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lunedì 18 novembre 2013

CIPRO GLAFCOS CLERIDES

E' morto venerdì sera, a 94 anni, l'ex presidente cipriota Clerides. Glafcos Ioannou Clerides, nato nel 1919, aveva fatto in tempo a servire nella Royal Air Force britannica durante la seconda guerra mondiale. Nel 1942 il suo aereo fu abbattuto sulla Germania e fu catturato. Rimase prigioniero di guerra fino alla fine della guerra.
Dopo la guerra, Clerides ha studiato legge al King's College di Londra laureandosi nel 1948, e poi praticato il diritto a Cipro. E' stato membro dell'organizzazione EOKA che ha cercato la liberazione di Cipro dal dominio britannico e partecipò alla lotta anticoloniale sotto lo pseudonimo di "Ypereides." Durante questo periodo ha difeso in tribunale numerosi combattenti EOKA arrestati dagli inglesi. Uno dei suoi più famosi successi è stata la preparazione di un dossier che ha enumerato e fornito prove di casi di violazioni dei diritti umani da parte dell'amministrazione britannica di Cipro e dei suoi agenti.
Clerides ha partecipato alla Conferenza di Londra del 1959 Cipro e durante il periodo transitorio dalla amministrazione coloniale all'indipendenza (1959-1960) è stato Ministro della Giustizia. Nello stesso periodo è stato a capo della delegazione greco-cipriota nella commissione costituzionale comune.
Cipro è diventata indipendente nel 1960, e Clerides ha guadagnato potere politico come membro del Partito Democratico Unito. Nel luglio del 1960 è stato eletto alla Camera dei rappresentanti che, a loro volta, lo hanno eletto come primo presidente dell'assemblea. Ha mantenuto questa posizione fino al 22 luglio 1976. Nelle prime elezioni presidenziali Glafcos Clerides ha sostenuto Makarios III contro Ioannis Clerides, suo padre .
La Turchia invase Cipro dopo il colpo di stato del 15 luglio 1974 in cui EOKA B, organizzazione paramilitare cipriota favorevole alla riunificazione (enosis) con la Grecia dei colonnelli, rovesciò il presidente Makarios e installò Nikos Sampson come presidente con poteri dittatoriali. Otto giorni dopo, Sampson venne costretto a dimettersi. Lo stesso giorno, il 23 Luglio 1974, Clerides assunse temporaneamente le funzioni di Presidente della Repubblica, in conformità con le disposizioni della Costituzione. Ha esercitato queste funzioni fino al 7 dicembre 1974, il giorno del ritorno di Makarios. Sia il presidente Makarios sia la Camera dei Rappresentanti hanno pubblicamente ringraziato Glafcos Clerides per la sua condotta durante quel periodo. I critici tuttavia, soprattutto tra i socialdemocratici di Edek, si riferiscono a quel periodo come il post-golpe, implicando che la democrazia non fu stata completamente restaurata fino al ritorno di Makarios. Clerides invece ha ripetutamente condannato quello che ha definito "la violenza e la contro-violenza" che portarono al colpo di stato, ossia il conflitto tra EOKA-B di Grivas ed "efedriko", un corpo speciale di polizia antiterrorismo formata per combattere EOKA-B.
Nel 1976 Clerides ha fondato il partito di centrodestra Raggruppamento Democratico (Demokratikos Synagermos), oggi nel PPE. E' stato candidato per la presidenza di Cipro sei volte ed eletto per due mandati quinquennali, nel 1993 e nel 1998. Nel 1998 il suo avversario principale era Georgios Iakovou. È stato sconfitto nelle elezioni presidenziali del 2003 da Tassos Papadopoulos.
Durante la sua presidenza (1993-2003) Cipro prosperò notevolmente. Al momento dell'ingresso nell'Unione europea nel 2004, traguardo per cui l'amministrazione Clerides ha fortemente lavorato, Cipro era il più prospero economicamente tra i nuovi paesi membri. Clerides ha perso una parte della sua popolarità tra i ciprioti a causa del suo forte sostegno al Piano Annan per la riunificazione di Cipro. Mentre il 65% della comunità turco-cipriota ha votato a favore del piano in un referendum, la comunità greco-cipriota l'ha respinta da oltre il 75 % del voto popolare nel 2004.
 
 
DAVIDE DENTI

venerdì 19 luglio 2013

EUROCOMUNISMO


L’aeroporto di Nicosia, la capitale di Cipro, non funziona dal 1974, anno dell’invasione greca e poi turca – operazione Attila – che ha diviso il paese. Atterriamo quindi nel nuovo e grazioso aeroporto di Larnaca per poi proseguire in autobus. L’autostrada è gratuita e con guida a sinistra. Gira la testa all’inizio, poi ci si abitua. È che non te l’aspetti qui. Entriamo nella capitale. La crisi c’è ma si nasconde. L’allarme dell’inizio di quest’anno è rientrato e la vita scorre con la normalità innaturale di un paese diviso da una “green line” controllata da forze Onu. Molti i negozi chiusi, poche le scritte anti-trojka. I prezzi sono alti più di quelli di Atene, con cui mi viene da fare il paragone in modo naturale. Ma lo sono anche gli stipendi degli statali che, nonostante i tagli, si mantengono ben oltre i mille euro. Si, o li mantengono? L’isola è strategica. Quando gli inglesi finalmente le concessero la libertà, nel 1960, ottennero in cambio due basi navali e un sistema speciale di scambi commerciali. Forse Cipro non è un porto franco, come ha affermato il governo in febbraio, ma “non ci sono limiti al trasporto di tabacco e liquori nel Regno Unito” e “confronta i prezzi: EU e Cipro”, con tagli di più del 50% su prodotti dei monopoli. Questo si legge in aeroporto. Nicosia non toglie il respiro per la sua bellezza. Si è candidata a capitale europea della cultura per il 2017 e la piazza principale è sprofondata dentro un cantiere di cui non si vede il progetto da nessun lato: sabbia e mezzi pesanti. A poche centinaia di metri, un campo di calcio enorme in pozzolana. Conto i passi. Ci si può giocare tranquillamente quindici contro quindici. Farebbe la gioia di molti amici che si accapigliano la domenica mattina in una villa romana per un posto (chi prima arriva gioca), ma qui che ci faranno mai? Poi con questo caldo. Nicosia si chiama Lefkosia in greco e Lefkosa in turco. Perché esiste la metà turca, che raggiungi attraversando il check-point centrale, alla fine dei negozi griffati. Molti dei quali, però, non hanno più il servizio per il pagamento bancomat o con carta di credito. Sono le restrizioni del dopo-crisi. La Banca di Cipro vive e lotta. Bene. Di importazione, direttamente dalla Grecia, vedo solo bandiere: ovunque sventolano accanto a quella cipriota, europea e, in alcuni angoli, delle Nazioni Unite. Che qui non mandano in estasi la popolazione, che ne ha un giudizio negativo. Vedono bighellonare i componenti della missione di Peace keeping tra caffé e sesso a pagamento. Da un parte capiscono i giovani soldati stranieri che si ritrovano a mantenere la pace dove in effetti non c’è guerra. Dall’altra, però, il ricordo dell’invasione e di qualche incidente, come l’uccisione di Solomos Solomou da parte di una guardia di frontiera turca, avvenuta il 14 agosto 1996 mentre tentava di ammainare la bandiera della Repubblica turca di Cipro del Nord, non riescono (e come potrebbero) ad andare in pensione. Solomos stava partecipando a una marcia di protesta contro l’uccisione, avvenuta tre giorni prima, del cugino Tassos Isaac, finito sotto i manganelli turchi mentre tentava di passare illegalmente la green line. Poi, improvvisamente, ha tentato di salire sul pennone di frontiera, ed è stato abbattuto. Il video si trova ancora su youtube. Due morti dal 1974. Se ci si pensa, cinicamente, in fondo non sono tanti, vista la tensione. Ben maggiori – mi fanno notare gli stessi greco-ciprioti – sono state i regolamenti di conti nella parte greca da parte della malavita locale, che controlla una parte dei traffici illegali del Mediterraneo. Di russi, dato che siamo in tema, non se ne vedono. Secondo l’ultimo censimento del 2011, i residenti provenienti da Mosca erano 10.520 su una popolazione ufficiale totale di 838,897 (la stimata è di 1,117,000 includendo la parte turca). Potrei cogliere una parola russa in qualsiasi momento mentre incrocio una coppia o un gruppo di gente, ma niente. Staranno tutti a Pafos, al mare. Hanno perso un po’ dei loro depositi ma, in fondo, ci guadagnano lo stesso a tenere i soldi qui, lontano dai controlli dell’Agenzia delle entrate di Mosca. E con loro inglesi, francesi, tedeschi e, soprattutto a partire dagli ultimi anni, insospettabili uomini d’affari cinesi, che stanno comprando proprietà immobiliari nelle zone più esclusive. Non più i negozi a “un euro tutto” ai quali ci hanno abituati, ma ville con piscina e alberghi. Pronti, forse, a organizzare la base di partenza per tentare il grande passo verso la conquista dei mercati europei. Nel mio girovagare per l’isola trovo solo un negozio con una scritta in ebraico, segno che dalla vicina Israele c’è un minimo di turismo: si trova nel centro di Kirenia (Girna), parte occidentale di competenza turca. Un bel paradosso. Decifro le lettere ma non capisco. E passo oltre. Cipro ha una strana storia politica, oltre che sociale, militare e finanziaria. Per anni il paese è stato guidato da un raggruppamento che è parte dell’archeologia storica, il Partito progressista dei lavoratori (KKK), un partito comunista che basa la sua ideologia sulla formula dell’eurocomunismo. Sono morti tutti i leader comunisti degli anni Settanta, è caduto il Muro di Berlino, ma il KKK ha perso le elezioni solo nel 2011, lasciando il governo al Raggruppamento Democratico di Nikos Anastasiades, che si è trovato a gestire una crisi economica che ha, evidentemente, radici ben più profonde. Scuoto la testa e controllo si wikipedia. Tutto vero. Il pregio principale dei ciprioti, forse, è che non ti raccontano balle. (continua)



mercoledì 17 luglio 2013

MARASH

Foto di Marconista

Dentro Nicosia la "green line" che divide Cipro dalla diafana "Repubblica Settentrionale turca" è costituita da una striscia di edifici abbandonati, recintati e sorvegliati da una missione Onu. Qui la chiamano "la terra di nessuno", definizione più concreta e meno altezzosa di quella usata dagli "esperti". Chi ci vive, sa. Chi viene in "missione", si stufa presto e parla la lingua dei burocrati. Agli estremi della "no man's land" ci sono i punti di controllo greco-cipriota e turco-cipriota. Se sei uno straniero e vieni dalla parte greca, i turchi ti accolgono con un sorriso. Timbrano un visto di 90 giorni e un giovane in divisa che - è evidente - sta studiando le lingue straniere, improvvisa una conversazione. Breve. Gentile. La "società liquida" di Bauman si dissolve dopo pochi attimi. A chi pensava il sociologo polacco, quando individuò la definizione che lo ha reso famoso? A chi parlava? A quanti milioni di "occidentali" su miliardi di abitanti di questo pianeta? Passo vicino a un monumento cui rendono onore le due bandiere, la turca "turca" e quella bianca con la luna e stella rosse "turco-cipriota". Un negativo della prima. Niente ultramodernismo digitale. La fermata del bus per Famagosta, la bellissima città franca circondata da mura veneziane è accanto alla statua di Kemal Attaturk. Quando lo prendo mi accorgo che è un minibus giapponese dei primissimi anni novanta. Con guida a destra, quindi nessun problema, che gli inglesi l'hanno imposta a tutti anche qui. Pochi chilometri e l'idea di Grecia scompare. Poche costruzioni lungo la strada. Una grande distesa di prati. I passeggeri sono popolo e classi sociali. Li vedi, ci passi dentro con la mano e capisci perfettamente da dove vengono. I giovani sembrano già adulti. Non c'è neanche un bamboccione in giro. Gli anziani sono un pezzo solo. Ci sono le elezioni domenica. Ogni tanto incrociamo un pulmino con le bandiere verdi del partito democratico, poi le rosse di quello nazionale. Sono elezioni "de facto" per la comunità internazionale, che non riconosce questa parte cipriota come Stato. "De jure", ogni città turco-cipriota ha un sindaco greco-cipriota. Che non si è mai insediato. "De jure", mi dice un turco che ha lavorato per anni nelle basi navali inglesi dell'isola, i turchi sono cittadini europei. Possono andare nella Nicosia cipriota e chiedere un passaporto EU. Sarebbero accolti con ogni onore. E invece, aggiunge Refik, preferiscono andare a Istanbul in nave e chiedere un visto ai consolati delle ex Potenze protettrici.
Alle porte di Famagosta passiamo di fronte all'Università Mediterranea, che compie 30 anni. Mi sorprendo nel vedere una decina di studenti africani. Che se ne fanno della laurea di un paese che non esiste? Il capolinea è proprio di fronte a un bastione. Entro nella città. Scarto i le solite botteghe di ricordi e falsi di grandi firme della moda e trovo subito chiese vecchissime. San Giorgio, la Chiesa Armena, la grande Cattedrale gotica di San Nicola - ora moschea di Lala Mustafa Pascia che conquistò la roccaforte nel 1570, il 9 settembre. Mi tolgo le scarpe ed entro. E' decisamente una cattedrale del 1200, ma con il pavimento ricoperto di enormi tappeti verdi. Poche scritte in arabo prese dal "Corano" alle pareti e l'indicazione della Mecca. Fuori, dieci metri, un leone di San Marco. Comincio a perdermi, ma mi attende una prova più complessa. Quanto meno a livello intellettuale. Devo affrontare un quartiere completamente abbandonato dal 1974, Varosia in greco, Marash in turco. Si cammina per un po' sul lungo mare, incrocio una caserma e da lontano vedo improvvisamente un edificio altissimo sventrato dalla guerra. Varosia. Il set di un film sulla fine del mondo. I greco-ciprioti che lo abitavano e ci lavoravano (il centro turistico più importante di Cipro unita tanto che gira voce ci sia stata anche BB), hanno lasciato tutto per scappare dall'artiglieria: auto nei garage, letti disfatti, libri, giochi dei bambini, vestiti. La devastazione e il silenzio. Gli edifici sono in un degrado generale. Forse alcuni sarebbero ancora recuperabili, ma quelli che vedo di fronte al mare appaiono più pronti per essere abbattuti, un giorno. Un'altana basta per il controllo diurno qui in spiaggia. Il mare è bellissimo. L'acqua limpida, azzurra. Sotto a un ex albergo l'erba ha riconquistato la sabbia. La spiaggia sta scomparendo. Mi spoglio per un bagno ma continuo a fotografare, nonostante il divieto in cinque lingue. Anzi, proprio mi concentro su quel cartello. Tanto so che dall'altana non possono abbandonare il posto. Ogni tanto arriva una coppia di turisti, si avvicina alla recinzione e guarda al di là. Ma sta poco. Poi torna sui suoi passi. I turchi fanno il bagno, come se niente fosse. E, infatti, non è niente. Solo un paese piccolo come l'Umbria diviso in due epoche distanti almeno venti anni. E nel mezzo una terra di nessuno che si è fermata al 1974. (continua).

lunedì 15 luglio 2013

VAROSHA

Tra le più assurde realtà di Cipro troviamo Varosia, o Marash in turco, un quartiere-zona verde-abbandonato di Famagosta, fino al 1974 principale centro turistico cipriota.
Dal 1974 Varosia è abbandonata e sotto il controllo dell'esercito turco-cipriota. Queste foto sono state scattate pochi giorni fa.



















  

15 LUGLIO 1974. CIPRO

Check-point
IL 15 luglio 1974 le forze della giunta militare greca invase Cipro e depose l'arcivescovo Macario III, primate della chiesa autocefala dell'isola e presidente della repubblica. Macario era un elemento di stabilità tra le due nazionalità dell'isola, la turco-cipriota e la greco-cipriota, che dal 1960, anno dell'indipendenza, vivevano in una situazione di relativa pace, allontanando sempre di più la prospettiva di una unione con Atene. La Turchia, forte dell'accordo con cui gli inglesi avevano lasciato Cipro nel 1960 in base al quale era possibile intervenire in difesa di una minoranza, se minacciata da una potenza esterna, fece sbarcare sulle coste settentrionali alcune truppe che in un giorno occuparono una striscia di terra, consolidandola. In breve i turco-ciprioti e i greco-ciprioti dovettero abbandonare rispettivamente il sud e il nord del paese, che in poche settimane venne segnato da una cosiddetta linea-verde, che divide ancora oggi la capitale, Nicosia.
Nel Nord dell'isola venne fondata una Repubblica Settentrionale Turca di Cipro, mentre il Sud mantenne il nome di Cipro. La repubblica è stata riconosciuta solo dalla Turchia e dal 1974 vive una doppia vita: de jure fa parte di Cipro, ma de facto ne è separata.
Oggi Cipro è un paese schizofrenico, con realtà contrastanti, o che si ignorano, a poche decine di chilometri una dall'altra. Attraversando ovunque la linea verde, all'interno della quale sono rimasti vuoti migliaia di palazzi in tutta l'isola, si passa dal post-moderno europeo a un modernismo post-ottomano conservatore. (foto di Marconista)

Famagosta. Repubblica turca del Nord di Cipro

La bandiera



Cipro. Spiaggia di Agia Napa




martedì 26 marzo 2013

L'ISOLA DEL TESORO



 Il 25 marzo il piano di salvataggio di Cipro è diventato ufficiale e definitivo. Prevede la ristrutturazione del sistema bancario e un prelievo del 30% sui conti con più di 100.000 euro. Le reazioni dei mercati sono state altalenanti, viziate anche dalle dichiarazioni fuori luogo del ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem. La decisione è stata accettata anche da Mosca, in quanto la piazza finanziaria di Nicosia è ancora troppo importante, tanto che gli esperti economici russi discutono le eventuali conseguenze per l’economia di Mosca e la possibilità di trarre comunque un beneficio da questo passaggio.
Secondo i dati dell’Agenzia di rating Moody’s, confermati oggi 26 marzo dall’autorevole quotidiano russo “Kommersant”, i depositi d’imprese o privati cittadini russi nelle banche cipriote ammonterebbero a 19 miliardi di dollari americani. Se si dovesse dare corso al prelievo forzoso del 30%, la perdita complessiva non è al momento quantificabile, ma si aggirerebbe intorno ai 3 miliardi di dollari. Tra le banche maggiormente colpite ci sarebbe l’emanazione “cipriota” della Banca commerciale estera russa (Vtb), il cui totale in depositi non è però stato comunicato. La direzione di un altro istituto di credito, la Promsvjaz’bank, che ha una filiale a Cipro, ha definito l’annunciata mossa del governo di Nicosia come un “esproprio nei riguardi d’onesti agenti del mercato finanziario”. Sempre Moody’s ha quantificato i crediti sottoscritti dal sistema bancario russo nel suo complesso a quello cipriota in una cifra compresa tra i 30 e i 40 miliardi di dollari. In caso di default, i danni per l’economia russa sarebbero quindi ben più consistenti di quelli legati al prelievo forzoso, ma complessivamente contenuti perché corrispondenti a circa il 2,5% del capitale totale in mano alle banche russe, stimato da Moody’s a inizio 2013 in 150 miliardi di euro, cifra – è bene ricordarlo – non ufficiale.
Vladimir Putin ha sempre ritenuto la decisione sui depositi bancari viziata da una scorrettezza di fondo, perché non tiene conto degli aiuti erogati nel corso dell’ultimo anno da Mosca. Una reazione che sembra più una dichiarazione di prassi che una reale protesta, tanto che né il sito del presidente, né quello del ministero degli Esteri riportano note ufficiali. I commenti più importanti li hanno fatti pochi giorni fa figure politiche di secondo piano, e sono caratterizzati da una fondamentale comprensione della situazione. Secondo il viceministro dell’Economia, Andrej Klepach, l’eventuale provvedimento è un problema “interno di Cipro” e la Federazione russa può fare ben poco per mettere in sicurezza i depositi dei propri cittadini. Ancora più significativa la presa di posizione di Sergej Shatalov, viceministro delle Finanze, per il quale “la decisione delle autorità cipriote di imporre una tassa sui depositi bancari può essere attenuata in termini di aliquote e oggetto, ma deve essere presa”. La norma sui conti correnti, infatti, se da un lato riguarda il prestigio internazionale di Mosca, dall’altro offre la possibilità alle autorità finanziarie russe di indagare sulle continue fughe di capitali per paradisi fiscali più o meno legali. E proprio Cipro appare il centro finanziario favorito dalle grandi imprese russe grazie al basso coefficiente di tassazione e alla sua normativa finanziaria poco invasiva, nonché al fatto che negli anni Novanta non vigeva il regime dei visti per i cittadini russi. Allo stesso tempo, è la maggiore fonte di investimenti esteri diretti in Russia con denaro in gran parte proveniente dalla Federazione stessa. In questo senso si deve leggere la dichiarazione del presidente dell’organizzazione Delavaja Rossija (Russia degli affari) Aleksandr Galushka, per il quale le autorità russe dovrebbero approfittare della situazione facendo una “mossa forte” per attrarre capitali in Russia come, per esempio, ridurre le tasse. In Kazakistan – ha ricordato Galushka – pochi anni fa un provvedimento del genere ebbe come effetto un significativo aumento degli investimenti.
I rapporti diplomatici tra Federazione russa e Cipro sono buoni. L’ultima visita ufficiale di un presidente russo risale ad appena due anni fa, quando Dmitrij Medvedev giunse sull’isola in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura di relazione diplomatiche tra i Paesi. Nell’occasione, l’allora presidente russo ringraziò il suo omologo cipriota Dimitris Xristofias per il sostegno dato agli sforzi di Mosca d’avvicinamento all’Unione europea, a partire dalla fine del regime del visto tra Russia e Ue (promessa fatta almeno un decennio fa ma al momento lontana dal realizzarsi). Sempre quel giorno fu firmato un programma di lavoro comune per il triennio 2010-2013 composto da 51 punti suddivisi in 9 paragrafi tra cui uno riguardante l’aspetto fiscale: in esso, il punto 19, le parti si impegnavano a cambiare quanto previsto da un precedente accordo del 1998 e a promuovere la cooperazione per migliorare il reciproco scambio di informazioni ed evitare le doppie imposte sul reddito e sul capitale. Ora tutto questo dovrà essere rivisto.