martedì 22 aprile 2014
giovedì 17 aprile 2014
mercoledì 16 aprile 2014
domenica 13 aprile 2014
I DEPORTATI DI IOANNINA
Con grave, gravissimo ritardo, giustificato in parte dalla frenesia con cui stiamo lavorando sull'archivio dei CC.RR. (poi PS, poi Guardia Nazionale Fascista) di Rodi (da cui è tratta la foto della copertina di carteggio riguardante Giacomo Levi)
Sono trascorsi 70 anni da quando, il 25 marzo del 1944, gli ebrei di Ioannina, nell'Epiro, vennero deportati ad Auschwitz. Furono una cinquantina a sopravvivere, tra loro Esthir Koen, ancora in vita, ha deciso di regalare la sua testimonianza
(Pubblicata originariamente da E Kathimeriniil 7 marzo 2014, selezionato e tradotto da Le Courrier des Balkans e OBC)
Il 25 marzo sarà una giornata dolorosa per Esthir Koen. Incontrerà il Presidente federale tedesco, Joachim Gauck. E' stato lui stesso a chiederle di incontrarla. Tra i cinquanta membri della comunità ebraica di Ioannina sopravvissuti ad Auschwitz, Esthir Koen è una delle due ancora in vita.
“Mi sento un po' strana. Agitata. Vorrei chiedergli da dove è venuto tutto quest'odio che ha portato a bruciare milioni di persone a causa della loro religione. Accettare il perdono? Ciò che hanno fatto è imperdonabile. Non hanno risparmiato nessuno. Li hanno bruciati tutti... E quando ci hanno cacciati dalle nostre case e gettati sulla strada, nessun vicino ha scostato le tende per vedere cosa stava accadendo”.
25 marzo 1944, mattina. Con l'aiuto della gendarmeria greca la Gestapo effettua una “retata” nel quartiere ebraico di Ioannina. 1725 uomini, donne e bambini vengono ammassati sui camion. Solo qualcuno riesce a scappare e darsi alla macchia, tra i quali il futuro marito di Esthir. Gli altri vengono deportati ad Auschwitz. Tra loro i genitori e sei fratelli e sorelle di Esthir, che allora aveva 17 anni.
“L'ultima volta che ho visto i miei genitori è stato sulla rampa d'ingresso a Auschwitz, dove ci hanno separati. Mentre s'allontanava mio padre urlò a me e mia sorella: “Figlie mie, siate in grado di preservare il vostro onore!”.
Più tardi un'altra internata ci ha rasato i capelli. Le ho chiesto cosa era accaduto ai miei genitori. Lei mi ha mostrato i camini dei forni crematori ed ha detto: “Là, bruciano...”. Esthir si è salvata grazie ad una dottoressa ebrea-tedesca e a delle infermiere che l'hanno nascosta quando le SS hanno svuotato la sua baracca per alimentare i forni crematori.
A liberazione avvenuta Esthir è rientrata a casa sua a Ioannina. Lei e la sorella scoprono che sono le uniche sopravvissute dell'intera famiglia. Gli altri sono stati sterminati.
Davanti alla sua casa natale l'attende un altro duro colpo: “Ho bussato alla porta ed uno sconosciuto ha aperto. “Cosa volete”, mi domanda. Gli rispondo che è casa mia. “Ma ti ricordi se c'era un forno in casa tua?” mi dice. “Ma certo, ci si cucinava il pane!”. “Allora smamma. Sei scappata ai forni in Germania ma io ti brucio nel forno di casa tua!”.
Esthir tenterà poi di ricostruire la sua vita. Si sposa con Samuil, scampato alla retata. Ha dei bambini. “Sono venuta a conoscenza del fatto che le nostre due macchine da cucire Singer erano presso il Metropolita. Sono andato a chiedergliele ma lui mi ha risposto che erano state consegnate alla prefettura. Là abbiamo dovuto risalire ai numeri di serie... Pretesti per liberarsi di me. Ho loro mostrato il mio avambraccio, con il marchio di Auschwitz e ho detto loro: 'Questo è l'unico numero che conosco' e me ne sono andata”.
Alla fine degli anni '60 l'ambiente non è ancora amichevole nei confronti dei sopravvissuti. “Un professore di teologia delle scuole superiori ha dato a mia figlia della 'sporca ebrea' perché l'ha incrociata per strada dopo le 9 di sera, il che era vietato, anche se era in mia compagnia. Lei non l'ha sopportato e qualche mese più tardi ha deciso di emigrare in Israele.”
Esthir lascia cadere una lacrima. Perché starsene in silenzio tutti questi anni? “Avevamo paura. Devi capire, nessuno ci amava”.
venerdì 11 aprile 2014
giovedì 10 aprile 2014
BOMB, JAMES BOMB
Atene si è svegliata bruscamente stamane, una bomba è esplosa davanti alla sede della Banca Centrale causando molti danni ma nessuna vittima. L'attentato è stato segnalato a un giornale locale intorno alle 5.15 da una telefonata anonima che avvertiva dell'imminente esplosione e dava 45 minuti per evacuare la zona. Alle 6 del mattino l'ordigno, piazzato su una Nissan risultata poi rubata, è puntualmente esploso. Non c'è stata ancora alcuna rivendicazione ma gli inquirenti seguono la pista anarchica.
Nella Atene capitale della crisi europea questo attentato arriva in un momento importante: ieri i bond della Banca Centrale sono tornati sul mercato dopo quattro anni di esclusione. Due giorni prima Angela Merkel, cancelliere tedesco, si era recata in visita ad Atene per vigilare sui tagli di spesa richiesti alla Grecia dalla trojka, necessari per accedere ai prestiti internazionali.
Era dal 2010 che la Grecia non poteva più rifinanzarsi sui mercati internazionali, una sorta di paria finanziario guardato con sospetto dagli investitori - molti dei quali avevano perso metà dei loro crediti a causa del taglio del debito. Per restare in piedi, Atene non ha avuto altra scelta che ricorrere ai prestiti del FMI e della BCE ma per ottenerli ha dovuto applicare scrupolosamente le misure di austerità, privatizzazioni e liberalizzazioni richieste. Misure che hanno distrutto lo stato sociale greco, impoverito le persone (il 44% vive sotto la soglia di povertà) affamandone molte (il 50% non si può permettere una dieta bilanciata), specialmente nei ceti più deboli. I casi di nustrizione infantile insufficiente (si stimano circa 400 mila bambini denutriti) registrati dalle organizzazioni internazionali sono lì a testimoniare la gravità della situazione ellenica. Una tragedia che sembra quella di un paese uscito da una guerra.
Il governo greco, e i suoi controllori a Berlino e Bruxelles, stimano per il 2015 una ripresa dell'economia pari al 2,9%. Un risultato ottenuto grazie alla contrazione dei salari, ai tagli sulle pensioni e sulla sanità, all'aumento delle tasse. E' questa la Grecia che torna sui mercati, ed è questa la Grecia che si è svegliata con l'esplosione davanti alla Banca Centrale.
Solo quattro anni fa Atene dichiarò fallimento, controllato, eterodiretto, "pilotato" ma il default fu quello fu: il fallimento di uno stato tenuto in vita solo per evitare il collasso delle banche tedesche e francesi che detenevano il debito ellenico. Un debito che, comunque, fu tagliato del 50% del valore dei titoli detenuti dai creditori privati e dalle banche. Questo haircut, come venne chiamato, era temuto da molti: tagliare il valore del debito era un tabù che solo disastrate condizioni dell'economia ellenica costrinsero a infrangere: il rischio concreto per le banche europee era quello di non riavere nemmeno più la metà del proprio credito. Una scelta che non portò alle disastrose conseguenze che si paventavano. Oggi, grazie al "laboratorio" ellenico, sappiamo che attuare un taglio del debito è possibile senza che avvengano "contagi" o altre apocalissi.
A distruggere l'economia greca sono state le politiche di austerità, e se la Grecia può forse tirare un sospiro di sollievo grazie all'ottimo risultato della vendita dei suoi bond, i greci si trovano ancora molto giù.
venerdì 4 aprile 2014
LE INVASIONI BARBARICHE
Stanno per fare il loro ingresso, per forzare le mura e le frontiere, senza documenti, con i bambini sulle spalle e le pistole nelle cinture. Brutti, cattivi, sporchi e neri. Un tempo si diceva: negro, ebreo, comunista.
Un annuncio fatto dal nostro governo (Alfano), e ripreso da tutte le testate on line ieri. Questa mattina, poi, se ne discute alla radio.
In realtà di tratta, al solito, di cifre buttate lì a caso. Avrebbe potuto dire "un milione" e non sarebbe cambiato molto. Come i numeri delle manifestazioni. Sparati a caso, senza tenere conto della fisica (al massimo, ma proprio al massimo, quattro persone a metro quadrato).
Alfano deve in qualche modo rispondere al superamento del reato di clandestinità. E poi tra un mese si vota. Secondo il Consiglio italiano per i rifugiati, negli ultimi mesi si è registrato un aumento degli arrivi per mare, ma molto contenuto e su numeri bassi. Si tratta, spesso, di persone provenienti da zone di guerra o da paesi con regimi dittatoriali e che, dunque, avrebbero il diritto di richiedere e ottenere asilo. Lo scorso anno in Italia le domande sono state 27.000, e non tutte sono state accolte.
E' il giornalismo diafano e acritico, che vive sulle dichiarazioni dei politici trasformandoli in lanci di agenzia. La serena passeggiata sopra le notizie di direttori che vivono di rapporti personali.
Iscriviti a:
Post (Atom)




