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martedì 23 ottobre 2012

RICERCATORI ALLA RICERCA!

Per conoscenza di tutti i parlatori fallibili di cui il consiglio di facoltà di Scienze politiche dell'Università della Calabria sembra essere farcito, riporto quanto scritto dal collega Gianfelice, che cita sentenza del TAR del LAZIO la quale dà, finalmente, ragione a quanto si va sostenendo da anni durante le lotte mensili all'interno del consiglio stesso: i ricercatori devono fare ricerca!
Che poi il mio quasi ex preside affermi che ripeto sempre le stesse cose, ebbene, che continui a dirlo!
Capiterà l'occasione per ribadire.

Intanto l'ex assessore alla Cultura della Regione Calabria, prof. ordinario, che abbiamo in Consiglio, convoca la seguente!!!


Cari colleghi,
unicalduemilaventi, promosso da un gruppo informale di docenti Unical, invita a partecipare al seminario di analisi e proposte
Quattro Regolamenti sbagliati, un’occasione per discuterne”.
L’incontro, che sarà coordinato dal prof. Domenico Cersosimo, si terrà il giorno 23 ottobre 2012 nello University Club a partire dalle 15:30.
Si allega la locandina col programma dell'evento.


meglio il 

TAR DEL LAZIO



è interessante notare che, al pari della sentanza del TAR della Puglia sez. di lecce (N. 01123/2012 REG.PROV.COLL. N. 00419/2011 REG.RIC.) che fa chiarezza sulla questione retribuzione della didattica curricolare erogata dai ricc., la sentenza del TAR del Lazio di cui al messaggio qui sotto, oltre a fare chiarezza sugli obblighi di presenza in sede per i ricc., rende anche loro giustizia circa la questione inerente gli obblighi didattici che questa particolare categoria di docenti universitari ha.

infatti, testualmente, il collegio scrive:

[...]
Il Collegio ritiene che ai fini della determinazione da assumere non si possa prescindere dall'esame della normativa di settore, d'altronde richiamata da entrambe le parti in causa che hanno prodotto memorie.
Ebbene, l'art. 6 l.n. 240/2010, al comma 3 prevede che: "I ricercatori di ruolo svolgono attività di ricerca e di aggiornamento scientifico e, sulla base di criteri e modalità stabiliti con regolamento di ateneo, sono tenuti a riservare annualmente a compiti di didattica integrativa e di servizio agli studenti, inclusi l'orientamento e il tutorato, nonché ad attività di verifica dell'apprendimento, fino ad un massimo di 350 ore in regime di tempo pieno e fino ad un massimo di 200 ore in regime di tempo definito".
Al Collegio appare sufficientemente chiaro che la norma indica che sia il regolamento di ateneo a stabilire modalità e criteri in ordine allo svolgimento di attività di ricerca e aggiornamento scientifico (attività "primaria" per un "ricercatore"), non quantificate nel loro ammontare orario, mentre per quel che riguarda i compiti (secondari per un "ricercatore") di didattica (infatti definita) "integrativa", di servizio agli studenti e di verifica dell'apprendimento il legislatore stesso ha fissato solo un limite massimo di 350 ore in regime a tempo pieno, che è quel che qui interessa. Nulla viene detto in ordine ad obblighi di presenza "fisica" giornaliera nelle sedi di ateneo.
Il successivo comma 7, poi, è ancora più esplicito nel prevedere che "Le modalità per l'autocertificazione e la verifica dell'effettivo svolgimento della attività didattica e di servizio agli studenti dei professori e dei ricercatori sono definite con regolamento di ateneo, che prevede altresì la differenziazione dei compiti didattici in relazione alle diverse aree scientifico-disciplinari e alla tipologia di insegnamento, nonché in relazione all'assunzione da parte del docente di specifici incarichi di responsabilità gestionale o di ricerca. Fatta salva la competenza esclusiva delle università a valutare positivamente o negativamente le attività dei singoli docenti e ricercatori, l'ANVUR stabilisce criteri oggettivi di verifica dei risultati dell'attività di ricerca ai fini del comma 8."
Anche qui al Collegio appare sufficientemente chiaro che la norma fa riferimento a modalità di "autocertificazione" per lo svolgimento della "secondaria" attività di cui al comma 3 e, nuovamente, al regolamento di ateneo per la verifica dell'effettivo svolgimento delle stesse. In sostanza, dal complessivo esame della norma, si rileva che l'attività "secondaria" in questione è fissata in un massimo orario annuale da attestarsi in "autocertificazione" con modalità individuate nel regolamento di ateneo. Nessuna considerazione in merito è estesa a delibere del Consiglio di amministrazione o a iniziative dei Presidi di facoltà.
[...]

Dunque al TAR del Lazio, contro l'avviso del MIUR, appare chiaro che l'attività principale dei ricc. univ.ri sia l'attività di ricerca e l'aggiornamento scientifico mentre quella didattica sia secondaria. Appare inoltre chiaro al collegio che quest'ultima sia costituita dalla didattica integrativa il cui limite superiore annuo eogabile ammonta a 350 ore, da certificarsi mediante autocertificazione.
su questo punto appare quindi chiaro che, come sottolineano i giudici del TAR, quanto recita il comma 7 dell'art. 4 della 240/2010 implica che l'ateneo deve esclusivamente regolare la modalità di autocertificazione dell'assolvimento degli obblighi didattici di proff. e ricc. prevedendo anche "la differenziazione dei compiti didattici in relazione alle diverse aree scientifico-disciplinari e alla tipologia di insegnamento".
è dunque evidentemente illegittimo prevedere una modalità distinta dall'autocertificazione dell'attività didattica di un docente.
inoltre, l'erogazione di didattica curricolare da parte dei ricc. non può essere quindi in nessun caso fatta oggetto di obbligo.
per svolgere questo compito, se lo desidera, il ric. deve esprimere il proprio consenso (per iscritto, secondo il CUN) ed essere remunerato secondo quanto previsto da un apposito regolamento d'ateneo.

appare evidente che tutto ciò mal s'accorda con quanto evidenziato dalla lettera aperta che alcuni colleghi hanno inteso qualche giorno fa inviare ai membri del SA dell'unical.

ovvero che, nel verbale della seduta del Senato Accademico del 5 Luglio u.s., durante la quale, nel passaggio relativo alla approvazione "Regolamento relativo ai compiti didattici dei ricercatori di ruolo
e alla determinazione della retribuzione aggiuntiva di cui all'art. 6, commi 3 e 4, della Legge 30.12.2010, n. 240", accedendo in data 8 Ottobre
agli atti approvati e pubblicati, nel testo del verbale compariva il passaggio seguente:
"Il Preside Perrelli e il Direttore Maggiolini concordano nel proporre che nel Regolamento di Ateneo si preveda tra i compiti del Direttore di Dipartimento quello di elaborare una relazione sulle attività` didattiche svolte nel Dipartimento stesso, in particolare, dai ricercatori, al fine di verificarne le ore integrative.
Il Senato Accademico approva all'unanimita` l'opportunita` di prevedere nel Regolamento di Ateneo tra i compiti del Direttore di Dipartimento quello di elaborare una relazione sulle attivita` didattiche svolte nel Dipartimento stesso, in particolare, dai ricercatori, al fine di verificarne le ore integrative, secondo quanto proposto dal Preside Perrelli e dal Direttore Maggiolini."
Benché, accedendo successivamente al verbale in data 9 Ottobre, il testo compare modificato come segue:
"Il Preside Perrelli propone che nel Regolamento di Ateneo si preveda tra i compiti del Direttore di Dipartimento quello di elaborare una relazione sulle attivita` didattiche svolte nel Dipartimento stesso, in particolare, dai ricercatori, al fine di verificarne le ore integrative.
Il Senato Accademico approva all unanimita` l opportunita` di prevedere nel Regolamento di Ateneo tra i compiti del Direttore di Dipartimento quello di elaborare una relazione sulle attivita` didattiche svolte nel Dipartimento stesso."

lascio a chi legge ogni commento, ma direi che la cosa si commenta da sola...

a tal proposito vorrei ricordare agli onorevoli senatori che il verbale dei lavori di un organo collegiale di un istituto della Pubblica
Amministrazione è un atto giuridico appartenente alla categoria delle
certificazioni, quale documento avente lo scopo di descrivere atti o
fatti rilevanti per il diritto, compiuti in presenza di un funzionario
pubblico cui è stata attribuita la funzione verbalizzante.
pertanto non può essere sostituito, semmai può essere rettificato dalla pubblicazione di una nota a ciò preposta.

se non erro la nostra università ospita anche la scuola superiore di scienza delle amministrazioni pubbliche.
sarebbe magari il caso che qualcuno ci facesse un giretto, casomai captasse qualche consiglio utile per lo svolgimento in modo consono della propria funzione di dirigente dello stato?

non fosse altro perché, in aggiunta alle politiche di smantellamento messe in atto già da diversi anni dalle ultime amministrazioni statali nei confronti dell'Università Pubblica Italiana, per lo più miopemente avallate o passivamente subite dalla sua classe dirigente, questa - ed in particolare il nostro ateneo - sta subendo un gravissimo danno d'immagine agli occhi della collettività, a causa di
comportamenti scellerati di chi vi opera, opportunamente amplificati da talvolta capziose testate informative spesso dedite al senzazionalismo piuttosto che all'inquadramento della notizia nella giusta dimensione.

guadagnarsi ulteriormente la ribalta fomentando il clima di conflitto tra ruoli o categorie che l'attuale riforma ha rinvigorito mi pare fuori luogo, soprattutto se, come appare evidente leggendo le summenzionate sentenze, si hanno argomenti deboli...

Non vorrei però che si commettesse l'errore logico, che peraltro taluni commettono, di pensare che portare allo scoperto, pubblicizzandoli adeguatamente, comportamenti anomali, magari addirittura illegittimi, di chi ricopre posizioni direttive in un istituzione pubblica, in fin dei conti non faccia altro che danneggiare l'immagine di quest'ultima, arrivando alla conclusione che pertanto, in ultima analisi, chi manifesta la volontà di scoprire le carte vada stigmatizzato in virtù del fatto che magari è meglio lavare i panni sporchi in famiglia... Infatti, un istituzione pubblica in quanto tale è un soggetto privo di volontà e pertanto non può essere accusata né di colpa né tantomeno di dolo.
Al contrario, è chi la anima e soprattutto chi è chiamato a dirigerla
un istituzione che, nel perseverare in comportamenti dubbi dal punto di
vista della correttezza istituzionale, le recano in ultimo un danno d'immagine.

cordialmente,

m.gianfelice

giovedì 11 ottobre 2012

LETTERA APERTA AL SENATO ACCADEMICO DELL'UNIVERSITA' DELLA CALABRIA

L'Università italiana è come questo cavallo morto che ho fotografato il 20 agosto sopra un monte in centro Italia



Lo squinternato susseguirsi di decreti rettorali ad Arcavacata, Università della Calabria, su un nodo critico dell'Università italiana, ossia il ruolo dei ricercatori, ha prodotto una serie di aberrazioni giuridiche che addirittura violano in senso negativo la legge Gelmini, da noi combattuta con forza nel corso degli ultimi anni prima della sua definitiva approvazione.

Il nodo dei ricercatori scoppiò come caso nella nostra facoltà (Scienze Politiche) quando uno di noi chiese un anno accademico di congedo per motivi di ricerca, ossia per svolgere il proprio lavoro, per il quale lo Stato ci paga. Fu istituita una ridicola "commissione per i congedi" che non poté fare altro che rimandare alla legge, ossia che il ricercatore aveva il diritto di chiedere fino a un massimo di cinque anni di congedo per ricerca ogni dieci. La follia è giunta a parlare di "compiti istituzionali dei ricercatori", intendendo con essi "l'insegnamento", e ad accordare meno di un anno di congedo a una collega che ha vinto una borsa di studio in Germania e negli Usa, perché possa tornare a maggio per insegnare. E questo per volontà del preside e ignavia di gran parte dei ricercatori-non miei colleghi.
Oggi il senato accademico ormai scaduto (le elezioni si sono svolte dieci giorni fa), decaduto e screditato, si è vista recapitare questa lettera aperta. E dato che è aperta, la pubblico.
Non ci sono nomi, ma il riferimento è ai presidi delle facoltà e la rettore, a qualche direttore di dipartimento e un paio di vecchi ricercatori non rieletti.



LETTERA APERTA


Ai componenti il Senato Accademico
dell’Università della Calabria
Loro Sedi


Rende, 11 Ottobre 2012

“Condivisione e partecipazione” e “senso di appartenenza”. Spiegando come questi concetti dovessero diventare centrali nella vita della nostra università, il Rettore apriva, ormai più di un anno e mezzo fa un’assemblea d’ateneo con la quale egli intendeva anticipare alla comunità accademica la trasformazione dell’università che sarebbe avvenuta nei mesi a seguire e l’inizio di un effettivo quarto mandato, opportunamente ratificato dal ministro competente nell’afa agostana.
Condivisione e partecipazione abbiamo cercato, invano, da allora. Certamente ne’ condivisione ne’ partecipazione troviamo oggi, nella compulsiva attività di produzione di regolamenti avviata da un senato accademico in via di scadenza e politicamente già scaduto.
Se promozione del “senso di appartenenza” doveva venire, nell’ultimo anno, dalla scrittura e dall’approvazione delle modifiche di statuto, ci viene forte il dubbio di aver frainteso il messaggio, visto che tutti (o quasi) i membri della commissione e del senato dichiarano oggi pubblicamente di non gradire il risultato ottenuto.
Sarà forse questa la ragione per cui anche le norme contenute nel nuovo statuto vengono costantemente disattese quando il senato approva regolamenti in assenza del “parere favorevole obbligatorio” del CdA, che, a norma di statuto (e di legge), dovrebbe precedere l’approvazione, ma che arriverà, siamo certi, solo con un lieve ritardo.
D’altra parte, abbiamo appreso da poco dell’animato dibattito svoltosi nello stesso senato, riguardo alla possibilità di esprimere un “dissenso”, ovvero un “forte dissenso” rispetto alla legge Gelmini.
Ci viene allora il dubbio che sia questo il motivo che spinge a disattendere anche la legge, almeno quando si tratti delle questioni relative alla didattica dei ricercatori.
E’ peraltro innegabile che le ambiguità e le ipocrisie riguardo al ruolo dei ricercatori nell’università siano emblematiche (e al tempo stesso il simbolo) dello stato di degrado culturale dell’accademia italiana. Tuttavia, le “soluzioni” elaborate e presentate dal senato della repubblica indipendente di Arcavacata sono, a nostro avviso, anche un segnale della necessità di cambiamento della classe dirigente del nostro ateneo.
Basti citare, a mo’ di esempi, l’obbligo imposto a tutti i ricercatori di svolgere almeno 150 ore di didattica integrativa in aula (senza curarsi nemmeno del fatto che, se davvero tutti i ricercatori lo facessero, non basterebbero le aule, ne’ le 24 ore del giorno solare medio), la dichiarata volontà di non retribuire i corsi a scelta (come se essi non costituissero la vera ricchezza dell’attività didattica e non fossero legalmente necessari nei piani di studio), oppure il fatto che solo grazie alla spinta di una raccolta di firme promossa dai ricercatori, questi ultimi hanno oggi la possibilità di essere responsabile scientifico di un assegno di ricerca (forse al fine di facilitare la vita alla commissione regionale che opererà nelle prossime settimane, tale
possibilità era inizialmente negata dal regolamento apparentemente approvato dal senato in data 14/12/2011, ma della cui approvazione non appare traccia in alcun verbale) .
E’, infine, di queste ultime ore il senso di meraviglia e al tempo stesso di ammirazione che ci è sorto nel notare come il verbale (già approvato) dei lavori del senato accademico relativo alla seduta del 5 luglio u.s., sia stato modificato, nella versione disponibile sul sito web dell’ateneo, dopo le richieste di chiarimento avanzate da alcuni ricercatori. Accedendo infatti in data 8 Ottobre, nel testo del verbale compariva il passaggio seguente:
“Il Preside Perrelli e il Direttore Maggiolini concordano nel proporre che nel Regolamento di Ateneo si prevedDipartimento stesso, in particolare, dai ricercatori, al fine di verificarne le ore integrative.
Il Senato Accademico approva all’unanimitstesso, in particolare, dai ricercatori, al fine di verificarne le ore integrative, secondo quanto proposto dal Preside Perrelli e dal Direttore Maggiolini.”

Successivamente, accedendo al verbale in data 9 Ottobre, il testo compare modificato (!) come segue:
“Il Preside Perrelli propone che nel Regolamento di Ateneo si prevricercatori, al fine di verificarne le ore integrative.
Il Senato Accademico approva all’unanimstesso.”
Senza entrare nel merito di un cambiamento di testo a favore di una versione più “sobria” e meno repressiva e irriguardosa dei diritti dei ricercatori (ma rimarcando che essi hanno sempre contribuito al mantenimento di un’offerta didattica ormai insostenibile svolgendo compiti non dovuti, e al contempo sottopagati o gratuiti), non si può non esprimere preoccupazione davanti alla leggerezza con cui si procede a tali passaggi formali e sostanziali, soprattutto nella fase attuale, di frenetica attività dedicata alla scrittura delle regole che condizioneranno la vita futura del nostro ateneo.
Auspichiamo, pertanto, che sia il nuovo Senato Accademico ad ottemperare a tali compiti istituzionali, e che, grazie alla legittimazione politica ricevuta con le elezioni, esso sia in grado di prevedere una maggiore partecipazione della comunità accademica al processo di scrittura delle regole di funzionamento, anche (banalmente) inviando le bozze di regolamento ai dipartimenti per riceverne dei pareri consultivi prima dell’approvazione.

Distinti saluti,
Puzzo Fernando
Aiello Iolinda
Aloi Gianluca
Campennì Antonino
Carini Manuela
Della Corte Elisabetta
Di Renzo Alberto
Formoso Vincenzo
Golemme Gianni
La Deda Massimo
Lanzillotta Monica
Migliori Massimo
Nicotera Isabella
Plastina Francesco
Polizzi Francesco
Pierfrancesco Riccardi

mercoledì 19 settembre 2012

Mercimonio di Esami all'Università della Calabria



L'università della Calabria è al centro di un'inchiesta sul mercimonio di esami e lauree.
L'articolo che ce lo spiega è tratto da "Il quotidiano" on-line. Il rettore Giovanni Latorre, il grande ed eterno rettore (a. D. 1999), intende tutelare il buon nome del suo ateneo. Dopo anni in cui, non si sa come, lo stesso risultava ai primi posti delle classifiche italiane, finalmente questa estate sono stati resi noti i risultati di uno studio svolto a in Cina dall'Institute of Higher Education della Shanghai Jiao Tong University, nel quale l'Unical non compare tra le prime 500 università del mondo. In generale gli atenei italiani si affacciano in classifica dopo il centesimo posto.
Questa sciocchezza si legge invece sul portale Unical al seguente indirizzo: http://www.unical.it/portale/didattica/guida/
(notare il "tra l'altro")

"Università della Calabria – Campus di Arcavacata, a trentotto anni dalla sua istituzione, è una delle realtà accademiche più dinamiche e importanti del Paese.
Lo conferma, tra l’altro, il prestigioso piazzamento al vertice della graduatoria tra le università italiane di grandi dimensioni (20 mila/40 mila studenti) che l’ateneo di Arcavacata ha fatto registrare nelle ultime due valutazioni effettuate dal quotidiano “la Repubblica”sulla base dei dati forniti dal Censis."


COSENZA - Sono 72 le lauree in lettere e filosofia che l’Università della Calabria dovrà provvedere ad annullare perchè conseguite attraverso falsi esami. È quanto è emerso dall’inchiesta della Procura di Cosenza che stamane ha provveduto ad emettere l’avviso di conclusione delle indagini.   Gli indagati sono 75 indagati: 72 laureati, appunto, e poi un tutor e due dipendenti amministrativi dell’Università della Calabria.   Dal marzo del 2011 gli inquirenti hanno acquisito i fascicoli personali di circa 7000 studenti laureatisi dal 2004 al 2011. L'esame della documentazione, è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini, ha consentito di accertare una vera e propria «organizzazione criminale composta da personale amministrativo e studenti finalizzata al conseguimento fraudolento del titolo di studio in lettere e filosofia».   Nei mesi scorsi la facoltà di Lettere ha già preannunciato che si costituirà parte civile. 
L'ATENEO TUTELA LA SUA IMMAGINE - Il rettore dell’Università della Calabria, Giovanni Latorre, in una nota esprime «piena fiducia nell’operato della magistratura, ma anche l’auspicio che le ipotesi di accusa, rivolte a studenti e amministrativi dell’Ateneo, possano essere chiarite dai diretti interessati».   Latorre «conferma anche in questa circostanza – è scritto in una nota – quanto già anticipato all’inizio della vicenda, vale a dire che, nell’eventualità di sviluppi dell’indagine lesivi dell’Ateneo, l’Unical procederà con determinazione alla tutela della propria immagine e del proprio prestigio accademico ed istituzionale nei modi e nelle forme previsti dalla legge».   Nell’indagine chiamata "Centodieci e Lode", l’Università della Calabria è rappresentata e difesa dall’avvocato Ninì Feraco, del Foro di Cosenza.
LE ACCUSE DELLA PROCURA - Il sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Tridico, contesta agli indagati, a vario titolo, i reati di falso e introduzione abusiva nel sistema informatico dell’Ateneo.   Le indagini hanno avuto inizio dopo la denuncia del preside della facoltà di lettere e filosofia, Raffaele Perrelli, che fu informato che un docente della sua facoltà, Roberto Bondì, non aveva riconosciuto come sua la firma apposta in uno degli statini inseriti nel fascicolo di un candidato in una seduta di laurea. Nel corso delle indagini è stato sequestrato un ingente quantitativo di materiale e sono state compiute numerose consulenze grafologiche che hanno portato alla luce un complesso sistema di "collaborazione" per "agevolare" l’iter accademico di studenti «ansiosi di giungere al conseguimento della laurea, senza compiere alcuno sforzo».   
Le notifiche dell’avviso di conclusione delle indagini hanno avuto inizio stamane ed ora gli indagati hanno a disposizione 20 giorni per chiedere alla Procura di essere sentiti oppure per presentare memorie difensive. L’inchiesta sui falsi esami alla facoltà di Lettere ha portato a scoprire un sistema che era diffuso in tutto l’Ateneo. La Procura, infatti, da alcuni mesi sta effettuando accertamenti e verifiche su sette facoltà. Nel luglio scorso sono stati acquisiti gli atti relativi alle lauree conseguite dal 2008 al 2011. C'è anche chi è riuscito a dare sette esami in un giorno, superandoli tutti brillantemente con un bel trenta e lode, filando via verso la laurea conseguita, naturalmente, con il massimo dei voti. È una delle vicende ricostruite dalla Procura della Repubblica di Cosenza nell’avviso di conclusione delle indagini per i falsi esami alla facoltà di lettere dell’Università della Calabria.   
IL MECCANISMO DELLA TRUFFA - Il sostituto procuratore Antonio Tridico ha sequestrato oltre 20 mila atti attraverso i quali ha ricostruito minuziosamente le modalità con le quali gli studenti riuscivano ad attribuirsi gli esami pur non avendoli mai sostenuti.   Il meccanismo utilizzato era semplice: si fotocopiava uno statino già utilizzato, si sostituiva il nome dello studente che aveva realmente sostenuto l’esame, si apponeva la firma del docente, con quest’ultimo ignaro di tutto, e si inseriva nel fascicolo del futuro laureando.   Su alcuni documenti è stata trovata anche la firma di qualche docente che ormai non insegna più da anni nell’Università della Calabria

martedì 14 agosto 2012

In vacanza da una vita

Come si sarà capito, nel Lazio non tutte le località sono raggiunte da un buon collegamento internet. Non riesco ad aggiornare il blog. E di cose da dire ne avrei molto, anche durante l'estate. Farò una sintesi ai primi di settembre.
Per ora mi limito a segnalare l'uscita di tale Antonello Costabile, professore nella mia facoltà, ma non mio collega, che mi ha accusato nel corso dell'ultimo consiglio (19 luglio) di essere in vacanza da due anni!
Non legge il blog, e nemmeno i miei libri. Non fa niente. Certo, l'accusa è grave: una specie di truffa allo stato, dato che lo stipendio l'ho preso anche in questo anno e mezzo di congedo per motivi di ricerca. Che fare? Denunciare? Sporcarsi le mani? O sorprendersi perché nessuno o nessuna dei colleghi ha aperto bocca per difendere se stesso/a? Neanche il preside, tale Guerino d'Ignazio, che doveva difendere il mio lavoro. Neanche Antonella Salomoni, presidente del corso di laurea in Scienze Politiche. Nessuno. Eppure è' stato il consiglio a darmi (dopo estreme battaglie) il permesso per il congedo. Non lo ringrazio - visto l'esito.
Ignavia. L'ignavia non si può denunciare alla magistratura. Si sottolinea. Si segnala. Così come una storica intervista di Monti su YALE e l'università italiana. Che ho twittato. E di cui parlerò in particolare a settembre.

Buone vacanze

giovedì 19 luglio 2012

sabato 10 marzo 2012

Régine



Regine Laugier
tel: ++39 0984 494374e-mail: r.laugier@unical.it
Professore Associato di Lingua Francese



Ieri è mancata la collega Régine Laugier, improvvisamente, nel campus di Arcavacata