martedì 8 maggio 2012

Scuola DIaz. Prima dei noti fatti.

Scriveva "Repubblica" il 22 luglio 2001.



Tra i feriti alla scuolaospedale

genova - Peter arriva a torso nudo. Ha ematomi sui reni, ferite come frustate sulle spalle. Un occhio insaguinato. Zoppica e piange. «Mi hanno caricato vicino a Corso Italia. Ero entrato in una strada laterale e ho incrociato la celere. Mi hanno preso a calci in sei, credo fossero sei». Ha 28 anni, cappelli lunghi e spettinati. Lo ha portato in macchina un' amica. Non all' ospedale però. E' venuto al pronto soccorso del Genoa Social Forum, nella scuola Diaz. Enrico Cordano, dottore quarantenne di Genova, è il coordinatore sanitario del servizio: una piccola stanza, una brandina, un mucchio di scatole di farmaci in terra, secchiate di limone e bicarbonato. Molti manifestanti feriti durante le cariche vengono portati qui. Per paura, per prudenza, per sfuggire agli arresti. «La regola è arrestare tutti i feriti» dice Francesco, 32 anni. Ha preso 12 manganellate sul corpo, ha un occhio livido. E' andato in piazza Alimonda, subito dopo l' uccisione di Carlo Giuliani. «Ho gridato assassini, ero da solo e disarmato. Mi hanno preso e al primo colpo ho perso conoscenza. Appena mi sono risvegliato ho supplicato una ragazza: "ti prego non mi portare in ospedale"». I feriti salgono qui a medicarsi. I più gravi sono stesi sui lettini nella palestra al pianterreno. Verso le cinque viene chiamata un' ambulanza. Una ragazza ha piede fratturato e trauma cranico. Sembra terrorizzata. «Non possiamo occuparcene noi» spiega Enrico. I medici in prima fila sono un centinaio dentro al corteo. I feriti curati in strada dal Gsf sono stati ieri più di 80. La metà è stata portata al riparo nella scuola. (a.g.)

ALBA TRAGICA



LA NUOVA SVASTICA CHE COMINCIA A SCALARE L'ACROPOLI



Siamo in Grecia. Le elezioni si sono appena concluse e già si parla di una nuova tornata elettorale, che dovrebbe svolgersi verso la metà di giugno. Nessun partito è in grado di proporre una formula politica in grado di aggregare altre forze per un governo nazionale. Nuova Democrazia e i socialisti non possono neanche pensare a una grande coalizione perché non hanno i numero. La sinistra, pur avendo preso molti voti nel complesso, è bloccata da due fattori: il sistema elettorale, che danneggia le coalizioni (e il secondo partito, Syriza, è una coalizione), e il partito comunista, che non intende partecipare ad alcun governo.
Inoltre, il partito neonazista, Alba Dorata", è entrato in parlamento con il 7% dei voti. Nelle precedenti elezioni aveva meno dello 0.5%. Ecco cosa hanno scritto oggi:


La cifra dei media dopo le elezioni è grottesco. I media che ogni cittadino può riconoscere come complici nella politiche criminale fin qui portata avanti dai partiti. Tutti hanno cercato di nascondere la vera portata dei sondaggi prima delle elezioni e tentato di nascondere la verità in modo coordinato.
 Ora credono che si stia vivendo un “sogno” e si parla di "errore” del popolo greco". Davvero, sono "democratici" all’acqua di rose... Le decisioni del popolo greco sono giuste solo se vi piacciono? Altrimenti sono sbagliate? Ci sono errori nella vostra democrazia? Non voglio denunciare la vostra l'ipocrisia e non valeva la pena commentare l'ovvio.
 Come "democrazia" avete imposto così a lungo la “rubocrazia”. Sì... E adesso i partiti della “rubocrazia” sono in un vicolo cieco. Noi non siamo un partito. Siamo. Punto e basta. Non è un sogno. È un incubo per voi e per tutti coloro che rubano e hanno preso in giro il popolo greco.

Ieri ha fallito Samaras, il segretario di Nuova Democrazia. Oggi è la volta di Syriza nel cercare di formare un esecutivo, ma la rinuncia è già scritta. Domani proverà il Pasok, con poche speranze. Il vuoto politico e democratico sta partorendo un paese ingovernabile, dove cominciano a sorgere nuovi nazionalismi. Gli opposti rischiano di toccarsi. 


XRISI AVGHI - ALBA DORATA


sabato 5 maggio 2012

NESSUNA TV VUOLE TRASMETTERE "DIAZ"?



Dal sito di Kataweb:



Perché nessuno vuole trasmettere Diaz in televisione? Un appello del Tg3 prova a smovere le acque dell’indifferenza che rischiano di soffocare la diffusione del film di Daniele Vicari, premiato alla Berlinale e acquistato anche all’estero. Il senso dell’iniziativa è: comunque la pensiate, Diaz dovrebbe andare in Tv.
La redazione web del Tg3, ha agito tramite la Rete  lanciando il suo appello e un ashtag alle 9 di ieri mattina, 4 maggio. Alle 10:30 l’argomento #diazintv era già al primo posto dei TT italiani, ovvero gli argomenti più discussi dagli utenti di Twitter nel nostro Paese.
“Perché nessuna televisione italiana ha voluto partecipare alla produzione del film? E soprattutto, perché nessun network (pubblico o privato) sembrerebbe interessato all’acquisizione dei diritti per la trasmissione di Diaz sul piccolo schermo?”, si legge nell’appello del Tg3, pubblicato sul sito.
“Anche il Parlamento Europeo ha invitato gli autori il 15 maggio per una proiezione del film, perché le drammatiche vicende di quei giorni a Genova non furono solo una ‘cosa italiana’. – prosegue l’appello -  Comunque la si pensi Diaz racconta una dolorosa pagina della storia recente del nostro Paese e lo fa basandosi sugli atti processuali e sulle testimonianze di persone che hanno avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E tutto questo, in televisione, speriamo di vederlo. Prima o poi ”
L’iniziativa ha avuto una immediata eco. Ieri sera alle 20 il direttore di Raitre, Antonio Di Bella, ha tweettato “Oggi David a Savona per “Tahir liberation square”.ieri in onda C.Bachsmidt con Black block. rai3 e’interessata anche a Diaz di s.vicari.”
L’interesse dell’iniziativa del Tg3 è riflesso anche nelle oltre 10.000 visualizzazioni per la videochat realizzata nei giorni scorsi con il regista del film Daniele Vicari, che ha dichiartato: “La cosa importante per me è che ciascuno faccia una esperienza vera guardando il film, amandolo o anche rifiutandolo, ma interrogandosi a fondo. Io non ho risposte in merito a quegli avvenimenti, mi dispiace, ho solo domande”.

(5 maggio 2012)

LUSI IN CARCERE E IL PARTITO

























Richiesta di arresto per il senatore Lusi. In un precedente post, su questo blog, avevo raccontato la sua storia da giovane [http://primadellapioggia.blogspot.it/2012/02/luigi-lusi.html].
Vi si parlava, allora, di un suo amico, fratello di un noto giornalista di Repubblica. Con un certo disagio leggo che il suo nome è saltato fuori, perché risulta tra gli indagati di cui il pubblico ministero chiede l'arresto: Francesco Piva. Ne sono molto dispiaciuto, anche perché stamattina ho saputo che Francesco è molto malato. Spero si tenga conto delle sue condizioni. Noi siamo contro il carcere. A maggior ragione se si tratta di una persona in difficoltà. Da notare che la consorteria dei giornalisti, e questo non è un bene, ha evitato di collegarlo a "Repubblica". Se fosse stato il fratello di un noto imprenditore, al contrario, non ci sarebbero stati dubbi.
Per quanto riguarda Lusi, ha dichiarato di essere un "vulcano inesploso", e gli credo. Come si può credere, prosegue "che io per dodici anni abbia deciso, da solo, dove dovevano andare i soldi". Lusi ha firmato tutto ciò che è uscito dalle casse della Margherita dal 2001 al 2011, ma "chi mi ha detto di farlo"? Questo è l'argomento. e prosegue: "Penso che questo paese non ha capito come funzionano i partiti. Funzionano con sistemi che spesso sono leciti e a volte, invece, sono border line. il confine è labile e soggettivo".
Una dichiarazione forte. Importante (aggettivo che detesto per l'uso che se ne fa, ma qui ci va bene, almeno secondo me). Certo che sappiamo come funzionano i partiti. Io almeno dagli anni Ottanta, da quando c'ero dentro e vedevo con i miei occhi i giri di uomini. Non di soldi, ma il marcio era visibile a occhio nudo. Pensavo, allora, che dietro agli uomini ci fosse solo il potere e la sua gestione. Ero ingenuo. Non si dà potere senza denaro. E il denaro, a volte, corrompe. La giunta del Senato per le immunità, di cui Lusi faceva parte, ma dalla quale si è dimesso a febbraio, deciderà presto sulla richiesta di arresto. Il suo ex partito voterà a favore. Il presidente, Marco Follini, anche. Lusi spera nel garantismo del Pdl. E forse nella cattiva coscienza della Lega. Staremo a vedere.
Ma, forse, non è ora che parli un po'? 

venerdì 4 maggio 2012

Quando i Black Bloc andavano a Roma

Così apriva "il Messaggero" di Roma il 23 luglio 2001

Il presidente Berlusconi SUL G8: «E’ stato un incontro positivo dal punto di vista del dialogo e sono state prese importanti decisioni. I violenti scontri hanno però appannato il significato e il valore del summit». Per quanto riguarda la guerriglia il Premier ha indicato le responsabilità del Social Forum che, secondo il Viminale, avrebbe protetto i violenti. Sempre secondo il ministero degli Interni il blitz notturno di Genova si è reso indispensabile per fermare i Black Bloc che si stavano preparando per trasferirsi a Roma e manifestare contro Bush. Dal canto suo il vice capo della policia precisa: abbiamo preso gli anarchici armati.


IL FONDO TRACCIAVA UN BILANCIO DEL VERTICE:




NUOVI VANDALI
INCHIODATI
DA FOTO E TV

di ROBERTO MARTINELLI
L’OCCHIO delle telecamere, quelle fisse e quelle mobili, quelle che servono a fare cronaca e quelle più sofisticate dei satelliti spia, rischiano davvero di vanificare le vecchie regole del processo penale fatto di rapporti di polizia, verbali scritti in stile preistorico e di inutili e prolisse requisitorie ed arringhe difensive? A Genova, non è stata filmata solo la morte in diretta di Carlo Giuliani, ma i cento, i mille assalti dei guerriglieri dell’antiglobalizzazione, i corpo a corpo tra polizia e manifestanti, le botte date e quelle ricevute, gli atti di inutile vandalismo. Tutto, e non solo dai cineoperatori delle Tv pubbliche e private, ma anche e soprattutto dalle barbe finte tecnologiche che i servizi segreti di almeno due degli otto "Grandi" hanno tenuto accese sulla città ligure, prima, durante e dopo il summit.
Gran parte di questo materiale finirà nella maxinchiesta che la Procura genovese è stata costretta ad aprire per fare giustizia e verità. Ma laddove era presente una telecamera o un fotoreporter, e a Genova ce ne erano a centinaia, nessun rapporto di polizia giudiziaria potrà rendere altrettanto bene la realtà delle immagini crude, drammatiche e a volte tragiche che l’occhio telematico ha fissato su nastro. E laddove non c’era il cronista o il fotografo di turno, telecamere fisse di banche, strutture portuali, e quelle dei satelliti spia hanno memorizzato dove e come sono nati i focolai di violenza, quali sono state le vie di fuga dell’ala dura dei contestatori, le strategie di attacco poste in essere per tentare di forzare la cosiddetta zona rossa ed anche eventuali ingenuità od errori commessi dalle forze dell’ordine, ammesso che ve ne siano stati.
Una parte del materiale è stato acquisito, un’altra parte richiesto e promesso, un’altra ancora, la registrazione satellitare, dipenderà dalla volontà politica di chi la vuole e di chi la possiede. Se tutte le immagini memorizzate dovessero davvero finire sul tavolo del magistrato, Genova sarebbe in grado di processare centinaia, forse migliaia di persone. Non sarebbe affatto impossibile passare al computer un fotogramma alla volta ed identificare tutti o quasi tutti i violenti dopo averli "denudati" dei passamontagna e di tutti gli altri indumenti usati per nascondere i loro volti. In sedicesimo, questo strumento è stato già usato in passato per individuare i facinorosi degli stadi, i rapinatori di banche e chiunque abbia commesso reati sotto l’occhio freddo e discreto ma sempre vigile delle telecamere fisse disseminate agli angoli delle nostre strade.
E l’aiuto che magistratura e polizia ne hanno avuto è stato spesso determinante, non solo per dare un nome e un volto ad un colpevole, ma anche per smascherare, come è accaduto di recente, persino la simulazione di un sequestro di persona. Basta tutto questo per dire che il processo penale volta pagina e passa dall’era cartacea a quella informatica? Molti passi in questa direzione sono stati fatti, ma i tempi di attesa sono ancora lunghi. Nel settore civile il processo telematico è assai più vicino alla sua realizzazione pratica. Esiste già una normativa che autorizza l’uso della documentazione informatica e a Roma è stata addirittura tentata con successo la simulazione di una udienza via filo con magistrati e avvocati lontani decine di chilometri gli uni dagli altri. Nel processo penale l’unica eccezione al principio dell’oralità del dibattimento è stata fatta per le teleconferenze, un favore fatto ai pentiti per consentire loro di testimoniare lontano dai loro giudici col pretesto di garantire la sicurezza e far risparmiare allo Stato le spese del trasferimenti.
E’ difficile quindi immaginare cosa accadrebbe se tutto, veramente tutto, il materiale filmato sui due giorni di violenze piovesse come d’incanto sulla Procura di Genova. In primo luogo provocherebbe uno sconquasso notevole per la mole delle immagini da catalogare, decrittare, scomporre e leggere nella maniera giusta. In secondo luogo comporterebbe un lunga serie di adempimenti formali per la identificazione dei soggetti incriminabili e la contestuale notifica di informazioni di garanzia o di altri adempimenti previsti dalla legge. In positivo si arriverebbe alla individuazione di un gran numero di soggetti, probabilmente anche di stranieri e alle loro complicità nel nostro paese ed altrove di un movimento pseudorivoluzionario di cui si conoscono ancora poco le origini e gli ispiratori. In negativo si provocherebbe un ingigantimento del processo che le strutture giudiziarie non sono in grado di sostenere.
Ma a complicare le cose ci si metterebbe il principio del libero convincimento del giudice, al quale la magistratura italiana è, a ragione, fortemente legata per tradizione culturale e storica. Esso consiste nella piena libertà del collegio giudicante di valutare anche la più evidente delle prove, quale può essere la foto di chi ha in mano una pistola e viene ripreso nel momento di sparare a quella che viene indicata come la sua vittima. E tale libertà è sovrana non solo nell’interpretazione del fatto storico, ma nella sua configurazione giuridica. L’arma puntata contro Carlo Giuliani può giustificare in astratto tante ipotesi di reato: dall’improbabile omicidio volontario contestato nell’immediatezza del fatto dalla Procura di Genova, al più realistico ma impolitico eccesso colposo di legittima difesa. Tra le due soluzioni giuridiche c’è l’abisso e il magistrato italiano vuole esserne giudice ed arbitro. Ben vangano i centomila fotogrammi delle violenze contro il G8 ma si sappia che la macchina giudiziaria italiana cammina ancora a vapore e molti nostri giudici non sono ancora entrati nel mondo dell’informatica.

IL MOSTRO DI FIRENZE


VERBALE DELLA POLIZIA DOPO L'ASSALTO ALLA DIAZ


Un quadro del film "Diaz".

















La Stampa del 27 luglio 2001 pubblicava il 

seguente articolo. La voce delle forze repressive. 


«Siamo entrati, lanciavano zaini ovunque»



IL RACCONTO DELLA NOTTE DEL 22 LUGLIO: «SIAMO INTERVENUTI PERCHE' LORO AVEVANO AGGREDITO UN NOSTRO CONTINGENTE» 
«Siamo entrati, lanciavano zaini ovunque». «Lì studiavano gli attentati che hanno devastato la città». Di seguito pubblichiamo ampi stralci del verbale che la polizia ha inviato alla Procura della Repubblica di Genova dopo i fermi nella scuola Diaz.
Il 22 luglio, alle ore 3, nell'ufficio «trattazione atti presso il VI Reparto Mobile della Polizia di Genova, noi sottoscritti Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria, al Servizio Centrale Operativo di Roma, alle Squadre Mobili di Roma, Napoli, Genova, La Spezia e Nuoro [...], diamo atto che all'1,30 circa, in via Cesare Battisti nell'istituto scolastico Diaz al termine di una perquisizione domiciliare, abbiamo proceduto all'arresto» delle 93 persone in elenco perché «responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio nonché, in concorso tra loro, di detenzione abusiva di arma da guerra (bombe molotov). Si è resa necessaria l'adozione della misura pre-cautelare (il fermo n. d. r.) per i fatti di seguito elencati». «Alle 22,30 circa un contingente della Polizia» mentre transitava «in via Cesare Battisti, davanti alla scuola Diaz, veniva fatto oggetto di un violento lancio di oggetti contundenti da parte di numerose persone, verosimilmente appartenenti alle cosiddette "Tute Nere"», attuando «un tentativo di aggressione» agli agenti «Alla luce dei gravissimi disordini che il 20 e 21 luglio» c'erano stati in centro città, «e determinati dalla condotta eversiva delle cosiddette "Tute Nere", responsabili di gravissimi episodi di devastazione e saccheggio e di atti di violenza verso le Forze dell'Ordine», gli agenti «erano costretti ad allontanarsi immediatamente dal luogo, anche per far convergere sul posto contingenti di rinforzo. Esemplificative sono le drammatiche immagini che le tv» di tutto il mondo «hanno mandato in onda e che hanno consentito di percepire nei termini adeguati le difficoltà incontrate dalle Forze dell'Ordine nel contenere la violenza dei citati manifestanti sia contro le persone che verso i beni materiali. Nel dettaglio, le riprese tv hanno evidenziato i ripetuti e violenti lanci di molotov che hanno causato incendi in diversi punti della città coinvolgendo autoveicoli, esercizi commerciali ed arredi urbani». Ciò premesso «e in considerazione della concreta possibilità che la scuola Diaz fosse rifugio delle frange estreme delle "Tute Nere"» veniva organizzato «un adeguato programma d'intervento finalizzato 1) alla ricerca di armi o materiale» esplosivo «che in quel luogo poteva essere occultato, 2) all'identificazione dei responsabili dell'aggressione che poco prima aveva coinvolto gli agenti di Polizia, 3) all'identificazione dei responsabili dei gravissimi disordini citati. Appena giunti sul luogo, gli agenti notavano un gruppo di giovani che alla loro vista» ed eravamo «chiaramente riconoscibili dall’uniforme o per le casacche», con l'obbiettivo «di compromettere lo svolgimento dell'operazione di polizia giudiziaria», chiudevano la scuola dall'interno «impedendo che gli agenti vi potesse entrare». [...] In questo modo - scrive chi ha redatto il verbale - i ragazzi hanno avuto «il tempo necessario per occultare armi e per organizzare un'attiva resistenza». Gli agenti, «dopo aver forzato il cancello d'ingresso utilizzando un furgone» ed essere entrati dell'edificio «subivano un fittissimo lancio di oggetti di ogni genere» [TROVATI DOVE IN SEGUITO?]. Tutto questo «rafforzava il profondo convincimento che effettivamente nella scuola i giovani manifestanti» avessero « armi di ogni genere. Pertanto appena riusciti a forzare il portone d'ingresso, veniva effettuata una perquisizione ai sensi dell'articolo 41 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. I giovani presenti all'interno, resisi conto» dell'arrivo della polizia «cercavano di resistere ulteriormente: prima ingaggiando colluttazioni con gli agenti, poi disperdendosi per i vari piani dell'edificio, anche per poter tendere inaspettatamente ogni sorta d'agguato». «Quanto segnalato trova conferma nell'accoltellamento al torace dell'agente Nucera Massimo, in forza al Nucleo Antisommossa del I Reparto Mobile di Roma, episodio che non aveva ulteriori e drammatiche conseguenze solo grazie all'utilizzo da parte dell'agente di un giubbotto protettivo [GUARDA IL CASO!]. La resistenza» dei ragazzi era vinta «solo grazie alla presenza di un nutrito contingente di poliziotti». Nel referto, a questo punto, si racconta che «nelle concitate fasi d'ingresso e durante la colluttazione, i giovani provvedevano intenzionalmente a lanciare verso ogni luogo i propri zaini, ciò, evidentemente, per rendere impossibili le operazioni di attribuzione delle responsabilità penali relative all'eventuale rinvenimento di armi. La cui ricerca, resa ancor più complessa proprio in considerazione dell'atteggiamento di questi giovani, consentiva di trovare e sequestrare, i seguenti oggetti: 2 bottiglie contenenti liquido infiammabile e innesco, cosiddette «molotov» [FALSE]; 7 coltelli a serramanico, con manico in legno di varie dimensioni; 10 coltelli, tipo svizzero [OSSIA I COLTELLINI ROSSI CON LA CROCE BIANCA MULTIUSO], manico in plastica, di varie dimensioni; 1 coltello multiuso in acciaio; 1 coltello multiuso con manico in plastica nero; 2 coltelli da cucina in acciaio; 1 coltello da cucina con manico in legno; 1 coltello da cucina con manico in plastica nero; 1 paio di forbici da cucina; 1 set da tasca di chiavi esagonali e cacciavite; 2 mazze da carpentiere con manici in legno; 1 piccone con manico in plastica dura; 1 pala da carpentiere con manico in legno; 1 mezza bottiglia di plastica con chiodi; 1 tubo Innocenti ricurvo; 1 Kriptonite, con due chiavi; 3 mazze di ferro; 6 mazzette in alluminio ricurve; 2 spuntoni di ferro; 5 bombolette di vernice spray; 2 thermos; 2 dadi in alluminio; 1 scatolato in ferro; 1 lastra in porfido; 2 cinghie borchiate; 1 cinghia metallica; 1 cinta in tela; 1 bracciale cuoio borchiato; 1 catena in ferro legata ad una camera d'aria; 1 elastico di gomma; 4 contenitori per sostanze lacrimogene del tipo usato dalla polizia; 1 capsula spray urticante usata; 1 manetta in ferro; 15 maschere antigas; 8 maschere da sub; 13 occhialetti da piscina; 1 filtro maschera antigas; 3 caschi da motociclista; 2 caschi da cantiere; 1 brandello di bandiera rossa; 1 parrucca color castano; 1 rotolo di imballaggio; 5 passamontagna modello Mefisto; 1 cappello lana nero; 3 mascherine paraocchi da lavoro; 6 parastinchi di plastica uso sportivo; 4 ginocchiere di tipo sportivo; protezioni fisiche artigianali di plastica resistente; 1 paio di guanti di lana nera; 2 minidisk di marca Sony; 6 rullini; 3 cassette audio; 1 floppy disk privo di etichetta; 3 cellulari; 17 macchine fotografiche; 2 walkman; 1 agendina di colore rosso e nero; una bustina trasparente contenente 14 pasticche di colore bianco; 4 capsule con polvere marrone una capsula vuota; 1 bandiera rossa con effigie riportante pugno chiuso di colore giallo; 1 striscione di 10 metri di lunghezza con sfondo nero ed effigie in giallo con su scritto «you can't forbit it and you can't ignore it you try to fright but you will not stop it» seguita da una stella a cinque punte; 60 magliette nere, alcune con scritte inneggianti alla resistenza, alla violenza e contro lo Stato; 15 pantaloni neri; 16 giacche nere; 17 giubbotti neri; 5 sciarpe nere; 4 cappelli neri; una pettorina gialla con la scritta «giornalista»; un'agenda blu con la cartina topografica di Genova con riportate a penna indicazioni sulle zone della città interessate ai cortei; vario materiale cartaceo e striscioni di cartone». «A carico del cittadino tedesco Szabo Jones, 24 anni, sono stati sequestrati 2 coltelli multiuso; 1 coltello a serramanico e 8 fogli dattiloscritti in lingua inglese, numerati da pagina 3 a pagina 11 e privi della pagina 10.1...1 Quanto sequestrato sostiene l'ipotesi investigativa relativamente alla localizzazione del luogo destinato dai vertici dell'organizzazione delle "Tute Nere" ad accogliere i militanti provenienti da tutta Europa per il G8. Tale luogo era evidentemente indispensabile per il necessario supporto logistico e per attuare l'obbiettivo, attraverso devastazioni e saccheggi, attentati a impianti di pubblica incolumità, detenzione ed uso di armi anche da guerra. La certa appartenenza dei citati giovani all'organigramma delle "Tute Nere" è, peraltro, pienamente confermata dal ritrovamento e dal sequestro di numerosissimi capi di abbigliamento proprio di quel colore. Non sarebbe altrimenti spiegabile la presenza nella Diaz di numerosissimi giovani di diversi paesi europei. Quanto accertato consente di stabilire che il sodalizio in oggetto si sia palesemente interessato di reperire sia i mezzi per raggiungere il luogo convenuto che le armi indispensabili per realizzare i delitti indicati». «Il contenuto di un manoscritto trovato fra gli effetti personali di Szabo Jonas, consente, inoltre di stabilire che egli è uno degli esponenti di maggior rilievo» delle "Tute nere", perché il testo «descrive nei dettagli la preparazione di un giubbotto speciale da usarsi in occasione di contatti con le forze dell'ordine» [...]. Questo «conferma la posizione di rilievo di Jonas nell'organizzazione, e dimostra che la Diaz era il luogo destinato alla pianificazione strategica e al materiale confezionamento degli strumenti destinati all'offesa delle forze dell'ordine. I...] «Dai fatti narrati» si intuisce «anche il programma criminoso dell'organizzazione» che voleva compiere «una serie non determinata di delitti». Pare ovvio, anche, che [...] «ogni componente dell'associazione avesse la consapevolezza che il suo atteggiamento contribuiva in maniera determinante alla realizzazione delle comuni finalità». [...] Nel corso della perquisizione, sono stati feriti numerosi giovani presenti nella scuola, alcuni dei quali ancora ricoverati in ospedale, e molti agenti di polizia...». «Si sono chiusi dentro e abbiamo dovuto sfondare la porta Poi hanno fatto di tutto per ostacolarci» «Gli abiti neri e un testo sequestrato a un giovane cittadino tedesco sono le prove che ospitavano i Black Block» «Quell'edificio era il luogo destinato alla pianificazione strategica degli attacchi e al confezionamento dei necessari strumenti».