lunedì 5 marzo 2012

Arresti a San Pietroburgo durante manifestazione antiputin

Proprio oggi avevo postato che il 5 marzo non era un bel giorno per la storia russa. Dopo l'elezione di Putin le manifestazioni sono riprese con lo slogan "Russia senza Putin".
Qui siamo a San Pietroburgo, Piazza Isakeevskij, ore 19.
La Polizia ha già da tempo circondato e chiuso le vie d'uscita. Non usa lacrimogeni. Come si può vedere, non hanno maschere antigas. Gli OMON (questo l'acronimo del gruppo antisommossa) usa una tattica che non mi aspettavo. Caricano uniti, chiudono in un angolo i manifestanti e portano via quelli che riescono a intrappolare. Ci saranno state diecimila persone in piazza. Centinaia gli arresti. Nella celere che mi ha portato al commissariato saremmo stati una trentina. Molti i giovanissimi. 
Al commissariato segue la procedura standard: identificazione, protocollo, rilascio.
Io sono stato rilasciato senza la firma di alcun protocollo. Dopo due ore mi hanno fatto uscire, parlando di errore. 



















L'ultima foto prima che mi prendessero

Dentro il mezzo della polizia. Da qui in poi le foto sono riprese da dentro la celere

















AKVARIUM

Mama, ja ne mogu bol'she pit' (Mamma, non ce la faccio più a bere - Mother, I can not drink anymore)



Il 5 marzo in Russia

Il 5 marzo sta diventando una data simbolo, non solo per la Russia.
Nel 2012 Putin vince le elezioni e si insedia presidente per sei anni (che dovrebbero essere 12, due mandati).

Nel 1953, moriva Josif Stalin. Scomoda figura, per molti, ancora oggi, come un domani lo sarà quella di Putin.

Ancora nel 2003 Bruno Gravagnuolo, giornalista dell'Unità, si chiedeva:

"Fu stalinista il Pci? In tempi di revisionismo ideologico o strumentale la domanda può apparire provocatoria e mal posta nella sua genericità. Domanda in qualche modo ovvia e dalla risposta scontata. Che tende dall'inizio a trasformare una questione storiografica e politica in un'istruttoria dibattimentale accusatoria. In una damnatio. Del resto i segnali che quest'anniversario della morte di Stalin stia per diventare l'ennesima richiesta di autodafè alla sinistra post-comunista sono tantissimi".


Il documento del 5 marzo 1940 che
decise il destino di migliaia di polacchi




Ma perché, invece di prendersela tanto con chi chiede spiegazioni, non le si sono mai date? Fu stalinista il Pci? Domanda retorica...Per un certo periodo della sua storia, certamente. Poi il Pcus smise di esserlo, e anche il Pci cambiò rotta. Passata la stagione, dissoltasi l'Urss, scomparso il comunismo, sembrava che con il passato si potesse chiudere del tutto, ma senza parlare. E invece, i morti sono riemersi. 


Gonfi di aria, melma e acqua, contro cui hanno dovuto combattere per tutti questi decenni. Morti senza nome, sepolti in fretta nelle fosse comuni vicino ai poligoni di tiro dove avvenivano le fucilazioni. I morti. I morti. Sono proprio come gli affogati. Tornano sempre a galla. E chiedono memoria.


Proprio il 5 marzo, ma del 1940, su proposta di Berija, allora ministro degli Interni, l'Ufficio Politico del partito decise l'esecuzione di migliaia di ufficiali polacchi, presi prigionieri durante il 1939 e dislocati tra Katyn (Smolensk), Tver' e Charchov, oggi in Ucraina.
E sempre il 5 marzo, del 1966, morì Anna Achmatova, la grande poetessa russa che perse il primo marito nelle maglie della rivoluzione e vide il figlio in prigione per un lustro tra il 1935 e il 1940. Definita nel 1946 metà suora e metà puttana, era stata espulsa dall'unione degli scrittori, per poi essere riammessa nel periodo del disgelo chruscioviano. 


Mica pretendo che gli ex dirigenti del Pci, compresi Veltroni e Dalema, sappiano o dicano tutto questo. In realtà, non pretendo proprio nulla da loro. Mi fanno solo pena. 

Anna Achmatova


















domenica 4 marzo 2012

PECORELLA















Pecorella. Canta: Lucio Dalla


Tramonti di Atene

 Mi riprendo con questi ricordi



























La primavera russa è finita

La primavera russa tarda ad arrivare. Fa freddo e i risultati elettorali lo confermano. Putin ha vinto con il 60% dei voti. Il secondo, Zjuganov, del partito comunista, segue al 18%. L'opposizione si è presentata dispersa, confusa, senza un candidato comune, e ha confermato la propria incapacità, ormai decennale, di opporsi alle decisioni del Cremlino.
Brogli di grande consistenza, almeno nelle grandi città, non si sono registrati. Anche gli osservatori internazionali, che sono intervenuti nel centro stampa "Zelenaja Lampa" (Lampada Verde), lo hanno confermato. Da due mesi a San Pietroburgo la Lega degli elettori ha lavorato per consentire uno svolgimento legale della consultazione elettorale. C'è stato. Non era questo, forse, il problema. E' vero, si veniva dalle elezioni parlamentari di dicembre, dove i brogli sono stati molti, ma le presidenziali sono tutta un'altra cosa. Domani si terranno manifestazioni in molte città della Russia. Non è possibile prevedere quale sarà la parola d'ordine, né la partecipazione.
Secondo i dati che ho raccolto nel mio seggio campione, quartiere centrale di San Pietroburgo, hanno votato il 62% degli elettori. Per quello che vale il dato, Putin ha il consenso di poco più del 40% dei Russi. Negli Stati Uniti con un dato del genere ci governano otto anni. Qui se ne prospettano 12.



Alessandra, coordinatrice dell'Associazione degli osservatori di San Pietroburgo

Michail Shatz, della Lega degli elettori di San Pietroburgo


Vladimir Dmitriev, dello staff elettorale di Zjuganov






Giornalisti


Osservatori internazionali delle ex repubbliche sovietiche





Una pausa 






Sergej Popov, rappresentante del candidato Mironov












Andrej

Rappresentanti dell'Associazione dei giovani giuristi di San Pietroburgo
chiamati a vigilare allo svolgimento delle elezioni


Rybakov, del partito Jabloko, che non aveva un candidato alle presidenziali

Elezioni Russe. Prime foto e dati parziali


Siamo stati nel seggio elettorale 1771 di San Pietroburgo, scuola di matematica Anna Ivanovna.
Dopo qualche problema con il presidente, comunque gentile, abbiamo scattato qualche foto.
C'è tensione. Un osservatore, Stanislav (vedi foto sotto) è stato allontanato dal seggio perché aveva fotografato l'urna. Essendo di plastica trasparente, il presidente ha sostenuto che in quel modo si metteva in pericolo il segreto del voto.
Stanislav si è spostato in un altro seggio, dove ci sono ancora più problemi.
I dati parziali del seggio 1771. Su un totale di 1685 votanti, alle 14.00 avevano votato 536 persone.
Putin a San Pietroburgo viene dato al 35%.




Non vendere il tuo voto 

Seggio elettorale 1771, San Pietroburgo

Seggio elettorale 1771

Svolgimento delle pratiche di voto. A destra la commissione, a sinistra gli elettori

Operazioni di voto


La lista dei candidati con le loro biografie
Souvenir dentro il seggio

L'imperatrice Anna Ivanovna, alla quale è dedicata la scuola dove si vota
Osservatore del candidato Putin
Stalislav
Tat'jana, Osservatrice elettorale 
L'immancabile buffet per gli elettori