venerdì 7 dicembre 2012

ALEXIS

Sono passati quattro anni dall'omicidio di Alexis Grigoropoulos commesso dall'agente speciale Epaminondas Korkoneas, avvenuto ad Atene il  6 dicembre 2008.

Il sito tvsx.gr propone una serie di istantanee di allora, tra cui alcuni inediti.



ALEXIS 
Davanti al parlamento. Ucciso un ragazzo di quindici anni il 6/12
Assassini


La tomba di Alexis

Manifestazione in Turchia





martedì 4 dicembre 2012

"QUASI" SENZA CONSEGUENZE PER PAOLO

Si è risolto tutto, come informa lo stesso Paolo sul suo blog "insorgenze", ma non senza conseguenze.
Perché il carcere ti ricorda sempre che sei suo possesso. Anche se hai ragione.







Carcere e sanzioni disciplinari, un aggiornamento e poi basta

DICEMBRE 4, 2012
Da alcuni giorni arrivano da più parti preoccupate richieste di notizie sulla mia situazione dopo il post del 5 novembre (vedi qui) nel quale raccontavo dei possibili rischi di sanzioni disciplinari per quanto era accaduto il sabato precedente, 3 novembre, durante un surreale incontro con la Direttrice del reparto semiliberi di Rebibbia reclusione.
L’assenza di informazioni aggiornate sulla vicenda e il prolungato silenzio del blog, dovuto a diverse ragioni (sovraccarico di impegni e semi-vita familiare che ho dedicato più del solito a mio figlio), hanno creato un po’ di allarme.
Mi scuso innanzitutto con i compagni, gli amici e i lettori che ringrazio per l’attenzione e la premura dimostratami.
Corro subito ai ripari cercando di spiegare per sommi capi cosa è successo nel frattempo.
La contestazione disciplinareCol senno del poi posso dire che la decisione di raccontare subito quanto accaduto il mattino di quel sabato è stata una scelta lungimirante. Il lunedì successivo (5 novembre), infatti, al rientro serale in carcere l’ispettore di turno mi ha informato della presenza di una contestazione disciplinare mossa a mio carico dalla Direttrice di reparto protagonista dell’episodio.
Il testo, molto lungo e scritto a mano sul registro delle udienze, era di difficile lettura. Al suo interno si forniva un resoconto incompleto e non corrispondente allo svolgimento dei fatti avvenuti, soprattutto si delineava un profilo disciplinare della mia condotta verbale etichettata come «irrispettosa e offensiva».
Nel testo, che sembrava uscito da una pièce di Ionesco, la responsabile di reparto mi attribuiva frasi prive di senso, frutto di palesi equivoci tipici di chi non ha la capacità di ascoltare, come il fatto che io avessi sostenuto di possedere un “contratto di lavoro trimestrale” mentre avevo inutilmente tentato di spiegare che la mia retribuzione era «a cadenza trimestrale».
Nemmeno uno come Totò nei suoi mirabolanti “quiproquo” con Peppino de Filippo era mai arrivato a tanto.
Il testo della contestazione seppure carico di stizza furiosa aveva comunque del sublime, era qualcosa che toccava i vertici del teatro dell’assurdo. Ma purtroppo per me, come per tutti quelli che vivono questi episodi nel quotidiano del carcere, quella non era una messa in scena ma il realismo carnevalesco della punizione.
La Direzione archivia tutto
Preso atto delle contestazioni ho redatto delle note difensive inviate alla Direzione. A quel punto, secondo quanto previsto dalle norme dell’ordinamento e del regolamento penitenziario che regolano i procedimenti disciplinari, entro 10 giorni dalla contestazione avrebbe dovuto svolgersi un’azione disciplinare nel corso della quale si sarebbero dovuti valutare fondatezza ed eventuale portata dei fatti contestati, per poi decidere se erogare, o meno, una sanzione.
In quei giorni di attesa una domanda dominava su tutte le altre: chi sarebbe venuto a presiedere l’azione disciplinare?
La stessa responsabile di reparto, nella tripla veste di accusa, giudice e presunta parte lesa – eventualità ammessa dall’ordinamento penitenziario – oppure, molto più opportunamente, un altro dirigente d’Istituto?
Il dilemma è rimasto tale perché allo scadere dei 10 giorni non è accaduto nulla.
Con molta saggezza chi è gerarchicamente al di sopra della funzionaria che dirige il reparto Semiliberi ha deciso altrimenti, ritenendo evidentemente infondati i rilievi mossi.
La storia poteva dirsi conclusa qui. E invece no, il veleno è sempre nella coda, ci insegna madre natura.
La nota al magistrato in cui si segnalano «atteggiamenti di arroganza, offesa e di insofferenza nei confronti della Istituzione»Il 23 novembre mi viene notificato il rigetto di una licenza, di un solo giorno, che avevo chiesto nel fratempo per stare insieme a mia madre il giorno del suo settantasettesimo compleanno.
Leggendolo con attenzione ho scoperto che il rifiuto aveva valore di sanzione per l’episodio del 3 novembre.
Il provvedimento negativo era desunto da una nota proveniente dal carcere (la fonte non è indicata) allegata alla domanda di licenza, protocollata n° 17159/12, inviata il 7 novembre 2012, dunque due giorni dopo la contestazione disciplinare senza esito, nella quale si riferisce dell’arrivo di una «comunicazione circa comportamenti posti in essere dal Persichetti in data 5/11/12 [c'è un errore di data, Ndr] nei confronti della dottoressa Trapazzo, consistiti in atteggiamenti di arroganza, offesa e di insofferenza nei confronti della Istituzione e della singola persona».
Si riportano anche due frasi virgolettate che dovrebbero rappresenare la prova della condotta verbale incriminata. Frasi che però risultano indecifrabili.
Questo provvedimento di rigetto è ancora oggetto di ricorso presso l’ufficio del magistrato, dunque evito di entrare troppo nei dettagli. Il problema evidentemente non è il giorno di licenza rifiutato ma il merito di una sanzione erogata in assenza, non solo di infrazione disciplinare, ma addirittura della procedura prevista per valutarne il fondamento, dunque per un fatto nullo e non avvenuto. “Il fatto non sussiste” è la formula di rito in uso in questo caso.

ANARCHICI CONTRO ALBA DORATA

I compagni anarchici hanno colpito oggi una sede decentrata di Xrisi Afgi, il partito neonazista greco.
La bomba non era ad alto potenziale e non ha causato danni strutturali alla sede, come si può vedere dalla foto.


Il partito ha emesso un comunicato nel pomeriggio, con il quale condanna, più che l'attentato, il silenzio delle forze politiche al governo.


Comunicato ufficiale del partito Alba Dorata (ore 15)


Noi non sorprende il fatto che dieci ore dopo lo scoppio di un ordigno ad alto potenziale presso gli uffici della locale Organizzazione occidentale Attica di Aspropyrgos nessun partito abbia condannato l'atto terroristico. Tutti sanno come dalle basi anarchiche in tutta la Grecia continueranno le azioni criminali, come in passato anche contro edifici pubblici. Ma nel nostro caso, l'attacco contro la sede e il personale della Federazione di Aspropyrgos ha registrato la tolleranza dello Stato. Quando Samaras toglierà loro il fazzoletto che nasconde le facce dei terroristi. 

E' chiaro che l'unico problema della fatiscente e marcia classe politica è Alba Dorata, altrimenti non si spiega come  ogni volta che abbiamo reso pubblica una dichiarazione considerata "razzista" tutti i partiti politici si sono organizzati in manifestazioni di protesta, senza distinzione. Ma quando gli attacchi terroristici sono contro i nazionalisti greci, allora va tutto bene! Cadono i muri. RESTANO LE IDEE.


Noi siamo contenti che i partiti tacciano. Per una volta non si arrischiano a condannare la violenza. Quella stessa che è divenuta parte della quotidianità greca e nella quale Alba Dorata si trova a proprio agio. 










sabato 1 dicembre 2012

BERIOZKA

Colore Betulla

BERIOZKA in russo significa "BETULLA", il nome che si è scelto un giornalista italiano che lavorava per i servizi di una potenza straniera.
E' anche l'autore dell'articolo che ha mandato in carcere, alla fine, Sallusti.
No al carcere è uno dei punti fermi di questo Blog. Abolizione dell'ergastolo e pene alternative. Non faccio eccezione per Sallusti. E' bene leggere per capire. E, comunque, Sallusti sta facendo di tutto per finirci davvero, in carcere, luogo dove non lo vorrebbero proprio vedere i giudici.

Ecco il pezzo, firmato allora da Dreyfus (altro pseudonimo di Betulla) uscito su "Libero". Pezzo, completamente privo di ogni fondamento e mai rettificato, nonostante le richieste in tal senso.


Una adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via.


Lei proprio non voleva. Si divincolava. Non sapeva rispondere alle lucide deduzioni di padre e madre sul suo futuro di donna rovinata.
Lei non sentiva ragioni perché più forte era la ragione dei cuore infallibile di una madre.

Una storia comune. Una bambina, se a tredici anni sono ancora bambine, si era innamorata di un quindicenne. Quando ci si innamora, capita: e così qualcosa è accaduto dentro di lei. Lei che era una bambina capiva di aspettare un bambino. Da che mondo è mondo non si è trovata un’ altra formula: non attendeva un embrione o uno zigote, ma una creatura a cui si preparava a mettere i calzini, a darle il seno.

I genitori hanno pensato: «È immatura, si guasterà tutta la vita con un impiccio tra i piedi».
Hanno deciso che il bene della ñglia fosse: aborto. In elettronica si dice: reset. Cancellare. Ripartíre da zero.
Strappare in fretta quel grumo dal ventre della bimba prima che quell’Intruso frignasse, e magari osasse chiamarli, loro tanto giovani, nonna e nonno. Figuriamoci.
Tutta ’sta fatica a portare avanti e indietro la pupa da casa a scuola e ritorno, in macchina con la coda, poi a danza, quindi in piscina. Ora che lei era indipendente, ecco che si sarebbero ritrovati un rompiballe urlante e la figlia con i pannolini per casa.

Il buon senso che circola oggi ha suggerito ai genitori: i figli devono essere liberi, vietato vietare. Dunque, divertitevi, amoreggiate. Noi non eccepiamo. Siamo moderni. Quell’altro che deve nascere però non era nei patti, quello è vietato, vietatissimo. Accettiamo che tutti facciano tutto, ma non che turbino la nostra noia.

Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando: aborto coattivo. Salomone non uccise il bimbo, dinanzi a due che se lo contendevano; scelse la vita, ma dev’ essere roba superata, da antico testamento.

Ora la piccola madre (si resta madri anche se il figlio è morto) è ricoverata pazza in un ospedale.
Aveva gridato invano: «Se uccidete mio figlio, mi uccido anch’io».

Hanno pensato che in fondo era sì sincera, ma poi avrebbero prevalso in lei i valori forti delle Maldive e della discoteca del sabato sera, cui l’avevano educata per emanciparla dai tabù retrogradi. Che vanno lavati con un bello shampoo di laicità. Se le fosse rimasto attaccato qualche residuo nocivo di sacralità, niente di male, ci vuole pazienza. E una vacanza caraibica l’avrebbe riconciliata dopo i disturbi sentimentali tipici dell’età evolutiva.

Non è stato così. La ragazzina voleva obbedire a qualcosa scritto nell’anima o – se non ci credete – in quel luogo del petto o del cervello da cui sentiamo venir su il nome del figlio. Ma no: non anima, né petto, né cervello.
Le dava dei calci proprio nella sua pancia che le dava il vomîto.
Una nausea odiosa, ma così rasserenante: più antica dell’effetto serra, qualcosa che sta alla fonte del nostro essere. Si sentiva mamma. Era una mamma.
Niente.
Kaput.
Per ordine di padre, madre, medico e giudice per una volta alleati e concordi. Stato e famiglia uniti nella lotta.

Ci sono ferite che esigerebbero una cura che non c’è. Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice.

Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l’altro (l’altra, in realtà) costretto alla follia.
Si dice: nessuno tocchi Caino, ma Caino al confronto avevale sue ragioni di gelosia. Qui ci si erge a far fuori un piccolino e a straziare una ragazzina in nome della legge e del bene.

Dopo aver messo in mostra meritoriamente questo scempio, il quotidiano torinese la Stampa che fa? Mette pacificamente in lizza due pareri. Sei per il Milan o l’Inter? Preferisci la carne o il pesce?

Non si riesce a credere che ci possano essere due partiti. Sì, perché in fondo la vera notizia è questa, e cioè che ci sia un’opinione ritenuta rispettabile e che accetti la violenza più empia che esista: il costringere una madre a veder uccidere il figlioletto davanti ai suoi occhi.
Non c’è neanche bisogno del cristianesimo. Basta l’Eneide di Vlrgjlio, la saggezza classica. L’orrore è quando i greci assassinano davanti agli occhi di Priamo il figlio.

Invece qui già ci sono`due partiti. Quello pro e quello contro. È incredibile. Come se fosse possibile fare un bel dibattito sul genocidio: uno si esprime a favore, il secondo è perplesso. Ma che bella civiltà, piena di dubbi.
Come scriveva Giovanni Testori, più battiti e meno dibattiti. Specie quando il battito di un innocente è stato soffocato con l’alibi della libertà e della felicità di una che non sa che farsene, se il prezzo è l’aborto.

Questo racconto tenebroso è specchio dei poteri che ci dominano. Lasciamo perdere i genitori, che riescono ormai a pesare solo come ingranaggi inerti.
Ma che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti. Però a pensarci non è una cosa nuova.
Nicola Adelfi propose, sempre sulla Stampa, l’aborto coattivo, in grado di eliminare i fastidiosi problemi dicoscienza, perle donne di Seveso rimaste incinta al tempo della diossina (2 agosto 1976).

Abbiamo udito qualcosa di simile aproposito di lager nazisti e di gulag comunisti. Ma che questo sia avvenuto in Italia e che abbia menti pronte a giustificarlo è orribile.






giovedì 29 novembre 2012

GRAN BELLA FIGURA

Una delle bandiere dello Stato arabo-israeliano disegnata da Friedensreich Hundertwasser



Una volta tanto ce l'abbiamo fatta. L'Italia voterà sì all'accoglienza della Palestina nel novero dei paesi osservatori in seno all'ONU. Palazzo Chigi ha dichiarato: "I due Stati devono vivere in pace, uno di fianco all'altro". Due popoli, due Stati, dunque.
Ci torno.
Per quanto riguarda l'ONU, si tratta di una giornata storica. Per la prima volta è riconosciuto uno Stato palestinese a questo livello. Si tratta di un inizio, verso la piena sovranità delle regioni palestinesi? Difficile dirlo, perché molto dipende anche da Israele, ma è possibile.
Due popoli, due Stati, forse è il massimo che in questo momento si possa realizzare.
Personalmente sono sempre stato per Due popoli, Uno Stato, uno Stato arabo-israeliano che, se realizzato, rivoluzionerebbe l'essenza stessa del Medio Oriente.
Mi rendo conto che le contraddizioni sono troppe e le spinte contrarie enormi. Non solo da parte di Israele, ma anche, forse soprattutto, da parte dei vicini arabi. Che sulla pelle palestinese spesso hanno avuto modo di speculare.

Vedremo. La pace può arrivare. Le persone comuni ce l'hanno dentro in quei luoghi. Lo dicono, in entrambe le lingue, come saluto.

TIMOSHENKO COME BERLUSCONI. FIGURA DI MERDA

Ennesima figura di merda internazionale. Come per gli ostaggi italiani in Medio Oriente, così in occasione del compleanno di Julia Timoshenko, ex premier ucraino agli arresti nel suo paese con l'accusa di omicidio, il comune di Roma ha esposto una gigantografia della donna chiedendone il rilascio.
Pronta la risposta ucraina: gigantografia di Berlusconi, in due lingue. Cortesi e migliori.