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martedì 21 aprile 2015

PREGHIERA LAICA

Mare nostro
che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell'isola e del mondo
sia benedetto il tuo saleùsia benedetto il tuo fondale
Accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada
sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati
Mare nostro
che non sei nei cieli
all'alba sei colore del frumento
al tramonto dell'uva di vendemmia
di abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste
Mare nostro
che non sei nei cieli
tu sei più giusto
della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto
custodisce le vite
le visite cadute come foglie su un viale
fai da autunno per loro
la carezza da abbraccio bacio in fronte

di madre e padre prima di partire

ERRI DE LUCA

sabato 9 novembre 2013

EURIDICE

Erri De Luca a Roma, Nuovo Cinema Palazzo, giornata in memoria di Prospero Gallinari. Foto marconista


A causa di questo articolo di Erri de Luca, scritto per Agenda 2014 di Magistratura Democratica, un magistrato importante come Giancarlo Caselli ha lasciato l'associazione.  La notizia per me non è in Caselli, ma nel contenuto del brano di Erri, uno dei migliori che abbia mai composto. 
Euridice alla lettera significa trovare giustizia. Orfeo va oltre il confine dei vivi per riportarla in terra. Ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia, perciò innamorata di lei al punto di imbracciare le armi per ottenerla. Intorno bolliva il 1900, secolo che spostava i rapporti di forza tra oppressori e oppressi con le rivoluzioni. Orfeo scende impugnando il suo strumento e il suo canto solista. La mia generazione e scesa in coro dentro la rivolta di piazza. Non dichiaro qui le sue ragioni: per gli sconfitti nelle aule dei tribunali speciali quelle ragioni erano delle circostanze aggravanti, usate contro di loro.
C’è nella formazione di un carattere rivoluzionario il lievito delle commozioni. Il loro accumulo forma una valanga. Rivoluzionario non è un ribelle, che sfoga un suo temperamento, è invece un’alleanza stretta con uguali con lo scopo di ottenere giustizia, liberare Euridice.
Innamorati di lei, accettammo l’urto frontale con i poteri costituiti. Nel parlamento italiano che allora ospitava il più forte partito comunista di occidente, nessuno di loro era con noi. Fummo liberi da ipoteche, tutori, padri adottivi. Andammo da soli, però in massa, sulle piste di Euridice. Conoscemmo le prigioni e le condanne sommarie costruite sopra reati associativi che non avevano bisogno di accertare responsabilità individuali. Ognuno era colpevole di tutto. Il nostro Orfeo collettivo e stato il più imprigionato per motivi
politici di tutta la storia d’Italia, molto di più della generazione passata nelle carceri fasciste.
Il nostro Orfeo ha scontato i sotterranei, per molti un viaggio di sola andata. La nostra variante al mito: la nostra Euridice usciva alla luce dentro qualche vittoria presa di forza all’aria aperta e pubblica, ma Orfeo finiva ostaggio.
Cos’altro ha di meglio da fare una gioventù, se non scendere a liberare dai ceppi la sua Euridice? Chi della mia generazione si astenne, disertò. Gli altri fecero corpo con i poteri forti e costituiti e oggi sono la classe dirigente politica italiana. Cambiammo allora i connotati del nostro paese, nelle fabbriche, nelle prigioni, nei ranghi dell’esercito, nella aule scolastiche e delle università. Perfino allo stadio i tifosi imitavano gli slogan, i ritmi scanditi dentro le nostre manifestazioni. L’Orfeo che siamo stati fu contagioso, riempì di sé il decennio settanta. Chi lo nomina sotto la voce “sessantotto” vuole abrogare una dozzina di anni dal calendario. Si consumò una guerra civile di bassa intensità ma con migliaia di detenuti politici. Una parte di noi si specializzò in agguati e in clandestinità. Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro. Quella parte di Orfeo credette di essere seguito da Euridice, ma quando si voltò nel buio
delle celle dell’isolamento, lei non c’era.
Ho conosciuto questa versione di quei due e del loro rapporto, li ho incontrati all’aperto nelle strade. Povera è una generazione nuova che non s’innamora di Euridice e non la va a cercare anche all’inferno.

lunedì 9 settembre 2013

FUORI DAL CORO

Dopo il Forum. Discussione su cosa fare domani. Besiktas
Istanbul, agosto 2013
LO SCRITTORE turco premio Nobel Orhan Pamuk ha ripetutamente manifestato la propria solidarietà con i manifestanti di Piazza Taksim e con quanti sono scesi per le strade in altre città turche durante le manifestazioni di questa estate. Lo ha fatto con dichiarazioni pubbliche, riportate con una certa enfasi anche sui maggiori quotidiani italiani.


Ecco quanto ha dichiarato, ancora in giugno:
“Per dare un senso agli eventi di Istanbul, e per capire quei coraggiosi che scendono in strada e si scontrano con la polizia soffocando tra i fumi velenosi dei gas lacrimogeni, vorrei cominciare con una storia personale. Nel mio libro di memorie Istanbul, ho scritto su come tutta la mia famiglia abitasse negli appartamenti che componevano il palazzo Pamuk a Nisantasi. Di fronte a questo edificio si trovava un castagno che aveva circa cinquant’anni, che per fortuna è ancora lì. Un giorno, però, nel 1957, il comune decise di tagliare quell’albero per allargare la strada. Burocrati presuntuosi e amministratori autoritari ignoravano l’opposizione del quartiere. Così, il giorno in cui l’albero doveva essere abbattuto, mio zio, mio padre, e tutta la famiglia rimasero in strada giorno e notte, facendo a turno per fare la guardia. In questo modo, abbiamo protetto il nostro albero, ma abbiamo anche creato una memoria condivisa che l’intera famiglia ricorda ancora con piacere, e che ci lega l’un l’altro.
Oggi, piazza Taksim è il castagno di Istanbul e deve continuare a esserlo. Ho vissuto a Istanbul per sessant’anni e non riesco a immaginare che possa esistere una sola persona che viva in questa città e non abbia almeno un ricordo legato in qualche modo a piazza Taksim. Negli anni Trenta, nella vecchia caserma di artiglieria che ora vogliono trasformare in un centro commerciale, c’era un piccolo stadio di calcio che ospitava delle gare ufficiali. Il famoso Gazino di Taksim, che fu il centro della vita notturna di Istanbul pertutti gli anni Quaranta e Cinquanta, sorgeva un tempo in un angolo del parco Gezi. In seguito, tutti quegli edifici vennero abbattuti, gli alberi furono tagliati, piantarono nuovi alberi, e lungo un lato del parco costruirono una serie di negozi e la più famosa galleria d’arte di Istanbul.
Negli anni Sessanta, sognavo di diventare pittore e di poter esporre le mie opere in questa galleria. Negli anni Settanta, la piazza fu sede delle entusiastiche celebrazioni dei sindacati di sinistra e delle Ong per il Primo Maggio e, una volta, partecipai anch’io a una di queste celebrazioni. (Nel 1977, quarantadue persone furono uccise in un’esplosione di violenza provocata e nel caos che ne seguì). Da giovane, assistevo con curiosità e con piacere alle manifestazioni che tutti i partiti politici  -  partiti di destra e di sinistra, nazionalisti, conservatori, socialisti, socialdemocratici – tenevano a Taksim.
Quest’anno, il governo ha vietato di celebrare in questa piazza la Festa del Lavoro. E in quanto alla caserma che avrebbe dovuto essere ricostruita, a Istanbul tutti sanno che alla fine ci costruiranno un altro centro commerciale al posto dell’ultimo spazio verde rimasto nel centro della città. Il fatto che dei cambiamenti così significativi, in una piazza e in un parco che custodiscono i ricordi di milioni di persone, siano stati progettati e messi in atto, per quanto riguarda la fase dell’abbattimento degli alberi, senza prima consultare gli abitanti di Istanbul, è stato un grave errore per il governo di Erdogan.
Questo atteggiamento insensibile è chiaramente dovuto a una crescente deriva del governo verso l’autoritarismo. (L’ultimo rapporto sui diritti umani in Turchia è il peggiore degli ultimi dieci anni). Mi riempie, tuttavia, di speranza e di fiducia vedere che la gente di Istanbul non rinuncerà né al suo diritto di tenere manifestazioni politiche in piazza Taksim, né ai suoi ricordi, senza combattere”.
Il dissenso di Pamuk è considerato una cosa normale in Turchia. Un intellettuale di primo piano deve prendere posizione su uno scontro sociale di questa portata, ne ha il dovere. 
In Italia, però, la cosa non funziona. Tolti Vattimo e Erri De Luca, nessuno degli intellettuali più esposti mediaticamente ha mai osato dire una sola parola, di condanna o di solidarietà, con il corrispondente italiano di Taksim - La Valsusa. Mi interessa meno la valanga di critiche piovuta su Erri (nato 1950) e Gianni (nato 1936) anche dalle colonne di quegli stessi giornali che pubblicarono con grande evidenza le dichiarazioni di Pamuk. Penso, invece, che sotto ai 63 anni (tanti ne ha De Luca), non esista una voce fuori dal coro. Perché il silenzio-assenzo in questo paese paga. Perché l'intellettuale di carriera fa, appunto, una carriera. E con lui il giornalista ormai precarizzato, che è terrorizzato dal sottoscala in cui, forse, lo si potrebbe relegare se provasse a tenere la schiena diritta e cercare di mettere insieme due parole: notav e gentrificazione, che in coppia - per il momento - non sono ancora uscite sui mezzi di comunicazione di massa italiani. A Taksim, tra i giovani che discutono, anche in pieno agosto, di cosa fare adesso, il concetto di gentrificazione è scontato. Ne parlano anche di fronte a persone meno istruite e di altra generazione: si capiscono. Vedremo in un prossimo post la connessione che porta direttamente da Taksim e Tahrir a Damasco, passando per la gentrificazione violenta delle grandi aree urbane. E restando a guardare, ancora di più, gli inutili intellettuali che occupano le sedie dei festival di politica, letteratura e arti per parlare del nulla o, come spesso gli accade, del proprio pisello. 







domenica 8 settembre 2013

DOMANI

Dopo poco più di un mese il blog riprende la sua attività.
La lontananza dalla grande città ha come inconveniente che in alcuni luoghi non è ancora arrivato internet. La penisola, in altre parole, non è ancora interamente coperta e continuiamo a restare indietro rispetto a molti paesi europei. Per il resto, però, scene molto belle, come da foto seguenti.

Cosa è accaduto in questo mese? Moltissimo. Anzitutto, è nato il secondogenito di cari amici. Chi conosce sa modi e problematiche, che sono in via di soluzione.

In secondo luogo, piazza Taksim mi ha insegnato che la gentrificazione in atto a Istanbul non è altro che un capitolo di quella più generale mondiale, e che le guerre rientrano pienamente in tale contesto.

Terzo: tra gli intellettuali esposti, in Italia solo Erri e Vattimo hanno il coraggio, o il senso civile, di esprimere una posizione pubblica sulla TAV. Triste. AFFANCULO, allora, il festival della letteratura di Mantova e il salone del mobile-libro di Torino. A che cazzo servono se non ai servi?

Quarto: abbiamo bisogno di un nuovo sindaco dalle parti di queste foto. Se ne parlerà.

Quinto: Marconista e la sua biblioteca. Metterò in rete i titoli.

Sesto: ho trovato le foto dei miei bisnonni russi. Ci sono voluti 48 anni, ma ora ci sono. Con tanti di aquila zarista sulla fibbia della cinta.

Settimo: novità sulla dietrologia che saranno subito messe a disposizione dei lettori e che provengono dall'archivio del Senato e da un libro di memorie lontane.

Infine, oggi è l'8 settembre. Settanta anni dall'armistizio e 41 dalla nascita di una simpatica signora. Sul primo argomento ho scritto un libro uscito pochi mesi fa. Della seconda, tanti auguri.


Marconista

Dalla casa di Marconista






mercoledì 3 aprile 2013

SERATA DELLA MEMORIA. PER PROSPERO

Alcune foto degli interventi durante la serata ad memoriam che si è svolta mercoledì 27 marzo al Nuovo Cinema Palazzo, Roma, dove sono intervenute circa 250 persone. Nell'ordine Renato Arreni, Erri De Luca, un attore che legge brani dal libro di Prospero (scusate ma non so il suo nome), Marconista, un grandissimo ed emozionante Sante Notarnicola e l'avvocato Caterina Calia, di cui non ho una foto purtroppo. Hanno preso la parola anche altri compagni tra gli organizzatori della serata.