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domenica 23 febbraio 2014

AGGIORNAMENTO UCRAINA

by Matt
Interessante aggiornamento per un futuro prossimo

Il presidente ucraino Yanukovich è fuggito da Kiev a bordo di un elicottero, il parlamento lo dichiara decaduto e vota il ritorno alla costituzione del 2004, quella scritta a seguito della Rivoluzione arancione. Si tratta dello stesso parlamento che meno di due settimane fa votò le leggi repressive contro la protesta. Un parlamento che sembra in preda al panico, pronto a votare qualunque cosa pur di non finire nel tritacarne.
Il cambio di regime è in corso e, malgrado le tensioni crescenti, non sembrano al momento profilarsi pericoli per l'unità del paese. Sembra che il presidente Yanukovich, dopo aver dichiarato di non essersi dimesso e di essere ancora il leader legittimo del paese, sia volato ieri notte a Kharkiv, nell'estremo est del paese al confine con la Russia. La città è una delle sue roccaforti, qui si sono radunati manifestanti che protestano contro il cambio di regime a Kiev. Nella mattinata di oggi i manifestanti pro-Yanukovich si sono ritrovati nella piazza principale della città, ai piedi della statua di Lenin, simbolo della continuità dell'influenza russa nella regione. Una statua di Lenin era stata abbattuta, nelle prime settimane della protesta, proprio a Kiev segnando una svolta nelle manifestazioni anti-governative divenute, da allora, sempre più marcatamente estremiste e nazionaliste. I manifestanti di Kharkiv hanno dichiarato di voler difendere la statua di Lenin dalla violenza dei nazionalisti.
La difesa del "simbolo" dell'eredità russa non è stata seguita da scontri, una ridotta compagine di manifestanti anti-Yanukovich occupa attualmente il lato opposto della piazza ma le due fazioni si fronteggiano pacificamente, divise dalla polizia in assetto anti-sommossa. Una polizia che non si sa ancora a chi obbedirà. Stesso copione sta andando in scena a Donetsk: qui, più che a Kharkiv, si fonda il potere del presidente Yanukovich e proprio con il nome di "clan di Donetsk" è noto il gruppo oligarchico che lo supporta. L'umore della piazza si riassume in queste poche parole: "Yanukovich è il nostro presidente, lo abbiamo eletto democraticamente".
Secondo alcune agenzie il governatore di Kharkiv avrebbe lasciato la città nella notte per recarsi in Russia, tuttavia si trovava stamane ai microfoni della BBC. La situazione è confusa e al momento non si sa dove sia Yanukovich ed è difficile immaginare i prossimi passaggi di una crisi che potrebbe ancora riservare violenze. Né è facile immaginarequali misure metterà in campo la Russia - che ha apertamente parlato di colpo di stato - per evitare di perdere il paese dalla sua sfera d'influenza. L'Ucraina è infatti fondamentale per la Russia, sia per mantenere la supremazia nella partita energetica che per questioni militari (a Sebastopoli, in Crimea, è ancorata la flotta della marina militare russa).
Le voci di una divisione del paese si rincorrono. Non si tratta di novità: fin dai tempi della Rivoluzione arancione molti think tank, russi ed europei, hanno profilato questa soluzione che vedrebbe la parte orientale del paese (russofona e vicina a Mosca) consegnata a uno stato filo-russo mentre quella occidentale verrebbe lasciata al campo euro-atlantico. Le voci di una spartizione del paese non trovano conferme ufficiali in queste ore, né i protestatari sembrano interessati a questa soluzione. A Kiev come a Donetsk si continua a ripetere: "il paese deve restare unito". Ma a quale prezzo ancora non si sa.

giovedì 20 febbraio 2014

EURORIVOLUZIONE


E' eurorivoluzione. EUROMAJDAN, lo slogan principale dei rivoluzionari ucraini, scesi in piazza mesi fa contro le decisioni del capo dello Stato, Yanukovich, di interrompere momentaneamente le consultazioni con l'Unione Europea, si sta realizzando in pratica. Nelle ultime ore la rivolta è diventata sollevazione generale in gran parte del paese. A Kiev gli scontri si sono estesi ad altre parti della città intorno a Majdan; la metropolitana è stata chiusa e le principali arterie stradali bloccate dai manifestanti. Impossibile uscire o entrare. Nelle altre città da ieri sera si spara. Bande di giovani, tra loro molti appartenenti a gruppi apertamente di destra, hanno assaltato i municipi nei principali centri del paese. La piazza è tornata in mano ai civili, mentre la Rada, il parlamento ucraino, è riunito nel tentativo di fermare la violenza facendo proprie le richieste dei manifestanti: dimissioni di Janukovich, nuova costituzione, nuove elezioni. La squadra olimpica ucraina intanto ha lasciato Sochi, dimostrando una volta di più - se ce ne fosse ancora necessità - che le Olimpiadi sono politica prima che sport.  Il gesto potrebbe aiutare il tentativo della politica di riportarsi al centro della dialettica con la piazza, in questo a Kiev momento calma e ben protetta dai manifestanti. Ruslan Kusholinski, vice presidente del parlamento, dirige la seduta della Rada, alla quale sono presenti 227 deputati su circa 350. Stanno decidendo la nomina di un nuovo primo ministro e mutamenti costituzionali che vanno incontro alle richieste delle fazioni in lotta nelle strade.  Le decisioni sono prese per alzata di mano. Dopo anni di tentativi di fare del paese la base avanzata delle pressioni occidentali su Mosca, nel modo peggiore, si è molto vicini all'obiettivo. 

La testimonianza (raccolta da Davide Denti)


L’eurodeputata lettone Sandra Kalniete, e il parlamentare Ojārs Ēriks Kalniņš sono arrivati stamani a Kiev, per rendersi conto personalmente della situazione e cercare di verificare le possibilità di mediazione e di risoluzione della drammatica crisi in Ucraina, che anche oggi dopo la ripresa degli scontri ha fatto registrare molte vittime e feriti.
La Kiev che hanno trovato è immersa in una situazione tragica e nello stesso tempo surreale, secondo le prime informazioni che Sandra Kalniete ha dato ai media lettoni.
La situazione qui cambia di ora in ora, dopo la tregua di ieri notte, stamani sono ripresi gli scontri e i disordini. Le vie della città sono piuttosto vuote e la situazione è triste e carica di tensione. Anche noi siamo stati avvertiti di fare attenzione e non possiamo andare troppo in giro per la città, in particolare non possiamo avvicinarci troppo all’epicentro degli scontri in Piazza della Repubblica”.
L’ambasciata lettone a Kieve è situata a circa 1 km. di distanza da piazza della Repubblica dove sono in corso gli scontri, e già nei giorni scorsi e soprattutto nelle ultime ore diversi dimostranti sono arrivati in ambasciata per trovare riparo e anche cure.
L’ambasciata lettone ha infatti ricevuto istruzioni, come altre ambasciate, di aprire le porte alle persone che hanno bisogno di soccorso o di riparo. Dal ministero degli esteri lettone è appena giunto anche l’ordine di chiudere i servizi consolari e lasciare due numeri di telefono per le urgenze, ma per il momento non è stata sospesa l’attività dell’ambasciata né viene progammata una sua evacuazione.
“Qui le persone vogliono incontrarci – prosegue Kalniete – e sono molto grati quando rappresentanti di altri paesi giungono a Kiev. Fanno molto affidamento sulle ambasciate straniere”.
La Kalniete ritiene che l’ambasciata lettone dovrebbe essere tenuta aperta anche in questa situazione di massima crisi: “Siamo stati già coraggiosi in altre situazioni passate, non abbiamo chiuso l’ambasciata in Georgia durante la guerra recente, e neanche quella di Tokio dopo il terremoto, quando gran parte delle altre ambasciate avevano evacuato le loro sedi. Quel gesto fu molto apprezzato dai giapponesi.”
La Kalniete, che è stata anche ministro degli esteri lettone, ha spiegato ai media il motivo del suo arrivo a Kiev: “Vogliamo testimoniare la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Queste non sono solo parole vuote, poiché io ricordo bene nel 1991 i politici stranieri che giunsero in Lettonia, a darci il segno che non eravamo soli. Noi vogliamo invitare le parti al dialogo politico, poiché la violenza in questa situazione può condurre solo ad un vicolo cieco”.















In 

martedì 18 febbraio 2014

RIVOLUZIONE UCRAINA

In Ucraina si può parlare di rivoluzione. Come finisca nessuno può dirlo ma nel momento in cui sto scrivendo le forze in piazza sembrano avere il sopravvento rispetto alla polizia, a Kiev come in altre città. Non si tratta di guerra civile. Non ci sono, per ora, due gruppi di civili distinti in opposizione tra loro ma un'opposizione organizzata che si trova di fornte forze di polizia. Polizia che ha registrato morti (le armi non mancano in piazza, non sono mai mancate nell'ex Unione Sovietica ai civili) e che sembra questa notte non essere in grado di resistere. I poliziotti presi vengono "arrestati" dagli attivisti, portati fuori dalla piazza, dietro a un palco dal quale dirigono attraverso un grande impianto le operazioni. Mentre la piazza brucia si muovono le diplomazie europee che cercano di fermare l'escalation. L'esercito, per adesso, non è intervenuto, ma si trova in massima allerta. Ma usarlo può essere un rischio. Nessuno sa come potrebbero reagire i giovani soldati. Sul palco un pope recita una preghiera, poi viene intonato l'inno nazionale. In questo momento, ore 0,30 locali, si spara. Le bandiere ucraine non si abbassano, i dimostranti non indietreggiano. La piazza resiste.