giovedì 16 aprile 2015
sabato 28 marzo 2015
giovedì 26 marzo 2015
AI DETRATTORI DELLA JOLI
Lor
signor* che si permettono di giudicare Angelina Joli hanno mai preso
la morte per mano, ci hanno mai dormito dentro, hanno mai sentito
stringersi la gola mentre guardano il proprio figlio di neanche due
anni pensando riuscirò a vederlo crescere, sanno la fatica di
guardarsi allo specchio pensando per sempre davanti ad un corpo
diverso non per propria volontà, gli sguardi che ti si appoggiano
addosso per vedere se le tette sono uguali o diverse, conoscono la
fatica quotidiana della lotta per restare vivi, per cercare di essere
quelle di prima, sanno la rabbia, la paura dell'esito degli esami, la
fatica della chemio che ti cancella la testa, la sessualità rubata,
la SOLITUDINE ASSOLUTA? No. E allora facciano il piacere non solo di
tenere chiusa la loro bocca piena di stronzate e di offese, ma anche
di ingoiarsele. Ma del resto davanti alla stupidità nulla possono
neanche gli dèi.
Benissimo ha fatto la Joli a rendere noto ciò che vive, perché, oltre il suo personalissimo caso, è un problema che va socializzato, non per il costo economico, ma per quello umano, per la sofferenza personale e nei rapporti interpersonali, per la difficoltà di reinserimento sul posto di lavoro. Perché il numero aumenta sempre di più, di anno in anno.
Benissimo ha fatto la Joli a rendere noto ciò che vive, perché, oltre il suo personalissimo caso, è un problema che va socializzato, non per il costo economico, ma per quello umano, per la sofferenza personale e nei rapporti interpersonali, per la difficoltà di reinserimento sul posto di lavoro. Perché il numero aumenta sempre di più, di anno in anno.
venerdì 20 marzo 2015
L'ITALIA NON VOTA UNA RISOLUZIONE ONU CONTRO IL NEONAZISMO
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato lo scorso 22 novembre una mozione presentata dalla Russia che condanna i tentativi di glorificazione dell'ideologia del nazismo e la conseguente negazione dei crimini di guerra commessi dalla Germania nazista.
La Risoluzione esprime "profonda preoccupazione per la glorificazione in qualsiasi forma del movimento nazista, neo-nazista e degli ex membri dell'organizzazione "Waffen SS", anche attraverso la costruzione di monumenti e memoriali e l'organizzazione di manifestazioni pubbliche".
Il documento rileva anche l'aumento del numero di attacchi razzisti in tutto il mondo.
Una iniziativa giusta, si dirà, visti i continui rigurgiti fascisti e nazisti ai quali si assiste sempre più spesso in diversi quadranti del mondo.
La Risoluzione esprime "profonda preoccupazione per la glorificazione in qualsiasi forma del movimento nazista, neo-nazista e degli ex membri dell'organizzazione "Waffen SS", anche attraverso la costruzione di monumenti e memoriali e l'organizzazione di manifestazioni pubbliche".
Il documento rileva anche l'aumento del numero di attacchi razzisti in tutto il mondo.
Una iniziativa giusta, si dirà, visti i continui rigurgiti fascisti e nazisti ai quali si assiste sempre più spesso in diversi quadranti del mondo.
E invece no. Perché solo 115 dei Paesi rappresentati alle Nazioni Unite hanno votato a favore della mozione, mentre in passato il numero dei sì era stato assai più consistente, ad esempio 130 due anni fa. Incredibilmente ben 55 delegati, tra i quali il Governo italiano, si sono astenuti e 3 rappresentanti - quelli degli Stati Uniti, Canada e Ucraina - hanno addirittura votato contro.
La Vicepresidente nazionale dell'ANPI, Carla Nespolo ha inviato il seguente comunicato stampa, condiviso dall'ANPI Provinciale di Alessandria.
" L'astensione del Governo Italiano sulla risoluzione dell' ONU, approvata a maggioranza, che sancisce il rifiuto del neonazismo nel mondo e respinge "ogni forma di negazione dei crimini nazisti", è un atto grave e inaccettabile.
L'Italia è il Paese in cui la Resistenza al fascismo e al nazismo è stata tra le più forti ed estese d'Europa.
La Costituzione Italiana è, per specifica decisione dei Padri Costituenti, una Costituzione Antifascista.
Tanti partigiani, tanti giovani e tante donne, hanno lottato, sofferto e in molti casi hanno lasciato la vita, per sconfiggere nazismo e fascismo.
Vergognosa è l'astensione dell'Italia!
Il fatto che tanti altri Paesi Europei si siano astenuti, rappresenta una svolta pericolosa e regressiva nella stessa politica estera europea, ma non giustifica in alcun modo la scelta del Governo Italiano che ancora una volta ha rinunciato ad un ruolo di protagonista in Europa.
La decisione degli Stati Uniti d'America, del Canada e dell'Ucraina, di votare contro tale risoluzione, se mai, dimostra un'inaccettabile subalternità europea ed italiana, alla volontà americana.
Nè vale a giustificare tale scelta, il fatto che tale risoluzione sia stata proposta dalla Russia.
Tra l'altro si tratta di un documento molto simile ad altri, presentati nel 2011e nel 2012, e sempre votati all'unanimità o quasi, dall'Assemblea dell'ONU.
Persino Israele, Paese notoriamente amico degli Stati Uniti, ha votato a favore del rifiuto dell'ideologia fascista e nazista.
L'Italia si è astenuta! E questo è inaccettabile e deplorevole.
L'ANPI eleva alta e forte la propria voce, contro tale voto, che umilia la nostra storia democratica e offende la Resistenza, i suoi protagonisti e i suoi valori."
martedì 10 marzo 2015
I DISTRUTTORI DELLA STORIA
Un bellissimo articolo di Francesco Piccioni sul caso Moro. Da
Leggendo le cronache avventurose - sul piano mentale - della nuova commissione parlamentare d'inchiesta sul sequestro di Aldo Moro, ad un certo punto mi è passata davanti l'immagine dell'Isis che distruggeva i resti della civiltà assira. Che c'entrano dei benestanti e benpensanti parlamentari con dei tagliagole che distruggono il passato per affermare il loro eterno presente (secondo loro) dettato da un dio?
La forma mentis, direi.
Il format mediatico intitolato "i misteri del caso Moro" ha quasi 40 anni, assicura a tutti gli interpreti qualche minuto di successo, un portafoglio gonfio, a volte persino una poltrona da parlamentare. Fin qui tutto bene, è la banalità dell'imbrancarsi in un gregge guidato da pastori con mano ferma.
Il problema è che per alimentare la misteriologia bisogna far strage di prove, equiparandole ai sospetti, alle domande, alle idiozie, mescolando il tutto in un calderone bollente e più volte centrifugato, al punto che nulla conta più nulla. Tranne la volontà del cuoco, che accende il fuoco quando vuole e indica agli attoniti spettatori questo o quel componente che viene portato in superficie dal suo mestolo e poi rapidamente scompare nella sbobba. Siamo al masterchef della Storia, in cui è sempre ammesso un nuovo pirla che porta un nuovo componente o - sempre più spesso, visto quanto tempo è passato - semplicemente un pezzo già usato e dimenticato. Ribollito. Che so, "la moto Honda"...
L'audizione dell'ex viceparroco di Santa Lucia, amico di Moro, ora arcivescovo in Gran Bretagna è stata un capolavoro di dimostrazione di quanto vado dicendo. Presentata - immancabilmente - come l'evento che avrebbe "permesso di fare chiarezza su uno dei punti più oscuri della vicenda", si è aperta con il placido prete costretto a premettere che era l'ottava volta che veniva chiamato a deporre sulla stessa cosa. La seconda, davanti a una commissione parlamentare. Non proprio una "prima"...
Nella vicenda storica il suo ruolo era stato decisamente minore: allora giovane prete, era stato destinatario di alcune lettere scritte da Moro, perché le girasse alla famiglia. Non serve essere degli esperti in sequestri di personaggi di spicco per sapere che in questi casi la famiglia è sottoposta a controlli stringenti, "blindata" da uomini armati che filtrano ogni spillo in entrata o in uscita dall'abitazione. Un giovane prete senza alcun potere, un collega di università (come il prof. Tritto) o altri personaggi simili diventano una buona "intermediazione" per mandare lettere. Non c'erano i social network, allora; e presumibilmente nessun brigatista li avrebbe usati visto che sono "tracciati" in ogni passaggio.
Su di lui era stato sparso uno dei tanti "misteri" della dietrologia, addirittura per bocca di Francesco Cossiga. Che aveva ipotizzato - non saprei dire se a mo' di battuta mal riuscita o soprassalti di rimorso per piste non seguite - che quel giovane prete fosse stato a sua volta sequestrato per un giorno, portato nella prigione di Moro e lì avesse impartito l'estrema unzione. Sette interrogatori o audizioni non erano bastate a convincere nessun dietrologo che lui, in via Montalcini, non c'era stato. Ed anche ieri, al termine dell'ottava audizione ha commentato tristemente "non penso di aver convinto nessuno".
Lo si può capire. Qualsiasi protagonista di quella vicenda - i brigatisti, Cossiga, l'archivista della stessa commissione stragi, storici, poliziotti e magistrati, ecc - abbia provato a mettere la parola fine su uno qualsiasi dei misteri è stato rapidamente derubricato a "opinione" fra le tante, probabilmente falsificata ad arte, comunque irrilevante. Finendo rapidamente tra i tanti componenti della sbobba che ogni tanto riprende a bollire.
Leggiamo come ricorda don Mennini quei giorni:
Ci venne indicato un sacerdote dei pallottini con presunte doti di sensitivo: fu lui ad indicare su una mappa un punto dell'Aurelia. Ne parlai con il professor Tritto (assistente di Moro, ndr) e lui disse che era importante, che dovevamo dirlo al ministro e ottenne un appuntamento. Fummo ricevuti al Viminale dove ci tennero a bagnomaria per 3 o 4 ore, ogni tanto Cossiga entrava e chiedeva a Tritto se era possibile avere qualche indumento di Moro, qualche scritto, ipotizzando pure il coinvolgimento del sensitivo consultato nel caso dell'omicidio di Milena Sutter". Era un clima "poco esaltante", "ogni tanto veniva il capo di gabinetto che parlava di una fila di persone importanti che chiedevano biglietti omaggio per lo spettacolo pasquale dell'Opera. A me fu rimproverato di non aver informato la polizia del contatto telefonico con le Br, ma non volevo rischiare di bloccarlo, volevo solo essere utile a una persona alla quale volevo bene e fare nel mio piccolo tutto quello che potevo. E poi, quello che ho visto quel giorno al Viminale mi era bastato.. Tornato a casa, parlando con i miei dissi 'se le cose funzionano così, Moro può salvarlo solo la Madonna o la Provvidenza'".
Cioè nessuno. La dietrologia si regge sull'idea che la Storia sia governata da una Spectreonnipotente e onnisciente, che ordisce complotti e sa come intervenire ogni volta che si rischia siano scoperti. La Spectre è insomma un dio oscuro, contro cui il "vero fedele" può soltanto esercitare il rifiuto di tutto ciò che sfugge all'idea di "mondo regolato" che deriva dalla parola del "vero dio". L'Isis della dietrologia è questa bestia qui, che distrugge tutto - passato, prove, credibilità, ecc - per affermare soltanto la sua esistenza e pretesa di dominio. Anche Moro subì, ancor vivo e prigioniero, lo stesso trattamento: le lettere che scriveva non erano "moralmente ascrivibili" a lui. Tanto da dichiararlo "pazzo" quando, obliquamente e moderatamente, scriveva parole non concilianti con qualche notabile del suo stesso partito iscritto al nuovo e infame "partito della fermezza".
Il partito della dietrologia è una filiazione diretta del "partito della fermezza". E' stato messo in piedi dagli stessi uomini, dagli stessi partiti. Vomita merda da quasi 40 anni e ha avvelenato i pozzi a cui si abbeverano i cervelli. Non c'è più - o quasi - un giornalista capace di distinguere una bufala clamorosa da un'ipotesi allettante; e in ogni caso una prova è per loro irriconoscibile. Non esiste, non può esistere un punto fermo, una verifica definitiva - da laboratorio - di quel che è falso e di quel che è vero. Non ci sono testimonianze, né carte, né riscontri che possano mettere in crisi il "mistero". Non c'è perché non ci deve essere, finirebbe il gioco...
Guardiamo ancora dall'audizione di ieri. Grande sorpresa - sia tra i parlamentari della commissione che tra i giornalisti mandati a seguire l'audizione - quando don Mennini ha ricordato che il papa, l'allora Paolo VI, aveva fatto preparare 10 miliardi di lire per un eventuale riscatto in denaro. Una "rivelazione"? Ma se il rifiuto del riscatto compare addirittura in uno dei nove volantini delle Br emessi durante il sequestro... Era ipotesi avanzata su tutti i giornali di quelle settimane, oggetto di "dibattito" tra esperti, politici, giornalisti, specie dopo la richiesta ufficiale di scambiare Moro con 13 prigionieri politici.
Tutto cancellato, tutto dimenticato. Solo il "mistero" ha diritto ad esistere, picconando reperti, statue, storie, prove... Continuerà così in eterno, fin quando qualche bastardo vi troverà un guadagno.
lunedì 9 marzo 2015
IRRESPONSABILI 2
Come anticipato ieri, l'audizione di Don Mennini, anzi, del Nunzio Mennini, non ha spostato di una virgola quanto già non si sapesse sulla vicenda Moro.
ROMA - "Non sono mai stato nella prigione delle Brigate rosse per confessare Aldo Moro". Monsignor Antonello Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna, chiude uno degli ultimi misteri legati al caso Moro. Parlando davanti alla commissione d'inchiesta, Mennini ha smentito la circostanza di un suo incontro con lo statista nel covo di via Montalcini, di cui aveva parlato Francesco Cossiga: "Purtroppo - ha detto monsignor Mennini - non ne ho avuto la possibilità, ma nella coscienza dei miei doveri sacerdotali ne sarei stato molto contento".
Nel corso dell'audizione davanti alla commissione parlamentare, monsignor Mennini ha confermato che nei giorni del rapimento fece avere alla famiglia Moro alcune lettere dello statista recapitategli dalle Br. "In ogni caso - ha fatto notare - , se avessi avuto un'opportunità del genere credete che sarei stato così imbelle, che sarei andato lì dove tenevano prigioniero Moro senza tentare di fare niente? Sicuramente mi sarei offerto di prendere il suo posto, anche se non contavo nulla , avrei tentato di intavolare un discorso, come minimo di ricordare il tragitto fatto. E poi, diciamo la verità di che cosa doveva confessarsi quel povero uomo?".
Il nunzio apostolico - che in apertura di audizione aveva tenuto a sottolineare di essere stato già ascoltato sulla vicenda in sede parlamentare e giudiziaria per ben sette volte - ha confermato che "di un'eventuale confessione non avrei potuto dire nulla, né sui contenuti né sulle circostanze temporali e logistiche, ma non avrei difficoltà alcuna ad ammettere di essere andato nel covo delle Br. E' che non ci sono mai stato".
ROMA - "Non sono mai stato nella prigione delle Brigate rosse per confessare Aldo Moro". Monsignor Antonello Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna, chiude uno degli ultimi misteri legati al caso Moro. Parlando davanti alla commissione d'inchiesta, Mennini ha smentito la circostanza di un suo incontro con lo statista nel covo di via Montalcini, di cui aveva parlato Francesco Cossiga: "Purtroppo - ha detto monsignor Mennini - non ne ho avuto la possibilità, ma nella coscienza dei miei doveri sacerdotali ne sarei stato molto contento".
Nel corso dell'audizione davanti alla commissione parlamentare, monsignor Mennini ha confermato che nei giorni del rapimento fece avere alla famiglia Moro alcune lettere dello statista recapitategli dalle Br. "In ogni caso - ha fatto notare - , se avessi avuto un'opportunità del genere credete che sarei stato così imbelle, che sarei andato lì dove tenevano prigioniero Moro senza tentare di fare niente? Sicuramente mi sarei offerto di prendere il suo posto, anche se non contavo nulla , avrei tentato di intavolare un discorso, come minimo di ricordare il tragitto fatto. E poi, diciamo la verità di che cosa doveva confessarsi quel povero uomo?".
Il nunzio apostolico - che in apertura di audizione aveva tenuto a sottolineare di essere stato già ascoltato sulla vicenda in sede parlamentare e giudiziaria per ben sette volte - ha confermato che "di un'eventuale confessione non avrei potuto dire nulla, né sui contenuti né sulle circostanze temporali e logistiche, ma non avrei difficoltà alcuna ad ammettere di essere andato nel covo delle Br. E' che non ci sono mai stato".
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