sabato 8 settembre 2012

MAURO FAROLDI CI SCRIVE DA ATENE


In arrivo nuovi tagli

Grecia, aspettando l'autunno


Nel mese di agosto sono stati resi noti nuovi dati che fotografano in modo impietoso la situazione economica del paese a metà del 2012. A leggere questi dati sembra che nessuna "cura" sia in grado di guarire la Grecia dalla sua malattia, anzi probabilmente come alcune cure chemioterapiche per ammalati di tumore la cura nel cercare di guarire il paziente ne aggrava le condizioni generali.
La disoccupazione nel mese di giugno ha segnato un nuovo record raggiungendo la quota del 24,4% della popolazione attiva, in Grecia i disoccupati ufficiali sono il 1.216.410 in un paese che conta complessivamente 11 milioni e 300 mila abitanti. Un greco su dieci non ha lavoro compreso bambini, ragazzi, studenti, vecchi, pensionati e inabili al lavoro vari. Nell'ultimo anno la disoccupazione è cresciuta del 7,2%, dello 0,6% al mese, in alcune zone, come nella Tessaglia la disoccupazione è cresciuta del 10% solo nell'ultimo anno. Ancora più disastrosa è la situazione della disoccupazione giovanile che è arrivata al 55%. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro, organo delle Nazioni Unite, parla ormai di "un'intera generazione perduta".
La caduta del prodotto interno lordo, seppur in rallentamento, non vede tregua. Il secondo trimestre di quest'anno il calo è stato del 6,2%, nel primo trimestre del 6,5% e del 7,5% nell'ultimo trimestre del 2011. La Grecia è al quarto anno consecutivo di recessione e c'è fra i politici di governo chi ha il coraggio di dire che questi numeri ci fanno vedere "un po' di luce alla fine del tunnel", come già pochi mesi dopo che era iniziata la bufera aveva dichiarato l'allora primo ministro Papandrèu.
Il debito pubblico, secondo i dati diffusi dal ministero delle finanze, nel trimestre aprile-giugno 2012 è cresciuto di altri 23 miliardi di euro.
Il governo di "salvezza nazionale", con alla presidenza il conservatore Samaràs ma appoggiato anche da socialisti e sinistra moderata, ha annunciato che le ultime entrate fiscali erano minori del previsto a causa... dell'aumento della disoccupazione e della riduzione dei salari, e che quindi era necessario reperire altro denaro tagliando salari e pensioni, è una spirale che sembra non avere mai fine. I tagli saranno mediamente del 12,5% riguarderanno stipendi e salari "speciali", quelli alti, fra queste paghe "speciali" sono comprese anche quelle dei professori universitari, non certo baroni, che reperiscono a oggi uno stipendio di 1200 euro il mese in un paese dove il costo della vita è paragonabile a quello italiano. La promessa elettorale di "attenuare le misure d'austerità" e già diventata un lontano, nebbioso ricordo. Chiaramente questa potrebbe essere solo una prima mossa, perché se i soldi non "bastassero" il governo sarebbe costretto a tagliare anche sali e stipendi "normali".
Anche la richiesta di Samaràs durante la sua visita in Germania di poter allungare di due anni i tempi dei tagli concordati quando è arrivato l'ultimo pacchetto di aiuti, è stata fatta ad uso e consumo degli elettori greci. Samaràs probabilmente sapeva, e fin dalla prima volta che lo ha proclamato durante le elezioni, che tale richiesta non avrebbe avuto risposta se non negativa, ma l'ha voluta fare in maniera eclatante quando era sotto i fari di tutta la stampa europea, per dimostrare ai greci di aver rispettato il suo impegno elettorale. La signora Merkel ha risposto con diplomazia e fermezza, forse prestandosi anche la gioco, sostenendo che per prendere qualsiasi decisione era necessario prima la relazione della troika (la commissione di controllo di BCE, UE e FMI) su come stava procedendo il risanamento dell'economia greca.
Di sicuro è che i tagli annunciati a fine agosto andranno in porto e che il cosiddetto risanamento, concordato in primavera, procedendo continuerà ad aggravare le condizioni di vita delle classi più deboli. Il fatto poi che il crollo del PIL continui a ritmi molto sostenuti non potrà che portare ad un aumento della disoccupazione.
Con l'aria che tira c'è da pensare che l'autunno greco probabilmente sarà caldo, nonostante la stanchezza e la sfiducia che serpeggia fra molti dopo i continui, duri arretramenti. Arretramenti, stanchezza e sfiducia alimentati a piene mani dalla
politica fallimentare dei sindacati e di una sinistra riformista che al successo elettorale ottenuto alle ultime elezioni non ha saputo aggiungere che vuote, inutili parole.
Per lavoratori e pensionati greci non ci sarà nessuna "uscita dal tunnel" se non riusciranno ad esprimere una direzione che porti avanti una dura lotta di opposizione alla politica del loro governo e che avrà più probabilità di successo più riuscirà a ricevere simpatie e appoggio dagli altri lavoratori europei.

Corrispondenza da Atene

STRAGE DI BOLOGNA. PER I SERVIZI IL CASO E' CHIUSO

Il comunicato stampa che segue apre nuovi scenari sulla strage di Bologna del 1980 e tira dentro un militante dell'estrema sinistra milanese, Francesco Marra. Di lui si disse in passato che era un brigatista, poi un infiltrato di Dalla Chiesa. Un uomo dei servizi, un Rambo. Illazioni, mai corroborate da documentazione attendibile. Si tratta di un nuovo depistaggio, molto rumore per motivi forse elettorali.
O perché, lasciato da parte Mario Moretti, inattaccabile nonostante tutte le diffamazioni scritte sul suo conto, la storia delle Br deve essere cancellata da quella italiana, in qualche modo. Siamo così arrivati all'accusa più infamante.
Da fonte dei servizi segreti militari, fonte diretta, che ho raccolto in due diversi momenti, ho saputo due cose. Per loro le Br sono una storia italiana (noi lo sapevamo da sempre). E il fascicolo "strage di Bologna" è chiusa da tempo. E questo è più sorprendente. La notizia è di metà agosto. Riservata. Pubblica, ora. 



COMUNICATO STAMPA
STRAGE BOLOGNA. RAISI (FLI), PRESENZE DI MARRA, FROHLICH, KRAM E DI
VITTORIO INDIVIDUATE 32 ANNI DOPO: E' INCREDIBILE
Roma, 6 settembre 2012

Il due agosto a Bologna- giorno della strage alla stazione- c'erano
certamente Thomas Kram, Krista Margot Frohlich, il povero Mauro Di
Vittorio e ora scopriamo anche il presunto brigatista rosso Francesco
Marra: così è riportato in  atti e documenti ufficiali. Si tratta di
persone tutte collegate fra loro o ricollegabili politicamente e, come
diceva Agatha Christie scriveva spesso che “una coincidenza è una
coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze
rassomigliano ad una prova”. Non so se nella nuova inchiesta sulla
strage se ne terrà conto, resta il fatto che appare incredibile come
queste presenze significative e di cui qualcuna addirittura
inquietante (basti pensare cosa dice il brigatista Alberto
Franceschini su Marra), siano state individuate e focalizzate a 32
anni dalla strage. Prendo atto comunque,  che si stanno rompendo gli
argini del silenzio e dell'omertà e speriamo che ciò porti a quella
verità tanto attesa dai familiari delle vittime e da tutti gli
italiani. A Bologna quel giorno c'erano molte persone ed alcune sono
state individuate mentre altre ancora no, ma probabilmente lo saranno
nei prossimi giorni. Certo, rispetto ad una sentenza che non ha
dimostrato alcuna presenza in città, a cominciare proprio dai tre
condannati che- vale la pena sottolinearlo ancora una volta-  vengono
puniti per la “partecipazione” all'attentato e non in quanto esecutori
o presenti quel giorno, siamo arrivati a chiarimenti molto
importanti, decisivi.

E’ quanto dichiara Enzo Raisi, responsabile nazionale promozione e
immagine di Fli.

martedì 14 agosto 2012

In vacanza da una vita

Come si sarà capito, nel Lazio non tutte le località sono raggiunte da un buon collegamento internet. Non riesco ad aggiornare il blog. E di cose da dire ne avrei molto, anche durante l'estate. Farò una sintesi ai primi di settembre.
Per ora mi limito a segnalare l'uscita di tale Antonello Costabile, professore nella mia facoltà, ma non mio collega, che mi ha accusato nel corso dell'ultimo consiglio (19 luglio) di essere in vacanza da due anni!
Non legge il blog, e nemmeno i miei libri. Non fa niente. Certo, l'accusa è grave: una specie di truffa allo stato, dato che lo stipendio l'ho preso anche in questo anno e mezzo di congedo per motivi di ricerca. Che fare? Denunciare? Sporcarsi le mani? O sorprendersi perché nessuno o nessuna dei colleghi ha aperto bocca per difendere se stesso/a? Neanche il preside, tale Guerino d'Ignazio, che doveva difendere il mio lavoro. Neanche Antonella Salomoni, presidente del corso di laurea in Scienze Politiche. Nessuno. Eppure è' stato il consiglio a darmi (dopo estreme battaglie) il permesso per il congedo. Non lo ringrazio - visto l'esito.
Ignavia. L'ignavia non si può denunciare alla magistratura. Si sottolinea. Si segnala. Così come una storica intervista di Monti su YALE e l'università italiana. Che ho twittato. E di cui parlerò in particolare a settembre.

Buone vacanze

giovedì 19 luglio 2012

martedì 17 luglio 2012

LA TORTURA IN ITALIA


La lettera della madre di Federico Aldrovani nella ricorrenza del suo venticinquesimo compleanno con la quale si chiede che in Italia venga finalmente emanata una legge che sanzioni la tortura, come da 25 anni ci viene richiesto dalle organizzazioni internazionali.



Cari amici, 



I poliziotti che hanno massacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me perchiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell'ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo. Firma la petizione- la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100.000 firme: 

Firma la petizione
I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C'è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.

La morte di mio figlio non è un'eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell'ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.

Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell'ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l'impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell'Internonon appena avremo raggiunto le 100.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?beeXVab&v=16106 

Federico era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell'indulto e incredibilmente sono ancora in servizio. L'impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in prescrizione.

La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la Convenzione Onu contro la tortura, che l'Italia ha ratificato nel 1989 e che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe fine una volta per tutte all'impunità che garantisce che oggi i poliziotti siano al di sopra della legge.

L'Italia non è il Sudan. Non c'è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell'ordine come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell'ordine - firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici:

http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?beeXVab&v=16106 

Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad altre famiglie.

Con speranza e determinazione,

Patrizia Moretti, madre di Federico.

PROFUMO DI SOLDI

Questa la lettera della ricercatrice Serena Scotto al ministro della Pubblica Istruzione, Profumo, inviata al Corriere della Sera. Si fa un quadro abbastanza preciso dello stato delle nostre università e della ricerca.





Chiar.mo Professor Profumo (dovrei scrivere Gentilissimo signor Ministro, ma mi piace pensare che
Lei sia e resti soprattutto un professore universitario),
ho letto la pagina online del Corriere della Sera del 12 luglio che riporta stralci di Sue
dichiarazioni sotto il titolo "Università, quei 600 mila fuori corso. Il ministro Profumo: sono
troppi, più tasse"
Capisco che la giornalista abbia, nel comporre l'articolo, messo in evidenza le informazioni che le
sono parse più interessanti, e di maggiore presa sul lettore: l'aumento delle tasse universitarie
per fuoricorso e studenti extracomunitari. Mi stupisce, però, che non abbia fatto alcun cenno alla
sostanziale liberalizzazione di tutta la contribuzione studentesca introdotta dal Decreto Legge
sulla Spending Review. E' questa, infatti, la notizia più importante: il Decreto permette alle
Università pubbliche di alzare le tasse universitarie, per tutti.
Forse, Lei, Ministro, non ne ha parlato? A me, da semplice cittadina, piacerebbe che ne parlasse, e
spiegasse che cosa significa il disposto dell''art.7, comma 42, del Decreto Legge per la Spending
Review. Lei ne ha illustrato solo una delle conseguenze, temo: quella più digeribile per il Paese
(in fondo, sembra giusto che gli studenti perditempo siano spinti a studiare di più, e se anche si
aumentano le tasse per gli studenti extracomunitari...beh, diciamocelo, non sono questi i problemi
cui siamo più sensibili in questo momento...)
Ho un po' di difficoltà, io ricercatore di Economia politica, a discutere su una questione di
aritmetica con un professore ordinario di Ingegneria, ex Rettore di un Politecnico, ed ex
Presidente del CNR. Però, mentre dissento dal suo giudizio sui fuoricorso, e soprattutto dalla
soluzione che vorrebbe adottare per ridurre il fenomeno, ma anche per ridurre il numero di studenti
extracomunitari che vengono a studiare in Italia (e la nostra spinta all'internazionalizzazione
dove è andata a finire?), mi conforta un po' sapere che i numeri difficilmente tradiscono, hanno
una sola lettura corretta. Spero quindi che Lei non mi bacchetterà per quello che sto per scrivere,
e dovrà convenire che ho ragione.
L'articolo modifica (le modifiche sono IN MAIUSCOLO) l'art. 5, comma 1,  del  decreto  del
Presidente  della Repubblica 25  luglio  1997,  n.  306, titolato "limite alla contribuzione
universitaria", come segue:
" (?),la contribuzione studentesca "DEGLI STUDENTI ITALIANI E COMUNITARI ISCRITTI ENTRO LA DURATA
NORMALE DEI RISPETTIVI CORSI DI STUDIO DI PRIMO E SECONDO LIVELLO" non puo' eccedere il 20 per
cento dell'importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui
all'articolo 5, comma 1, lettera a), e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537. DEI
TRASFERIMENTI STATALI CORRENTI ATTRIBUITI DAL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA
RICERCA. E' FATTO OBBLIGO AGLI ATENEI CHE SUPERANO TALE LIMITE DI DESTINARE LE MAGGIORI ENTRATE AL
FINANZIAMENTO DI BORSE DI STUDIO A FAVORE DEGLI STUDENTI."
Se leggo bene, l'intera contribuzione studentesca di un Ateneo non poteva superare fino ad oggi il
20% di un certo importo (in realtà lo superava eccome, in un buon numero di Atenei, costretti a
tirare su un po' di soldi dall'utenza per garantire un servizio decente, ma non era prevista per
questo nessuna sanzione).
Ora, dal totale della contribuzione vengono sottratti i contributi universitari versati dagli
studenti fuoricorso e dagli studenti extracomunitari: quindi quel tetto del 20% va diviso per il
solo numero degli studenti in corso (non extracomunitari). Operando una semplice divisione
(contribuzione diviso numero studenti), in cui il numeratore è invariato ma il denominatore è
diventato minore, il risultato (=importo medio massimo delle tasse universitarie per studente in
corso non extracomunitario) è certamente maggiore.
Se vado avanti a leggere, scopro che l'importo su cui quel 20% viene calcolato non è più il
finanziamento ordinario annuale, ma un aggregato che è di solito maggiore del finanziamento
ordinario. Questa volta, rifacendo la divisione, anche il numeratore è aumentato, quindi il
risultato (=importo medio massimo delle tasse universitarie per studente in corso non
extracomunitario) sarà dunque ancora maggiore.
In conclusione, non solo si profila (anzi, direi che il Ministro dell'Università auspica) un
aumento delle tasse universitarie per i fuoricorso (e per gli studenti extracomunitari), ma si
alza, e parecchio, il limite delle tasse universitarie per gli studenti in corso.
Fin qui i numeri. Mi dica, professore: ho sbagliato? Non credo.
Credo che davvero il Governo voglia dare il via libera all'aumento delle tasse universitarie,
questione che non ha niente a che vedere con la Spending Review, ma che piuttosto attiene alla
volontà di far gravare sempre più sugli utenti il costo del servizio universitario, che sta
perdendo le sue connotazioni di servizio pubblico, e che non sarà invariato, ma peggiore, poichè è
stato ancora ridotto il tasso di turnover del personale e si procederà ad una razionalizzazione
della spesa (è razionale acquistare il materiale di consumo attraverso un sistema di convenzioni
per spuntare il miglior prezzo al ribasso, e ottenere una partita di penne spuntate? da noi a
Genova si fa già così, ma se in ogni stock di penne solo una ogni quattro funziona c'è qualcosa di
irrazionale in questa razionalizzazione, mi pare).
Con la Spending Review, quindi, si intrecciano non solo decisioni di stampo paternalistico (siamo
sicuri che tutti i fuoricorso vadano educati? io non credo, ma il discorso mi porterebbe troppo
lontano), ma anche mal celate volontà di privatizzare l'Università Pubblica: più che di revisione
della spesa, mi sembra che si stia andando verso una sostituzione della spesa pubblica con quella
privata. Dietro la necessità di risanamento si nasconde un disegno politico di privatizzazione
dell'Università, che diventerà inaccessibile
a molti. Perchè un Governo di professori universitari non comprende che l'Università dovrebbe
essere un motore di crescita, e che gli studenti cervelloni sono uniformemente distribuiti fra la
popolazione, indipendentemente dalla situazione economica delle famiglie di origine? Ed è quindi
miope, oltre che ingiusto, impedire loro l'accesso all'Università?
A questo proposito, la tanto attesa sanzione (anche questa introdotta dallo stesso articolo) per
gli atenei che superano il tetto della contribuzione universitaria pare essere una dimostrazione
emblematica di questa miopia:: gli atenei che supereranno il fatidico limite dovranno destinare le
maggiori entrate (derivanti dal superamento) al finanziamento di borse di studio a favore degli
studenti. Qui sono preparata: sono certa che si tratti di una misura di redistribuzione a favore
degli studenti meritevoli e meno abbienti, quindi di una misura equitativa. Giusto, equo, conforme
ai principi costituzionali! Se non fosse che, come ben sa, le tasse universitarie si pagano in
relazione al reddito ISEEU, che si basa su una autocertificazione comprensiva della dichiarazione
dei redditi. E che quindi c'è il rischio, se non la certezza, che le maggiori tasse pagate da chi è
figlio di un lavoratore dipendente - che non può essere evasore - e da chi è onesto siano
utilizzate per borse di studio in favore di studenti meno abbienti ma anche di figli di evasori
fiscali.
Ho letto che Lei, savonese, si è laureato al Politecnico di Torino soggiornando per tutto il corso
di studi in un collegio universitario, grazie ad una borsa di studi, che sono sicura meritasse per
il suo curriculum e per censo. Se non avesse avuto questa possibilità, avrebbe probabilmente
pendolato su scomodi treni tra Savona e Genova, perdendo tempo ed energie, e magari finendo
fuoricorso. Ci ha mai pensato, signor Ministro, a quanto è stato fortunato? Se ne ricorda ancora?
Grazie per l'attenzione

Serena Scotto
ricercatore SECS-P/01
Università degli Studi di Genova
Rappresentante eletto del Collegio scientifico-disciplinare economico-giuridico-politico in Senato
Accademico

GREG PALAST SULLA GRECIA

DIALOGO INTERESSANTISSIMO CON GREG PALAST SULLA CRISI DELL'EURO

http://youtu.be/hGEUWWGyLWg

UN SUO PEZZO PUBBLICATO SULLA RIVISTA "IN THESE TIMES"

Ecco cosa ci hanno raccontato: l'economia della Grecia è esplosa perché una banda di greci sputa-olive, trangugia-ouzo e culi pigri si rifiuta di lavorare per una giornata intera, se ne va in pensione di lusso anticipata e si gode costosissimi servizi sociali finanziati con l'indebitamento. Ora che il conto è arrivato e i greci devono pagarlo con tasse più alte e tagli al welfare, loro corrono a ribellarsi urlando per strada, sfasciando vetrine e bruciando banche.


Io questa storia non me la bevo, perché il documento che ho in mano è marcato come 'Riservato'.



Vado al dunque: la Grecia è la scena di un crimine. I greci sono vittima di una frode, di una truffa, di una fregatura, di una fandonia. E, tappate le orecchie ai bambini, l'arma fumante del delitto è in mano a una banca di nome Goldman Sachs.



Nel 2002 Goldman Sachs ha segretamente acquistato 2,3 miliardi di euro di debito pubblico greco, convertedoli tutti in yen e dollari, e rivendendoli immediatamente alla Grecia. Un affare con cui Goldman ha perso un sacco di soldi. Sono stati stupidi? Come una volpe: l'operazione era un imbroglio basato su un falso tasso di cambio fissato dalla banca.



Goldman aveva siglato un accordo segreto con il governo greco dell'epoca per nascondere l'enorme disavanzo statale: la falsa perdita di Goldman Sachs era il falso guadagno dello Stato greco. Il governo liberista di centro-destra di Atene avrebbe poi rimborsato la 'perdita' della banca a un tasso usuraio, ma con questo folle escamotage avrebbe camuffato il suo deficit facendolo rimanere sotto la soglia del 3 per cento del Pil. Fico! Fraudolento ma fico.



Ma i trucchi costano cari di questi tempi: oltre al pagamento di interessi assassini, Goldman ha chiesto alla Grecia anche una parcella da oltre un quarto di miliardo di dollari.



Quando nel 2009 il nuovo governo socialista di Gheorghios Papandreou è entrato in carica, ha aperto i libri contabili e i pipistrelli di Goldman sono volati fuori. Gli investitori sono andati su tutte le furie, chiedendo interessi mostruosi per prestare altro denaro necessario a ripagare questo debito.



I detentori di titoli di Stato greci, colti dal panico, sono corsi ad assicurarsi contro la bancarotta dello Stato. Quindi sono schizzati in alto anche i prezzi delle polizze contro il fiasco dei bond, in gergo Credit default swap (Cds). E indovinate chi ha fatto un sacco di soldi vendendo questi Cds? Goldman Sachs.



Goldman e le altre banche sapevano benissimo che stavano vendendo ai loro clineti prodotti in putrefazione, merda dipinta d'oro. Questa è la loro specialità. Nel 2007, mentre le banche vendevano Cds e mutui subprime, Goldman teneva una 'posizione corta' scommettendo sul fatto che i suoi prodotti finanziari sarebbero finiti nel cesso. Con quest'altra truffa, Goldman ha guadagnato un altro mezzo miliardo di dollari.



Alla fine di tutto questo, invece di arrestare l'amministratore delegato di Goldman, Lloyd Blankfein, facendolo sfilare in una gabbia per le strade di Atene, viene messa sotto accusa la vittima della frode: il popolo greco.