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domenica 6 gennaio 2013

ANNA ACHMATOVA

Due ritratti di Anna Achmatova freschi di Museo Russo di San Pietroburgo

Quello di Al'tman, il secondo, fu usato per la copertina di un libro sul dissenso sovietico.
Un non competente studioso di dissenso sovietico si inerpicò all'ora nella spinosa strada di recensire il libro.
Ci riuscì, nel senso che buttò giù una roba che chiamò recensione e la pubblicò nella rivista elettronica che aveva ideato assieme a un suo collega e che grazie a dio da tempo ha chiuso. Ebbe, comunque, l'idea di criticare anche la scelta della copertina.

Riporto: "L’autore, ben consapevole della complessità del suo studio, tenta nel capitolo introduttivo di enucleare tutte le problematiche del lavoro. Il lettore può essere forse sorpreso sin dalla copertina, dove campeggia il bellissimo ritratto di Anna Achmatova eseguito da Natan Al´tman nel 1914. Il libro prende avvio proprio dalla poetessa russa che viene in qualche modo elevata a simbolo della dissidenza sovietica. Clementi, non esplicitando peraltro la citazione, le dedica infatti il titolo del primo paragrafo usando un verso, modificato tramite la sostituzione dei nomi, della canzone di Fabrizio De Andrè “Ho visto Nina volare”. Il volo di Anna rappresenta, secondo l’autore del libro, il volo libero della fantasia poetica, troppo spesso, nel corso del XX secolo, infrantosi contro lo scoglio dell’ideologia politica. Ovviamente l’Achmatova non è una dissidente in senso stretto e probabilmente viene qui convenzionalmente, e forse arbitrariamente, scelta in quanto rappresentante dell’intelligencija artistica, cioè di un singolo, seppur fondamentale, mattone del muro del dissenso."

Se è fondamentale, quel mattone, perché lo si considera "arbitrario"? Tant'è. Resta a futura memoria di chi l'ha scritto, ma ogni tanto serve ricordarlo anche a noi, anche perché la critica è spesso pungente, ma quasi mai saggia.


Ritratto di Kuzma Petrov-Vodkin













lunedì 5 marzo 2012

Il 5 marzo in Russia

Il 5 marzo sta diventando una data simbolo, non solo per la Russia.
Nel 2012 Putin vince le elezioni e si insedia presidente per sei anni (che dovrebbero essere 12, due mandati).

Nel 1953, moriva Josif Stalin. Scomoda figura, per molti, ancora oggi, come un domani lo sarà quella di Putin.

Ancora nel 2003 Bruno Gravagnuolo, giornalista dell'Unità, si chiedeva:

"Fu stalinista il Pci? In tempi di revisionismo ideologico o strumentale la domanda può apparire provocatoria e mal posta nella sua genericità. Domanda in qualche modo ovvia e dalla risposta scontata. Che tende dall'inizio a trasformare una questione storiografica e politica in un'istruttoria dibattimentale accusatoria. In una damnatio. Del resto i segnali che quest'anniversario della morte di Stalin stia per diventare l'ennesima richiesta di autodafè alla sinistra post-comunista sono tantissimi".


Il documento del 5 marzo 1940 che
decise il destino di migliaia di polacchi




Ma perché, invece di prendersela tanto con chi chiede spiegazioni, non le si sono mai date? Fu stalinista il Pci? Domanda retorica...Per un certo periodo della sua storia, certamente. Poi il Pcus smise di esserlo, e anche il Pci cambiò rotta. Passata la stagione, dissoltasi l'Urss, scomparso il comunismo, sembrava che con il passato si potesse chiudere del tutto, ma senza parlare. E invece, i morti sono riemersi. 


Gonfi di aria, melma e acqua, contro cui hanno dovuto combattere per tutti questi decenni. Morti senza nome, sepolti in fretta nelle fosse comuni vicino ai poligoni di tiro dove avvenivano le fucilazioni. I morti. I morti. Sono proprio come gli affogati. Tornano sempre a galla. E chiedono memoria.


Proprio il 5 marzo, ma del 1940, su proposta di Berija, allora ministro degli Interni, l'Ufficio Politico del partito decise l'esecuzione di migliaia di ufficiali polacchi, presi prigionieri durante il 1939 e dislocati tra Katyn (Smolensk), Tver' e Charchov, oggi in Ucraina.
E sempre il 5 marzo, del 1966, morì Anna Achmatova, la grande poetessa russa che perse il primo marito nelle maglie della rivoluzione e vide il figlio in prigione per un lustro tra il 1935 e il 1940. Definita nel 1946 metà suora e metà puttana, era stata espulsa dall'unione degli scrittori, per poi essere riammessa nel periodo del disgelo chruscioviano. 


Mica pretendo che gli ex dirigenti del Pci, compresi Veltroni e Dalema, sappiano o dicano tutto questo. In realtà, non pretendo proprio nulla da loro. Mi fanno solo pena. 

Anna Achmatova