A tutte le donne senza
distinzione: a quelle che imbracciano il fucile e a quelle che invece
hanno ancora come alternativa la penna, a quelle che ricoprono
incarichi di responsabilità, a quelle sotto i riflettori, a quelle
che godono di considerazione, ma soprattutto alle casalinghe, alle
operaie, alle precarie, a quelle che non se le fila nessuno a meno
che non vengano uccise o stuprate, a quelle che tanto non se le
ricorderà nessuno perché troppo impastate di una quotidianità
apparentemente inutile, a quelle che soffrono schiacciate e
frantumate da situazioni dalle quali non sanno come uscire, a quelle
che sanno di essere sole, anche se il mondo non lo vuole vedere.
Perché acquistino coscienza di sé, si accorgano che anche loro
proiettano un'ombra sulla terra e non sono ombra
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sabato 7 marzo 2015
AVANTI BIONDA
domenica 9 marzo 2014
TERESA MATTEI
Una breve biografia di Teresa Mattei (Genova, 1º febbraio 1921 – Usigliano, 12 marzo 2013), la più giovane deputata dell'Assemblea Costituente, che suggerì a Longo la mimosa come il fiore simbolo della giornata internazionale della donna.
Combattente
nella formazione garibaldina Fronte della
Gioventù (con la qualifica di Comandante di
Compagnia), fu anche la più giovane eletta all'Assemblea
Costituente, dove assunse l'incarico di segretaria nell'Ufficio di
Presidenza dell'Assemblea Costituente. Dirigente nazionale dell'Unione Donne
Italiane, è stata l'inventrice dell'uso della mimosa per l'otto marzo: Luigi Longo le chiese se
sarebbe stato opportuno scegliere le violette, come in Francia, per celebrare
quel giorno; Teresa Mattei gli suggerì la mimosa, un fiore più povero e diffuso
nelle campagne.
Nasce
a Genova nel 1921 e trascorre l'infanzia tra Milano e Varese, Nel 1933 il padre
Ugo, fiero antifascista, trasferisce la famiglia a Bagno a Ripoli (FI). Nel
1938, in seconda liceo viene espulsa da tutte le scuole del Regno perché
contesta le lezioni in difesa della razza. Prende la maturità come privatista
lo stesso anno e si iscrive a Lettere e Filosofia. Il 10 giugno 1940, in
occasione della proclamazione di guerra, organizza la prima manifestazione in
Italia contro la guerra, in Piazza San Marco a Firenze. Iscritta al Partito
Comunista d'Italia nel 1942,
si laurea in Filosofia presso l'Università di
Firenze nel 1944.
Nello stesso anno, il fratello Gianfranco Mattei,[3] docente ordinario di chimica al
Politecnico
di Milano, iscritto dal 1942 al Partito Comunista e responsabile
della produzione dell'esplosivo dei GAP
di Roma, dopo la cattura per
una delazione, si toglie la vita nella cella di Via Tasso, a Roma, per non
cedere alle torture inflittegli e non rischiare, quindi, di rivelare i nomi dei
compagni.
Teresa
Mattei partecipa attivamente alla lotta di Liberazione
con il nome di battaglia di Chicchi, soprattutto nelle cellule comuniste che operano nella
città di Firenze. Inizialmente come staffetta poi fonda i Gruppi di
difesa della donna di Firenze, e finisce la guerra di Liberazione
con il grado di Comandante di Compagnia. A lei ed al suo gruppo combattente si
è ispirato Roberto
Rossellini per l'episodio di Firenze del film Paisà.
Durante
gli anni della Resistenza conosce Bruno Sanguinetti, di
origine ebraica, figlio di un magnate dell'industria alimentare, comandante del
Fronte della
gioventù (giovani del Partito Comunista clandestino) con il quale
organizza l'uccisione di
Giovanni Gentile:
« Per fare
in modo che i gappisti incaricati dell'agguato potessero riconoscerlo, alcuni
giorni prima li accompagnai presso l'Accademia
d'Italia della Rsi, che lui dirigeva. Mentre usciva lo indicai ai
partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò. »
|
(Teresa
Mattei)
|
La
Repubblica
Nel
1946, eletta nelle liste
del PCI
alla Assemblea
Costituente, nel collegio di Firenze e Pistoia, è la più giovane
deputata al Parlamento. Nel 1947
fonda, insieme alla democristiana Maria Federici, l'Ente per
la Tutela morale del Fanciullo. Interviene nei lavori della Assemblea
costituente e riesce a far introdurre nell'art. 3,2° comma l'espressione di
fatto: "E`
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini....". Ancora alla
Costituente diventa la prima rappresentante delle Ragazze madri e nel 1948 si
sposò a Budapest con Bruno
Sanguinetti.
Nel
1950 nasce la sua seconda figlia Antonella e muore improvvisamente il marito
Bruno Sanguinetti. Vive a Milano e si occupa della Casa della Cultura con Rossana Rossanda. Nel 1955 torna a Firenze con
il suo secondo marito Iacopo Muzio dirigente del PCI e nasce il loro figlio
Gabriele. Lo stesso anno rifiuta la candidatura alle elezioni per la Camera dei
deputati e venne espulsa dal PCI per il dissenso maturato nei confronti della
politica stalinista di Togliatti e di gran parte del gruppo dirigente del PCI.
Teresa
Mattei nel 1958 torna a Milano dove nasce il suo ultimo figlio Rocco, e
prosegue la sua lotta in favore dei diritti delle donne e dei minori. In
dissenso verso la conduzione della azione dei partiti politici in Italia, si è
impegnata nel lavoro della comunicazione da aprire a tutti quelli che non hanno
diritto di parola, proprio ad incominciare dai bambini. Negli anni sessanta
fonda a Milano, un Centro Studi per la progettazione di nuovi servizi e
prodotti per l'infanzia.
Sempre
negli anni sessanta inizia ad occuparsi di ricerca cinematografica insieme a Marcello
Piccardo e Bruno Munari.
Dall'unione della sua grande passione per il cinema e della sua lotta per i
diritti dell'infanzia, nasce la Cooperativa
di Monte Olimpino, di cui diviene Presidente. La Cooperativa
promuove il cinema fatto dai bambini come nuova forma di comunicazione e di
espressione della loro creatività. Vengono prodotti molti film realizzati
interamente dai bambini come attività didattica. Nel 1968 i Film dei bambini
sono presentati alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia.
Torna
a vivere in Toscana, a Pisa ed è a fianco dei figli Gabriele e Rocco in tutte
le lotte politiche e sociali di quegli anni. Nel 1987 fonda a Ponsacco (PI) La
"Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione" con la parola
d'ordine “Chiedo ascolto” conducendo grandi campagne in favore dei bambini,
contro l'eccessivo uso della televisione e per fondare una cultura di Pace che
parta proprio dai più piccoli. Essi hanno inventato la “Treccia della Pace” che
vuole unire i bambini di tutto il mondo in un attivo lavoro per affermare di
una nuova cultura di Pace.
Nel
1992 a seguito del terribile assedio di Sarajevo la Lega per il diritto dei
bambini alla comunicazione, durante i funerali di padre Ernesto Balducci a
Santa Fiora, lancia la grande campagna internazionale per l'attribuzione del
Premio Nobel per la Pace ai bambini di Sarajevo, in Italia raccoglie più di
100.000 firme di minori inoltrate al Comitato di Oslo.
Nel
1993 lancia la raccolta di firme, “L'obbedienza non è più una virtù” con una cartolina
petizione al Presidente Scalfaro per chiedere un nuovo processo al criminale
nazista Eric Priebke responsabile della strage delle fosse Ardeatine ma anche
della morte di decine di Patrioti appartenenti alla Resistenza nel carcere di
via Tasso a Roma. Sarà testimone come sorella di Gianfranco Mattei,
orribilmente torturato, e si ottenne la giusta condanna all'ergastolo del
criminale Priebke
Nel
1994 in occasione del centenario dell'invenzione della radio lancia, con suo
figlio e collaboratore Rocco Muzio il progetto Radio Bambina che diretto da
Rocco Muzio vedrà la produzione e messa in onda su emittenti locali, di un
palinsesto realizzato con i bambini e ragazzi della Provincia di Pisa e Firenze
fino all'anno 2000.
Nel
2001 è a Genova contro il G8 con i suoi figli, partecipa attivamente a tutti i
dibattiti ed è inorridita dalle criminali violazioni della Costituzione di cui
sono protagonisti il governo italiano e tutti i suoi rappresentanti. Negli anni
successivi è a fianco delle vittime di quelle giornate per ristabilire i
diritti e la giustizia.
Teresa
Mattei continua la lunga battaglia che ha accompagnato la sua vita in difesa
della Costituzione e dei nuovi tentativi di modificarla e renderla inefficace.
Nel
2004 insieme al figlio Rocco partecipa con i ragazzi delle scuole della
Provincia di Pisa al Pellegrinaggio dell'ANED ai Campi di sterminio in Germania
e pronuncia un importante discorso a più di 200.000 ragazzi di tutta Europa a
Mauthausen.
La
battaglia per il referendum contro le modifiche alla Costituzione la vede
protagonista con il Presidente Oscar Luigi Scalfaro insieme al figlio Rocco di
centinaia di incontri e dibattiti in tutta Italia che porteranno alla vittoria
nel referendum del 2006 e ad affossare l'ennesimo tentativo fascista di
vanificare il risultato della Resistenza e della Liberazione del nostro Paese.
Nel
2006 durante la battaglia per il referendum costituzionale pronuncia queste
parole davanti agli studenti del suo antico Liceo Michelangelo a Firenze:
"Nell'articolo 1 della Costituzione si dice: "la sovranità appartiene
al popolo", ed è questa la cosa più importante che noi dobbiamo difendere.
La sovranità è nelle mani nostre, nelle mani del popolo e paritariamente in quelle
di ogni cittadino; con questo la Repubblica ci ha fatto diventare cittadini e
non sudditi. Il più grande monumento, il maggiore, il più straordinario che si
è costruito in Italia, alla libertà, alla giustizia, alla Resistenza,
all'antifascismo, al pacifismo è la nostra Costituzione."
Negli
ultimi anni della sua vita, pur minata nella forza fisica è sempre
eccezionalmente lucida e curiosa della situazione del nostro Paese. Ancora nel
2011 propone un importante appello alla Resistenza il 25 aprile per
l'appuntamento dei compagni in piazza Santo Spirito a Firenze.
La
trasmissione della memoria alle nuove generazioni è stata la battaglia che ha
segnato buona parte della sua esistenza. Memoria attiva, che guarda al futuro.
Un importante saluto è rivolto ai giovani dell’ARCI di Mesagne (Brindisi):
“Siete la nostra speranza, il nostro futuro. Custodite gelosamente la
Costituzione. Abbiamo bisogno di voi in modo incredibile. Cercate di fare voi
quello che noi non siamo riusciti a fare: un’Italia veramente fondata sulla
giustizia e sulla libertà”.
È scomparsa nel 2013 all'età di
92 anni; all'epoca del decesso era l'ultima donna vivente fra i partecipanti
all'Assemblea Costituente.
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martedì 9 aprile 2013
sabato 9 marzo 2013
KLARA ZETKIN
L’8 Marzo è una festa socialista. Fu la Conferenza internazionale delle donne socialiste convocata a Copenaghen il 29 agosto 1910 a istituire su proposta della socialdemocratica tedesca Klara Zetkin, la «Giornata internazionale della donna», fissando la data all’8 Marzo di ogni anno. Scopo dell’iniziativa era quello di ottenere per le donne parità di trattamento rispetto agli uomini. In particolare, le socialiste chiedevano l’estensione del diritto di voto.
Clara Eissner, socialista e tra le primissime femministe, nacque a Widerau, in Sassonia, il 5 luglio 1857.
A partire dal 1874, ancora studentessa, entrò in rapporti con il movimento operaio tedesco. Nel 1878 aderì al Sozialistsche Arbeitpartei, il Partito socialista dei lavoratori, nato con il Congresso di Gotha dalla fusione dell’Allgemeiner Deutscher Arbeitvereign, Associazione generale operaia tedesca, fondata nel 1862 da Ferdinand Vassalle, e il Sozialdemokratische Arbeitpartei Deutschlands, Partito socialdemocratico operaio tedesco, fondato nel 1869 da August Bebel e Wilhelm Liebknecht. Nel 1890, il Partito prenderà il nome che conserva anche oggi: Sozialdemokratische Partei Deutschlands, Partito socialdemocratico tedesco.
In seguito alle leggi antisocialiste, promulgate nel 1878 da Bismarck, Clara si trasferì a Zurigo e poi, nel 1882, a Parigi. Qui adottò il cognome del suo compagno, il russo Ossip Zetkin, morto nel 1889. Successivamente, Clara si sposò con l’artista Geog Friedrich Zundel.
A fine secolo, nello storico dibattito intorno alle tesi di Eduard Bernstein, il cosiddetto «Dibattito sul Revisionismo», Clara si schierò a fianco di Karl Kautski e Rosa Luxemburg. Sono questi gli anni di rifondazione dell’Internazionale socialista, la cosiddetta «Seconda Internazionale», nella quale Clara svolse un ruolo importante.
Impegnata nella battaglia per l’emancipazione della donna, scrisse La questione femminile e la lotta al revisionismo, si battè per il suffragio universale di entrambi i sessi e, dal 1891 al 1917, diresse il quotidiano femminista del Partito "Die Gleicheit", Uguaglianza.
Nel 1907, assunse la direzione dell’Ufficio per le politiche femminili dell’Spd, da dove diede impulso alla Giornata Internazionale della Donna, l’8 Marzo.
Sulla scelta dell’ 8 Marzo come ricorrenza per la giornata internazionale della donna, le opinioni divergono. La tradizione socialista afferma che la scelta fu fatta per richiamare il grande sciopero dell’8 Marzo del 1848, quando le lavoratrici dell'industria tessile di New York proclamarono uno sciopero e una grande manifestazione nella quale rivendicarono diritto di sciopero, la giornata di lavoro di 8 ore, un giorno di riposo settimanale e contratti conclusi con la supervisione dei sindacarti.
Oggi, tuttavia, si è affermata la versione delle operaie bruciate nel rogo della loro fabbrica. Questa leggenda ha origini recenti. Il 7 Marzo 1952, il settimanale bolognese "La Lotta", scrive che la data della Giornata della Donna vuol ricordare l’incendio scoppiato in una fabbrica tessile di New York l’8 Marzo del 1929, in cui sarebbero morte 129 operaie chiuse dentro dall’interno per volere del padrone, perché minacciavano di scioperare.
Il tema dell’incendio e delle operaie arse vive nel rogo del loro posto di
lavoro venne ripreso con alcune varianti. Nel 1978, il "Secolo XIX" di
Genova riporta l’episodio come avvenuto a Chicago in una filanda. Nel 1980, "La Repubblica" parla di un incendio a Boston, datato 1898. Nel 1981, "Stampa Sera" situa l’incendio ai primi del ‘900, in un luogo imprecisato degli Stati Uniti, le operaie vittime sarebbero state 146. Lo stesso anno, L’Avvenire parla di 19 operaie morte. Nel 1982, "Noi Donne" parla di Boston, l’anno sarebbe il 1908 e le operaie morte 19. Una
nuova descrizione della tragedia l’ha fornita di recente il sito della Città di Bari. Secondo questa versione, la festa sarebbe nata dall’incendio, scoppiato il pomeriggio del 25 Marzo 1911, negli ultimi tre piani dell’Asch Building, un edificio di dieci piani a Manhattan. Quando il rogo fu domato si sarebbero contate 146 vittime. New York sarebbe rimasta sconvolta da quella tragedia. Al funerale, 120 mila lavoratori avrebbero accompagnato il funerale fino al cimitero di Evergreen, dove le sfortunate vennero sepolte, e non meno di 400 mila persone assistettero al corteo. Per alcuni, l’incendio risalirebbe, invece, a un 8 Marzo di fine ottocento, in una fabbrica tessile d’Inghilterra. Per un’altra interpretazione, la data sarebbe da ricercare nell’inverno del 1917. Così L’Ordine Nuovo, quotidiano gramsciano di Torino, del 17 Marzo 1921: «Al grido di pane e pace le operaie di Pietrogrado
sono scese nelle strade l’8 Marzo [24 Febbraio per il calendario russo] per festeggiare la giornata internazionale del proletariato femminile. Fu questo il grande segnale della
rivoluzione che distrusse l’autocrazia...»
È probabile che tutte queste versioni siano frutto della fantasia. Infatti, sia nel libro della canadese Renée Còté, Verità storica della misteriosa origine dell’8 Marzo, che il quello di Tilde Capomazza e Marisa Ombra, 8 marzo, storie, miti e riti della Giornata Internazionale della Donna, nessun incendio risulta mai accaduto. Tuttavia, anche se quell’incendio non ci fu, lasciamo pure correre la versione per il suo simbolismo.
Durante la Prima guerra mondiale, Clara Zetkin fu con Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg tra i più attivi critici della cosiddetta «Burgfrieden», la politica di collaborazione adottata dalla Socialdemocrazia nel periodo bellico.
Tra le varie iniziative antimilitariste, Clara organizzò, nel 1915, la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste contro la Guerra. A causa di questa manifestazione, fu imprigionata.
Nel 1916, fu tra coloro che abbandonarono l’Spd e diedero vita al Partito socialdemocratico tedesco indipendente, Uspd.
Nel 1919, fu tra i fondatori del Partito comunista tedesco, Kpd, del quale fu deputata dal 1920 al 1933. Dal 1921 al 1933, fu membro del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista, il Komintern, e, dal 1925, presidente della Rote Hilfe, il Soccorso rosso.
All’avvento del Nazismo fuggì in Unione Sovietica, dove morì nel 1933 vicino a Mosca. È sepolta sotto le mura del Cremino.
giovedì 8 marzo 2012
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