ormai autorevoli, propone ai propri lettori una versione così superficiale e falsa dei nostri lavori, dobbiamo preoccuparci oltre che rammaricarci. Noi, infatti, pensiamo che la verità del caso Moro sia un dovere, oltre che un contributo alla buona politica dell’ oggi. Per questo siamo impegnati a capire: perché l’ allora capo della Digos Spinella arrivò troppo presto in via Fani, chi sparò da destra, visto che i membri noti del commando stavano tutti su un lato, se i trafficanti d’ armi e gli ‘ndranghitisti che si incontravano nel bar Olivetti, proprio di fronte al luogo dell’ agguato, hanno contribuito all’ operazione, chi fossero coloro che hanno ospitato un covo brigatista nell’ elegante palazzina dello Ior di via Licinio Calvo, perché i brigatisti hanno detto così tante bugie e perché gli investigatori se le sono bevute … e tanti altri nodi critici.

Riusciremo a ricomporre il puzzle? E’ molto difficile, noi ci proviamo, auspicando che proprio Famiglia Cristiana non si sottragga all’ esigenza di un impegno per la verità e non si unisca al coro del qualunquisti.      

Gero Grassi, componente della Commissione parlamentare di inchiesta


LA RISPOSTA DI FAMIGLIA CRISTIANA

Gentile onorevole Grassi,

l’ articolo pubblicato ha avuto, come ben potrà comprendere, i più ampi riscontri prima di essere messo online. In particolare sono state attentamente ascoltate le audizioni ed è stata attentamente vagliata la perizia presentata dal Ris. Non riscontriamo invece la stessa precisione nelle sue affermazioni. In particolare sottolineiamo tre affermazioni quantomeno superficiali della sua lettera. Laddove afferma che «Il Ris non dice, come di nuovo sostiene l’ articolo, evidentemente scritto senza aver seguito con attenzione i nostri lavori, che la «scena del crimine» è “certamente” la Renault 4 dove il corpo di Aldo Moro fu ritrovato la mattina del 9 maggio», rileviamo, invece che dall’ audizione del colonnello Ripani del 23 marzo (il cui resoconto stenografico è stato pubblicato nel sito della Camera, si desume proprio quanto da noi pubblicato.

Dice il colonnello dei Ris:  «…Questa attività è stata svolta per ricercare elementi oggettivi desumibili: dal sopralluogo e dal repertamento sia sulla scena del crimine (sicuramente la Renault 4) sia anche dagli atti a disposizione della Commissione (parlo dei verbali di sopralluogo della Polizia scientifica all'epoca dei fatti); dalle analisi scientifiche delle tracce e dei reperti disponibili, che abbiamo svolto in laboratorio; dagli esami medico-legali eseguiti sul corpo e accertamenti balistici...». Su un’ altra delle sue affermazioni, quella in base alla quale il garage di via Montalcini non sarebbe stato il luogo in cui l’ onorevole Moro è stato ucciso, rileviamo che nella stessa audizione del 23 marzo il colonnello Ripani si limita a illustrare i dati della perizia e non dice mai che sia improbabile che il luogo dell’ omicidio sia il garage di via Montalcini. Tra l’ altro - questo del luogo dell’ omicidio - non era neppure tra i quesiti posti al Ris.

È il presidente Fioroni che, alla fine della seduta, esprime il suo personale punto di vista, non suffragato dalle parole del colonnello Ripani che anzi dichiara: «…I primi 3 colpi potrebbero essere stati esplosi in un luogo magari non tanto distante (adesso poi vi dico perché), ma in un locale, un garage, e la macchina fuori o la macchina dentro, ma non ne ho la più pallida idea e non voglio avanzare ipotesi». È invece il presidente Fioroni che, al termine della audizione e senza che ci sia alcuna prova a sostegno del suo pensiero, dice: «Credo che non sfugga a nessuno che, silenziatore o non silenziatore, nel garage di via Montalcini è difficile ipotizzare questa sicurezza di movimenti. Poi il bossolo fa rumore, fa rumore sulla porta chiusa, fa rumore sul soffitto, fa rumore dappertutto, e con gragnuola di dieci colpi magari non fa rumore il silenziatore, ma fa rumore tutto il resto. Il bossolo da qualche parte ha battuto e stiamo parlando di 12 colpi, non di uno o di due». Opinioni, fin qui, del tutto personali che non hanno trovato riscontro in prove scientificamente inoppugnabili. Ci chiediamo inoltre perché, di fronte a chiare dichiarazioni, per esempio la polizia scientifica (dottor Boffi) che nell’ audizione del 10 giugno 2015 dichiara «Non c’ è alcuna possibilità, per l'assenza totale di impatti di proiettili provenienti dalla destra, che il maresciallo sia stato colpito da colpi esplosi da destra. …. Di nuovo, noi non abbiamo alcuna evidenza di colpi esplosi dalla destra, perché non abbiamo alcun impatto all'interno e all'esterno dell'autovettura. Abbiamo impatti provenienti da sinistra che hanno certamente attinto il maresciallo», la Commissione continua a ritenere che in via Fani si sia sparato immediatamente anche da destra. Ci fermiamo qui per non alimentare ulteriormente la polemica.

Le chiediamo però perché la Commissione non riesce ad andare oltre una sistematica volontà di demolire quanto già ampiamente accertato dalla magistratura. Perché non aggiunge i tasselli mancanti, piuttosto che cercare di contestare gli elementi che sono già stati accertati e collocati al loro posto? A chi giova far finta che nulla si sappia, ignorare i riscontri, le indagini, le perizie, le testimonianze? A chi giova dare interpretazioni distorte di perizie e audizioni? Cercare di far chiarezza alzando polveroni piuttosto che analizzando con oggettività i fatti non è certo un buon metodo per cercare la verità.

Cordiali saluti

Annachiara Valle

martedì 7 marzo 2017

ANNACHIARA VALLE: CRITICA DELLA RAGION DIETROLOGICA

Siamo messi così. Un articolo che non mi esalta sul Caso Moro è comunque un passo enorme in avanti rispetto alla Commissione di inchiesta.

Di Annachiara Valle, 3 marzo 2017, Famiglia Cristiana



Sul caso Moro tutto da rifare? Così dicono i commenti sui lavori della Commissione presieduta da Giuseppe Fioroni. In realtà che sia tutto da rifare il Ris non lo dice. Non lo dice la perizia effettuata dagli uomini del colonnello Luigi Ripani e non lo dicono neppure, in audizione, lo stesso comandante del Reparto investigazioni scientifiche di Roma e il suo tenente colonnello Paolo Fratini. Seppur tirati di qua e di là dalle domande dei membri della Commissione Moro, i due carabinieri si limitano a mostrare le evidenze scientifiche e a formulare due ipotesi di cui una definita, «sulla base degli elementi oggettivi raccolti», la  «più probabile».

La «scena del crimine», per i Ris, è certamente la Renault 4 dove il corpo di Aldo Moro fu ritrovato la mattina del 9 maggio. Rispetto alla ricostruzione degli ultimi momenti del presidente fatta da Germano Maccari nell’ udienza presso la Corte d’ assise di Roma, il 19 giugno 1996, la differenza è sulla posizione di Moro al momento dei primi colpi sparatigli – già sdraiato secondo il brigatista, seduto sul pianale dell’ automobile secondo il Ris -, mentre gli altri proiettili lo hanno raggiunto nella posizione indicata dai brigatisti.
Non è la prima volta che la Commissione crea scoop e nuovi scenari sul caso Moro. I lettori ricorderanno anche la vicenda delle cassette di via Gradoli sulle quali nel 2015 – anche lì eravamo in prossimità dell’ anniversario della strage di via Fani – Gero Grassi, uno dei componenti della Commissione, aveva dichiarato: «Le cassette sono state ritrovate tra i reperti del covo brigatista di via Gradoli grazie al lavoro della dottoressa Antonia Giammaria, magistrato distaccato presso l'organismo parlamentare. Da quel che si conosce dagli atti erano 18 le cassette registrate ritrovate nel covo e mai ascoltate: ad oggi ne manca dunque una. Per il momento le cassette sono nella cassaforte della Commissione». Peccato però che, proprio sulle quelle audiocassette «mai ascoltate»» ci fosse tanto di verbale dell’ epoca della Digos con il contenuto dettagliato di ciascuna.

Il vero quesito allora è sugli obiettivi della Commissione e sul perché non si riesca ad allargare lo sguardo su quanto successe nel nostro Paese in quegli anni soprattutto sul fronte dello stragismo, dei depistaggi e dei rapporti tra settori deviati dello Stato e terrorismo. Sul rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, lo avevamo già scritto fin dal nascere della Commissione, si sa tanto. Quello che manca è un quadro in cui collocare tutta la vicenda e quello che accadde dopo. Manca di sapere se e quanto si sapesse su terrorismo di destra e di sinistra, sul se e sul quanto si lasciò fare (perché ad esempio, una volta individuato il covo di via Montalcini si lascia che la Braghetti traslochi senza arrestarla e lasciando così che possa uccidere due anni dopo Bachelet?), sul se e quanto i brigatisti furono “usati”, loro malgrado, anche da pezzi dello Stato, sul se e quanto lo stragismo di destra fosse funzionale a una svolta autoritaria nel Paese…

E mentre i dietrologi del caso Moro giocano ai piccoli detective quasi fossimo in un episodio della serie televisiva Csi, sulle questioni vere che hanno cambiato la storia del nostro Paese si continua a tacere.

Perciò ci permettiamo noi di porre un quesito alla Commissione, nella convinzione che la nostra domanda sia anche quella di tanti italiani: perché non si indaga, finalmente e fino in fondo, sulle implicazioni e i coinvolgimenti delle istituzioni e degli apparati dello Stato in questa vicenda?

lunedì 6 marzo 2017

¿HABLA ESPAÑOL?


Oggi sono stato convocato a Milano alle ore 11.30 all'Università IULM per una verifica di conoscenza di lingue straniere: inglese e spagnolo. Si trattava di una decisione assunta dalla Commissione di un concorso per professore associato in Storia Contemporanea, al quale avevo fatto domanda. Mi sono presentato ed ho consegnato alla Commissione la seguente dichiarazione: 


Dichiarazione

Il candidato Marco Clementi in data 6 marzo 2017, chiede che venga messa a verbale la presente dichiarazione alla Commissione per la procedura di selezione e valutazione per la copertura di 1 posto di professore universitario di ruolo di seconda fascia per il settore concorsuale 11/A3 - Storia Contemporanea, settore scientifico disciplinare M-STO/04 - Storia Contemporanea, decretato con DR 17627 del 29 novembre 2016 dal Rettore prof. Mario Negri dell’Università IULM:


Visto che il DR 17627 sopra citato all’art. 12, Adempimenti della Commissione NON prevede alcuna prova linguistica per i candidati ma solo la possibilità dell’espletamento di “una prova didattica pubblica”;
Considerato che la riforma Gelmini ha istituito l’abilitazione scientifica nazionale e che il candidato Marco Clementi ha ottenuto l’Abilitazione Scientifica Nazionale a professore associato di Storia Contemporanea nel dicembre 2013;
Considerato che per un posto analogo presso l’Università di Verona, Dipartimento Culture e Civiltà, pubblicato su G.U. n. 2 del 08/01/2016, la Commissione giudicatrice ha individuato in Marco Clementi uno dei candidati da proporre al Dipartimento citato per la eventuale chiamata;
Considerato che il candidato ha svolto ricerche in tutto il mondo in una decina di lingue straniere, come dimostrano il curriculum e le sue pubblicazioni, partecipando a convegni internazionali e tenendo conferenze in diversi paesi come Stati Uniti, Repubblica Federale Russa, Grecia, nelle lingue locali, nonché insegnando all’estero e intervenendo in Università straniere sempre in lingua locale;
Considerato che la Commissione non ha ritenuto altrettanto importante una discussione sui titoli e le pubblicazioni con i candidati;

Rifiuta di sottoporsi a un accertamento linguistico che ritiene degradante e umiliante per il suo profilo di studioso.

Tenendo conto che la Commissione nella seduta preliminare del 15 febbraio 2017 ha inserito come criterio di valutazione dell’attività didattica “la continuità dell’eventuale attività didattica all’interno dell’Università IULM”, dichiara di considerare lo stesso criterio un atto discriminante. 


Milano, 6 marzo 2017


firmato leggibile