Siamo convinti che la Storia la si scrive e la si legge con l'aiuto delle carte geografiche ma anche di una calcolatrice, per contare i morti, certo. Per avere cioè cognizione dell'ordine di grandezza dei fenomeni, ma anche per poterli attribuire a una parte o all'altra sulla base di documenti e testimonianze, e sul loro controllo incrociato. Una condizione necessaria, anche se non sufficiente. Col risultato di dissacrare la storiografia dei piaggiatori o dei pugilatori a pagamento. Si tratti di Cefalonia o delle Foibe.
Cefalonia 1943. Dati raccolti e curati dal Capitano di Fregata (c.p.) Filippo Manduchi, di Rimini, negli archivi dello Stato Maggiore dell’Esercito e della Marina.
Caduti nel corso di tutto il secondo conflitto mondiale della Divisione Acqui e relativi reparti di supporto: 4.836 (escluse le camicie nere, che hanno patito, fino al 25 luglio 1943, 106 caduti).
Morti accertati a Cefalonia in combattimenti o fucilati dai tedeschi dall’8 al 28 settembre 1943: 1679 militari. Di questi, gli ufficiali uccisi furono 314, di cui 136 fucilati alla “Casetta Rossa”.
Nei 1679 caduti sono compresi anche 29 carabinieri (3 ufficiali), 21 guardie di Finanza (3 ufficiali) e 33 marinai (8 ufficiali).
Dopo la resa avvenuta il 22 settembre e le ultime fucilazioni del 25, rimasero in mano tedesca circa 8000 prigionieri, mentre qualche centinaio di soldati italiani si diede alla macchia; alcuni di loro passeranno nella file dell’ELAS, altri si rifugeranno nel continente greco aiutati da pescatori locali.
Dal 28 settembre iniziarono le partenze dei prigionieri per i campi di lavoro in Europa. Su 8 navi da trasporto, fatiscenti e sovraccariche, partirono 6418 prigionieri italiani. Di queste, ne giunsero a destinazione solo 5, mentre 3 affondarono.
Il 28 settembre la prima di queste, il piroscafo tedesco “Ardena” che aveva a bordo 840 soldati italiani, affonda dopo aver urtato una mina. Morirono in 720, più 59 dei 120 soldati tedeschi.
Il 13 ottobre un sommergibile britannico, il Trooper” silura e affonda il piroscafo italiano “Maria Amalia”, già francese con il nome di “Marguerite”, con 900 prigionieri a bordo. Ne morirono 544, mentre non sono noti i numeri riguardanti i tedeschi.
Il 22 novembre viene silurata dal sommergibile britannico “Torbay” la motovedetta italiana “Alma”. Sui 200 prigionieri trasportati ne morirono la metà.
Nei tre naufragi morirono 1364 italiani.
Nel novembre del 1943 rimasero a Cefalonia circa 1600 prigionieri, con 20 ufficiali, che fino al settembre del 1944 collaborarono in varie forme con i tedeschi. Nel dicembre del 1943 due compagnie con tre ufficiali (il Postal, Tommasi e Farina), furono spostate nel continente greco ad Agrignon in campi di lavoro.
Dopo la partenza dei tedeschi da Cefalonia, nell’ottobre del 1944, 1286 italiani reduci dall’isola sbarcarono a Taranto il 13 novembre 1944.
Filippo Manduchi
La verità è nota da tempo. Secondo l’Ufficio ALBO D' ORO del Ministero Difesa sito in via Sforza n. 4/b, Roma, i Caduti furono 1.639. Della vicenda, invece, è stato fatto un uso strumentale, che la rende l’altra faccia della medaglia delle Foibe. In entrambe gli italiani sono le vittime, mentre i carnefici sono da una parte i nazisti, dall’altra i comunisti, i due totalitarismi del ‘900. Pur di consolidare l’immagine di un paese martire agli occhi dell’opinione pubblica, la politica italiana ha gonfiato a dismisura le cifre di entrambe le vicende, dichiarando addirittura “Giornata del Ricordo” delle vittime delle Foibe il 10 febbraio, proprio il giorno in cui è stato firmato il trattato di pace nel 1947. Non può trattarsi, ovviamente, di una coincidenza. Si tratta di rimozione storica più che di revisionismo, di rovesciamento dei fatti e di ricerca di una vittima (un gruppo di vittime) presentabili per la ferocia subita, o il loro eroismo. Cefalonia come primo atto della Resistenza? In realtà quegli italiani, tutti, dagli uccisi ai deportati, fino ai collaborazionisti, avevano un solo desiderio dopo l’8 settembre: tornare a casa e porre termine alla guerra. Si divisero sul come raggiungere questo obiettivo.