venerdì 20 dicembre 2013

CHODORKOVSKIJ LIBERO

Michail Chorodkovskij, il cinquantenne ex capo della holding petrolifera Yukos, in carcere in Russia da ormai dieci anni, è stato graziato dal presidente Vladimir Putin e liberato la mattina del 20 dicembre dal campo di lavoro della cittadina di Segezha, nella Repubblica di Carelia, non lontano dalla Finlandia. La notizia della liberazione di Chodorkovskij, considerato un prigioniero di coscienza da molte organizzazioni per i diritti civili in Russia e all’estero, tra cui l’importante “Memorial”, il Comitato per i diritti umani dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e Amnesty International, è giunta del tutto inattesa. Si aspettavano, al contrario, nuove accuse e un altro processo, dopo che nel corso della detenzione Chodorkovskij aveva subito una nuova pena  fino al 2017 in seguito a un secondo giudizio per furto di capitali.
La prima condanna a nove anni per l’allora giovane imprenditore, arrestato nell’ottobre del 2003 nel contesto di un’ampia operazione contro oligarchi ostili al presidente Putin, fu per evasione fiscale e associazione a delinquere finalizzata al controllo delle privatizzazioni, che negli anni Novanta del secolo scorso furono il mezzo usato da qualche migliaio di uomini nuovi, in generale trentenni, per una rapida scalata che li mise in grado di muovere una vasta parte dell’economia post-sovietica. Una diaspora al loro interno sulla figura del nuovo presidente li divise in “buoni” e “cattivi” o, anche, “vincenti” e “perdenti”. Mentre i primi sostennero Putin, ricevendo incarichi prestigiosi all’interno dell’amministrazione, o un benevolo lasciapassare per l’estero come il famoso presidente del Chelsea Roman Abramovich (premiato anni dopo con un governatorato per la sua rinnovata fedeltà), altri morirono in circostanze violente, costretti all’esilio o messi in carcere. Il più noto esule, Boris Berezovskij, che durante la presidenza di Boris Eltsin era stato l’uomo più influente del paese (fu direttamente coinvolto nella rielezione di Eltsin del 1996 e sostenne con vigore la soluzione pacifica della questione cecena), è morto a Londra il 23 marzo scorso. Si è dissolto così un centro estero in grado di coagulare l’opposizione militante nei confronti del sistema putiniano, una specie di governo in esilio che ricordava i tanti esecutivi più o meno “sopportati” (e poi messi da parte per questioni di Realpolitik) proprio a Londra durante la seconda guerra mondiale. Da allora la figura di Chodorkovskij ha perso importanza, ma questa liberazione non può non essere messa in stretto collegamento con la prossima apertura delle olimpiadi invernali, a Sochi fra 50 giorni. Dopo le annunciate defezioni di importantissimi capi di stato e di governo (François Hollande, Angela Merkel e Barak Obama per fare solo i nomi più noti) come protesta contro la legge che discrimina gli omosessuali in Russia, arriva un gesto distensivo e rassicurante, anche se ingannevole. Se si resta ai numeri, Chodorkovskij in realtà ha scontato quasi tutto. In pratica, la condanna inflittagli con il primo processo, più un anno e due mesi. Tenendo conto del cumulo delle pene e dei benefici di legge, sarebbe stato liberato nell’agosto del 2014. Non un grande sforzo, dunque.
Quindi, a dispetto degli interventi per una sua liberazione anche di personaggi pubblici di primissimo piano (tra loro Elie Wiesel e la vedova di Andrej Sacharov, Elena Bonner), la Federazione Russa ha tenuto il punto a sufficienza per dimostrare con chiarezza – ed è una discontinuità rispetto al passato sovietico quando invece la mobilitazione internazionale per i prigionieri di coscienza giocava un ruolo importante – che alla fine dipende tutto solo e sempre dalla volontà del Cremlino e dal suo tornaconto immediato. Perché il rilascio di Chodorkovskij è comunque un punto a favore di Putin, anche se si aprono scenari interessanti. La liberazione è avvenuta sulla base di una richiesta di grazia e si dovranno valutare le condizioni dietro le quale è stata concessa. Se molti, tra gli oppositori del presidente, vedono nell’ex prigioniero un naturale candidato alle elezioni presidenziali, queste sono ancora lontane (2018) ed è ancora presto per ogni illazione. Il fatto, però, che si possa ritirare a vita privata è da escludere vista la mobilitazione in suo favore di questi anni e le richieste che sicuramente arriveranno per una sua presenza attiva nella vita politica o almeno sociale del paese; nel 2006, del resto, dal carcere Chodorkovskij stesso si era candidato per le elezioni parlamentari, non avendo ancora perso i diritti civili.
Qualche giorno fa ci ha lasciato a Parigi Natal’ja Gorbanevskaja, una delle più note dissidenti del periodo sovietico, protagonista di una celebre protesta sulla Piazza Rossa contro l’invasione della Cecoslovacchia il 25 agosto 1968, che durante questi dieci anni aveva unito la sua voce a quella di tanti altri per la liberazione di Chodorkovskij. Mentre si trovava in un campo di lavoro, Joan Baez scrisse per lei una canzone che poi cantò in tutti i suoi concerti fino alla liberazione della donna. Il nome di Michail, invece, resterà per sempre legato a quello del grande compositore Estone Arvo Pärt, che nel 2009 gli ha dedicato la sua quarta, e finora ultima, sinfonia.

             

giovedì 19 dicembre 2013

CASELLI IN PENSIONE





Gian Carlo Caselli è andato in pensione.

Ecco cosa pensa l'avvocato e scrittore Davide Steccanella - autore de "Gli anni della lotta armata".


Gian Carlo Caselli: fu tutta gloria ? (by stekka)

22 febbraio 2012 alle ore 16.53
Oggi che accompagnato dai più  intensi ed accreditati peana va in pensione il più famoso Magistrato italiano, vorrei provare a rivedere con dati alla mano, e senza preconcetti, il “mito” che da tanti anni circonda questo Giudice che come sempre si scrive "ha ottenuto straordinari successi prima contro il terrorismo a Torino e quindi contro la mafia a Palermo".
A Palermo i risultati ottenuti dalla Procura da lui diretta non sono poi stati, a ben vedere, così “brillanti”, visto che le grandi inchieste anti-mafia che portarono alla disintegrazione della cupola dei primi anni ottanta si debbono al precedente pool di Falcone e Caponnetto mentre le indagini sulla successiva cupola responsabile degli omicidi Falcone e Borsellino furono affidate, per evidenti ragioni di competenza, ad altre Procure.
Le grandi inchieste della Procura Caselli furono infatti principalmente rivolte alla classe politica collusa ossia al celeberrimo "concorso esterno" (reato di dubbia tipicità), solo che nei casi più eclatanti, ossia quelli di Andreotti e Mannino, gli esiti processuali non paiono avere troppo premiato gli sforzi intrapresi.
E’ ben vero che il buon Travaglio, e tanti come lui, non perdono occasione per esaltare ad ogni piè sospinto la celebre prescrizione andreottiana ante legge La Torre, a riprova della antica mafiosità (seppure a intermittenza temporale…) del divo Giulio, ma sta di fatto che la invocata condanna non ci fu, e questo è quello che per una Procura, che non è Travaglio né “annozero”, deve contare, per valutarsi il risultato finale di cotanto impegno.
Ma alla trincea della anti-mafia di Palermo il Dr. Caselli ci era giunto soprattutto sull’onda dei grandi meriti nella precedente trincea torinese degli anni di piombo dove invece, si dirà, i risultati processuali furono di ben altro spessore.
Ed in effetti era proprio lui quel giovane Giudice Istruttore (abrogata figura in qualche modo assimilabile all’odierno PM) che ebbe ad occuparsi prima delle Brigate Rosse e poi di Prima Linea, ossia delle due organizzazioni guerrigliere più significative degli “anni spietati” per usare il titolo di alcuni film-documentari realizzati qualche anno fa dal di lui figlio e di recente pubblicati in un libro dedicato a quelli solo di Torino (meno bello il libro dei documentari video, va detto).
Anche lì però, fermo restando il comprovato impegno, i meriti dei risultati ottenuti non paiono totalmente attribuibili alle sue capacità investigative, ma andiamo con ordine.
La prima operazione significativa contro le prime BR è del settembre 1974 (quindi dopo oltre 3 anni almeno di attività guerrigliera, sequestro del Giudice Sossi incluso) e si deve in realtà al generale Dalla Chiesa che utilizzò il secondo infiltrato (il primo era stato Pisetta) ossia il noto Frate Mitra, per stanare i due capi storici Curcio e Franceschini. Poco dopo quel fatto il nucleo speciale di Dalla Chiesa venne smantellato per essere riesumato in tutta fretta dopo lo choc del fatto Moro del 1978, ma negli anni di interregno i risultati raccolti dalla Procura di Torino furono invero modesti.
Si deve sempre al ritornato Dalla Chiesa il duplice “colpo” del 1980 del concatenato “pentimento” di Peci e di Sandalo che consentì di indebolire e di molto le BR e di sostanzialmente annientare Prima Linea (grazie al secondo pentito Viscardi), ma anche qui la abilità investigativa di Caselli non sembra avere avuto un particolare rilievo.
Peci ha raccontato che fu Dalla Chiesa a convincerlo a quella scelta dopo essere stato avvicinato in carcere da un maresciallo del suo nucleo speciale (Incandela) e Sandalo, come si sa, decise di pentirsi subito dopo essere stato denunciato dallo stesso Peci, il lavoro di Caselli fu dunque quello di verbalizzare ex post un pentimento già concordato prima.
Come si era arrivati all’arresto del Peci la tesi ufficiale da sempre sostenuta fu quella della mera “causalità”, ossia che i carabinieri del nucleo speciale si trovavano già sul posto perché impegnati ad arrestare il semi-sconosciuto piellino Mastropasqua.
Oggi siamo alle tante operazioni NO TAV e solo i successivi processi di merito diranno (forse) come stanno le cose, ma in mezzo a questo coro di magnificat mediatici sulla ineguagliabile abilità investigativa del Dr. Caselli una valutazione un po’ meno agiografica mi pareva potesse trovare un suo piccolo spazio.
Certamente criticabile invece la sua ultima sdegnata, ed anche un tantino supponente, pretesa abiura alla nuova agenda della corrente MD da lui fondata, causa pubblicazione di un peraltro bellissimo brano di Erri De Luca sul mito di Orfeo riadattato alla gioventù coinvolta nella grande rivolta mondiale degli anni 70, nonostante già detto pezzo fosse stato premesso da una presa di distanza del mittente. A seguito di ciò sembrano "saltate" tutte le previste presentazioni della nuova agenda di MD, ed anche questo, oggi che lo si saluta con tutti gli onori, va ricordato.