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mercoledì 14 marzo 2012

MOSCA, CACCIATI NELLA METRO

Mosca, 5 marzo 2012
Finita la manifestazione di Mosca del 5 marzo, parte dei dimostranti sono stati allontanati dentro una stazione della metropolitana dalla polizia. Fatti simili sono già accaduti nel passato. A Parigi, L’8 febbraio 1962 il partito comunista organizzò una manifestazione contro la guerra d'Algeria. Scesero in piazza oltre sessantamila persone,  disperse a colpi di manganello da migliaia di poliziotti, alcuni dei quali rientrati  da qualche giorno da Algeri. Morirono otto persone, cinque schiacciate dalla folla, tre con il cranio fratturato; il più giovane si chiamava Deniel Ferry, sedici anni, lavorava negli uffici amministrativi de "l’Humanité". Venne ritrovato cadavere in un corridoio della stazione della metro "Voltaire", soffocato dalla folla rifugiata lì dopo gli scontri.




lunedì 12 marzo 2012

CHODORKOVSKIJ

Michail Chodorkovskij, capo virtuale dell'opposizione a Putin e probabile prossimo candidato alle presidenziali del 2018 (se si svolgeranno), si trova in carcere dal 2003. Un arresto politico e due sentenze tutte da verificare lo hanno condannato al campo di lavoro fino al 2017. Ora esce in Italia, per la casa editrice Marsilio, il suo libro: La mia lotta per la libertà. Un uomo solo contro il regime di Putin. Ovviamente il titolo originale è un altro, molto più bello e significativo, ma conosciamo bene l'editoria italiana per stupirci (Piero Citati si è svegliato pochi giorni fa a ottant'anni passati per ricordarcelo!). Prigioniero del silenzio. Storia di come in Russia si diventa liberi e quali sono le conseguenze. 
Titolo italiano profondamente errato per un motivo più visibile, però: Chodorkovskij non è solo. Tutt'altro. Noto ormai in tutto il mondo, e non solo in Russia, qui è davvero l'oppositore più seguito. Su Facebook ha esaurito  la possibilità di avere nuove amicizie per l'alto numero di richieste. Riceve continuamente posta da ogni parte del paese e con cadenza regolare si svolgono a Mosca le cosiddette "Letture" in suo nome, che sono una specie di convegni sulla libertà di parola e la situazione politica nel paese che cominciano ogni volta con la relazione del suo avvocato. Ho partecipato personalmente a un paio di queste letture e sono molto interessanti, anche perché richiamano le maggiori personalità dell'opposizione democratica al regime.
Il libro, comunque, è da leggere. Prima di tutto perché è un libro contro la galera: "La prigione è il luogo dell'anticultura e dell'anticiviltà. Qui il bene è male, la falsità verità. La feccia educa altra feccia".
In secondo luogo, perché è un libro di scambi epistolari con alcuni tra i maggiori scrittori russi contemporanei: Boris Akunin (pseudonimo che ricorda Bakunin), Boris Strugackij e Ljudmila Ulickaja. Per le lettere con la Ulickaja scambiate mentre era in Siberia, Chodorkovskij ha ricevuto il premio letterario del giornale "Znamja".
Quando giunsi per la prima volta in Russia-Unione Sovietica, nel 1987, e tutto sembrava così lontano dal nostro mondo, ricordo che le persone si arrabbiavano molto, o comunque rimanevano male, quando si faceva cenno alle differenze con quella che noi chiamiamo oggi Europa. Ovviamente sbagliavo nel marcarle, ma c'erano, ed erano profonde. Non volevo dire che la Russia non era un paese europeo, lo è per storia, cultura e tradizioni. Era quel preciso momento storico che la teneva in disparte. Pochi anni fa partecipai a una tavola rotonda proprio su questo tema. Sostenni la tesi dell'appartenenza della Russia all'Europa. Non fu bene accolta: i rappresentanti del mondo culturale, tra cui un noto regista, quasi insorsero. Rimasi sorpreso, provai  convincerli, ma senza successo, ovviamente.
Chodorkovskij è un convinto europeista, invece: "La Russia è un paese europeo", dichiara. "Un paese con sensibilità democratiche che, per quanto siano state violate più di una volta, tuttavia esistono...Noi siamo accomunati dalla stessa cultura, comprendiamo il mondo allo stesso modo. Siamo un paese europeo. Ed è questa a strada che dobbiamo continuare a seguire".















sabato 10 marzo 2012

Le forze della repressione

San Pietroburgo, 10 marzo. Una manifestazione che non si è svolta. La piazza della stazione circondata dalle forze di polizia, che attende le opposizioni per nuovi arresti. Stavolta gli Omon sono rimasti a regolare il traffico.


E allora, guerra!



La stazione della metropolitana "Ploscad' Vosstanija", di fronte al Moskovskoij Vokzal

Un autista in attesa di correre al commissariato di zona carico di manifestanti
Poliziotte in attesa





Mezzi di comunicazione
OMON all'uscita della metropolitana controllano i passanti


Questo mezzo della polizia pieno di telecamere è stato posto al centro della piazza. Registra ogni movimento


OMON lungo la Prospettiva Nevskij




Prospettiva Nevskij
Prospettiva Nevskij, in movimento verso la piazza





Prospettiva Nevskij





Prospettiva Nevskij, angolo Pushkinskaja





Di fronte alla stazione della metro "Majakovskaja"


Polizia stradale


giovedì 8 marzo 2012

Fantasmi su Mosca

La Chiesa di San Basilio, Piazza Rossa
E' nota oggi qualche nuova informazione sul meccanismo che ha permesso, a dire dell'opposizione, a Putin di vincere al primo turno le elezioni presidenziali.
Nelle grandi città sarebbero stati formati alcuni seggi elettorali "fantasma", indicati sulla carta con numero e plesso di appartenenza, ma non raggiunti fisicamente da nessun osservatore indipendente o rappresentante di lista.
Alla fine della giornata elettorale, questi seggi "fantasma" hanno però prodotto un verbale, che si è unito agli altri del plesso e ha fatto media.

Vediamo un esempio. Il plesso X era formato da cinque seggi: quattro visibili, reali, uno "fantasma". I quattro seggi reali hanno verbalizzato un risultato che mediamente vedeva Putin sotto la soglia del 50%. Il seggio "fantasma", lo dava al 90%. Grazie a questa correzione, il candidato poi eletto usciva dal plesso con più del 60% dei voti.

Su questa ipotesi di brogli stanno lavorando a Mosca e a San Pietroburgo le opposizioni unite. Come ho già scritto, la prospettiva di un annullamento delle elezioni è da escludere. Resterebbe il dato storico (tutti i ricorsi sono registrati, fotocopiati e archiviati da diverse Organizzazioni non governative), e quello politico, in questo momento più importante: per la prima volta dalla dissoluzione dell'Urss, la società civile russa ha preso coscienza di sé e ha portato in piazza persone che mai in precedenza si erano occupate di politica. Il regime non si aspettava questa mobilitazione e ha risposto con la solita arma, la repressione. Di un movimento di opposizione che, tradizionalmente, in Russia è non violento.

Le autorità hanno spostato centinaia di poliziotti dalla provincia nelle due capitali russe. Molti di loro non sapevano dove si trovavano, dove dovevano portare i fermati, chi era il responsabile della celere. Spostati dalla provincia per non rischiare che conoscessero i fermati. Spostati e riportati in sede a cose fatte.

Mosca, secondo testimonianze che ho raccolto ieri, è irriconoscibile. Il centro è presidiato e i controlli personali in notevole aumento. Le zone più "pericolose" sono le stazioni delle metropolitane, dove la richiesta di documenti è costante.

A San Pietroburgo si respira un'aria meno tesa. I controlli non mancano, ma si sente la lontananza dal centro del potere.


















domenica 4 marzo 2012

La primavera russa è finita

La primavera russa tarda ad arrivare. Fa freddo e i risultati elettorali lo confermano. Putin ha vinto con il 60% dei voti. Il secondo, Zjuganov, del partito comunista, segue al 18%. L'opposizione si è presentata dispersa, confusa, senza un candidato comune, e ha confermato la propria incapacità, ormai decennale, di opporsi alle decisioni del Cremlino.
Brogli di grande consistenza, almeno nelle grandi città, non si sono registrati. Anche gli osservatori internazionali, che sono intervenuti nel centro stampa "Zelenaja Lampa" (Lampada Verde), lo hanno confermato. Da due mesi a San Pietroburgo la Lega degli elettori ha lavorato per consentire uno svolgimento legale della consultazione elettorale. C'è stato. Non era questo, forse, il problema. E' vero, si veniva dalle elezioni parlamentari di dicembre, dove i brogli sono stati molti, ma le presidenziali sono tutta un'altra cosa. Domani si terranno manifestazioni in molte città della Russia. Non è possibile prevedere quale sarà la parola d'ordine, né la partecipazione.
Secondo i dati che ho raccolto nel mio seggio campione, quartiere centrale di San Pietroburgo, hanno votato il 62% degli elettori. Per quello che vale il dato, Putin ha il consenso di poco più del 40% dei Russi. Negli Stati Uniti con un dato del genere ci governano otto anni. Qui se ne prospettano 12.



Alessandra, coordinatrice dell'Associazione degli osservatori di San Pietroburgo

Michail Shatz, della Lega degli elettori di San Pietroburgo


Vladimir Dmitriev, dello staff elettorale di Zjuganov






Giornalisti


Osservatori internazionali delle ex repubbliche sovietiche





Una pausa 






Sergej Popov, rappresentante del candidato Mironov












Andrej

Rappresentanti dell'Associazione dei giovani giuristi di San Pietroburgo
chiamati a vigilare allo svolgimento delle elezioni


Rybakov, del partito Jabloko, che non aveva un candidato alle presidenziali

giovedì 1 marzo 2012

INTERVISTA A PUTIN

Putin e l'attuale presidente russo Medvedev
Proni al potere, giornalisti di primo piano di alcune testate internazionali hanno intervistato il capo del governo russo, Vladìmir Putin, alla vigilia del voto per le presidenziali di domenica.

Ecco il testo.

Al primo piano, la sala da pranzo dove durante la cena si è svolta l'intervista con i direttori di alcuni tra i principali giornali internazionali: James Harding del Times, Gabor Steingart di Handelsblatt, John Stackhouse del Globe and Mail, Yoshibumi Wakamiya dell'Asahi Shimbun, Sylvie Kauffmann direttrice editoriale di Le Monde, e Repubblica. Ecco il testo dell'intervista.

Il giorno dopo il voto per la Duma, è rimasto sorpreso di vedere così tanta gente in piazza a protestare?
"Perché dovrei sorprendermi? Non c'è nulla di strano. Allora da voi, con migliaia di persone in strada per la crisi? Io sono contento, perché questo significa che le strutture del potere devono reagire, sono costrette a farsi venire delle idee per risolvere i problemi. Questa è una cosa costruttiva, una grande esperienza per la Russia".

Ma lei non dà ascolto agli oppositori, non parla mai con loro. Perché?
"Io parlo con tutti, anzi una volta ogni dieci giorni sono fuori da Mosca a incontrare dirigenti, operai, sindacati, gente della strada. Questa è la caratteristica della mia esperienza nel potere russo. L'altro giorno, quando è esplosa ad Astrakan una casa per il gas con morti, feriti e gente senza tetto, sono andato da loro, sono salito sull'autobus dove avevano trovato rifugio e ho pensato che questo è il mio dovere: il rapporto con la gente, di qualunque colore politico sia".

Ma lei non dialoga mai con la piazza e coi suoi leader. Come mai?"Un momento, io li rispetto. Anche se molti di loro erano leader già in passato e non possono vantare grandi risultati per questo Paese. Per me, non sono i dibattiti o le promesse che fanno la differenza. La fiducia viene dai risultati raggiunti in questi anni".

I sondaggi dicono che lei può vincere le elezioni al primo turno. Ma come si sente quando ascolta gli slogan urlati in piazza che definiscono il suo partito, Russia Unita, come una formazione di ladri e malfattori?"Queste sono frasi ad effetto, puri slogan. I loro capi sono stati al potere, hanno ricoperto cariche. Discutere in base a un linguaggio populista non è buona cosa. Non dicono mai niente che serva a risolvere i problemi".

Ma non crede che questo scambio ripetuto di incarichi al vertice tra lei e Medvedev dia vita ad una sorta di oligarchia politica e a un sistema bloccato?"Senta, e allora Kohl, sedici anni al potere, cos'era? Di Berlusconi non parlo perché è un mio amico. Ma il Premier canadese, altri sedici anni. Perché solo noi diventiamo oligarchi? Penso che candidarci sia un nostro diritto purché si agisca nell'ambito della legge e della costituzione. Di che oligarchia andiamo parlando...".

Ma vediamo in concreto: lei nominerà Medvedev al suo posto come Primo Ministro?"Sì, se sarò eletto, lui sarà il mio Premier".

Ma dove ha sbagliato Medvedev? Perché lei pensa di essere più adatto di lui alla presidenza della Russia, e di meritarsela di più?"Ma quando mai ho detto una cosa simile? Noi abbiamo un accordo preciso, che si basa su questo: se i risultati della nostra opera sono buoni e le cose migliorano, noi dobbiamo valutare insieme serenamente chi ha più chance di essere eletto, e gode di maggior fiducia tra i cittadini. Cosa c'è di strano? Alla fine di quest'anno abbiamo visto che toccava a me perché il mio consenso era più alto di due punti percentuali. E non poteva che essere così, visto che i poveri si sono dimezzati e il reddito è cresciuto di 2,4 volte, mentre abbiamo ripreso in mano un Paese a pezzi e abbiamo rianimato l'esercito, risollevando perfino l'indice di natalità, problema di tutta l'Europa. La gente sa che queste cose le ha fatte il governo. Ecco dove nasce la mia ricandidatura".

Ma lei pensa di ricandidarsi anche per il prossimo mandato, rimanendo al potere addirittura 24 anni?"Se alla gente va bene, perché no? Ma in realtà non lo so, non ci ho proprio pensato".

Lei ha il consenso delle campagne e della periferia, ma la nuova classe media urbana, quella delle grandi città, aperta alle nuove tecnologie e alla modernizzazione del Paese vuole cambiare ed è contro di lei. Cosa risponde?"Siete proprio sicuri che la classe media sia contro di me? Magari in questa fascia di popolazione il consenso per me si riduce, ma è sempre la maggioranza. E poi, bisogna essere obiettivi: loro sono la novità, la Russia moderna, ma il nuovo non sta tutto qui. Anche nell'agricoltura, ad esempio, è in atto un processo di modernizzazione tecnologica. Non facciamo errori, ci vuole equilibrio. Però, certo, ammetto che la classe media è più esigente, e si scontra direttamente coi problemi, la corruzione, il malfunzionamento della burocrazia. E noi dobbiamo dare risposte. Ma questo riguarda tutto il sistema politico".

Parlando con i leader degli oppositori, si avverte il timore che lei dopo il voto possa avere la tentazione di una prova di forza contro il dissenso. Cos'ha da dire?"Ma di che hanno paura? Perché dovrei farlo, se stiamo agendo esattamente in senso contrario? La nostra strategia è quella del dialogo. Del resto anche Medvedev ha presentato una legge per rinnovare e aprire il sistema politico, rendendo più facile la nascita di nuovi partiti e introducendo nuovi criteri per le elezioni della Duma. Quindi non capisco da dove nascano questi timori".

Nascono dalle denunce di brogli e falsificazioni alle ultime elezioni politiche. Lei minimizza, ma non crede che questi episodi gettino un'ombra sul sistema di potere russo?"Non so, ma esiste una legge: rivolgersi al tribunale. In passato è successo, gruppi di persone si sono rivolti alla giustizia e i risultati sono stati modificati. Ad esempio a San Pietroburgo".

Ma quando un leader dell'opposizione come Aleksej Navalnyj denuncia sul suo sito la marcia della corruzione attraverso la Russia, tema sensibilissimo, lei cosa ne pensa?"Molte persone anche nelle alte sfere del potere sono stati inquisiti e processati. Però bisogna avere le prove, deve esserci un processo. Non faremo mettere in galera la gente se non esistono riscontri indiscutibili sulla loro colpevolezza. È uno sport che nel passato del nostro Paese si è praticato troppo, e ha fatto molte vittime innocenti coi processi sommari. Non lo ripeteremo".

La corruzione sembra dilagare soprattutto nei quadri intermedi, non nel vertice. Perché?"Ripeto, ogni caso va dimostrato in un libero tribunale. Navalnyj? Anche un suo consigliere ha avuto problemi per abuso in atti d'ufficio. Ma voglio dire che scoprire casi di corruzione corrisponde sempre all'interesse dello Stato. Quello che non mi piace è che tutto questo venga usato a fine politico".

Perché non rivelate i vostri redditi come in Occidente? Negli Usa un candidato deve addirittura quasi calarsi i pantaloni. Da voi?"Calarsi i pantaloni, forse, darebbe qualche impulso al voto. Ma non è necessario. Noi abbiamo tutto a posto, non vi preoccupate, e già diciamo quanto guadagniamo".

Lei pensa che il peggio della crisi economico-finanziaria sia passato? E appoggia l'austerità di Merkel e Sarkozy o crede più utile puntare sulla crescita?"Non so rispondere. Ma penso che per superare davvero la crisi bisogna affrontare i fondamentali, che sono l'overproduzione e la saturazione dei mercati. Ci vuole un cambio di priorità, passare dalla finanza all'economia reale. Non voglio dare giudizi su Merkel e Sarkozy, so che la situazione è molto difficile, e al loro posto avrei forse scelto la stessa politica. Non si può superare un burrone in due balzi, bisogna farlo con un salto solo. Basta però non esagerare con l'imposizione della disciplina economica e della rigidità, se no si arriva al collasso e alla stagnazione. C'è una sottile frontiera che dobbiamo stare attenti a non varcare. Se i bond europei potranno aiutare, noi saremo d'accordo, così come se la Bce dovesse fare emissioni per contrastare il debito. Noi comunque daremo una mano, nel limite delle nostre possibilità".

Quale pensa sarà il futuro della Ue e dell'euro?"Il nostro maggior partner commerciale è l'area euro, arriva al 50 per cento. Ecco perché siamo molto interessati alla crescita della Ue e al suo risanamento e ci auguriamo che l'euro mantenga le sue posizioni. Non dimenticate che il 40 per cento delle riserve della Russia è in euro".

C'è molta preoccupazione in Occidente per ciò che succede in Siria. Le armi usate sono russe, nell'ultimo mese sono morte centinaia di persone. Come si pone lei il problema di fermare questa violenza?"La gente guarda la Siria coi vostri occhi, ciò che voi mostrate sui giornali e in tv. C'è un conflitto civile armato, e il nostro obiettivo non è di aiutare governo o opposizione armata, ma di arrivare ad una pacificazione. Non voglio che si ripeta la Libia. Ve la ricordate quell'esecuzione medievale di Gheddafi? E dopo? Donne violentate a centinaia, bambini che muoiono, gente che soffre. Lo avete scritto? Troppo poco. Noi non vogliamo che in Siria succeda niente di simile. Quanto alle armi, il nostro interesse non è più alto di quello che può avere la Gran Bretagna, Non abbiamo con la Siria nessun rapporto speciale, ma vogliamo costringere entrambe le parti a fermare la violenza".

Perché non avete firmato la risoluzione dell'Onu sulla Siria?"Ma voi l'avete letta? Io sì. C'è scritto che bisogna portare via le truppe governative dai villaggi dove si trovano. Ma perché non dire che deve ritirarsi anche l'opposizione armata? Così Assad non avrebbe mai accettato. Facciamo sedere le parti ad un tavolo, apriamo le trattative, questa è la strada".

Ma lei crede che Assad dopo tutto questo possa restare al potere?"Non lo so, sono le parti che si devono mettere d'accordo. Con gli sforzi congiunti di Unione Europea, Stati Uniti e Russia possiamo farcela. Una cattiva pace è sempre meglio di una buona guerra".

Cosa pensa delle minacce iraniane nei confronti di Israele?"Stiamo parlando di una regione esplosiva, discorsi troppo bellicosi in quell'area possono essere molto pericolosi. Ma l'Iran ha diritto ad avere un suo nucleare civile, certo sotto il pieno controllo delle organizzazioni internazionali e dell'Aiea".

Se l'Iran verrà attaccato, che farà la Russia?"Per anni, e negli ultimi dieci in particolare, la Russia ha avuto una posizione precisa. I nostri soldati non escono dalle frontiere della Russia, e questa è una impostazione ferma, di principio, per la pace. Negli ultimi dieci anni si è ricorsi troppo spesso all'uso della forza per risolvere i conflitti internazionali. E questo lascia un'impronta negativa nelle relazioni tra Stati, e spinge certi Paesi a cercare l'arma nucleare come strumento di difesa".

Come sono i rapporti con gli Usa? "Proprio in questa sala ho visto Obama due anni fa. Mi è sembrato franco e sincero, e molte cose che diceva sono le stesse che penso io. Io non so se riuscirà nei suoi intenti, ma non si può dire che i nostri rapporti non siano buoni. Le discussioni sullo scudo stellare? Le ho avute anche con Bush. Noi non vogliamo che lo scudo ci minacci, loro dicono che è orientato solo verso sud, noi chiediamo che ce lo mettano per scritto: loro dicono che ci dobbiamo fidare. Ecco la questione".

Lei è stato amico molto stretto con Silvio Berlusconi, costretto a dimettersi dal calo di fiducia e di consenso. Cosa pensa dei primi mesi del suo successore Mario Monti?"Di Berlusconi non 'ero' amico, lo sono sempre. Monti mi sembra che stia facendo tutto bene, assolutamente. Certo, il suo compito è molto difficile. Il primo ministro italiano è un kamikaze. I compiti che devono affrontare i leader dell'Italia e della Grecia possono essere svolti solo da persone che non hanno ambizioni politiche per il futuro, uomini responsabili, che amano il loro Paese, professionisti. Monti mi sembra una persona molto capace e tenace, me lo ha detto proprio Silvio ieri, aggiungendo di avere molto rispetto per lui. Ha aggiunto: lo aiuteremo".

Un'ultima domanda personale. Sua moglie non si vede da molto tempo: come mai?"Mia moglie non è un personaggio pubblico. Quando lo sei, devi avere a che fare con i mass media, che non sono sempre delicati. Mia moglie e la mia famiglia non fanno politica, non fanno business, io voglio che le cose restino così, anche per la loro sicurezza".

Qualche grave errore che si rimprovera in questi dodici anni di potere?"Sbagli sì, tanti errori di valutazione. Ma un errore veramente grave non riesco a vederlo".

L'intervista è finita. Putin guarda l'orologio, si fa portare due fette di pane dopo il dessert e il tè e saluta: il corteo di auto nere lo porta a giocare a hockey con le sue guardie del corpo, qui vicino, mentre ormai è notte intorno alla dacia del potere.