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giovedì 30 maggio 2013

LA VITA SENZA LE SBARRE

Si è svolta lunedì al cinema Mexico di Milano una serata contro l'ergastolo, una pena ormai non prevista in codici penali più avanzati del nostro. In Italia la pena venne proposta da Cesare Beccaria in sostituzione di quella di morte. Se allora aveva un senso e testimoniava una grande modernità, oggi è assolutamente fuori tempo. Il "fine pena mai" è una forma di tortura attraverso la quale lo Stato si prende la vita del condannato. Inoltre, divide gli ergastolani in ostativi e non, condizionando la concessione di benefici di legge alla piena collaborazione dei primi con l'autorità giudiziaria. Insomma, o infame o carcere a vita. Che, al contrario di quanto crede la maggioranza dei cittadini, esiste anche nella pratica. In carcere si muore di ergastolo. I benefici di legge sono "concessioni" e mai diritti. Non esiste un tetto di anni alla carcerazione.

GIGI GHERZI LEGGE BRANI SULL'ERGASTOLO






NICOLA VALENTINO, 28 ANNI DI ERGASTOLO, RACCONTA IL SUO LIBRO PUBBLICATO PER "SENSIBILI ALLE FOGLIE"



BARUDA
VALENTINA BARUDA PERNICIARO RACCONTA IL VIAGGIO ALL'ISOLA DI SANTO STEFANO DOVE E' STATO RIDATO UN NOME AGLI ERGASTOLANI CHE VI SONO SEPOLTI, TRA CUI GAETANO BRESCI

VALENTINO, PAOLO (di la terra trema) E BARUDA



mercoledì 15 maggio 2013

LA MACCHINA DEL FANGO

Gli risponde, allo scortato, una grande Baruda (baruda.net)



Caro Roberto Saviano,
pochi minuti fa hai risposto sulla questione della telefonata con Felicia, la mamma di Peppino Impastato, che sarebbe avvenuta poco prima della sua morte e prima della tua notorietà. 
Pensavo, sinceramente facessi come con Vittorio Arrigoni, pensavo non avresti risposto, tacendo.
La lettera della nuora di Felicia Impastato
La lettera della nuora di Felicia Impastato
Ma dimenticavo che ti piace infierire con i più deboli, e la tua querela contro Paolo Persichetti e la testata per cui scriveva, nonchè la tua risposta di poco fa, lo palesa: non solo un giornalista infatti, ma un detenuto.
Che ogni sera varcava la soglia del carcere perchè accusato di aver preso parte ad un’organizzazione armata sciolta più di 25 anni fa, e “rapito” dalle autorità italiane nell’agosto 2002 in barba alle normali procedure di estradizione.
A causa della querela, e di ciò che ne è seguito, per più di un anno si è visto negare l’affidamento ai servizi sociali (praticamente a fine pena) e questo è una sentenza di Cassazione a raccontarcelo, come tu ben saprai.
Le stesse cose dette da Persichetti son state sostenute dal Centro Impastato e dai suoi portavoce, ma hai denunciato il più debole, un giornalista in semilibertà che lo raccontava.
Non mi risulta che tu ti accanisca nello stesso modo con personaggi come Aldo Grasso, meno deboli certamente, che hanno scritto anche di peggio.
Nessun tribunale ha detto che quella telefonata non c’è stata, non era lì a stabilire quello: ci ha detto che il giornalista Paolo Persichetti, e non quello che le tue parole ci descrivono come una specie di assassino livoroso, ha lavorato nel modo giusto, appoggiandosi a fonti più che certe e provabili. Come i familiari.
Il resto sta al buon senso di chi legge carte e fatti.
La tua risposta dimostra che sei fatto di tanta spocchia e megalomania, e accolli agli altri un livore tutto tuo solo perché raccontano dei dati di fatto. La macchina del fango, appunto.

martedì 15 gennaio 2013

Il giudice Holden

Il "giudice Holden" ha postato un commento sul blog di Baruda.
Mi sembra adeguato alla circostanza.


Oltre ogni considerazione sull’opportunismo di una certa (tutta?) stampa italiana, sempre pronta a cercare il facile consenso populista della pubblica opinione, ed al netto della grande rimozione collettiva operata su un pezzo fondamentale della nostra storia, le scelte editoriali di repubblica in questione sono soprattutto un pallido, quasi pavloviano riflesso dell’atteggiamento tipicamente italiano per cui si è forti coi deboli e deboli con i forti. secoli e secoli di servitù interiorizzata cancellano perfino quella eco di classicissima pietas che dovrebbe provarsi di fronte alla morte, fosse anche del peggior fellone. con fare delatorio e sbirresco, riportando stralci di commenti fuori contesto e negando il diritto di replica più elementare, cosa si rimproverebbe a chi sulla morte di Prospero Gallinari ha levato un pugno chiuso, versato una lacrima, spezzato un fiore? si rimprovera un’opinione? si rimprovera la commozione? o si rimprovera forse la stessa morte a chi è morto libero, né servo né traditore?