lunedì 11 febbraio 2013
COMITATO DI REDAZIONE PERIODICI RCS
Ecco il Comunicato sindacale emesso ieri sera dal CDR della Divisione Periodici di Rcs MediaGroup
Milano, 5 febbraio 2013
Il Comitato di redazione denuncia con forza lo stato di abbandono e d’intollerabile incertezza in cui sono costretti le redazioni e i giornali della Divisione Periodici, lasciati alla deriva in una fase di mercato particolarmente critica che, al contrario, richiede il massimo sforzo progettuale e finanziario, teso a sostenere e rilanciare le iniziative editoriali cartacee e digitali.
I risultati economici della Divisione sono anche e soprattutto il frutto dell’assenza di una strategia chiara e compiuta, che manca da tanti anni e che anche ora, pur annunciata a più riprese come imminente, è stata rinviata sine die dal Consiglio d’amministrazione che lo scorso 19 dicembre si è limitato ad approvare le linee guida del Piano strategico triennale.
È inaccettabile continuare a permettere che le riviste del gruppo siano oggetto dei più diversi rumor: l’ultima voce, apparsa sulla stampa, arriva a delineare un’ipotesi che avrebbe dell’incredibile, un riassetto societario attraverso cui si vorrebbero raggruppare in una bad company «Periodici e asset in difficoltà». Se questo fosse vero, sarebbe il segno che il management è ancora una volta alla ricerca di una scorciatoia per uscire da una crisi, che va affrontata investendo, innanzitutto, sulla qualità dei prodotti editoriali e sulla professionalità dei giornalisti della casa editrice.
Il Cdr ritiene molto significativo che, appena un mese dopo l’approvazione delle linee guida del piano industriale, la direttrice di uno dei mensili di punta dei Periodici di Rcs MediaGroup abbia deciso di lasciare l’azienda, preferendole una delle società direttamente concorrenti.
Destano preoccupazione, inoltre, le notizie che filtrano sui dossier aperti dal management, secondo sui si starebbe lavorando soltanto ed esclusivamente al lancio di attività di e.commerce. Attività che potrebbero rientrare in una strategia interessante ed efficace a condizione di essere precedute e accompagnate da un’accelerazione della digitalizzazione dei contenuti editoriali che coinvolga l’attuale occupazione giornalistica.
Mentre si annuncia la nascita di un nuovo ufficio denominato «business change» che, tra l’altro, ha il compito di coordinare e organizzare «la gestione delle iniziative progettuali di piano», ancora non è stato approntato un serio programma di aggiornamento professionale dei giornalisti, che da anni denunciano il ritardo dell’azienda proprio sul fronte dell’orizzonte multimediale.
Il Comitato di redazione ribadisce, infine, che i giornalisti della Divisione Periodici non sono disposti in alcun modo a recitare copioni già scritti: un Piano industriale che non preveda adeguati e consistenti investimenti finanziari al servizio del rilancio, anche digitale, delle testate periodiche, e che non punti sulla qualità del lavoro giornalistico per tornare a produrre marginalità positiva sarà semplicemente respinto. I giornalisti dei Periodici hanno chiesto a più riprese di essere coinvolti nel processo di elaborazione della strategia cui sta lavorando l’amministratore delegato. Il management ha scelto un’altra strada: l’unilateralismo. Se ne assumerà la responsabilità.
Il Comitato di redazione della Divisione Periodici di Rcs MediaGroup
Milano, 5 febbraio 2013
Il Comitato di redazione denuncia con forza lo stato di abbandono e d’intollerabile incertezza in cui sono costretti le redazioni e i giornali della Divisione Periodici, lasciati alla deriva in una fase di mercato particolarmente critica che, al contrario, richiede il massimo sforzo progettuale e finanziario, teso a sostenere e rilanciare le iniziative editoriali cartacee e digitali.
I risultati economici della Divisione sono anche e soprattutto il frutto dell’assenza di una strategia chiara e compiuta, che manca da tanti anni e che anche ora, pur annunciata a più riprese come imminente, è stata rinviata sine die dal Consiglio d’amministrazione che lo scorso 19 dicembre si è limitato ad approvare le linee guida del Piano strategico triennale.
È inaccettabile continuare a permettere che le riviste del gruppo siano oggetto dei più diversi rumor: l’ultima voce, apparsa sulla stampa, arriva a delineare un’ipotesi che avrebbe dell’incredibile, un riassetto societario attraverso cui si vorrebbero raggruppare in una bad company «Periodici e asset in difficoltà». Se questo fosse vero, sarebbe il segno che il management è ancora una volta alla ricerca di una scorciatoia per uscire da una crisi, che va affrontata investendo, innanzitutto, sulla qualità dei prodotti editoriali e sulla professionalità dei giornalisti della casa editrice.
Il Cdr ritiene molto significativo che, appena un mese dopo l’approvazione delle linee guida del piano industriale, la direttrice di uno dei mensili di punta dei Periodici di Rcs MediaGroup abbia deciso di lasciare l’azienda, preferendole una delle società direttamente concorrenti.
Destano preoccupazione, inoltre, le notizie che filtrano sui dossier aperti dal management, secondo sui si starebbe lavorando soltanto ed esclusivamente al lancio di attività di e.commerce. Attività che potrebbero rientrare in una strategia interessante ed efficace a condizione di essere precedute e accompagnate da un’accelerazione della digitalizzazione dei contenuti editoriali che coinvolga l’attuale occupazione giornalistica.
Mentre si annuncia la nascita di un nuovo ufficio denominato «business change» che, tra l’altro, ha il compito di coordinare e organizzare «la gestione delle iniziative progettuali di piano», ancora non è stato approntato un serio programma di aggiornamento professionale dei giornalisti, che da anni denunciano il ritardo dell’azienda proprio sul fronte dell’orizzonte multimediale.
Il Comitato di redazione ribadisce, infine, che i giornalisti della Divisione Periodici non sono disposti in alcun modo a recitare copioni già scritti: un Piano industriale che non preveda adeguati e consistenti investimenti finanziari al servizio del rilancio, anche digitale, delle testate periodiche, e che non punti sulla qualità del lavoro giornalistico per tornare a produrre marginalità positiva sarà semplicemente respinto. I giornalisti dei Periodici hanno chiesto a più riprese di essere coinvolti nel processo di elaborazione della strategia cui sta lavorando l’amministratore delegato. Il management ha scelto un’altra strada: l’unilateralismo. Se ne assumerà la responsabilità.
Il Comitato di redazione della Divisione Periodici di Rcs MediaGroup
GRUPPO RCS IN CRISI
Da corriere.it. Sul prossimo post la storia. E il perché della Spagna
MILANO - Venti di tempesta sul mondo dell'editoria. L'amministratore delegato di Rcs (società editrice del Corriere della Sera) Pietro Scott Jovane ha annunciato al Cae (Comitato aziendale europeo, l'organismo che racchiude tra l'altro le rappresentanze sindacali delle varie testate europee) 800 esuberi, di cui 640 in Italia, tra personale giornalistico e non. Il gruppo intende vendere o chiudere 10 testate di Rcs Periodici e spostare in via Rizzoli le sedi del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport.
CESSIONI - Verranno messe in vendita 10 testate periodiche. Si tratta di A, Brava Casa, Astra, Max, Ok Salute, l'Europeo, Visto, Novella 2000, Yacht&Sail e del polo dell'enigmistica. «Se non riusciranno a venderle, saranno chiuse» spiega una fonte. Il piano prevede inoltre la valorizzazione (vale a dire la vendita) delle sedi del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, situate nel centro di Milano, con il successivo trasferimento delle redazioni in via Rizzoli, a Crescenzago. A fronte dei sacrifici richiesti, il presidente Angelo Provasoli, l'amministratore delegato e i suoi collaboratori hanno annunciato che si ridurranno lo stipendio del 10%. (pensa!!!!)
CAE - Il Comitato aziendale europeo di Rcs Mediagroup esprime in una nota «grande preoccupazione di fronte alle ipotesi contenute nel piano triennale presentato oggi dall'amministratore delegato Pietro Scott Jovane». «Si tratta - afferma il Cae - di un piano che prevede un drastico ridimensionamento degli organici e del costo del lavoro in Italia come in Spagna e un allarmante sacrificio di asset, testate e patrimonio storico del gruppo, a fronte di prospettive di sviluppo molto accelerato sulle iniziative digitali e sull'integrazione tra piattaforme tradizionali e innovative di informazione». I rappresentanti sindacali dei dipendenti Rcs sottolineano come «aspetti di forte criticità» il fatto che i tagli prospettati, pari a 800 lavoratori, di cui 640 in Italia e 160 in Spagna, vanno a sommarsi ai pesanti interventi già attuati negli anni passati, soprattutto in Spagna, dove solo nel 2012 si sono persi circa 350 posti di lavoro, con un evidente pericolo per il mantenimento della qualità dell'offerta editoriale oltre che un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro. Il piano si regge su un equilibrio finanziario ancora soggetto a numerose incognite - afferma poi il Cae -, poichè si basa anche su un aumento di capitale da parte degli azionisti non definito negli importi, nelle modalità e nelle finalità. Le prospettive di sviluppo del fatturato di gruppo - viene poi spiegato -, affidate in larghissima parte alle attività collegate al digitale, sono tutte da verificare nella loro realizzazione concreta, e ancora indeterminati sono gli ambiti di intervento degli investimenti industriali previsti. Il Cae - conclude l'organismo - apprezza comunque il metodo di trasparenza nella comunicazione da parte dei vertici di gruppo, che precede e prelude all'avvio di tavoli di negoziazione, e l'apertura verso un obiettivo di ricerca di soluzioni di gestione condivise tra azienda e organismi sindacali».
sabato 9 febbraio 2013
VIENI AVANTI CRETINO
SU QUESTO BLOG il giorno del ricordo del 10 febbraio è stato ampiamente analizzato e criticato.
Non fosse altro perché cade, del tutto non casualmente, nel giorno in cui nel 1947 l'Italia firmò il trattato di pace con le Potenze vincitrici.
Ma l'arte, a volte, riesce ad andare oltre l'immaginabile. In alcuni casi, in senso davvero sconcertante.
Vieni avanti, cretino. Ne sentivamo la mancanza.
Il Cretino si chiama Cristicchi. Che ha rilasciato la seguente intervista.
Non fosse altro perché cade, del tutto non casualmente, nel giorno in cui nel 1947 l'Italia firmò il trattato di pace con le Potenze vincitrici.
Ma l'arte, a volte, riesce ad andare oltre l'immaginabile. In alcuni casi, in senso davvero sconcertante.
Vieni avanti, cretino. Ne sentivamo la mancanza.
Il Cretino si chiama Cristicchi. Che ha rilasciato la seguente intervista.
“Quello delle foibe e dell’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia è una ferita ancora aperta nella storia del nostro Paese, non capisco la strumentalizzazione che ne fanno alcuni esponenti della sinistra”.
Parole che non ti aspetti se non al di dentro di polemiche politiche alle quali da anni siamo abituati. A pronunciarle, invece, è Simone Cristicchi. Il cantautore romano, dopo la vittoria del 2007, si appresta nuovamente a partecipare al Festival di Sanremo.
E nel suo disco, in uscita il 14 febbraio, ci sarà una canzone che affronta di petto il tema della diaspora giuliana: Magazzino 18. Lo stesso titolo del primo spettacolo teatrale sul tema, che debutterà il 22 ottobre al teatro Stabile di Trieste, scritto a quattro mani con Jan Bernas, autore del libro “Ci chiamavano fascisti, eravamo italiani”.
Cristicchi si è avvicinato ad un controverso capitolo della storia italiana “guardando un video su Youtube e leggendo il volume di Bernas”, arrivando a scoprire il silos che, alle porte di Trieste, raccoglie le masserizie depositate frettolosamente e mai recuperate dagli esuli istriano-dalmati nel secondo dopoguerra.
“Quando entri nel magazzino hai la stessa sensazione di quando entri ad Auschwitz, respiri l’aria che si sente alle Fosse Ardeatine”. Parole che sono destinare a far discutere, anche perché pronunciate in prossimità del 10 febbraio, durante il quale lo stato italiano celebra il “Giorno del ricordo”.
Così come a far discutere sarà il testo della canzone, che parla esplicitamente di una vicenda colpevolmente dimenticata dalla narrazione pubblica: “Ci chiamavano fascisti, eravamo solo italiani, italiani dimenticati in qualche angolo della memoria, come una pagina strappata dal grande libro della storia”.
Lo sa che il suo spettacolo e la sua canzone presteranno il fianco ad aspre polemiche politiche?
Ci sono abituato. Dopo le polemiche scoppiate con Ti regalerò una rosa (sul tema degli ospedali psichiatrici n.d.r.) mi aspetto di tutto. Sono stato attaccato da psichiatri di fama internazionale... L’importante è raccontare la storia in maniera imparziale, e per questo ho utilizzato il testo di Bernas, che non è schierato politicamente.
Ci sono abituato. Dopo le polemiche scoppiate con Ti regalerò una rosa (sul tema degli ospedali psichiatrici n.d.r.) mi aspetto di tutto. Sono stato attaccato da psichiatri di fama internazionale... L’importante è raccontare la storia in maniera imparziale, e per questo ho utilizzato il testo di Bernas, che non è schierato politicamente.
A chi le dirà che lei è di destra?
Risponderò che la politica non mi interessa, mi interessano le storie.
Risponderò che la politica non mi interessa, mi interessano le storie.
Però lo stesso desterà scalpore.
E che le devo dire. Significherà che al prossimo concerto verranno i ragazzi di Forza Nuova (ride).
E che le devo dire. Significherà che al prossimo concerto verranno i ragazzi di Forza Nuova (ride).
Perché ha deciso di occuparsi di questa storia?
Ci sono arrivato dal teatro. Tutti i miei spettacoli di questi anni sono incentrati sul tema della memoria e delle storie troppo a lungo dimenticate. Sin dal primo, che vedeva come protagoniste una serie di lettere mai spedite e dimenticate da un ospite di un manicomio, mi sono prefissato di portarle in superfice. Poi ho iniziato ad occuparmi della Seconda guerra mondiale, ed è così che ho scoperto il Magazzino 18 e il libro di Bernas. Prima non sapevo quasi nulla di questa vicenda.
Ci sono arrivato dal teatro. Tutti i miei spettacoli di questi anni sono incentrati sul tema della memoria e delle storie troppo a lungo dimenticate. Sin dal primo, che vedeva come protagoniste una serie di lettere mai spedite e dimenticate da un ospite di un manicomio, mi sono prefissato di portarle in superfice. Poi ho iniziato ad occuparmi della Seconda guerra mondiale, ed è così che ho scoperto il Magazzino 18 e il libro di Bernas. Prima non sapevo quasi nulla di questa vicenda.
Uno dei temi che spesso affiorano quando si parla di esodo e di foibe è proprio lo scarso spazio che hanno
trovato sui libri di testo, sia nelle scuole superiori che all’università.
Trovo che sia grave che a scuola non si insegni questa parte di storia. La mia generazione non sa nulla delle foibe, ma soprattutto non sa niente delle persone che se ne sono andate da quei territori e che sono morte di umiliazioni e di malinconia. Tutto questo va raccontato, e con lo spettacolo teatrale cercherò di farlo con un linguaggio che arrivi anche ai più giovani.
trovato sui libri di testo, sia nelle scuole superiori che all’università.
Trovo che sia grave che a scuola non si insegni questa parte di storia. La mia generazione non sa nulla delle foibe, ma soprattutto non sa niente delle persone che se ne sono andate da quei territori e che sono morte di umiliazioni e di malinconia. Tutto questo va raccontato, e con lo spettacolo teatrale cercherò di farlo con un linguaggio che arrivi anche ai più giovani.
Nello specifico di cosa parlerà?
Sarà un monologo che interpreterò per la regia di Antonio Calenda. Parlerà di un funzionario del ministero dell’Interno che è stato incaricato di catalogare i beni del silos, e nel suo lavoro inizierà a ricostruire le storie dei proprietari delle masserizie. Spero che ci siano tutti i presupposti per rendere omaggio sia agli esuli, sia a chi è rimasto dall’altra parte dell’Adriatico.
Sarà un monologo che interpreterò per la regia di Antonio Calenda. Parlerà di un funzionario del ministero dell’Interno che è stato incaricato di catalogare i beni del silos, e nel suo lavoro inizierà a ricostruire le storie dei proprietari delle masserizie. Spero che ci siano tutti i presupposti per rendere omaggio sia agli esuli, sia a chi è rimasto dall’altra parte dell’Adriatico.
Le istituzioni lo fanno in questo periodo celebrando il “Giorno del ricordo”.
Lo so, è stato un riconoscimento dovuto ma tardivo, che forse è servito a lenire qualche ferita. Per un giudizio più preciso bisognerebbe interrogare uno storico. Ma alcuni capitoli, come quelli del treno di Bologna rappresentano ferite ancora aperte (qui una breve sintesi dell’episodio n.d.r ). E non capisco la voglia di strumentalizzazione della politica, l’atteggiamento di alcuni esponenti della sinistra che si impegnano in guerre di numeri, nella minimizzazione della vicenda.
Lo so, è stato un riconoscimento dovuto ma tardivo, che forse è servito a lenire qualche ferita. Per un giudizio più preciso bisognerebbe interrogare uno storico. Ma alcuni capitoli, come quelli del treno di Bologna rappresentano ferite ancora aperte (qui una breve sintesi dell’episodio n.d.r ). E non capisco la voglia di strumentalizzazione della politica, l’atteggiamento di alcuni esponenti della sinistra che si impegnano in guerre di numeri, nella minimizzazione della vicenda.
Qual è l’episodio che più l’ha colpita?
La scoperta del Magazzino 18. Ne vidi alcune immagini su Youtube, e decisi di visitarlo, riuscendoci grazie all’aiuto di una giornalista del Piccolo di Trieste che mi indirizzò a chi ne possiede le chiavi, visto che non è accessibile a tutti. Quando ci metti piede, sembra di entrare ad Auschwitz nel vedere tutti questi mobili catalogati con numeri e con i nomi di vecchi proprietari.
La scoperta del Magazzino 18. Ne vidi alcune immagini su Youtube, e decisi di visitarlo, riuscendoci grazie all’aiuto di una giornalista del Piccolo di Trieste che mi indirizzò a chi ne possiede le chiavi, visto che non è accessibile a tutti. Quando ci metti piede, sembra di entrare ad Auschwitz nel vedere tutti questi mobili catalogati con numeri e con i nomi di vecchi proprietari.
venerdì 8 febbraio 2013
LETTRICI FORTI
Per fortuna le case editrice non crolleranno, nonostante le Ichino, fino a che ci saranno lettrici forti (per lettore forte si intende una persona che legga almeno 11 libri l'anno). I Lettori forti in Italia sono il 5-6% della popolazione e reggono l'80% del mercato (il che mi fa pensare molte cose, che taccio).
Queste immagini forse saranno rare in futuro. In America apre la prima biblioteca senza libri.
Queste immagini forse saranno rare in futuro. In America apre la prima biblioteca senza libri.
A San Antonio, nella contea di Bexar, ci credono a tal punto da aver messo sul piatto 1,5 milioni di dollari per costruire il primo spazio pubblico interamente dedicato alla lettura di ultima generazione. La BiblioTech, questo il calzante nome del progetto, debutterà la prossima estate con 10mila titoli e 100 e-reader. I lettori digitali si potranno portare a casa con, di conseguenza, annessi i volumi che si stanno consultando. In questo senso, è il dispositivo tecnologico a fare le veci del libro tradizionale. Si proseguirà con l'introduzione 50 e-reader destinati ai più piccoli, 50 computer fissi, 25 portatili e 25 tablet. Una volta ultimato, lo spazio avrà l'aspetto di un Apple Store: una fila di postazioni, un banco di riferimento dotato di un schermo per sfogliare l'offerta e una zona ristoro.
Il riferimento ai negozi fisici di Cupertino non è casuale, avendo il giudice della contea Nelson Wolff confessato di aver trovato ispirazione nella biografia di Steve Jobs scritta da Walter Issacson. «I libri sono importanti per me, ho una collezione di mille prime edizioni. Ma il mondo sta cambiando e questo è il modo migliore per offrire un servizio alla nostra comunità», ha spiegato Wolff. L'intenzione è quella di estendere l'offerta a film e musica. La sfida consisterà nell'individuazione di partner, sia per la fornitura dei dispositivi sia per gli accordi concernenti la gestione dei contenuti. Per la carta ci sarà spazio soltanto nel caso in cui i visitatori manifestino la necessità di utilizzare la stampante.
Anche l'Università di Drexel, Philadelphia, si è mossa in questa direzione e ha inaugurato il mese scorso una biblioteca dotata esclusivamente di postazioni con personal computer per accedere ai 170 milioni di documenti digitali a disposizione dell'ateneo. E Stanford ha alleggerito con decisione lo scorso anno il peso della libreria di ingegneria in favore del digitale. Si guadagna spazio, si sperimentano nuove forme di apprendimento e condivisione. Si interviene sul digital divide, dando la possibilità - si pensi alla contea texana - di confrontarsi con soluzioni di questo tipo in uno spazio pubblico. Quel profumo (e rumore) di carta però forse ci mancherà.
Il riferimento ai negozi fisici di Cupertino non è casuale, avendo il giudice della contea Nelson Wolff confessato di aver trovato ispirazione nella biografia di Steve Jobs scritta da Walter Issacson. «I libri sono importanti per me, ho una collezione di mille prime edizioni. Ma il mondo sta cambiando e questo è il modo migliore per offrire un servizio alla nostra comunità», ha spiegato Wolff. L'intenzione è quella di estendere l'offerta a film e musica. La sfida consisterà nell'individuazione di partner, sia per la fornitura dei dispositivi sia per gli accordi concernenti la gestione dei contenuti. Per la carta ci sarà spazio soltanto nel caso in cui i visitatori manifestino la necessità di utilizzare la stampante.
Anche l'Università di Drexel, Philadelphia, si è mossa in questa direzione e ha inaugurato il mese scorso una biblioteca dotata esclusivamente di postazioni con personal computer per accedere ai 170 milioni di documenti digitali a disposizione dell'ateneo. E Stanford ha alleggerito con decisione lo scorso anno il peso della libreria di ingegneria in favore del digitale. Si guadagna spazio, si sperimentano nuove forme di apprendimento e condivisione. Si interviene sul digital divide, dando la possibilità - si pensi alla contea texana - di confrontarsi con soluzioni di questo tipo in uno spazio pubblico. Quel profumo (e rumore) di carta però forse ci mancherà.
Martina Pennisi
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