Il 27 gennaio 2015 con Vadim Altskan, Senior Project Director del Memorial Holocaust Museum di Washington, abbiamo presentato presso l'Ambasciata Italiana di Washington la ricerca condotta a Rodi sull'Archivio dei Carabinieri e il film di Rebecca Samonà "L'isola delle Rose", dedicato alla comunità ebraica di Rodi raccontata attraverso la storia della famiglia Sidis-Licitri.
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martedì 27 gennaio 2015
martedì 20 gennaio 2015
mercoledì 10 settembre 2014
giovedì 24 luglio 2014
IL VIAGGIO PIU' LUNGO
SETTANTA ANNI FA, NEANCHE UNA VITA FA, CON LA COMPLICITA' DEGLI ITALIANI, LA WERMACHT ORGANIZZO' LA PiU' GRANDE DEPORTAZIONE DI EBREI DA UN TERRITORIO ITALIANO DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE IN UN SOLO GIORNO. IL 23 LUGLIO 1944 FURONO DEPORTATE CIRCA 1850 PERSONE DALLE ISOLE DI RODI E KOS, DESTINAZIONE PIREO, CAMPO DI TRANSITO DI HAIDARI E QUINDI IL CAMPO DI STERMINIO DI AUSCHWITZ-BIRKENAU, DOVE NE SOPRAVVISSE IL 10%. IERI I DISCENDENTI DEI DEPORTATI, DEI SOPRAVVISSUTI E DEGLI ASSASSINATI, SI SONO RITROVATI A RODI PER RICORDARE.
In questi mesi sono stati chiuso dentro il fondo dei Carabinieri Reali, che stiamo inventariando a Rodi, cercando di contribuire a ritrovare un contesto per questa vicenda e un filo che la tenga insieme. Come si vedrà, ne è venuto fuori un quadro scellerato per il comportamento delle autorità della RSI, che tra l'aprile e il maggio del 1944 si sono venduti una comunità che avevano il dovere di proteggere, antica di 5 secoli, contribuendo a distruggerla per sempre. Le ultime due foto sono quelle di due componenti della famiglia Fahn, l'unica non originaria di Rodi ma della Slovacchia, che per una serie di eventi si trovava a Rodi in quei giorni e che fu anch'essa deportata e sterminata.
In questi mesi sono stati chiuso dentro il fondo dei Carabinieri Reali, che stiamo inventariando a Rodi, cercando di contribuire a ritrovare un contesto per questa vicenda e un filo che la tenga insieme. Come si vedrà, ne è venuto fuori un quadro scellerato per il comportamento delle autorità della RSI, che tra l'aprile e il maggio del 1944 si sono venduti una comunità che avevano il dovere di proteggere, antica di 5 secoli, contribuendo a distruggerla per sempre. Le ultime due foto sono quelle di due componenti della famiglia Fahn, l'unica non originaria di Rodi ma della Slovacchia, che per una serie di eventi si trovava a Rodi in quei giorni e che fu anch'essa deportata e sterminata.
martedì 22 aprile 2014
sabato 15 febbraio 2014
giovedì 5 dicembre 2013
martedì 3 dicembre 2013
ANSA MED NEL DODECANESO
(di Patrizio Nissirio) (ANSAmed) - Rodi (Grecia), 3 dic - Atti burocratici, come permessi ed autorizzazioni, ma anche segnalazioni riservate, annotazioni su abitudini personali, idee politiche e molto altro: il regime fascista tenne ben 90.000 fascicoli sugli abitanti del Dodecaneso italiano, una serie di isole egee governate dall'Italia dal 1912 al 1947, dove all'epoca vivevano in tutto circa 130.000 abitanti.
E in questi giorni, 66 anni dopo la fine del dominio italiano, il locale archivio di Stato ellenico acquisisce l'archivio del Gruppo Carabinieri Reali - Ufficio Centrale Speciale, ospitato per tutti questi anni nei locali della centrale di polizia di Rodi. Documenti che, una volta completato il notevole sforzo di catalogazione, saranno consultabili dagli studiosi.
L'Italia, che invase il Dodecaneso nel 1912 strappandolo alla Turchia, amministrò per 35 anni quello che fu chiamato "Possedimento italiano dell'Egeo". Gli italiani lasciarono le isole solo nel 1947, con la firma della pace di Parigi che concluse formalmente la Seconda guerra mondiale. Il Dodecaneso venne ceduto alla Grecia con il consenso della Turchia (fino al 1912 aveva fatto parte dell'Impero Ottomano) a patto che fosse mantenuto smilitarizzato. Atene entrò così in possesso anche di tutta la documentazione prodotta dagli ex dominatori, consultabile presso l'archivio di Stato. Ma fino ad oggi erano noti solo circa 20.000 fascicoli riguardanti tutti gli aspetti di quell'esperienza di governo - per alcuni studiosi da non confondere con una colonia -, dai lavori pubblici al commercio, dagli aspetti finanziari ai rapporti con le varie comunità religiose. Il nuovo archivio, invece, contiene circa 90.000 fascicoli personali che includono informazioni di carattere privato su italiani, greci, turchi, ebrei e stranieri che vivevano a Rodi e sulle altre isole. Accanto alle bonifiche, allo sviluppo agricolo e a rilevanti opere urbanistiche e edilizie, dunque, gli italiani si dedicarono a mettere stretta sorveglianza gran parte della popolazione in un incessante lavoro quotidiano di raccolta dati. Eirini Toliou, la direttrice dell'archivio, sottolinea come "sia stato Mussolini stesso a volere questi dossier, creando un caso unico". Sotto la sua supervisione una squadra di ricercatori e archivisti si prepara a inventariare il materiale perché sia messo a disposizione degli studiosi. "Non è possibile indicare tempi precisi - prosegue la direttrice - anche se il fatto che lo schedario è intatto ci faciliterà il compito. Purtroppo, nel corso degli anni alcuni fascicoli sono andati perduti a causa di interventi esterni di rimozione.
Probabilmente per nascondere alcune storie di collaborazionismo con il fascismo". Marco Clementi, ricercatore all'Università della Calabria e collaboratore dell'archivio di Stato del Dodecaneso, afferma che la storia del possedimento dovrà essere riletta sotto una nuova luce: "Dietro quella che è stata una discreta amministrazione si nascondeva l'oscuro lavoro di una dittatura occhiuta, costretta a tenere sotto controllo l'intera popolazione per l'incapacità evidente di dare e ottenere fiducia". Entrando nel merito dei fascicoli Clementi spiega che "quasi tutti riguardano antenati diretti di persone che oggi abitano a Rodi. Si tratta di una specie di album di famiglia". In effetti, i termini per la consultazione dovranno tenere conto di questa specificità, rendendo inaccessibili al pubblico dati come stato di salute o le tendenze sessuali, nel caso fossero presenti nei dossier. Dal momento che i documenti riguardano in parte cittadini di religione ebraica - le comunità di Rodi e Kos furono quasi interamente sterminate durante l'Olocausto - il museo della Shoah di Washington ha manifestato un concreto interesse per l'archivio politico. Una delegazione giungerà a Rodi all'inizio del 2014 per concordare tempi e modi di intervento al fine di digitalizzarlo almeno parzialmente. Dall'Italia, al momento, non è giunto alcun segnale di interesse per questa documentazione.(ANSAmed).
E in questi giorni, 66 anni dopo la fine del dominio italiano, il locale archivio di Stato ellenico acquisisce l'archivio del Gruppo Carabinieri Reali - Ufficio Centrale Speciale, ospitato per tutti questi anni nei locali della centrale di polizia di Rodi. Documenti che, una volta completato il notevole sforzo di catalogazione, saranno consultabili dagli studiosi.
L'Italia, che invase il Dodecaneso nel 1912 strappandolo alla Turchia, amministrò per 35 anni quello che fu chiamato "Possedimento italiano dell'Egeo". Gli italiani lasciarono le isole solo nel 1947, con la firma della pace di Parigi che concluse formalmente la Seconda guerra mondiale. Il Dodecaneso venne ceduto alla Grecia con il consenso della Turchia (fino al 1912 aveva fatto parte dell'Impero Ottomano) a patto che fosse mantenuto smilitarizzato. Atene entrò così in possesso anche di tutta la documentazione prodotta dagli ex dominatori, consultabile presso l'archivio di Stato. Ma fino ad oggi erano noti solo circa 20.000 fascicoli riguardanti tutti gli aspetti di quell'esperienza di governo - per alcuni studiosi da non confondere con una colonia -, dai lavori pubblici al commercio, dagli aspetti finanziari ai rapporti con le varie comunità religiose. Il nuovo archivio, invece, contiene circa 90.000 fascicoli personali che includono informazioni di carattere privato su italiani, greci, turchi, ebrei e stranieri che vivevano a Rodi e sulle altre isole. Accanto alle bonifiche, allo sviluppo agricolo e a rilevanti opere urbanistiche e edilizie, dunque, gli italiani si dedicarono a mettere stretta sorveglianza gran parte della popolazione in un incessante lavoro quotidiano di raccolta dati. Eirini Toliou, la direttrice dell'archivio, sottolinea come "sia stato Mussolini stesso a volere questi dossier, creando un caso unico". Sotto la sua supervisione una squadra di ricercatori e archivisti si prepara a inventariare il materiale perché sia messo a disposizione degli studiosi. "Non è possibile indicare tempi precisi - prosegue la direttrice - anche se il fatto che lo schedario è intatto ci faciliterà il compito. Purtroppo, nel corso degli anni alcuni fascicoli sono andati perduti a causa di interventi esterni di rimozione.
Probabilmente per nascondere alcune storie di collaborazionismo con il fascismo". Marco Clementi, ricercatore all'Università della Calabria e collaboratore dell'archivio di Stato del Dodecaneso, afferma che la storia del possedimento dovrà essere riletta sotto una nuova luce: "Dietro quella che è stata una discreta amministrazione si nascondeva l'oscuro lavoro di una dittatura occhiuta, costretta a tenere sotto controllo l'intera popolazione per l'incapacità evidente di dare e ottenere fiducia". Entrando nel merito dei fascicoli Clementi spiega che "quasi tutti riguardano antenati diretti di persone che oggi abitano a Rodi. Si tratta di una specie di album di famiglia". In effetti, i termini per la consultazione dovranno tenere conto di questa specificità, rendendo inaccessibili al pubblico dati come stato di salute o le tendenze sessuali, nel caso fossero presenti nei dossier. Dal momento che i documenti riguardano in parte cittadini di religione ebraica - le comunità di Rodi e Kos furono quasi interamente sterminate durante l'Olocausto - il museo della Shoah di Washington ha manifestato un concreto interesse per l'archivio politico. Una delegazione giungerà a Rodi all'inizio del 2014 per concordare tempi e modi di intervento al fine di digitalizzarlo almeno parzialmente. Dall'Italia, al momento, non è giunto alcun segnale di interesse per questa documentazione.(ANSAmed).
sabato 23 novembre 2013
ANASTASIA
Anastasia è morta ieri. Una maestra di 27 anni che lavorava a Rodi e in provincia per poche centinaia di euro al mese. E' morta ieri sul lavoro. Tornava a casa dopo le ore pomeridiane. Passando con la macchina di un collega sopra un ponte sono stati portati via dalle acque. Lui lo stanno ancora cercando. In quel momento mi trovavo bloccato sotto al porticato dell'archivio di Stato assieme alla nostra segretaria, da un mese distaccata da noi ma maestra anche lei e fino a pochi giorni fa collega di Anastasia. La pioggia era imponente. Abbiamo passato due ore così. Qualche foto, una lunga chiacchera. Era buio. Non come adesso, che piove forte ma il cielo è alto. Era nero e basso. Alle 16,30 sono uscito dal porticato. Le scarpe erano buone, in fondo, ed ero coperto. La città medioevale deserta. Solo un lunghissimo fiumiciattolo di acque che scendeva ma veniva assorbito abbastanza dal sistema di fogne. L'unico lago tra i bastioni. Lì non ho potuto non bagnarmi. Ma il panico vero era fuori le mura. In pochi metri due auto bloccate. Non si vedeva niente ed era da matti guidare con quel tempo. In città, però, ancora hai punti di riferimento. Fuori, su quella strada dove è morta Anastasia e su quel ponte che è da vedere, perché non è un ponte ma una similitudine, credo non si vedesse niente. Ieri pomeriggio Anastasia lavorava in località Paradisi. Tornava verso Kramasti, più vicina a Rodi, dove aveva l'altra scuola e viveva. Erano in tre in macchina. Un collega, forte più degli altri, è uscito dal mezzo mentre le acque se lo portavano via. Anastasia l'hanno trovata poco dopo.
Evangelia è disperata. Il 6 novembre, mi scrive, ha sognato il funerale di Anastasia. E non si da pace. Lunedì cadranno 45 mm di pioggia. Oggi ne erano previsti solo 2, ma siamo già ben oltre.
Alcune foto scattate tra ieri e oggi. Ma non rendono l'idea. Così come non è mai la distruzione che prevale. Accanto alle frane, due metri dietro l'angolo, il locale aperto con dentro avventori a bere il caffè. E' la guerra. Anastasia, profuga sociale, è morta in guerra.
Evangelia è disperata. Il 6 novembre, mi scrive, ha sognato il funerale di Anastasia. E non si da pace. Lunedì cadranno 45 mm di pioggia. Oggi ne erano previsti solo 2, ma siamo già ben oltre.
Alcune foto scattate tra ieri e oggi. Ma non rendono l'idea. Così come non è mai la distruzione che prevale. Accanto alle frane, due metri dietro l'angolo, il locale aperto con dentro avventori a bere il caffè. E' la guerra. Anastasia, profuga sociale, è morta in guerra.
venerdì 22 novembre 2013
martedì 19 novembre 2013
venerdì 8 novembre 2013
martedì 22 ottobre 2013
L'ODISSEA DEL PENTCHO
Il 23 ottobre 1940 (cinque giorni prima dell'aggressione italiana alla Grecia), la nave militare italiana "Camogli" partiva al comando del capitano Orlando da Rodi, all'epoca sotto il governatorato del quadrumviro De Vecchi, e si dirigeva verso l'isolotto disabitato chiamato Kamilonisi, a circa 50 miglia da Rodi.
Alcuni giorni prima era naufragato un battello fluviale, il "Pentcho", che trasportava 514 ebrei cechi, slovacchi, polacchi e tedeschi, diretti in Palestina. Dopo un avventuroso viaggio lungo il Danubio, nel Mar Nero e nell'Egeo, l'esplosione di una caldaia aveva spento le speranze dei fuggitivi, già di per sé molto basse a causa del blocco navale inglese. Londra, infatti, mandataria dal 1921 sulla Palestina, dal 1939 aveva posto un argine all'ingresso degli ebrei nella regione nonostante le evidenti persecuzioni che stavano allora subendo in tutta Europa e la legislazione antiebraica assunta da diversi paesi, tra cui l'Italia. Rodi allora faceva parte con tutto il Dodecaneso proprio dell'Italia, ma appariva come un'isola felice rispetto al resto dell'Europa fascista. I naufraghi furono infatti accolti in una tendopoli e poi in una caserma, dove rimasero per più di un anno. Nel febbraio e marzo del 1942 vennero inviati in Italia, nel campo di Ferramonti, in provincia di Cosenza. Da qui furono liberati dagli americani dopo l'8 settembre 1943. Di loro, moltissimi raggiunsero la Palestina a guerra finita. Il Pentcho è una delle tante navi partite in quel periodo dalle coste europee. Quello che vedete sopra è il monumento al battello che si trova in Israele nella città di Netanya. Le altre foto si riferiscono al viaggio dell'imbarcazione.
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