venerdì 2 marzo 2012

ДДТ Капитан Колесников (DDT-Capitan Kolesnikov)

Shevchuk



Prima di partire un video del gruppo DDT: Capitan Kosnikov
Il suo cantante, Julij Shevchuk, ha più volte espresso 
la sua contrarietà alla rielezione di Putin 
E domani...San Pietroburgo




giovedì 1 marzo 2012

INTERVISTA A PUTIN

Putin e l'attuale presidente russo Medvedev
Proni al potere, giornalisti di primo piano di alcune testate internazionali hanno intervistato il capo del governo russo, Vladìmir Putin, alla vigilia del voto per le presidenziali di domenica.

Ecco il testo.

Al primo piano, la sala da pranzo dove durante la cena si è svolta l'intervista con i direttori di alcuni tra i principali giornali internazionali: James Harding del Times, Gabor Steingart di Handelsblatt, John Stackhouse del Globe and Mail, Yoshibumi Wakamiya dell'Asahi Shimbun, Sylvie Kauffmann direttrice editoriale di Le Monde, e Repubblica. Ecco il testo dell'intervista.

Il giorno dopo il voto per la Duma, è rimasto sorpreso di vedere così tanta gente in piazza a protestare?
"Perché dovrei sorprendermi? Non c'è nulla di strano. Allora da voi, con migliaia di persone in strada per la crisi? Io sono contento, perché questo significa che le strutture del potere devono reagire, sono costrette a farsi venire delle idee per risolvere i problemi. Questa è una cosa costruttiva, una grande esperienza per la Russia".

Ma lei non dà ascolto agli oppositori, non parla mai con loro. Perché?
"Io parlo con tutti, anzi una volta ogni dieci giorni sono fuori da Mosca a incontrare dirigenti, operai, sindacati, gente della strada. Questa è la caratteristica della mia esperienza nel potere russo. L'altro giorno, quando è esplosa ad Astrakan una casa per il gas con morti, feriti e gente senza tetto, sono andato da loro, sono salito sull'autobus dove avevano trovato rifugio e ho pensato che questo è il mio dovere: il rapporto con la gente, di qualunque colore politico sia".

Ma lei non dialoga mai con la piazza e coi suoi leader. Come mai?"Un momento, io li rispetto. Anche se molti di loro erano leader già in passato e non possono vantare grandi risultati per questo Paese. Per me, non sono i dibattiti o le promesse che fanno la differenza. La fiducia viene dai risultati raggiunti in questi anni".

I sondaggi dicono che lei può vincere le elezioni al primo turno. Ma come si sente quando ascolta gli slogan urlati in piazza che definiscono il suo partito, Russia Unita, come una formazione di ladri e malfattori?"Queste sono frasi ad effetto, puri slogan. I loro capi sono stati al potere, hanno ricoperto cariche. Discutere in base a un linguaggio populista non è buona cosa. Non dicono mai niente che serva a risolvere i problemi".

Ma non crede che questo scambio ripetuto di incarichi al vertice tra lei e Medvedev dia vita ad una sorta di oligarchia politica e a un sistema bloccato?"Senta, e allora Kohl, sedici anni al potere, cos'era? Di Berlusconi non parlo perché è un mio amico. Ma il Premier canadese, altri sedici anni. Perché solo noi diventiamo oligarchi? Penso che candidarci sia un nostro diritto purché si agisca nell'ambito della legge e della costituzione. Di che oligarchia andiamo parlando...".

Ma vediamo in concreto: lei nominerà Medvedev al suo posto come Primo Ministro?"Sì, se sarò eletto, lui sarà il mio Premier".

Ma dove ha sbagliato Medvedev? Perché lei pensa di essere più adatto di lui alla presidenza della Russia, e di meritarsela di più?"Ma quando mai ho detto una cosa simile? Noi abbiamo un accordo preciso, che si basa su questo: se i risultati della nostra opera sono buoni e le cose migliorano, noi dobbiamo valutare insieme serenamente chi ha più chance di essere eletto, e gode di maggior fiducia tra i cittadini. Cosa c'è di strano? Alla fine di quest'anno abbiamo visto che toccava a me perché il mio consenso era più alto di due punti percentuali. E non poteva che essere così, visto che i poveri si sono dimezzati e il reddito è cresciuto di 2,4 volte, mentre abbiamo ripreso in mano un Paese a pezzi e abbiamo rianimato l'esercito, risollevando perfino l'indice di natalità, problema di tutta l'Europa. La gente sa che queste cose le ha fatte il governo. Ecco dove nasce la mia ricandidatura".

Ma lei pensa di ricandidarsi anche per il prossimo mandato, rimanendo al potere addirittura 24 anni?"Se alla gente va bene, perché no? Ma in realtà non lo so, non ci ho proprio pensato".

Lei ha il consenso delle campagne e della periferia, ma la nuova classe media urbana, quella delle grandi città, aperta alle nuove tecnologie e alla modernizzazione del Paese vuole cambiare ed è contro di lei. Cosa risponde?"Siete proprio sicuri che la classe media sia contro di me? Magari in questa fascia di popolazione il consenso per me si riduce, ma è sempre la maggioranza. E poi, bisogna essere obiettivi: loro sono la novità, la Russia moderna, ma il nuovo non sta tutto qui. Anche nell'agricoltura, ad esempio, è in atto un processo di modernizzazione tecnologica. Non facciamo errori, ci vuole equilibrio. Però, certo, ammetto che la classe media è più esigente, e si scontra direttamente coi problemi, la corruzione, il malfunzionamento della burocrazia. E noi dobbiamo dare risposte. Ma questo riguarda tutto il sistema politico".

Parlando con i leader degli oppositori, si avverte il timore che lei dopo il voto possa avere la tentazione di una prova di forza contro il dissenso. Cos'ha da dire?"Ma di che hanno paura? Perché dovrei farlo, se stiamo agendo esattamente in senso contrario? La nostra strategia è quella del dialogo. Del resto anche Medvedev ha presentato una legge per rinnovare e aprire il sistema politico, rendendo più facile la nascita di nuovi partiti e introducendo nuovi criteri per le elezioni della Duma. Quindi non capisco da dove nascano questi timori".

Nascono dalle denunce di brogli e falsificazioni alle ultime elezioni politiche. Lei minimizza, ma non crede che questi episodi gettino un'ombra sul sistema di potere russo?"Non so, ma esiste una legge: rivolgersi al tribunale. In passato è successo, gruppi di persone si sono rivolti alla giustizia e i risultati sono stati modificati. Ad esempio a San Pietroburgo".

Ma quando un leader dell'opposizione come Aleksej Navalnyj denuncia sul suo sito la marcia della corruzione attraverso la Russia, tema sensibilissimo, lei cosa ne pensa?"Molte persone anche nelle alte sfere del potere sono stati inquisiti e processati. Però bisogna avere le prove, deve esserci un processo. Non faremo mettere in galera la gente se non esistono riscontri indiscutibili sulla loro colpevolezza. È uno sport che nel passato del nostro Paese si è praticato troppo, e ha fatto molte vittime innocenti coi processi sommari. Non lo ripeteremo".

La corruzione sembra dilagare soprattutto nei quadri intermedi, non nel vertice. Perché?"Ripeto, ogni caso va dimostrato in un libero tribunale. Navalnyj? Anche un suo consigliere ha avuto problemi per abuso in atti d'ufficio. Ma voglio dire che scoprire casi di corruzione corrisponde sempre all'interesse dello Stato. Quello che non mi piace è che tutto questo venga usato a fine politico".

Perché non rivelate i vostri redditi come in Occidente? Negli Usa un candidato deve addirittura quasi calarsi i pantaloni. Da voi?"Calarsi i pantaloni, forse, darebbe qualche impulso al voto. Ma non è necessario. Noi abbiamo tutto a posto, non vi preoccupate, e già diciamo quanto guadagniamo".

Lei pensa che il peggio della crisi economico-finanziaria sia passato? E appoggia l'austerità di Merkel e Sarkozy o crede più utile puntare sulla crescita?"Non so rispondere. Ma penso che per superare davvero la crisi bisogna affrontare i fondamentali, che sono l'overproduzione e la saturazione dei mercati. Ci vuole un cambio di priorità, passare dalla finanza all'economia reale. Non voglio dare giudizi su Merkel e Sarkozy, so che la situazione è molto difficile, e al loro posto avrei forse scelto la stessa politica. Non si può superare un burrone in due balzi, bisogna farlo con un salto solo. Basta però non esagerare con l'imposizione della disciplina economica e della rigidità, se no si arriva al collasso e alla stagnazione. C'è una sottile frontiera che dobbiamo stare attenti a non varcare. Se i bond europei potranno aiutare, noi saremo d'accordo, così come se la Bce dovesse fare emissioni per contrastare il debito. Noi comunque daremo una mano, nel limite delle nostre possibilità".

Quale pensa sarà il futuro della Ue e dell'euro?"Il nostro maggior partner commerciale è l'area euro, arriva al 50 per cento. Ecco perché siamo molto interessati alla crescita della Ue e al suo risanamento e ci auguriamo che l'euro mantenga le sue posizioni. Non dimenticate che il 40 per cento delle riserve della Russia è in euro".

C'è molta preoccupazione in Occidente per ciò che succede in Siria. Le armi usate sono russe, nell'ultimo mese sono morte centinaia di persone. Come si pone lei il problema di fermare questa violenza?"La gente guarda la Siria coi vostri occhi, ciò che voi mostrate sui giornali e in tv. C'è un conflitto civile armato, e il nostro obiettivo non è di aiutare governo o opposizione armata, ma di arrivare ad una pacificazione. Non voglio che si ripeta la Libia. Ve la ricordate quell'esecuzione medievale di Gheddafi? E dopo? Donne violentate a centinaia, bambini che muoiono, gente che soffre. Lo avete scritto? Troppo poco. Noi non vogliamo che in Siria succeda niente di simile. Quanto alle armi, il nostro interesse non è più alto di quello che può avere la Gran Bretagna, Non abbiamo con la Siria nessun rapporto speciale, ma vogliamo costringere entrambe le parti a fermare la violenza".

Perché non avete firmato la risoluzione dell'Onu sulla Siria?"Ma voi l'avete letta? Io sì. C'è scritto che bisogna portare via le truppe governative dai villaggi dove si trovano. Ma perché non dire che deve ritirarsi anche l'opposizione armata? Così Assad non avrebbe mai accettato. Facciamo sedere le parti ad un tavolo, apriamo le trattative, questa è la strada".

Ma lei crede che Assad dopo tutto questo possa restare al potere?"Non lo so, sono le parti che si devono mettere d'accordo. Con gli sforzi congiunti di Unione Europea, Stati Uniti e Russia possiamo farcela. Una cattiva pace è sempre meglio di una buona guerra".

Cosa pensa delle minacce iraniane nei confronti di Israele?"Stiamo parlando di una regione esplosiva, discorsi troppo bellicosi in quell'area possono essere molto pericolosi. Ma l'Iran ha diritto ad avere un suo nucleare civile, certo sotto il pieno controllo delle organizzazioni internazionali e dell'Aiea".

Se l'Iran verrà attaccato, che farà la Russia?"Per anni, e negli ultimi dieci in particolare, la Russia ha avuto una posizione precisa. I nostri soldati non escono dalle frontiere della Russia, e questa è una impostazione ferma, di principio, per la pace. Negli ultimi dieci anni si è ricorsi troppo spesso all'uso della forza per risolvere i conflitti internazionali. E questo lascia un'impronta negativa nelle relazioni tra Stati, e spinge certi Paesi a cercare l'arma nucleare come strumento di difesa".

Come sono i rapporti con gli Usa? "Proprio in questa sala ho visto Obama due anni fa. Mi è sembrato franco e sincero, e molte cose che diceva sono le stesse che penso io. Io non so se riuscirà nei suoi intenti, ma non si può dire che i nostri rapporti non siano buoni. Le discussioni sullo scudo stellare? Le ho avute anche con Bush. Noi non vogliamo che lo scudo ci minacci, loro dicono che è orientato solo verso sud, noi chiediamo che ce lo mettano per scritto: loro dicono che ci dobbiamo fidare. Ecco la questione".

Lei è stato amico molto stretto con Silvio Berlusconi, costretto a dimettersi dal calo di fiducia e di consenso. Cosa pensa dei primi mesi del suo successore Mario Monti?"Di Berlusconi non 'ero' amico, lo sono sempre. Monti mi sembra che stia facendo tutto bene, assolutamente. Certo, il suo compito è molto difficile. Il primo ministro italiano è un kamikaze. I compiti che devono affrontare i leader dell'Italia e della Grecia possono essere svolti solo da persone che non hanno ambizioni politiche per il futuro, uomini responsabili, che amano il loro Paese, professionisti. Monti mi sembra una persona molto capace e tenace, me lo ha detto proprio Silvio ieri, aggiungendo di avere molto rispetto per lui. Ha aggiunto: lo aiuteremo".

Un'ultima domanda personale. Sua moglie non si vede da molto tempo: come mai?"Mia moglie non è un personaggio pubblico. Quando lo sei, devi avere a che fare con i mass media, che non sono sempre delicati. Mia moglie e la mia famiglia non fanno politica, non fanno business, io voglio che le cose restino così, anche per la loro sicurezza".

Qualche grave errore che si rimprovera in questi dodici anni di potere?"Sbagli sì, tanti errori di valutazione. Ma un errore veramente grave non riesco a vederlo".

L'intervista è finita. Putin guarda l'orologio, si fa portare due fette di pane dopo il dessert e il tè e saluta: il corteo di auto nere lo porta a giocare a hockey con le sue guardie del corpo, qui vicino, mentre ormai è notte intorno alla dacia del potere.  

NO TAV IRRUZIONE POLIZIA IN UN BAR


Italian Police get into a Bar
the DIAZ's Cure is going on...
 Il video di Repubblica edulcorato



e l'originale

http://www.fanpage.it/no-tav-la-polizia-irrompe-in-un-bar-di-chianocco-video/

Primavera Valenciana - Aggiornamento

Gli ultrà della AS Lazio hanno incendiato prati intorno allo stadio dell'Atletico Madrid.
Gli studenti di Valencia con in mano i libri sono stati ripetutamente attaccati dalla polizia.
Qui in Italia qualcuno ha raccontato della tifoseria laziale?
Qui in Italia qualcuno racconta della Primavera Valenciana?
Io non c'ero, potrei sbagliare. Ma posto questo video, sempre per tramite di Nina Lawray.









Ero in Grecia. Sono in partenza per la Russia. 
Elezioni presidenziali e proteste contro scontata vittoria di Putin.



EROI DI CARTONE


Ammetto di averlo molto ascoltato, fino ai 14.
Ma più delle sue canzoni, lo ricordo per questa trasmissione,
la prima di cartoni che ho seguito in tv



Nessuna Ambiguità

Il "Corriere" del referendum istituzionale del giugno 1946
Fino a pochi anni prima si esaltava per l'Impero fascista e il re
Non eravamo presenti e non sappiamo cosa sia accaduto a tre operatori di H24 e Corriere TV ieri. Ma dato che Giovanni Bianconi ha scritto un fondo di principio sul "Corriere" di oggi, è bene rispondere in principio, e senza ambiguità. 
Nel suo pezzo Bianconi chiede ai leader NOTAV, con tipica esemplificazione giornalistica (chi sono i leader, che significa leader, a nome di chi possono parlare), di "chiarire al proprio interno" nei confronti di chi sta cercando di alzare il livello della tensione.
Fermiamoci a queste prime righe. Alzare il livello della tensione: non vi sembra una espressione già sentita? Certo. La usava la stampa italiana, negli anni Settanta, durante le proteste del movimento no-global, sempre, quando c'è uno scontro sociale in atto: mai alzare il livello della tensione. Ma tra chi? Tra movimento e forze dell'ordine! Come se queste fossero la controparte.
La verità è che si pongono come controparte, senza esserlo. E questo la stampa italiana dimentica sempre di dirlo, né lo dice apertamente Bianconi, che parla di "clima irrespirabile per i lacrimogeni", restando ambiguo, al contrario del titolo, che è lo stesso di questo post, aggiungendo che la deriva "pare sempre più incontrollata". Da parte di chi, Bianconi? Della polizia? Del governo?
Non una parola sullo scontro sociale, sui motivi e le sue prospettive. Solo qualche parola sulla scena "del manifestante che sbeffeggia il carabiniere in tenuta anitsommossa", cosa "sconveniente per colui semina insulti, non per chi li subisce senza reagire". Segue panegirico del carabiniere.
Ma rendiamoci conto. Il carabiniere è in tenuta antisommossa: significa che ha un manganello, un casco, uno scudo, almeno due lacrimogeni, una bella protezione stile rob-cop e forse una pistola di ordinanza. Il compagno, nulla, solo le parole. Chi sta subendo in quel momento?
Senza ambiguità, il compagno. Perché non ha un kalashnikov in mano. Altrimenti, forse, altro discorso. Perché i NOTAV sono disarmati, pacifici e lottano per salvare una regione dalla distruzione selvaggia di un progetto senza senso. E la polizia non è parte terza in questa lotta. Sta con chi vuole distruggere la valle. E il "Corriere" non è solo cronaca, così come non lo è la stampa in Italia. Prende posizione, giustamente, ma molto spesso disinforma, distorce le notizie, mente sapendo di mentire, ha notizie che non dà, sfugge dal suo ruolo. Come la polizia e i carabinieri, che dovrebbero essere terzi in uno scontro sociale, ma non lo sono, così la stampa italiana nella maggior parte delle volte sta dalla parte di chi quello scontro inasprisce mandando forze antisommossa, appunto, a combattere contro persone disarmate. Che non possono fare altro che tirare pietre. Oppure, ripeto, preferite il kalashnikov?
Voglio dire a Bianconi che i violenti sono i poliziotti e i carabinieri in tenuta antisommossa, così come lo sono i giornalisti che chiamano "uomo" Luca Abbà. Non ci avete fatto caso? Certo che Luca Abbà è un uomo, più uomo di molti di noi, più uomo di tantissimi di voi, celerini e giornalisti, ma voi usate questa espressione in senso negativo. Quando c'è una rapina, un arresto, un qualsiasi fatto di cronaca che vede coinvolto un "cattivo", già etichettato dalla stampa come tale, si usa la parola "uomo", a prescindere dall'età.
Se un quarantenne, invece, compie un'opera buona, è un "ragazzo". Si aprirebbe, qui, un discorso su bamboccioni e sfigati e ruolo della stampa, che non voglio proseguire. Ma c'è e un giorno, quando Luca Sarà davvero fuori pericolo, magari lo affronteremo. Per ora, senza ambiguità, ai giornalisti: perché non rinunciate all'ordine e lasciate che la professione si apra? Perché, altrimenti, siete come i tassisti, e ogni volta che parlate per difendere la categoria (come in questo caso) rischiate di essere confusi con chi vuole solo difendere un privilegio.

Qui un link che capita a proposito sul ruolo dei media.http://elpais.com/diario/2011/11/27/domingo/1322369560_850215.html

E qui il pezzo di Bononi Carlo, professione e ruolo, giornalista numero due di Repubblica, che è CORSO A INTERVISTARE il carabiniere in tenuta antisommossa, ossia pieno di armi, rimasto immobile agli "insulti". Che fa il suo dovere, ossia pestare la gente, per 1.300 euro al mese. In Grecia, per la stessa cosa, ne prendono 800, Carabiniere senza nome, e tre giorni fa i tuoi colleghi  sono andati a protestare davanti al Parlamento.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/01/news/intervista_pecorella-30734772/?ref=HRER2-1


Infine, carabiniere senza nome, che ogni poliziotto o carabiniere porti quella sua dannata matricola bene in vista, perché vorremo almeno sapere da chi viene messa in pericolo la nostra vita ogni volta che scendiamo in piazza.









































MANNARINO-SUPER SANTOS



Di recente Saviano ha pubblicato un racconto inedito dal titolo Super Santos.

Noi preferiamo di gran lunga l'originale











mercoledì 29 febbraio 2012

Aggiornamenti da Archangel'sk per il caso degli storici

Ieri, 28 febbraio, si è tenuta ad Arkhangel'sk un'udienza per decidere sui ricorsi contro la sentenza della  del Tribunale Oktjabrskij contro Aleksandr Dudareva e Michail Suprun.


Il Tribunale regionaleha esaminato le richieste dei due imputati, giudicati colpevoli l'8 Dicembre 2011.


(vedi nel blog http://primadellapioggia.blogspot.com/2012/01/il-caso-degli-storici-di-archangelsk-e.html e rivista Il Mulino Segreti di famiglia in 


http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:1430)


Il caso - che riguarda la compilazione di libri sui coloni speciali tedeschi di cittadinanza sovietica esiliati nella regione di Arkhangel'sk dopo la fine della seconda guerra mondiale - venne aperta 13 Settembre 2009 con il contributo determinante del Servizio federale di sicurezza nei confronti di un professore di storia, Mikhail Suprun e del direttore del'Archivio del ministero degli Interni della città,  il colonnello Aleksander Dudareva.

Alexander Dudarev fu accusato di "abuso di potere" -  (parte 1 dell'articolo 286 del codice penale). Mikhail Suprun di "violazione della privacy" -  (parte 1 dell'articolo 137 del codice penale).
Lo sviluppo del caso è stato seguito da tutti gli storici e archivisti in Russia, Germania e altri paesi,perché dalla decisione finale dipende se la Russia proseguirà a tenere aperti gli archivi sulle repressioni staliniane, o li chiuderà de facto.
I ricorsi presentati dai due imputati sono stati respinti e la Corte Regionale di Archangel'sk ha confermato la sentenza di dicembre.


Dudarev era stato condannato a un a un anno di detenzione. La posizione di Suprun fu prescritta, ma nonostante questo non gli sono state ancora restituite le copie  dei materiali archivistici sequestrati in casa sua e nel suo studio. 


Dudarev e Suprun  ricorreranno alla Corte Suprema russa e, se necessario, al tribunale di Strasburgo per i diritti dell'uomo.



Materiali in Russo


http://www.svobodainfo.org/register/ticket/377



http://www.cogita.ru/syuzhety/arhangelskoe-delo-professora-supruna/oblsud-arhangelska-otkazal-dudarevu-i-suprunu-v-kasaciyahigovor-dudareva-i-kassacionnye-zhaloby-supruna-i-dudareva










DIAZ

Sta per uscire in Italia il film di Daniele Vicari, "Diaz". Lo abbiamo visto in anteprima. Si tratta di un'opera di denuncia della parte oscura del nostro paese, con una polizia presentata all'inizio come tutore dell'ordine nel rispetto della Costituzione, Costituzione alla fine stracciata, o sospesa, nel lungo corridoio nero di quella notte di terrore di Stato.
Il film si basa sulla testimonianza di 130 persone, vittime e carnefici, che si sono ritrovate quella notte alla scuola Diaz. Alla fine lo spettatore non può che dirsi sollevato dal fatto di non essere finito nelle mani di quegli aguzzini.
Che organizzarono "la vendetta della Diaz", per sconvolgere la protesta di Genova e riportare indietro l'Italia nel tempo.
Un film da vedere e da consigliare. Perché non tutti sanno. Non tutti vogliono sapere. E chi sa, non vuole ammettere. O dimenticare.


Qui una intervista al regista durante le riprese del film.

http://www.youtube.com/watch?v=si_0VjBBg70




martedì 28 febbraio 2012

Torino Porta Nuova. Ora sappiamo la verità

Antisommossa a Torino Porta Nuova per impedire ai manifestanti di
tornare a casa
Conosciamo come si sono svolti i fatti dell'altra sera a Torino Porta Nuova. La carica della polizia a freddo, i lacrimogeni dentro il treno, persone senza difesa percosse selvaggiamente.
Questa la risposta dello Stato alla protesta contro un'opera che nessuno vuole.
Queste le intimidazioni e la complicità dei pennivendoli e dei giornalisti di regime.
Durante la manifestazione non si erano registrati incidenti. Ci hanno pensato loro!
"Repubblica", chi sono i VANDALI?
Scrive oggi il direttore della testata che prima ha appoggiato la fermezza durante il rapimento di Aldo Moro, poi Craxi, poi De Mita (ricordate?), il CAF. Per diventare un partito dell'antipolitica e stendere il tappeto per Monti:

"La Val Susa rischia di diventare l'incubatrice del nuovo antagonismo violento. Nel silenzio dei partiti e del governo. Il commento del direttore Ezio Mauro, nella riunione di redazione. Le telecamere nel cuore del giornale"
Già, che dovrebbero dire i partiti? 


Sappiamo, ora, perché Luca si è sacrificato.
Forza Luca!
Sarà düra!

guarda il video e diffondi

http://www.youtube.com/watch?v=jaqVr1TRY30&context=C3c339a2ADOEgsToPDskKeFw5kBq_GDt0dJi-YcONi

lunedì 27 febbraio 2012

Risposte alle 18 domande di Giannuli



Rispondo da storico alle domande che il collega Aldo Giannuli pone nel suo libro. La documentazione per non porle e risparmiare carta è a disposizione di ogni studioso. A meno che, ma non lo penso, non siano state poste in modo retorico, ossia dando per scontate le risposte nel lettore. Giungono alla fine e non all'inizio del libro. Spesso mi è capitato di vedere il contrario: libri scritti per sciogliere i quesiti. Sta ovviamente nella libertà di ogni ricercatore impostare un lavoro come meglio ritiene opportuno. 


1)    No

2)    Veramente nel comunicato si parla di “misteriosi intermediari”. La frase completa è:
“Abbiamo più volte affermato che uno dei punti fondamentali del programma della nostra Organizzazione è la liberazione di tutti i prigionieri comunisti e la distruzione dei campi di concentramento e dei lager di regime. Che su questa linea di combattimento il movimento rivoluzionano abbia già saputo misurarsi vittoriosamente è dimostrato dalla riconquistata libertà dei compagni sequestrati nei carceri di Casale, Treviso, Forlì, Pozzuoli, Lecce ecc. Certo perseguiremo ogni strada che porti alla liberazione dei comunisti tenuti in ostaggio dallo Stato Imperialista, ma denunciamo come manovre propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far credere nostro ciò che invece cerca di imporre: trattative segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti.”
Dunque, la domanda esatta dovrebbe essere: “chi sono i misteriosi intermediari”.
È palese che le BR si riferiscono ai partiti politici e ai loro contatti interni: gli intermediari sono quelli tra i partiti, che le BR non conoscono. Essi cercherebbero di imporre “trattative segrete”, mascherando i fatti. Le BR, invece, vogliono agire sotto gli occhi del proletariato.

3) Anche in questo caso le BR usano il plurale: la frase è: “Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro andrà regolarmente avanti, e non saranno le mistificazioni degli specialisti della controguerriglia-psicologica che potranno modificare il giudizio che verrà emesso.”
Come sopra, il riferimento è all’atteggiamento dei partiti e della stampa, che cercavano di far passare le parole di Aldo Moro come scritte sotto dettatura.

4) La quarta domanda riguarda i compagni Fausto e Iaio. Che le BR non conoscevano, tanto che chiamano Iaio con il suo nome di battesimo, Lorenzo. Perché pensano che siano stati uccisi dai “sicari di regime”? Intanto quel duplice omicidio fu rivendicato dai NAR in diverse città. Inoltre, si tratta di un’espressione propagandistica forte, legata alla situazione politica del momento (le BR hanno in mano Moro). Le BR possono aver pensato a una intimidazione trasversale, o semplicemente, era difficile credere che Fausto e Iaio fossero stati uccisi da compagni del movimento, da anarchici o da rapinatori. Per le BR si trattava di un omicidio politico eseguito dai fascisti. Dopo piazza Fontana, che hanno sempre definito strage di Stato, a loro dire la mano fascista che uccide è parte del regime che stanno combattendo.

5) La quinta domanda, secondo Giannuli, è strettamente collegata alla precedente. Come detto, le BR non conoscevano né Fausto, né Iaio. Non sapevano dove abitassero e, inoltre, Fausto Tinelli non era “dirimpettaio” della base milanese di Via Monte Nevoso. Abitava al numero 9. La base era al numero 8. Le BR non avevano motivo di credere che con un mazzo di chiavi si potesse risalire alla base. Per questo non la lasciarono. Non era, poi, una base “viva”, ma fu usata allo scopo di scrivere i documenti del dopo Moro. In quel lasso di tempo venne scoperta.

6) Bonisoli prende i documenti a Firenze perché si trovavano lì, e non a Roma. Ricordiamo che a Roma, durante il sequestro Moro, viene scoperta la base di via Gradoli. Dopo l’uccisione del presidente DC, inoltre, la sua prigione fu progressivamente abbandonata. I documenti non si erano mai trovati lì. Moretti li portava dove era riunito l’esecutivo, a Firenze appunto.

7) Il lavoro sulle carte di Moro venne affidato alla colonna milanese. Per questo si lavorò a Milano.

8) La mia supposizione è che non tutte le copie si trovavano a Milano. Ma gli originali finirono distrutti. Come? Si può supporre un errore.

9) All’indomani della scoperta di Monte Nevoso le BR avevano altre copie dei documenti di Moro. Pensare, però, che potessero comunque essere usati per destabilizzare il sistema dopo che le parole di Moro prigioniero erano rimaste inascoltate, o addirittura attribuite alla “sindrome di Stoccolma”, è strano. I militanti del gruppo armato, probabilmente, controllarono se le cose pubblicate dai giornali corrispondessero a quanto in loro possesso, e non trovarono emendamenti o censure.

10) Anche in questo caso la domanda è mal posta. I documenti di Moro furono resi pubblici dopo la caduta di Monte Nevoso per decisione del governo. C’era bisogno di una seconda pubblicazione affermativa? Le BR non smentirono che quelle carte fossero originali. Tanto dovrebbe bastare.

11) Nessuno ha detto che quanto scritto da Moro non fosse politicamente significativo, ma per le BR il FATTO POLITICO era l’aver preso Moro e cercare di ottenere qualcosa per la sua liberazione. Non ottennero nulla, invece. Questo fu per loro “politicamente significativo”.

12) Anche questa domanda non trova riscontro. Non ci fu mai una decisione di non rendere pubblici gli scritti di Moro. Al contrario, in via Monte Nevoso stavano lavorando proprio per la loro pubblicazione. Ci pensarono i giornali, dopo la caduta della base.

13) A questa domanda ho già riposto. Suppongo che furono distrutti per errore.

14) Vedi la riposta precedente. Con una postilla. Magari li potevano nascondere in una banca svizzera.

15) Ibidem.

16) Ibidem, ma con due postille. Risulta a Giannuli che le BR facessero scoop giornalistici, o la rivoluzione? È mai accaduto, prima o dopo Moro, che le BR vendessero a un giornale un documento? Li hanno sempre diffusi gratuitamente. Per quanto riguarda i finanziamenti, avevano soldi a sufficienza grazie al rapimento di un ricco imprenditore avvenuto anni prima, quando fu pagato un riscatto di più di un miliardo di lire.

17) Non è vero

18) Solo a quel libro? L’elenco di libri contro cui reagire mi sembra più lungo, molto più lungo. E che reazione ebbero? Questa domanda va posta a loro. Io, però, credo nessuna. Perché anche alla dietrologia ci si abitua. 

domenica 26 febbraio 2012

Con chi sta Repubblica? Sarà düra NO TAV



Ecco come i repubblichini di Repubblica riportano quanto accaduto ieri su un treno interregionale

Il video degli scontri il video della polizia 

FOTO: il treno Torino-Milano vandalizzato 

Torino, dopo gli scontri di Porta Nuova i simpatizzanti del movimento hanno diffuso sul web un video che - affermano - documenta la carica gratuita della Polizia. La questura risponde con un altro video che riprende le intemperanze degli antagonisti

Ed ecco le foto le foto del vandalismo! Ricordano i treni dei tifosi? O l'alta velocità dove per cento euro in seconda (ma anche in prima) non funzionano i bagni e quelli della quarta (poi hanno cambiato) non avrebbero dovuto avere accesso al bar? O i treni dei pendolari che ogni mattina tardano intere mezze ore?
e inoltre

Mai dimenticare la Bandiera del FUAN esposta dentro il Commissariato Città Studi di Milano, vedi il post "Fascisti a Milano"




Sedili rotti. Chi è stato?

Più sbirri morti dice la scritta verde. Non mi pare contento

Lo stesso indica la scritta "Caselli Bastardo"

E quella "Treniatalia la Pagherai"


NO TAV



Questa dice, per chi non la vede bene, Caselli Infame



Vetri? Coriandoli? Biglie? non si sa



Trenitalia Merde. Moretti (il capo delle ferrovie) Pagherai caro e tutto



 
Un sedile rovinato
Vedi sopra.


Questo è il vandalismo. Se lanci una pietra, siamo al terrorismo. Sarà düüra!



18 domande alle BR da parte di Aldo Giannuli


Ecco le 18 domande alle BR di Aldo Giuannuli
Alle quali cercheremo di dare una risposta. 
Le domande chiudono il libro  
"Il Noto Servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro

Giuannuli afferma che si tratta del suo ultimo sugli anni Settanta.
Ci crediamo?
La riposta nella prima riga.

Ma leggiamo con attenzione le domande, e chiediamo tre cose:
Vuole davvero delle risposte, o presume di conoscerle?
La magistratura che fa, sta a guardare?
Perché tornare sui compagni Fausto e Iaio?








"Onore ai compagni Lorenzo lannucci e Fausto Tinelli assassinati dai sicari del regime"


Nelle foto (internet), Iaio (Lorenzo), Fausto, i loro corpi, le loro carte di identità e le condizioni in cui si trova oggi la targa in loro memoria a Milano.
Fausto e Iaio, due compagni militanti autonomi, sono uccisi a Milano il 18 marzo 1978 da un gruppo della galassia NAR partito da Roma. 
Le Brigate Rosse, che in quel momento hanno in mano il presidente della DC, Aldo Moro, chiudono il loro secondo comunicato con questa frase: Onore ai compagni Lorenzo lannucci e Fausto Tinelli assassinati dai sicari del regime
Una frase molto ufficiale, in stile brigatista, con nome e cognome dei giovani, e con quello di battesimo di Iaio. 
Che non li conoscessero, appare indubbio già da questo. Le testimonianze successive di tutto il brigatismo, pentiti e non, lo hanno confermato.
Il gruppo di fuoco che li assassina a Milano fa parte di quel mondo oscuro e con mai chiariti appoggi all'interno di singoli spezzoni di Stato, che costituì il movimento terroristico fascista dei NAR. Ci potrebbero dire molto persone che oggi siedono in parlamento, sono state ministro o addirittura sono sindaco di grandi città. Negli anni Settanta erano tutti picchiatori fascisti e di armi girare ne avranno viste molte. 
Ma non è questo il punto del post. Il ricordo dei due compagni  vuole introdurre un argomento riguardante lotta armata e BR. Perché c'è, nella nostra storiografia, chi ha anche sfruttato questa storia pur di trovare agganci con la dietrologia. Un po' giocando sui significati delle parole, un po' forzando gli eventi, come sono solito fare i dietrologi.
Uno di questi colleghi ha scritto un libro, pochi mesi fa, alla fine del quale pone 18 domande alle BR. Si parla anche dei nostri due compagni. Ma guarda un po'. Nel post seguente, le domande alle BR.
Nei prossimi giorni, le risposte.