Visualizzazione post con etichetta ITALIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ITALIA. Mostra tutti i post

venerdì 20 marzo 2015

L'ITALIA NON VOTA UNA RISOLUZIONE ONU CONTRO IL NEONAZISMO

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato lo scorso 22 novembre una mozione presentata dalla Russia che condanna i tentativi di glorificazione dell'ideologia del nazismo e la conseguente negazione dei crimini di guerra commessi dalla Germania nazista.

La Risoluzione esprime "profonda preoccupazione per la glorificazione in qualsiasi forma del movimento nazista, neo-nazista e degli ex membri dell'organizzazione "Waffen SS", anche attraverso la costruzione di monumenti e memoriali e l'organizzazione di manifestazioni pubbliche".

Il documento rileva anche l'aumento del numero di attacchi razzisti in tutto il mondo.

Una iniziativa giusta, si dirà, visti i continui rigurgiti fascisti e nazisti ai quali si assiste sempre più spesso in diversi quadranti del mondo.

E invece no. Perché solo 115 dei Paesi rappresentati alle Nazioni Unite hanno votato a favore della mozione, mentre in passato il numero dei sì era stato assai più consistente, ad esempio 130 due anni fa. Incredibilmente ben 55 delegati, tra i quali il Governo italiano, si sono astenuti e 3 rappresentanti - quelli degli Stati Uniti, Canada e Ucraina - hanno addirittura votato contro.

La Vicepresidente nazionale dell'ANPI, Carla Nespolo ha inviato il seguente comunicato stampa, condiviso dall'ANPI Provinciale di Alessandria.

" L'astensione del Governo Italiano sulla risoluzione dell' ONU, approvata a maggioranza, che sancisce il rifiuto del neonazismo nel mondo e respinge "ogni forma di negazione dei crimini nazisti", è un atto grave e inaccettabile.

L'Italia è il Paese in cui la Resistenza al fascismo e al nazismo è stata tra le più forti ed estese d'Europa.

La Costituzione Italiana è, per specifica decisione dei Padri Costituenti, una Costituzione Antifascista.

Tanti partigiani, tanti giovani e tante donne, hanno lottato, sofferto e in molti casi hanno lasciato la vita, per sconfiggere nazismo e fascismo.

Vergognosa è l'astensione dell'Italia!

Il fatto che tanti altri Paesi Europei si siano astenuti, rappresenta una svolta pericolosa e regressiva nella stessa politica estera europea, ma non giustifica in alcun modo la scelta del Governo Italiano che ancora una volta ha rinunciato ad un ruolo di protagonista in Europa.
La decisione degli Stati Uniti d'America, del Canada e dell'Ucraina, di votare contro tale risoluzione, se mai, dimostra un'inaccettabile subalternità europea ed italiana, alla volontà americana.

Nè vale a giustificare tale scelta, il fatto che tale risoluzione sia stata proposta dalla Russia.

Tra l'altro si tratta di un documento molto simile ad altri, presentati nel 2011e nel 2012, e sempre votati all'unanimità o quasi, dall'Assemblea dell'ONU.

Persino Israele, Paese notoriamente amico degli Stati Uniti, ha votato a favore del rifiuto dell'ideologia fascista e nazista.

L'Italia si è astenuta! E questo è inaccettabile e deplorevole.

L'ANPI eleva alta e forte la propria voce, contro tale voto, che umilia la nostra storia democratica e offende la Resistenza, i suoi protagonisti e i suoi valori."

domenica 2 febbraio 2014

COSA HANNO FATTO I MARO'


Così le agenzie il 16 febbraio 2012. E' opportuno ricordare prima dell'udienza di domani. E segnatevi i nomi, le circostanze, il fatto che le petroliere navigano sotto scorta armata, ecc. ecc.

Rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico tra India e Italia l’uccisione di due indiani a bordo di un peschereccio al largo delle coste del Kerala. Ad aprire il fuoco sono stati i marò, i fucilieri di marina del battaglione San Marco, che si trovavano a bordo della petroliera Enrica Lexie in navigazione nell’Oceano Indiano. Si tratta di uomini opportunamente addestrati ed equipaggiati per intervenire in caso di attacco pirata. Il governo indiano ha definito l’incidente in cui militari italiani hanno ucciso due pescatori indiani un “episodio grave e deplorevole” ma la Marina militare italiana si è difesa spiegando che gli uomini a bordo del peschereccio avevano “l’atteggiamento ostile tipico dei pirati”.
L’incidente è avvenuto mercoledì scorso a 30 miglia dalla costa indiana. Adesso la petroliera italiana Enrica Lexie è stata intercettata e fatta attraccare nel porto di Kochi, dove l’equipaggio viene interrogato e dove si è recato il console generale italiano. “La nave non è ancora in stato di fermo, su questo si deciderà solo dopo l’interrogatorio dell’equipaggio”, ha precisato un ufficiale. New Delhi ha convocato l’ambasciatore italiano, Giacomo Sanfelice di Monteforte, esprimendogli preoccupazione per l’accaduto e chiedendogli che il capitano della nave collabori alle indagini.
Mercoledì la Marina militare italiana aveva reso noto che i fucilieri del Battaglione San Marco, imbarcati come nucleo di protezione militare sui mercantili italiani in navigazione in zone a rischio, avevano sventato un arrembaggio alla Enrica Lexie, esplodendo tre serie di colpi di arma da fuoco a scopo dissuasivo. Una versione ribadita in una nota dell’ambasciata e dalla stessa Marina, per la quale “la dinamica dei fatti è ancora tutta da verificare”.
“Al momento – spiega una nota la Marina – si può dire che l’equipaggio ci ha riferito che l’atteggiamento del peschereccio era stato giudicato chiaramente ostile, tipico dei pirati. Le modalità di avvicinamento erano le stesse già seguite in operazione di abbordaggio, caratteristiche di quei mari. Un esempio su tutti: non hanno risposto ai segnali di avvertimento”.
A bordo del peschereccio c’erano 11 marinai imbarcatisi il 7 febbraio per la pesca del tonno. Le vittime sono un uomo di 25 anni (tale Pinku) e un altro di 45 (Jalastin), entrambi originari del sud dell’India. Il governo del Kerala ha deciso di indennizzare i familiari dei due pescatori con 300mila rupie (oltre 4.600 euro).  Il Golfo del Bengala, davanti alla costa meridionale dell’India, è stato teatro di numerosi attacchi di pirati nelle ultimi mesi, anche se meno violenti rispetto al Golfo di Aden.
Il ministro della Difesa, Arackaparambil Kuryan Antony, ha definito quanto è accaduto un “episodio grave e deplorevole”. “La polizia di Kerala e gli ufficiali della Guardia costiera stanno interrogando le persone coinvolte”, ha aggiunto Antony, le cui dichiarazioni sono riportate dal Times of India. “Allo stato delle cose, possiamo dire che quanto avvenuto non è stato molto regolare, ma voglio che le cose seguano il giusto corso della legge”.

sabato 16 novembre 2013

SPIAGGE

In Italia vogliono vendere le spiagge. In Grecia, dove il mare è a 5 stelle e una giornata costa una decina di euro (quattro il lettino più sei di cibarie varie). Appunto, non finiremo come la Grecia.



sabato 20 luglio 2013

FANFARONI SENZA FILI

C'è poco da dire. In Italia il non esiste rete mobile libera e aperta come in quasi tutto il mondo, dalla Grecia a Cipro, dalla Turchia alla RUSSIA putiniana, dall'Austria all'Australia.
Siamo sempre nell'emergenza delle leggi antiterrorismo. Ma senza il terrorismo. Infatti, da noi, non c'è stato attentato terroristico dalle stragi mafiose del 1992. Sono passati 21 anni. Ma l'emergenza è rimasta.
Sono una banda di fanfaroni. Cialtroni la ritengo una espressione superata.



lunedì 17 dicembre 2012

IL LODO MORO


“Lodo Moro”: prevenire e vietare in Italia il manifestarsi del sanguinoso conflitto israelo-palestinese

Strage alla stazione di Bolognadi Tommaso Fabbri
Una leggenda metropolitana degna di personaggi neocon statunitensi come Michael Ledeen (il supervisore, fra l’altro, del famoso depistaggio del gennaio 1981 sulla strage di Bologna), a volte ripresa anche da qualche giornalista proveniente dalla sinistra degli anni ’70, racconta che, in grande segreto e per molti anni, l’Italia avrebbe permesso ai palestinesi di trasportare liberamente armi nel territorio italiano in cambio della cessazione degli attentati sanguinari all’interno dei propri confini:
Dal punto di vista dell’effettiva segretezza, il lodo Moro rappresenta un caso per alcuni aspetti unico e paradossale. Tutti sanno della sua esistenza almeno a partire dal 1978 ma tutti fingono di ignorarla per i successivi quarant’anni. Le allusioni all’esistenza di un qualche patto segreto tra Italia e Olp si moltiplicano nel corso dei decenni. Tuttavia l’esistenza del lodo resta formalmente segreta fino al 2008, quando l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ne parla per la prima volta ufficialmente.
(pagina 122, “Trame. Segreti di Stato e diplomazia occulta della nostra storia repubblicana” di Andrea Colombo, Cairo Publishing, 2012).

Il “lodo Moro”, in realtà, di cui il presidente della Dc Aldo Moro parla nel 1978 ai brigatisti rossi e in alcune sue lettere per evidenziare la necessità di una soluzione del conflitto autoctono (scambio dei prigionieri fra Stato e Br), circostanza squisitamente politica dimenticata o poco sottolineata perfino nel minuzioso studio di Miguel Gotor, non riguarda solo il problema del trasporto di armi nel territorio italiano e i rapporti con i palestinesi; inoltre non è nemmeno in antitesi rispetto al democristiano “lodo De Gasperi” che dal dopoguerra favorisce il Mossad, il famoso servizio segreto israeliano (vedasi “Mossad base Italia” di Eric Salerno, Il Saggiatore, 2010).
Si tratta invece di un accordo riguardante gli apparati diplomatici e i servizi segreti di tre soggetti politici e non certo solo di due. La storia concreta, la logica della politica internazionale e le dichiarazioni dei protagonisti ce lo fanno capire senza ombra di dubbio. È davvero banale dirlo ma finora, almeno dal crollo del “blocco dell’est” in poi, nessuno studioso ne ha fatto il benché minimo cenno in termini chiari ed espliciti. Il vero dramma è che pochi leggono, pochissimi sanno leggere libri e giornali e quasi nessuno studioso è capace di fare della buona ed onnilaterale ricerca storica.
Il “lodo Moro”, al di là delle analisi unilaterali e imprecise diffuse soprattutto sul web, è una tregua che, dopo la strage di Fiumicino del dicembre 1973 e almeno fino ai primi giorni dell’ottobre del 1981, l’Italia ottiene sia dall’OLP che dal Mossad. Quel che accade dopo ce ne offre una conferma implicita.
A Roma, il 9 ottobre 1981, una bomba a tempo piazzata in una camera dell’albergo Flora uccide Majd Abu Sharar, il responsabile del «dipartimento informazione dell’OLP. I servizi segreti italiani sapevano del suo arrivo e del suo passaporto algerino con false generalità.
A quel punto l’indignazione palestinese non si fa attendere. Dal Libano, per bocca di Abu Iyad (nome di battaglia di Salah Mesbah Khalaf), l’OLP minaccia il governo italiano: “se non si trovano i responsabili Roma diventerà terreno di caccia all’uomo” (“Dal Libano l’OLP minaccia l’Italia” di Mimmo Candito, L’Unità, 10 ottobre 1981; in questo articolo Abu Iyad viene chiamato Abu Ayad). Quelle parole, come acutamente sottolinea il giornalista dell’articolo sopra citato, non sono certo una dichiarazione di guerra all’Italia ma presentano “una durezza di tono da considerare con molta attenzione” (ibidem).
Dopo parecchi anni, e per la prima volta in maniera effettiva, i rapporti fra l’Italia e l’Olp sembrano destinati ad un irreversibile deterioramento perché la situazione è più grave di quanto si possa pensare. La Farnesina emette allora una nota di condanna verso l’azione omicida e i “metodi di lotta politica fondati sulla violenza, inaccettabili sul territorio italiano quale che ne sia la provenienza” (“Una missione dell’OLP a Roma per far luce sull’assassinio” di Giancarlo Lannutti, L’Unità, 11 ottobre 1981).
Il giorno dopo, anche se la matrice del delitto risulta chiara in modo inequivocabile, una significativa delegazione dell’OLP è a Roma, per eseguire da vicino le indagini italiane sull’assassinio di Sharar e per conoscere meglio le dinamiche e gli eventuali complici del crimine. Secondo il rappresentante dell’OLP in Italia Nemer Hammad:
L’assassinio di Majed Abu Sharar è un’operazione israeliana, e noi ci aspettiamo che le indagini condotte dalle autorità italiane accertino la verità e abbiamo fiducia che vengano chiarite le responsabilità. (…) Gli israeliani – dice ancora Hammad – hanno violato il -tacito accordo. che aveva tenuto il territorio italiano, dopo la strage di Fiumicino del dicembre 1973, fuori della .”guerra dell”ombra”; né l’Italia né l’OLP hanno interesse a che questa violazione abbia conseguenze più gravi.
(“Una missione dell’OLP a Roma per far luce sull’assassinio” di Giancarlo Lannutti, L’Unità, 11 ottobre 1981).
Rispetto alla vicenda dei missili di Ortona sequestrati il 7 novembre 1979 a tre autonomi romani del collettivo di via dei Volsci, all’imprigionamento di questi ultimi e al successivo arresto del militante del FPLP Abu Saleh (rimasto in carcere solo un paio di anni e poi per qualche tempo agli arresti domiciliari), l’omicidio di Sharar è qualcosa di mille volte più grave perché, oltre a colpire in modo sanguinario e definitivo un importante funzionario dell’OLP, mette in discussione alla radice l’accordo politico del ’73 che stipula con le due parti in conflitto, Israele e palestinesi, l’impegno a non trasferire sul territorio italiano le loro azioni di guerra.
L’OLP ha accusato direttamente i servizi segreti israeliani per l’assassinio, lasciando intendere che nessuna resistenza c’è stata da parte italiana per far rispettare il famoso accordo del ’73 sulla “neutralità” del nostro territorio nelle vicende interne tra israeliani e palestinesi”
(“Chiarita definitivamente la tecnica dell’attentato contro Abu Sharar. Biglie d’acciaio nella bomba”, L’Unità, mercoledì 14 ottobre 1981).
Già nel 1981 – senza attendere il 2008 con le imprecise e ambigue dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a quel tempo gravemente malato di sindrome bipolare affettiva – quel patto è famoso e ufficiale perché, fra gli altri, ne parla esplicitamente anche Hammed, il rappresentante dell’OLP in Italia.
Non solo. Ad esso fanno riferimento le parole di Francesco Mazzola (sottosegretario alla presidenza del Consiglio dal giorno 8 agosto 1979 al 4 aprile 1980 e poi dal 6 maggio 1980 al 18 ottobre.1980) e un articolo del quotidiano la Stampa:
“Le strutture del Sismi, il servizio militare di controspionaggio, sono rimaste per buona parte le stesse che operavano ai tempi del Sifar di De Lorenzo e del Sid di Piazza Fontana. Le operazioni di “pulizia”, come è successo durante la recente vicenda della “P2″, sono state limitate sempre ed esclusivamente ai vertici. “Con il risultato – dice l’ex sottosegretario democristiano Mazzola, responsabile per i servizi di sicurezza nel governo Cossiga – di sconvolgere delicati equilibri. Gli accordi fra servizi vengono presi in genere dai massimi responsabili e si fondano sulla fiducia ed il rispetto reciproci”.
(“Il Sismi non trova bravi 007 e continua ad assumere parenti” di Ruggero Conteduca, La Stampa, 19 novembre 1981).
Per questo motivo, commenta il giornalista, “dopo anni di tregua seguiti alla strage di Fiumicino” (ibidem), l’Italia e Roma in particolare sembrano ridiventare “terreno di scontri fra arabi e israeliani” (ibidem). Ruggero Conteduca si chiede poi in che senso siano cambiati gli equilibri secondo l’affermazione di Francesco Mazzola – si ricordi il suo ruolo nei governi Cossiga I e II – e giunge a questa conclusione : “Con l’arrivo di Lugaresi al posto di Santovito (incappato nelle liste di Gelli) il Sismi ha fatto un passo indietro privilegiando la linea filo-israeliana, come era sempre avvenuto prima di Miceli” (ibidem).
In Italia la tregua fra israeliani e palestinesi, sia pur indebolita dalla nomina di Lugaresi a direttore del Sismi e dalla sclerotica inefficienza nepotistica esistente nei servizi segreti italiani, viene ripresa anche in seguito all’omicidio di Majd Abu Sharar. Si spezza però in maniera definitiva il 17 giugno 1982, quando a Roma vengono uccisi due palestinesi (Nazyh Mattar, un aderente all’OLP senza alcun incarico particolare, e Yussef Kamal Hussein, vicedirettore dell’ufficio dell’OLP in Italia) e a Beiut le truppe israeliane hanno già circondato la città.
Un paio di mesi dopo i principali dirigenti palestinesi dell’OLP (Arafat e Abu Iyad ad esempio), che vivono in modo diretto e quotidiano le alterne vicende della guerra civile libanese sviluppatasi come conseguenza dei bombardamenti israeliani del 10 luglio 1981, si rifugiano a Tunisi.
In sintesi, alcune cose emergono con un sufficiente grado di certezza: il patto del 1973 durò molti anni e, soprattutto dal punto di vista palestinese, la vera inosservanza suscettibile di spazzarlo via una volta per tutte ci fu il 9 ottobre 1981 con l’omicidio di Majd Abu Sharar. Last but not least, la minaccia all’Italia lanciata da Abu Iyad lo stesso giorno di quel crimine era una conferma di quanto sanno tutti gli esperti della storia dell’OLP. Nella seconda metà del 1981 Abu Iyad restò sempre in Libano, per lo più in una specie bunker sotterraneo che costituiva la sede dell’OLP a Beirut.
Come se non bastasse, il 7 marzo del 1981 sul quotidiano La Stampa si fece riferimento ad un rapporto del Sismi che lo indicava come “collegamento fra le Brigate Rosse e lo Yemen del Sud”, fatto mai provato e perciò significativo del carattere non certo benevolo del Sismi verso il braccio destro di Arafat (“Roma: scoperti piani dell’ultradestra contro la polizia” di Sandra Bonsanti, La Stampa, 7 marzo 1981).
Tale circostanza, a sua volta, induce ad escludere completamente che Abu Iyad possa essere stato il misterioso personaggio che si cela dietro la “A.” di cui si legge nell’”olografo Senzani” (un criptico manoscritto che fu trovato nel 1982 al militante del Partito Guerriglia Giovanni Senzani). Abu Iyad, ucciso poi a Tunisi nella notte fra il 13 e il 14 gennaio 1991 da nemici dell’OLP, nel 1981 sapeva quel che si diceva su di lui in Italia. E, come ogni dirigente dell’OLP, non era uno sciocco e nemmeno un pazzo avventurista.

giovedì 29 novembre 2012

GRAN BELLA FIGURA

Una delle bandiere dello Stato arabo-israeliano disegnata da Friedensreich Hundertwasser



Una volta tanto ce l'abbiamo fatta. L'Italia voterà sì all'accoglienza della Palestina nel novero dei paesi osservatori in seno all'ONU. Palazzo Chigi ha dichiarato: "I due Stati devono vivere in pace, uno di fianco all'altro". Due popoli, due Stati, dunque.
Ci torno.
Per quanto riguarda l'ONU, si tratta di una giornata storica. Per la prima volta è riconosciuto uno Stato palestinese a questo livello. Si tratta di un inizio, verso la piena sovranità delle regioni palestinesi? Difficile dirlo, perché molto dipende anche da Israele, ma è possibile.
Due popoli, due Stati, forse è il massimo che in questo momento si possa realizzare.
Personalmente sono sempre stato per Due popoli, Uno Stato, uno Stato arabo-israeliano che, se realizzato, rivoluzionerebbe l'essenza stessa del Medio Oriente.
Mi rendo conto che le contraddizioni sono troppe e le spinte contrarie enormi. Non solo da parte di Israele, ma anche, forse soprattutto, da parte dei vicini arabi. Che sulla pelle palestinese spesso hanno avuto modo di speculare.

Vedremo. La pace può arrivare. Le persone comuni ce l'hanno dentro in quei luoghi. Lo dicono, in entrambe le lingue, come saluto.

venerdì 15 giugno 2012

GRAN BISCOTTO





Tratto da WIKIPEDIA

The word originates from the medieval Latin word biscoctus, meaning "twice-cooked/baked." It defined oven baked goods that were baked twice, so they were very dry and could be stored for long periods of time. Pliny the Elder boasted that such goods would be edible for centuries. Such nonperishable food was particularly useful during journeys and wars, and twice baked breads were a staple food of the Roman Legions.[1]

[edit]Italy

The first documented recipe for the biscuit is a centuries-old manuscript, now preserved in Prato, found by the eighteenth-century scholar Amadio Baldanzi. In this document, the biscuits are called of Genoa.

Pinoli, a variation of biscotti made with pine nuts rather than almonds
Although commonly used to indicate the biscuits of Prato, biscotti di Prato, in modern Italy they are also known widely by the name "cantuccini". These names actually suggest other similar regional products of Italy. The term cantuccini is most commonly used today in Tuscany, but originally refers to variations or imitations which deviate from the traditional recipe in a few key points such as the use of yeasts, acids (to make them less dry) and flavourings. Rusks are larger, longer biscuits, rustic bread dough enriched with olive oil and anise seeds.
The confusion on the name may have been born from the fact that on the old sign (still present) of "Biscottificio Antonio Mattei," the leading manufacturer of biscuits of Prato, is written just below the name of the shop: "Manufacturers of cantuccini," which at the time were one of the major products of the biscuits. The sign has remained unchanged, and after such a long time people are accustomed to associate the name "cantuccini" with the biscuits.[2][3] typical ofSardegna and Sicily.

[edit]Europe


Carquinyolis, a Spanish variation of biscotti, made with whole or sliced almonds
Through Middle French, the word was imported into the English language as "biscuit", although in English as in Italian "biscuit" does not refer specifically to a twice-baked cookie, but applies to any type of biscuit.
In Spain, carquinyoli (Catalan: [kərkiˈɲɔɫi], plural carquinyolis),[4] are made with whole or sliced almonds, typical of Catalonia and also associated with the regions of Aragon. In Batea, La Fatarella, and Prat de Comte, all inland municipalities of Catalonia, in the Terra Alta they are also called carquinyols.[5] Biscotti are traditional also in some inland towns in Valencia, where they are called rosegons or rosegós.[6] In Minorca, carquinyols are square shaped and do not include whole almonds. One Catalan food writer states that carquinyoli is derived from the French croquignole.[6] Croquignole, another name for these biscotti, is a French word of Germanic origin.

[edit]North America

In North America, where "biscuit" has taken on other meanings, twice-baked cookies are known as biscotti.

[edit]Recipe

Following rediscovery of the original recipe by Prato-based pastry chef Antonio Mattei in the nineteenth century, his variation is what is now accepted as the traditional recipe for biscotti. Mattei brought his cakes to the Exposition Universelle of Paris of 1867, winning a special mention.
The mixture is composed exclusively of flour, sugar, eggs, pine nuts; and almonds that are not roasted or skinned. The traditional recipe uses no form ofyeast or fat (butter, oil, milk). The barely wet dough is then cooked twice: once in slab form, and after cutting in sliced form, with the second baking defining how hard the biscotti are.
Traditionally in Italy, biscotti di Prato are sold together with another sweet speciality of Prato, the bruttiboni. Served after dessert, they are usually combined with orange juice.

[edit]Modern variations


Biscotti glazed with chocolate
Today the regional variations of the original are still adhered to, but the modern mass-manufactured biscotti are in actual fact closer to cantuccini, variations of biscotti.
Modern biscotti recipes often contain nuts (traditional almonds plus hazelnuts, pistachios, and pine nuts are popular choices) or spices such as anise or cinnamon.
Modern recipes include adding baking powder and spices to the flour. The nuts are then added to allow them to be coated, with the skins being left particularly when using almonds and hazelnuts. Separately, eggs are beaten together, and then any wet flavouring (e.g., almond extract or liquor), before being added to the dry ingredients. Following twice baking (once in long slab form, secondly in cut sliced form), the biscotti may be dipped in a glaze, such as chocolate.[7]

[edit]Use


Tuscan-style cantuccini served with vin santo
Being very dry, biscotti traditionally are served with a drink, into which they may be dunked. In Italy they are typically served as an after-dinner dessert with a Tuscan fortified wine called vin santo.
Outside of Italy, they more frequently accompany coffee, including cappuccinos and lattes, or black tea.
In Spain, carquinyoli are usually served with a small glass of a sweet dessert wine, such as muscat ormoscatell.

[edit]Culture

In the Catalan city Vic, "Carquinyoli" is also the name of a ceremonial figure who orchestrates an annual summer fiesta in honor of the patron saint Albert of Sicily.[8] In Vilanova i la Geltrú, biscotti with almonds are called currutacos and are most typically associated with Palm Sunday, when they are used to ornament the palm leaves that are distributed to worshipers.[9]
Biscotti are much used as an ingredient in a variety of traditional dishes.[10] In Catalonia, such dishes include rice with sardines[11] and rabbit with snails.[12] They are also used in sauces with onions (specifically calçots).[13] In coastal Baix Llobregat, biscotti are used in the sauce for a dish of duck stuffed with turnips.[14]

[edit]See also