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giovedì 2 luglio 2015

I GIORNI DEL NO

La Grecia ha detto molti No nel corso della sua storia. No ai Persiani (certo, un'altro mondo), no ai Turchi, no agli Italiani. Ha sempre pagato un prezzo altissimo, perché la vita non perdona chi non subisce i rapporti di forza, chi non si piega e non rinuncia alla propria libertà di fronte a "generose offerte".
Oggi il dilemma è simile a quello del 1940, anche se storicamente ha un significato ancora più profondo. Allora, nel 1940, il NO della Grecia all'ultimatum di un membro dell'Asse, veniva dopo una serie di innumerevoli SI, che con la complicità delle Potenze europee occidentali avevano sconvolto la carta europea (diviso la Cecoslovacchia, ridotto la Boemia a un protettorato tedesco, l'Etiopia a una colonia italiana, l'Albania a un'appendice del nostro re, la Romania e l'Ungheria a pedine in mano di Berlino, messo in un angolo, isolata da tutti, l'Unione Sovietica, costretta a un accordo con il nazismo - accordo molto discutibile, certo - per non restare isolata). E quei SI avevano permesso, infine, alla Germania di conquistare l'Europa intera, con l'esclusione di Spagna e Portogallo, Italia (per modo di dire) e parte dell'Unione Sovietica (1941). Insomma, la Grecia fu l'unico paese ad andare in guerra sapendo di perdere, ma con la volontà di resistere. Pagò un prezzo altissimo, ma ancora oggi può scrivere che l'unico alto prelato europeo che protestò ufficialmente con i tedeschi per la deportazione degli ebrei, fu l'Arcivescovo di Atene (per esempio). E l'unica isola europea occupata da cui non fu deportato un solo ebreo, perché tutti vennero nascosti in montagna, fu, sempre per esempio, Zacinto. 
Ebbene, oggi il NO dei greci è un sacrificio immane, che pagherebbero per i popoli europei ancora una volta. Le conseguenze non saranno deportazioni o bombardamenti, magari neanche la fame, ma probabilmente una depressione economica ancora più forte di quella di oggi. Un sacrificio, però, che significherebbe politicamente la più grande vittoria no global del nostro tempo, una Genova vendicata, un NO alla politica finanziaria delle multinazionali, allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo nelle condizioni di questo mercato, ai diktat dei tecnocrati europei, alla crescita ineguale e alla mancanza di solidarietà tra i paesi. Un NO a tutto questo sarebbe un SI alla vita, a una vita sconosciuta, per ora, ma diversa da questa, a una eco-nomia più vicina all'uomo, una bio-nomia, un SI per tutti quelli che si sono ritirati nel privato aspettando GODOT. Ebbene, GODOT è finalmente arrivato e si chiama OXI.








mercoledì 10 dicembre 2014

NIKOS ROMANOS

Di Nikos Romanos ci siamo occupati su questo blog quando venne picchiato e arrestato. Ora da Atene giunge una nuova notizia, che riprendiamo con le parole di Flavio Boffi. 
Il ragazzo sta morendo. È questa la tragica notizia che proviene dall’ospedale Gennimatas, ad Atene, dove il ragazzo è ricoverato a seguito dello sciopero della fame iniziato circa tre settimane fa nel carcere di Koridallos, dov’è detenuto prigioniero.
La storia
Rileggendo la storia di Nikos, sembra di rivivere le esperienze di Alekos Panagulis, rivoluzionario e poeta greco, descritto e raccontato – anche nei suoi aspetti più privati – da Oriana Fallaci, sua compagna di vita, nel libro Un Uomo. Anche Nikos, infatti, combatte una sorta di dittatura: un regime moderno, orchestrato non da tiranni, ma da un più subdolo network di forze ostili, che vanno dagli organi di polizia – sempre meno controllati perché unica forza in grado di tenere a bada un popolo affamato - al governo, all’Europa.
Sì, perché in questa storia si intrecciano più fattori che vanno oltre il singolo fatto; maandiamo ad analizzarli nel dettaglio.
Il 6 dicembre del 2008, Nikos Romanos esce di casa per partecipare alla festa di compleanno di un suo amico, nel quartiere Exarchia. Con lui c’è anche Alexis Grigoropoulos, conosciuto qualche tempo prima tra i banchi di scuola e da allora divenuto suo amico per la pelle. I due – appena quindicenni – passano e lanciano alcune battute agli uomini in divisa presenti a Exarchia; niente di straordinario, visto anche il quartiere – da sempre problematico –, ma la reazione della polizia è immediata e sproporzionata: gli agenti inveiscono contro i due ragazzi e cominciano a sparare ad altezza uomo. Un proiettile raggiunge Alexis, che cade a terra, esalando l’ultimo respiro ai piedi del suo amico – Nikos.
È qui che comincia la storia di Romanos, è da quel sangue sulle mani che la vita del ragazzo prende una strada completamente diversa da quella che avrebbe potuto essere. In Nikos, ragazzo di buona famiglia, cresciuto in ambienti definibili “borghesi”, in quel momento si accende una rabbia incontenibile: contro la polizia, contro la magistratura, contro il "sistema" in generale. Partecipa ad un attacco dinamitardo, poi al rapimento di un dentista di Velvendòs e a due rapine - per finanziare la lotta anarchica - contro due banche, a causa delle quali viene arrestato e portato in carcere. Pur smentendo di essere un membro dell’organizzazione terroristica “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” – e anche i giudici confermeranno la sua estraneità - non si sottrae alle sue responsabilità e, anche quando viene brutalmente pestato dagli agenti penitenziari e le sue foto fanno il giro del paese, non chiede punizioni per gli uomini che lo hanno ridotto a una maschera di sangue. Semplicemente perché lui, combattendo il sistema, non può chiederne l'aiuto. Si dichiara quindi “prigioniero politico” e diffonde un comunicato in cui scrive: “Vorrei che i maltrattamenti che ho subito sensibilizzassero l’opinione pubblica”. Stop. Da buon capo rivoluzionario – a soli vent'anni – sa che l’unico modo per combattere il sistema è scuotere la popolazione dal torpore quotidiano. E allora cominciano lettere dal carcere, poesie e comunicati. Nikos diventa una leggenda e la sua storia fa il giro del mondo, proprio come accaduto con Panagulis al tempo dei colonnelli.
Nikos, però, intende anche studiare e laurearsi. Passa i test d’ammissione e s’iscrive alla facoltà di Amministrazione delle Aziende Sanitarie di Atene. Le istituzioni, allora, cercano di far vedere che lo Stato è buono e si prende cura dei suoi prigionieri: il Presidente della Repubblica gli rivolge i più vivi complimenti e il ministro della Giustizia gli assegna un premio di 500 euro; tutto respinto al mittente, senza alcuna esitazione.
Il suo rifiuto, in coerenza con le sue scelte, ha però la conseguenza d’irritare le istituzioni. E così, le autorità carcerarie e il ministero di Giustizia non gli concedono la possibilità di poter frequentare l’università, adducendo il pericolo di fuga.
Lo sciopero
E arriviamo alle ultime settimane: in seguito al diniego delle autorità, Nikos comincia uno sciopero della fame, spiegando il perché in un lungo comunicato dal titolo “Soffocare per un soffio di libertà”. Alla sua protesta, aderiscono anche gli altri due complici della rapina a cui partecipò Romanos. Sono ormai più di 25 giorni che Nikos porta avanti questo sciopero e le sue condizioni di salute sono tali per cui è stato ordinato il suo trasferimento all’ospedale Gennimatas di Atene.
In decine di città greche sono stati organizzati cortei, presidi di solidarietà, occupazioni di edifici pubblici. Il 1° dicembre, gli studenti del Politecnico di Atene hanno occupato l’università per sostenere le rivendicazioni di Nikos. Il giorno successivo, uno dei più grandi cortei degli ultimi due anni ha avuto luogo nelle strade della capitale greca: più di10mila persone hanno dimostrato la loro solidarietà e il loro sostegno al prigioniero politico, e anche in questa occasione sono avvenuti pesanti scontri tra forze di polizia e manifestanti.
E non è bastato che il ministro della Giustizia proponesse l’istituzione di corsi universitari a distanza – a cui poter accedere tramite webcam – per placare la protesta. Al contrario, è montata l’indignazione in tutto il paese e, il 6 dicembre - anniversario dell’omicidio di Alexis Grigoropoulos – migliaia di studenti sono scesi ad Atene, a Salonicco e a Patrasso: come si temeva, la polizia non ha esitato a usare il manganello contro i manifestanti e diverse foto e video lo dimostrano. Lo stesso giorno, la famiglia ha accettato l'invito del presidente Samaras ad incontrarsi per “trovare una soluzione”; Nikos si è subito dissociato da tale iniziativa: “Dichiaro in tutti i modi possibili che la richiesta dei miei genitori di incontrarsi con Samaràs mi trova assolutamente contrario. Capisco ovviamente la loro ansia, visto che rischiano di perdere il proprio figlio. Samaràs però ha un'immagine chiara dei fatti e non serve alcun incontro per informarsi di fatti che conosce ed approva pienamente".
Ora, la domanda che tutti si pongono è: il governo lascerà morire Nikos? E’ evidente come vi sia una guerra aperta tra la Grecia e Romanos, ma perché arrivare a un punto di non ritorno e non mostrare un po’ di benevolenza verso un ragazzo accusato di rapina, non di terrorismo? E perché l’Europa lascia che un suo paese membro violi così palesemente i diritti umani? Il diritto allo studio non è forse per tutti? Probabilmente, la risposta risiede nelle idee che il ragazzo trasmette. E nel simbolo che Nikos ormai incarna, da vivo come da morto.

domenica 13 aprile 2014

I DEPORTATI DI IOANNINA

Con grave, gravissimo ritardo, giustificato in parte dalla frenesia con cui stiamo lavorando sull'archivio dei CC.RR. (poi PS, poi Guardia Nazionale Fascista) di Rodi (da cui è tratta la foto della copertina di carteggio riguardante Giacomo Levi)



Sono trascorsi 70 anni da quando, il 25 marzo del 1944, gli ebrei di Ioannina, nell'Epiro, vennero deportati ad Auschwitz. Furono una cinquantina a sopravvivere, tra loro Esthir Koen, ancora in vita, ha deciso di regalare la sua testimonianza
(Pubblicata originariamente da E Kathimeriniil 7 marzo 2014, selezionato e tradotto da Le Courrier des Balkans e OBC)
Il 25 marzo sarà una giornata dolorosa per Esthir Koen. Incontrerà il Presidente federale tedesco, Joachim Gauck. E' stato lui stesso a chiederle di incontrarla. Tra i cinquanta membri della comunità ebraica di Ioannina sopravvissuti ad Auschwitz, Esthir Koen è una delle due ancora in vita.
“Mi sento un po' strana. Agitata. Vorrei chiedergli da dove è venuto tutto quest'odio che ha portato a bruciare milioni di persone a causa della loro religione. Accettare il perdono? Ciò che hanno fatto è imperdonabile. Non hanno risparmiato nessuno. Li hanno bruciati tutti... E quando ci hanno cacciati dalle nostre case e gettati sulla strada, nessun vicino ha scostato le tende per vedere cosa stava accadendo”.
25 marzo 1944, mattina. Con l'aiuto della gendarmeria greca la Gestapo effettua una “retata” nel quartiere ebraico di Ioannina. 1725 uomini, donne e bambini vengono ammassati sui camion. Solo qualcuno riesce a scappare e darsi alla macchia, tra i quali il futuro marito di Esthir. Gli altri vengono deportati ad Auschwitz. Tra loro i genitori e sei fratelli e sorelle di Esthir, che allora aveva 17 anni.
“L'ultima volta che ho visto i miei genitori è stato sulla rampa d'ingresso a Auschwitz, dove ci hanno separati. Mentre s'allontanava mio padre urlò a me e mia sorella: “Figlie mie, siate in grado di preservare il vostro onore!”.
Più tardi un'altra internata ci ha rasato i capelli. Le ho chiesto cosa era accaduto ai miei genitori. Lei mi ha mostrato i camini dei forni crematori ed ha detto: “Là, bruciano...”. Esthir si è salvata grazie ad una dottoressa ebrea-tedesca e a delle infermiere che l'hanno nascosta quando le SS hanno svuotato la sua baracca per alimentare i forni crematori.
A liberazione avvenuta Esthir è rientrata a casa sua a Ioannina. Lei e la sorella scoprono che sono le uniche sopravvissute dell'intera famiglia. Gli altri sono stati sterminati.
Davanti alla sua casa natale l'attende un altro duro colpo: “Ho bussato alla porta ed uno sconosciuto ha aperto. “Cosa volete”, mi domanda. Gli rispondo che è casa mia. “Ma ti ricordi se c'era un forno in casa tua?” mi dice. “Ma certo, ci si cucinava il pane!”. “Allora smamma. Sei scappata ai forni in Germania ma io ti brucio nel forno di casa tua!”.
Esthir tenterà poi di ricostruire la sua vita. Si sposa con Samuil, scampato alla retata. Ha dei bambini. “Sono venuta a conoscenza del fatto che le nostre due macchine da cucire Singer erano presso il Metropolita. Sono andato a chiedergliele ma lui mi ha risposto che erano state consegnate alla prefettura. Là abbiamo dovuto risalire ai numeri di serie... Pretesti per liberarsi di me. Ho loro mostrato il mio avambraccio, con il marchio di Auschwitz e ho detto loro: 'Questo è l'unico numero che conosco' e me ne sono andata”.
Alla fine degli anni '60 l'ambiente non è ancora amichevole nei confronti dei sopravvissuti. “Un professore di teologia delle scuole superiori ha dato a mia figlia della 'sporca ebrea' perché l'ha incrociata per strada dopo le 9 di sera, il che era vietato, anche se era in mia compagnia. Lei non l'ha sopportato e qualche mese più tardi ha deciso di emigrare in Israele.”
Esthir lascia cadere una lacrima. Perché starsene in silenzio tutti questi anni? “Avevamo paura. Devi capire, nessuno ci amava”.

mercoledì 19 febbraio 2014

MEDICI SENZA FRONTIERE

Grecia: i tagli non finiscono mai. Queste settimane il taglio riguarda l'intera rete statale degli ambulatori specialistici (nello specifico l'Ente nazionale per la Prestazione dei Servizi Sanitari) del Paese. Ieri si sono registrate manifestazioni da parte dei medici, alcuni dei quali si sono rifiutati di consegnare gli edifici pubblici che ospitano i poliambulatori del servizio sanitario nazionale, così come ha previsto il ministro nell'ambito della chiusura delle sedi in tutto il Paese. Il Ministero della Salute chiede infatti ai medici Eopyy di chiudere i loro uffici privati​​, di aspettare per il nuovo incarico o di dimettersi dalla sanità pubblica in caso di disaccordo con il nuovo sistema. L'ultima riforma del sistema sanitario greco minaccia di rendere l'accesso dei pazienti all'assistenza sanitaria di base più difficile in quanto molte strutture saranno da chiudere. Soprattutto nel sud del paese e sulle isole, i pazienti sono a rischio di dover coprire le lunghe distanze al fine di ottenere l'ovvio
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sabato 16 novembre 2013

SPIAGGE

In Italia vogliono vendere le spiagge. In Grecia, dove il mare è a 5 stelle e una giornata costa una decina di euro (quattro il lettino più sei di cibarie varie). Appunto, non finiremo come la Grecia.



martedì 15 ottobre 2013

ORIANA INNAMORATA. FOTO INEDITE CON PANAGOULIS E PELOU

Marconista ha avuto accesso a due foto di Oriana Fallaci che, per quanto ne sappia, sono ad oggi inedite.
La loro storia è complessa, ma quello che più interessa qui sono le immagini particolarmente dolci della giornalista, all'epoca - fine anni sessanta, primissimi settanta - ancora lontana dalle posizioni politiche estreme prese dopo l'11 settembre.
La prima foto, del 13 agosto 1973, ritrae la scrittrice insieme all'eroe della resistenza greca Alekos Panagoulis il giorno del loro primo incontro. Oriana era lì per intervistarlo e fu amore subito.
Nella seconda è del 1968, aeroporto di Saigon. Oriana con il giornalista francese François Pelou, con cui ebbe una lunga relazione.




Ed ecco cosa ha scritto Oriana di quell'incontro:

Cominciammo l’intervista. E immediatamente mi colpì la sua voce che era seducentissima, dal timbro fondo, quasi gutturale. Una voce per convincer la gente. Il tono era autorevole, calmo: il tono di chi è molto sicuro di sé e non ammette repliche a ciò che dice in quanto non ha dubbi su ciò che dice. Parlava, ecco, come un leader. Parlando fumava la pipa che praticamente non staccava mai dalla bocca. Così avresti detto che la sua attenzione era concentrata su quella pipa, non su di te, e questo gli conferiva una certa durezza che intimidiva perché non si trattava di una durezza recente, cioè maturata dagli strazi fisici e morali, bensì di una durezza nata con lui: grazie alla quale aveva potuto vincere gli strazi fisici e morali. Allo stesso tempo era premuroso, gentile, e restavi come smarrito quando, con virata improvvisa, sai la virata di un motoscafo che procede dritto e di colpo si gira per tornare indietro, tanta durezza si rompeva in dolcezza: struggente come il sorriso di un bimbo. Il modo in cui ti versava la birra, ad esempio. Il modo in cui ti toccava una mano per ringraziarti di un’osservazione. Ciò gli cambiava i lineamenti del volto che, non più doloroso, diventava indifeso. Di volto non era bello: con quegli occhi piccoli e strani, quella bocca grande e ancora più strana, quel mento corto, infine quelle cicatrici che lo sciupavano tutto. Alle labbra, agli zigomi. Eppure ben presto ti sembrava quasi bello: di una bellezza assurda, paradossale, e indipendente dalla sua anima bella. No, forse non lo avrei mai capito. Decisi da quel primo incontro che l’uomo era un pozzo di contraddizioni, sorprese, egoismi, generosità, illogicità che avrebbero sempre chiuso un mistero. Ma era anche una fonte infinita di possibilità e un personaggio il cui valore andava oltre quello del personaggio politico. Forse la politica rappresentava solo un momento della sua vita, solo una parte del suo talento. Forse, se non lo avessero ammazzato presto, se non lo avessero rimesso in gabbia, un giorno avremmo sentito parlare di lui per chissà quali altre cose.
Quante ore restammo nella stanza coi libri e coi fiori a parlare? È l’unico particolare che non ricordo. Non ti accorgi del tempo che passa se ascolti ciò che narrava lui. La storia delle torture, anzitutto, l’origine delle sue cicatrici. Ne aveva dappertutto, mi disse. Mi mostrò quelle sulle mani, sui polsi, sulle braccia, sui piedi, sul costato. Qui stavano esattamente dove stanno le ferite di Cristo: all’altezza del cuore. Gliele avevano inflitte alla presenza di Costantino Papadopulos, il fratello di Papadopulos, con un tagliacarte scheggiato. Però me le mostrava con distacco, nessuna autocommiserazione: lo irrigidiva un autocontrollo eccezionale, quasi crudele. Tanto più crudele quando ti accorgevi che i suoi nervi non erano usciti intatti dai cinque anni d’inferno. E questo lo raccontavano i suoi denti quando mordeva la pipa, lo raccontavano i suoi occhi quanto si appannavano in lampi di odio o di muto disprezzo. Pronunciando il nome dei suoi seviziatori, infatti, si isolava in pause impenetrabili e non rispondeva nemmeno a sua madre che entrava chiedendo se volesse ancora una birra o un caffè.



mercoledì 2 ottobre 2013

CONCLUSA INDAGINE SU ALBA DORATA


INQUIETANTI le rivelazioni su Alba Dorata presenti nel fascicolo conclusivo delle indagini del sostituto procuratore della Corte Suprema, Charàlambos Vourliòtis. Vourliòtis parla di una struttura e di un addestramento militare dei membri dell’organizzazione, sul modello dell’addestramento delle forze armate.
Secondo lo stesso Vourliòtis  “per Alba Dorata chiunque non appartenga alla comunità della razza è un subumano. A questa categoria appartengono i migranti, i Rom, tutti coloro che non condividono le loro idee, nonché le persone con problemi mentali. La violenza secondo Alba Dorata è il messaggio e non il mezzo per realizzare i propri obiettivi”. Inoltre, dagli anni ’90, “il gruppo è diventato una formazione politica. Da quell’anno si è distinta la parte operativa da quella politica dell’organizzazione, con la prima ad impegnarsi in attività fuori ufficio, cioè attacchi violenti contro chiunque venisse considerato nemico dell’organizzazione. In base allo statuto di Alba Dorata, in cui viene espressamente fatta questa distinzione,entrambe le parti dipendevano dal medesimo gruppo dirigenziale e da un capo assoluto, secondo il dogma hitleriano del Führerprinzip; l’ordine del capo, anche nelle azioni di poca importanza, era sacro e non negoziabile”.
Gli elementi che risultano dalle conclusioni delle indagini sono scioccanti. “Le caratteristiche dell’organizzazione sono la struttura militare e la gerarchia, la violazione della quale può avere delle conseguenze dure, anche disumane e umilianti” riporta Vourliòtis, e aggiunge: “una delle priorità dell’organizzazione è l’addestramento militare dei suoi membri, che avviene a Malakassa, Mandra e Salamina. Per i bisogni dell’organizzazione vengono usate varie armi, che con molta probabilità sono nascoste in posti ignoti”.
Infine, nel rapporto del Procuratore viene sottolineato come “l’odio contro i migranti non sia indiscriminato nei confronti di questa categoria di persone, in quanto in molte occasioni incaricano questi ultimi della vendita di varie merci e intascano parte dei guadagni, offrendo a queste persone la sicurezza di cui hanno bisogno. Gli ordini vengono trasmessi dal capo e ai sottoposti fino alla finale loro realizzazione “.
Tra l’altro, come risulta dal fascicolo, Alba Dorata dispone di armi pesanti, nascoste in varie parti dell’Attica.
Dopo l'arresto del leader Nikos Mixaloliakos e di molti alti dirigenti, il parlamento greco sta discutendo sulla sospensione dei finanziamenti pubblici al partito.
Fonte: koutipandoras.gr 
Traduzione: Atene Calling

martedì 16 luglio 2013

IL "GIORNALE" SCRIVE

Marconista ringrazia

Di Mario Cervi
Il libro di Marco Clementi Camicie nere sull'Acropoli (DeriveApprodi editore, pagg. 365, euro 23) rievoca l'occupazione italiana della Grecia dopo la guerra che Mussolini aveva scatenato e che s'era messa male a tal punto da richiedere il risolutivo intervento tedesco. Il racconto di Clementi, sorretto da una documentazione impeccabile, prende le mosse dai mesi in cui il Duce, angustiato e inebriato insieme dalle vittorie hitleriane, cercava un nemico che potesse consentirgli di rivaleggiare, in glorie militari, con l'invasato di Berlino. La sensatezza avrebbe richiesto che lo sforzo italiano fosse esercitato in un nostro territorio e contro un avversario importante, ossia in Africa settentrionale. Ma quell'operazione non appariva «utile e facile» come invece apparve, nell'avventata diagnosi di Ciano, l'attacco alla Grecia. Scagliato, paradossalmente, contro un Paese retto dalla dittatura del generale Ioannis Metaxas che dal fascismo aveva mutuato ideologia e rituali. Ma non c'era nessun altro obbiettivo che avesse una comoda contiguità territoriale come quella tra l'Albania - proconsolato di Ciano - e appunto la Grecia.
Anche un'avventura futile e tragica come quella greca, che ci costò quasi 14mila morti e 25mila dispersi - da ritenere morti - assume, se rivista nelle carte, un'ombra di logica. Compito e merito degli storici è di chinarsi su quelle carte. Ma le mosse di Mussolini, che aspirava ad essere ricordato come condottiero - dovendo scegliere un predecessore preferì Cesare ad Augusto - hanno secondo me piena spiegazione in un calcolo e in una smargiassata, l'uno e l'altra clamorosamente sbagliati. Il calcolo fu quello di entrare nel conflitto mondiale, mentre la Wehrmacht irrompeva verso Parigi, nella convinzione che le sorti del conflitto stesso fossero già decise. La smargiassata fu quella d'assalire uno Stato ritenuto debole per acquisire facili allori. Lo smargiasso fu umiliato.
Spettò principalmente agli italiani - i tedeschi avevano il comando effettivo ma per le basse incombenze si tenevano in disparte - il compito di gestire il Paese occupato. Non avevano la capacità di gestirlo, e il risultato fu il terribile inverno 1941-1942 durante il quale in tutta la Grecia, ma in particolare nelle grandi città come Atene e Salonicco, la gente moriva di fame per strada. Furono particolarmente colpiti, com'era logico, gli anziani e i bambini, ad Atene la mortalità infantile passò dal 7 al 35-40 per cento. Ma il ministro degli Scambi e Valute, Oreste Bonomi, lamentava che i tedeschi procedessero a una metodica spoliazione della Grecia, mentre «noi relativamente quasi nulla».
Clementi si occupa largamente della resistenza greca - divisa tra filo-occidentali e filo-sovietici, con tremende lotte fratricide - e indugia, giustamente, su una rappresaglia italiana che assunse connotazioni non lontane da quelle di Marzabotto o di Sant'Anna di Stazzema. Il nome di Domenikon, un villaggio della Tessaglia, ci dice poco. Ma fu teatro di un evento spaventoso. Una formazione partigiana attaccò, il 16 febbraio 1943, un'autocolonna militare italiana. I caduti furono 9, i feriti 26. Il generale Cesare Benelli ordinò al tenente colonnello Antonio De Paola dei lancieri «Milano» di procedere alla ritorsione. Il villaggio fu raso al suolo dall'aviazione, 20 ostaggi vennero abbattuti immediatamente, 118 abitanti di Domenikon, oltre a 17 di Damasios e Mesochorio, furono abbattuti poco dopo. Qualche ferito riuscì a salvarsi fingendosi morto. Al tenente colonnello De Paola fu conferito un encomio solenne per avere «con calma, implacabile energia e intelligente azione di comando assolto perfettamente e completamente i compiti che gli erano stati affidati».
Mi rendo conto della crudeltà che una guerra inevitabilmente comporta. Ma tra Domenikon e le Fosse Ardeatine non vedo molta differenza, anche se Kappler è ricordato come un mostro. Poi da occupanti e rastrellatori che erano, gli italiani divennero rastrellati a opera dei tedeschi, la divisione Acqui fu sacrificata, chi volle unirsi agli andartes (partigiani greci) salvò talvolta la vita ma patì sofferenze disumane. Non fummo «buoni», e gli altri non furono buoni con noi.

giovedì 4 aprile 2013

CROCE DI LEGNO

Il 17 febbraio 1941 Marco Clementi di Clementino veniva ucciso sul fronte albanese nel corso della guerra di Grecia. Tra qualche settimana uscirà un libro su quelle vicende e l'occupazione del paese.

Alcune fotografie dell'epoca.

Sbagliarono il cognome. Accade ancora oggi









mercoledì 27 febbraio 2013

COME CI VEDE LA GRECIA



http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:2041


In Grecia, paese ancora nel pieno di una profonda crisi, stampa e opinione pubblica hanno seguito con interesse e sorpresa i risultati delle elezioni politiche italiane, trovando alcune similitudini con quanto sta accadendo qui. L’interpretazione prevalente è stata quella per cui gli italiani hanno respinto la politica di austerità e rimandato al mittente i tentativi di controllo dell’economia da parte dell’Europa e, in particolare, della Germania. La mancanza di una chiara maggioranza uscita dalle urne ha ricordato a molti la situazione creatasi ad Atene lo scorso anno, quando il paese fu chiamato per due volte al voto nel giro di poche settimane. Le analogie, però, si fermano qui. L’Italia, è stato ricordato da diversi commentatori, resta la terza economia europea, la seconda industria manifatturiera ed è paese fondatore dell’UE. La Grecia quando fu colpita dalla crisi era già un’economia debole e un luogo periferico del continente. La situazione romana, comunque, interessa molto Atene, ed è facile capirne il motivo. Dopo anni di scioperi e violente proteste di piazza e con una destra razzista dentro il parlamento, dalle urne italiane è uscito un inatteso possibile alleato. Nikos Xydakis, editorialista dell’importante “I Kathimerini”,  ha affermato che il vero sconfitto è stato il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, fatto che ha ridimensionato i tentativi egemonici di Berlino. Ha vinto il comico euroscettico Beppe Grillo, rappresentante del “populismo postmoderno” sostenuto dalle classi più colpite dalla crisi: la piccola borghesia imprenditoriale e i lavoratori a reddito fisso. Si è trattato della “vendetta dei cittadini senza voce contro i mercati” e l’antipolitica può essere definita tale solo se la si contestualizza nell’epoca che stiamo vivendo e che Xydakis chiama metademocrazia. Anche per Kostas Milas, di “To Vima”, il vero sconfitto è Monti, l’uomo della finanza e dei mercati. Suscita interesse la sua riflessione sulla zona meridionale del continente, per la quale Milas prevede un influsso negativo da parte dell’Italia, con aumento generalizzato dello spread finché a Roma regnerà l’incertezza, azzerando così il lavoro di Mario Draghi nel luglio 2012, quando annunciò l’acquisto di obbligazioni sul mercato secondario.  Sempre per il giornale della capitale, ora Bruxelles non può più affermare che la Grecia sia un caso “specifico”. Atene ha detto no all’austerity attraverso anni di scioperi e mobilitazioni: gli italiani con il voto.
Tasos Telloglou di “Protagon.gr” pone due domande interessanti: la prima riguarda gli elettori di Grillo: come possono tornare alla politica dopo essere passati per un voto antipolitico? La seconda riguarda l’Italia nel suo complesso: partendo dal presupposto che si sia trattato di un voto antieuropeista, l’Italia può trovare la forza (un governo) di cambiare la politica europea dopo questi risultati?
Berlusconi compare in tutti i commenti come una delle sorprese più inattese della tornata elettorale. La sua capacità di condurre il centro-destra fuori dalle secche di politiche economiche sbagliate e mancate riforme rimane, purtuttavia, un mistero, altrimenti attribuibile alla facilità con cui gli italiani credono a promesse difficili da mantenere, come la restituzione dell’IMU. L’influente “Eleftherotipia” denuncia le pressioni dell’Europa e della Germania, anche attraverso il presidente del parlamento Europeo, Martin Schulz, affinché in Italia si formi al più presto un governo stabile, possibilmente di larghe intese, per continuare la pur bocciata dalle urne “agenda Monti”.
Il sito di sinistra Lifo.gr riporta le parole del premio Nobel Paul Krugman, che sul New York Times ha indicato il pericolo di una radicalizzazione della protesta in tutti i paesi in difficoltà se non cambia la politica della Commissione Europea e dell’FMI. La vittoria di Grillo costituirebbe solo un “passaggio” verso un’ulteriore radicalizzazione della protesta che per ora ha spazzato via Monti, il “proconsole imposto dalla Germania per attuare un’austerità fiscale in un paese già in difficoltà”.
Nel rievocare le analogie con la situazione politica greca del 2012, gli osservatori ellenici dimenticano il semestre bianco di Giorgio Napolitano, che impedisce al capo dello Stato di sciogliere le Camere, almeno fino al 15 maggio. Ma si tratta di un tecnicismo lontano dagli interessi dei lettori, e non di un vero dato politico, che invece i greci colgono, uniti, nel NO detto dagli italiani a ulteriori sacrifici. Dopo l’esultanza durante gli Europei di calcio dello scorso anno, quando la doppietta di Balotelli che eliminò la Germania fu vissuta in Grecia come una rivincita contro l’odiata “banda-Merkel”, oggi è nuovamente l’Italia a rincuorare la pancia di Atene: Monti ha perso da capo del Governo, Grillo ha vinto da capocomico, Berlusconi ha recuperato, nonostante i disastri precedenti. E Bersani? Di lui, in verità, nessuno qui si preoccupa più di tanto. 

sabato 9 febbraio 2013

mercoledì 19 dicembre 2012

ALBA DORATA AL TERZO POSTO


Secondo i sondaggi di zougla.gr, ALBA DORATA, il partito neonazista greco, è diventato la terza forza tra gli elettori con il 15%. Al primo posto NEA DIMOKRATIA con poco più del 20%, secondo SYRIZA con il 17%; staccati gli altri, con il PASOK in caduta libera al 4%.

DAL SITO DI ALBA DORATA
Ενδιαφέροντα τα αποτελέσματα της διαδικτυακής δημοσκόπησης του zougla.gr. Η Χρυσή Αυγή είναι σταθερά τρίτη με ποσοστό που αγγίζει το 15%. Αυτό άλλωστε το αποδέχονται όλες οι εταιρείες. Περισσότερο ενδιαφέρον έχει ο συσχετισμός των υπολοίπων δυνάμεων, που φαίνεται πως σε κάποια σημεία αγγίζει την πραγματικότητα. Η ΔΗΜ.ΑΡ. (2,3%) πατώνει και μένει εκτός βουλής, ο Καμένος παραπαίει μετά τις αποχωρήσεις (5,4%) και το ΠΑΣΟΚ ακόμα πιο χαμηλά (4,5%).

Ο Σύριζα πέφτει, γεγονός απόλυτα λογικό, λόγω της απόλυτης απουσίας του από την κοινωνία, της θλιβερής αντιπολιτευτικής τακτικής του, των ανθελληνικών θέσεων και της παντελούς έλλειψης ρεαλιστικών προτάσεων. Η ταυτόχρονη άνοδος της Χρυσής Αυγής φανερώνει πως σε σύντομο χρόνο θα έχουμε ξεπεράσει τους νεοπασόκους και τις συνιστώσες τους.
Από την άλλη μεριά το ποσοστό της ΝΔ είναι φουσκωμένο και δεν ανταποκρίνεται στην πραγματικότητα. Υπάρχει φυσικά το κλίμα πλαστής αισιοδοξίας που καλλιεργούν τα κανάλια τις τελευταίες μέρες και σίγουρα έχει επηρεάσει κάποιους ψηφοφόρους. Όταν ο κόσμος αντιληφθεί την πραγματική στόχευση της πολιτικής Σαμαρά είναι δεδομένο ότι θα στραφεί ακόμη πιο μαζικά στην Χρυσή Αυγή, που και σοβαρή πρόταση διαθέτει και την πολιτική βούληση να χτυπήσει στη ρίζα τα μεγάλα προβλήματα.

martedì 4 dicembre 2012

ANARCHICI CONTRO ALBA DORATA

I compagni anarchici hanno colpito oggi una sede decentrata di Xrisi Afgi, il partito neonazista greco.
La bomba non era ad alto potenziale e non ha causato danni strutturali alla sede, come si può vedere dalla foto.


Il partito ha emesso un comunicato nel pomeriggio, con il quale condanna, più che l'attentato, il silenzio delle forze politiche al governo.


Comunicato ufficiale del partito Alba Dorata (ore 15)


Noi non sorprende il fatto che dieci ore dopo lo scoppio di un ordigno ad alto potenziale presso gli uffici della locale Organizzazione occidentale Attica di Aspropyrgos nessun partito abbia condannato l'atto terroristico. Tutti sanno come dalle basi anarchiche in tutta la Grecia continueranno le azioni criminali, come in passato anche contro edifici pubblici. Ma nel nostro caso, l'attacco contro la sede e il personale della Federazione di Aspropyrgos ha registrato la tolleranza dello Stato. Quando Samaras toglierà loro il fazzoletto che nasconde le facce dei terroristi. 

E' chiaro che l'unico problema della fatiscente e marcia classe politica è Alba Dorata, altrimenti non si spiega come  ogni volta che abbiamo reso pubblica una dichiarazione considerata "razzista" tutti i partiti politici si sono organizzati in manifestazioni di protesta, senza distinzione. Ma quando gli attacchi terroristici sono contro i nazionalisti greci, allora va tutto bene! Cadono i muri. RESTANO LE IDEE.


Noi siamo contenti che i partiti tacciano. Per una volta non si arrischiano a condannare la violenza. Quella stessa che è divenuta parte della quotidianità greca e nella quale Alba Dorata si trova a proprio agio. 










martedì 17 luglio 2012

GREG PALAST SULLA GRECIA

DIALOGO INTERESSANTISSIMO CON GREG PALAST SULLA CRISI DELL'EURO

http://youtu.be/hGEUWWGyLWg

UN SUO PEZZO PUBBLICATO SULLA RIVISTA "IN THESE TIMES"

Ecco cosa ci hanno raccontato: l'economia della Grecia è esplosa perché una banda di greci sputa-olive, trangugia-ouzo e culi pigri si rifiuta di lavorare per una giornata intera, se ne va in pensione di lusso anticipata e si gode costosissimi servizi sociali finanziati con l'indebitamento. Ora che il conto è arrivato e i greci devono pagarlo con tasse più alte e tagli al welfare, loro corrono a ribellarsi urlando per strada, sfasciando vetrine e bruciando banche.


Io questa storia non me la bevo, perché il documento che ho in mano è marcato come 'Riservato'.



Vado al dunque: la Grecia è la scena di un crimine. I greci sono vittima di una frode, di una truffa, di una fregatura, di una fandonia. E, tappate le orecchie ai bambini, l'arma fumante del delitto è in mano a una banca di nome Goldman Sachs.



Nel 2002 Goldman Sachs ha segretamente acquistato 2,3 miliardi di euro di debito pubblico greco, convertedoli tutti in yen e dollari, e rivendendoli immediatamente alla Grecia. Un affare con cui Goldman ha perso un sacco di soldi. Sono stati stupidi? Come una volpe: l'operazione era un imbroglio basato su un falso tasso di cambio fissato dalla banca.



Goldman aveva siglato un accordo segreto con il governo greco dell'epoca per nascondere l'enorme disavanzo statale: la falsa perdita di Goldman Sachs era il falso guadagno dello Stato greco. Il governo liberista di centro-destra di Atene avrebbe poi rimborsato la 'perdita' della banca a un tasso usuraio, ma con questo folle escamotage avrebbe camuffato il suo deficit facendolo rimanere sotto la soglia del 3 per cento del Pil. Fico! Fraudolento ma fico.



Ma i trucchi costano cari di questi tempi: oltre al pagamento di interessi assassini, Goldman ha chiesto alla Grecia anche una parcella da oltre un quarto di miliardo di dollari.



Quando nel 2009 il nuovo governo socialista di Gheorghios Papandreou è entrato in carica, ha aperto i libri contabili e i pipistrelli di Goldman sono volati fuori. Gli investitori sono andati su tutte le furie, chiedendo interessi mostruosi per prestare altro denaro necessario a ripagare questo debito.



I detentori di titoli di Stato greci, colti dal panico, sono corsi ad assicurarsi contro la bancarotta dello Stato. Quindi sono schizzati in alto anche i prezzi delle polizze contro il fiasco dei bond, in gergo Credit default swap (Cds). E indovinate chi ha fatto un sacco di soldi vendendo questi Cds? Goldman Sachs.



Goldman e le altre banche sapevano benissimo che stavano vendendo ai loro clineti prodotti in putrefazione, merda dipinta d'oro. Questa è la loro specialità. Nel 2007, mentre le banche vendevano Cds e mutui subprime, Goldman teneva una 'posizione corta' scommettendo sul fatto che i suoi prodotti finanziari sarebbero finiti nel cesso. Con quest'altra truffa, Goldman ha guadagnato un altro mezzo miliardo di dollari.



Alla fine di tutto questo, invece di arrestare l'amministratore delegato di Goldman, Lloyd Blankfein, facendolo sfilare in una gabbia per le strade di Atene, viene messa sotto accusa la vittima della frode: il popolo greco.

mercoledì 27 giugno 2012

SIROS-SIRA 1941

Come doveva essere Sira, nelle Cicladi, ai tempi dell'occupazione italiana






































NUDI DI UOMINI

Durante il match Inghilterra-Italia, scrivono i giornali, un tifoso britannico ha tentato di distrarre il calciatore Diamanti mentre si apprestava a tirare dal dischetto il rigore decisivo.

Ad Atene, invece, nelle stesse ore, un uomo giaceva nudo sul marciapiede di via Bucarestiou, dopo essere stato violentemente picchiato. Era mattino. Nessuno lo ha soccorso. Passava un avvocato, Jannis  Tsamichas avvocato, presidente della Camera di commercio Greco-Italiana, e ha scattato la foto.

martedì 26 giugno 2012

MAURO FAROLDI SU GERMANIA-GRECIA

Scusate il ritardo. Pubblico il bel pezzo di Mauro Faroldi uscito anche questo sul Secolo XIX in occasione del quarto di finale tra Grecia e Germania



Ad Atene il clima non è certo quello dei campionati europei del 2004, quando la nazionale greca fece il colpaccio e conquistò il primo posto mentre l'economia tirava, pompata dalla preparazione dei Giochi Olimpici, ma se la squadra supererà la Germania, tutti qui impazziranno, scordandosi per un istante la crisi economica. La vittoria sarebbe "politica", un riscatto dei diseredati. In ogni kafenío, a Pedíon tou Áreos, il grande parco dove i pensionati all'ombra degli alberi giocano interminabili partite a távli, il backgammon greco, al mercato centrale in Odòs Athinàs, le discussioni non sono più solo sui prezzi che aumentano e sulla disoccupazione, ma anche sulla punizione da dare alla Germania, che ha imposto alla Grecia una durissima politica d'austerità. Se sali su un taxi, puoi sentire il conducente lamentarsi contro la nuova occupazione tedesca, quella fatta attraverso la "troika", gli inviati dall'UE dalla BCE e dal FMI, che hanno commissariato la politica economica del paese. Certo, un'occupazione molto più gentile di quella militare, ma non per questo meno umiliante. Questa sensazione di vivere sotto occupazione accomuna la maggior parte dei greci, anche chi ha votato per il nuovo primo ministro Antónis Samaràs, allineatissimo alle direttive della BCE e ai consigli della signora Merkel. Il capitano della squadra Karagoúnis ha segnato il gol contro la Russia ma stasera non giocherà per somma di ammonizioni. Ha dichiarato che la sofferenza del popolo greco sarà la forza motrice della squadra nazionale.
La partita la guardo in Platía Victoría, una zona popolare non molto lontana da Piazza Omónia. I bar si affiancano, tavoli e sedie arrivano quasi al centro della piazza dove piazza è stato montato anche un grande schermo. Orde di ragazzini, anche figli di immigrati, girano sventolando la bandiera nazionale già da ore. Fa molto caldo e i locali sono pieni, fenomeno raro in quest'epoca. Mi siedo con un gruppo giovani; accanto ci sono anche alcuni pensionati. L'entusiasmo è alle stelle; quando viene suonato l'inno nazionale tedesco e vediamo la signora Merkel con la mano sul cuore, parte una bordata di fischi ed epiteti dar far arrossire un camallo. Proprio accanto a me un pensionato, Spíros, mi dice che lo sport è un’invenzione loro e che gli "europei" anche questo devono alla Grecia. Quando scopre che sono italiano, quasi mi abbraccia cercandomi di coinvolgermi in una specie di alleanza antitedesca. La gente segue gemendo e soffrendo quando la squadra tedesca si fa pericolosa. L'incontro sembra aver fatto risorgere un clima di unità nazionale che sembrava impossibile in una paese dove la litigiosità politica è una costante. Arriva il goal del pareggio la piazza trema, un boato attraversa la città, Spíros a questo punto mi dice, se vinciamo dovranno rimborsarci i costi dell'occupazione che non hanno mai pagato. Al secondo goal della Germania la piazza si fa muta. Al telegiornale statale NET, era  stato detto che per 90 minuti in Grecia non esisteranno più né ricchi, né poveri. È vero, ma domani mattina Atene si risveglierà ferita, con i suoi ricchi e i suoi poveri.

Mauro Faroldi

venerdì 22 giugno 2012

RICORDATE? Grecia - Germania. La partita dei filosofi

Questo video è datato. Me lo fece vedere anni fa un professore di filosofia romano. C'entra poco o nulla con quanto accadrà stasera in Ucraina tra Germania e Grecia, ma è divertente.
La partita la vedrò a Siros in piazza, in mezzo a un mucchio di greci sconosciuti. Mi auguro che la Germania, che ha regalato all'Italia diverse pagine di calcio-cinema-letteratura, oggi sposti la sua attenzione sulla nazionale di qui. Così, magari tra qualche anno, potrà uscire un film intitolato:
"Ellada-Germanìa 4-3" (ma anche l'uno a zero va bene!)