mercoledì 11 febbraio 2015

UN PENSIERO ANCORA SUL 10 FEBBRAIO

Sul giorno del ricordo 10 febbraio: abbiamo un bubbone che ogni anno diventa sempre meno attuale e presto non sapremo come gestire, cosa dire, cosa aggiungere. La storia è chiara: abbiamo cercato di italianizzare il litorale, non ci siamo riusciti, abbiamo perso una guerra fondamentale, ci hanno buttato fuori. Accaduto con noi a Fiume, a Rodi, in Albania, in Etiopia, ovunque. Accaduto con milioni di persone in Europa in quel periodo (si pensi ai 3 milioni di tedeschi che lasciarono Polonia e Cecoslovacchia - vado a memoria forse erano di pù). Ecco, appunto, la memoria, inganna se poi non apri un libro.

lunedì 9 febbraio 2015

IL GIORNO DEL RICORDO

Come ogni anno, il 10 febbraio, giorno della firma del trattato di pace del 1947 tra l'Italia e gli Alleati, i vincitori della Seconda Guerra mondiale, è anche il giorno del ricordo. Giorno voluto dalle forze politiche italiane che usano la storia strumentalmente.

Allora Ricordiamo quanto accaduto in quelle zone prima del 1945. Tra l'altro, a breve sarà pubblicata la relazione di una commissione di storici italiani, che comprende tra i maggiori esperti di Shoah in Italia e di organi repressivi fascisti, sul personaggio e, di conseguenza, su quello che dopo il 1943 venne chiamato Zona di operazione del Litorale Adriatico.






Era noto come lo "Schindler italiano", Per aver salvato 5.000 ebrei dallo sterminio nazista, tanto da essere riconosciuto come un giusto da Israele e da essere stato dichiarato martire da papa Giovanni Paolo II. In realtà, lo studio condotto su circa 700 documenti ha fatto emergere che Giovanni Palatucci era invece un collaboratore nazista, tanto da partecipare alla deportazione degli ebrei nel campo di Auschwitz.

Per questo motivo, scrive il New York Times, il museo dell'Olocausto di Washington ha deciso la scorsa settimana di rimuovere il suo nome da una mostra, mentre lo Yad Vashem di Gerusalemme e il Vaticano hanno iniziato a esaminare i documenti. Anche la Santa Sede, che ha in corso una causa di beatificazione di Palatucci ma ora è al corrente degli interrogativi sollevati, ha dato incarico a uno storico di studiare la questione, riporta il quotidiano americano citando una mail del portavoce Vaticano Padre Lombardi.

Una marcia indietro clamorosa è arrivata oggi dalla AntiDefamation League, l'associazione ebraica che aveva attribuito a Palatucci il suo Courage to Care Award il 18 maggio 2005, giorno che a sua volta il sindaco di New York Michael Bloomberg aveva dichiarato Giovanni Palatucci Courage to Care Day. "Alla luce di prove storiche la Adl non onorerà più la memoria del poliziotto italiano", ha informato l'organizzazione riprendendo la tesi di storici citati dal New York Times: che anzichè aver giocato un ruolo nel salvataggio degli ebrei durante l'Olocausto, Palatucci sarebbe stato in realtà un collaboratore dei nazisti. "Sappiamo adesso quel che non sapevamo allora, che cioè Palatucci non fu il salvatore in cui è stato trasformato dopo la guerra", ha detto il direttore di Adl Abraham Foxman, a sua volta un sopravvissuto alla Shoah. Secondo gli storici citati da Foxman il poliziotto italiano sarebbe stato in realtà "un volenteroso esecutore delle leggi razziali" e potrebbe aver collaborato con il governo Mussolini nell'identificazione di ebrei per la deportazione.

La verità sullo Schindler italiano è emersa dopo che i ricercatori del Centro Primo Levi hanno avuto accesso a documenti italiani e tedeschi, nell'ambito di una ricerca sul ruolo di Fiume come terreno fertile per il fascismo, città dove Palatucci lavorò come funzionario di polizia dal 1940 al 1944. Stando alla versione accreditata finora, quando i nazisti occuparono la città, nel 1943, Palatucci distrusse i documenti  per scongiurare che i tedeschi spedissero gli ebrei di Fiume nei campi di concentramento. La sua stessa morte nel campo di Dachau, a 35 anni, avvalorò poi la tesi.

Ma Natalia Indrimi, direttore del Centro Primo Levi, ha invece dichiarato che gli storici sono stati in grado di consultare questi stessi documenti, da cui è emerso che nel 1943 Fiume contava solo 500 ebrei, la maggior parte dei quali, 412, pari all'80%, finì proprio ad Auschwitz. La ricerca ha poi fatto emergere che piuttosto che ricoprire la carica di capo di polizia, Palatucci era vice commissario aggiunto responsabile dell'applicazione delle leggi razziali fasciste.
Nella lettera inviata questo mese al museo di Washington, Indrini ha quindi scritto che l'uomo era "un pieno esecutore delle leggi razziali e, dopo aver prestato giuramento alla Repubblica sociale di Mussolini, collaborò con i nazisti".

    La sua stessa deportazione a Dachau, nel 1944, non fu determinata dalle sue gesta per salvare gli ebrei, piuttosto dalle accuse tedesche di appropriazione indebita e tradimento, per aver passato ai britannici i piani per l'indipendenza di Fiume nel dopoguerra.

    Indrimi ha precisato che "il mito" di Palatucci iniziò nel 1952, quando lo zio vescovo Giuseppe Maria Palatucci raccontò questa storia per garantire una pensione ai parenti dell'uomo. "Giovanni Palatucci non rappresenta altro che l'omertà, l'arroganza e la condiscendenza di molti giovani funzionari italiani che seguirono con entusiasmo Mussolini nei suoi ultimi disastrosi passi", ha concluso Indrimi nella lettera inviata al museo di Washington.

NA DRUGI STRANI REKE











https://archive.org/details/Na_drugi_strani_reke_-_On_the_Other_Side_of_the_River




Il documento compie 10 anni, ma la memoria deve restare viva e aiutare a comprendere il passato e il presente.




lunedì 2 febbraio 2015

WINSTON CHURCHILL'S BOY

OMICIDIO A NEW YORK

William Klinger, uno storico di Rijeka, la già italiana Fiume, è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa sabato a pochi chilometri da qui, nel quartiere Queens, a New York, dove si trovava per una serie di conferenze.

Non conoscevo il collega se non di nome. Da sempre si occupava di storia della Jugoslavia titina e di quella della sua città, Fiume, alla quale aveva dedicato due monografie.

Il presunto assassino, un cittadino americano di origini slave, Alexander Bonich di 49 anni, è stato arrestato.

AGGIORNAMENTO

Secondo gli inquirenti Bonich avrebbe confessato. Il movente sarebbe stato un affare privato andato male, una questione di soldi. Dunque, la storia, Tito e la polizia politica jugoslavia, non avrebbero nulla a che fare con il delitto, cosa che in un primo tempo era stata velatamente ipotizzata dai media italiani, molto portati, per naturale inclinazione, alla dietrologia.


Su wiki la voce, solo in inglese, è stata aggiornata poche ore fa.

Klinger was born on 24 September 1972 in Rijeka[2], but the family originates from Pakrac. He graduated summa cum laude from the University of Trieste in 1997 with a BA in history, while attending also the University of Klagenfurt due to a stipend he received from the Austrian government. He gained masters degree at the Central European University in Budapest and doctoral degree at the European University Institute in Florence, where he wrote his doctoral dissertation titled "Negotiating the Nation: Fiume, from Autonomism to State making 1848-1924".[1]
Klinger lived in the Italian town of Gradisca d'Isonzo. An independent researcher, he was employed by the Centro di Ricerche Storiche di Rovigno (Center for Historical Research of Rovinj).[1]
Beside his native Croatian and Italian, Klinger also spoke EnglishFurlanRussian and Slovene.[1]
He was found shot in the head on 31 January 2015 in Astoria Park in New York City, where he was attending a conference on the former Yugoslavia, the Second World War and the post-war Balkans.[3] Klinger died of his wound in Elmhurst Hospital, where he was taken after he was found lying near the park’s public pool.[4]

La bibliografia era alquanto vasta.

  • “Antonio Grossich e la nascita dei movimenti nazionali a Fiume”, Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 1999 (XII).
  • “La genesi dei movimenti nazionali a Fiume”, in Fiume nel secolo dei grandi mutamenti; Atti del convegno, Edit, Fiume 2001.
  • “Cesare Durando: frammenti della corrispondenza consolare (1887)”, Atti, Volume XXXII, Centro ricerche storiche Rovigno, 2002.
  • “La Carta del Carnaro: una costituzione per lo “Stato libero di Fiume (1920)”, Quaderni, Volume XIV, Centro ricerche storiche Rovigno, 2003.
  • “La storiografia di Fiume (1823 - 1924): una comunità immaginata?” Quaderni, Volume XV, Centro ricerche storiche Rovigno, 2004.
  • “Dorotićeva policijska izvješća o Adamiću”, in Adamićevo Doba (1780. - 1830.) Vol. I Muzej grada Rijeke, Rijeka, 2005, pp. 223–231.
  • “Adamić i Hudelist: Doba restauracije”, in Adamićevo Doba (1780. - 1830.) Vol. I Muzej grada Rijeke, Rijeka, 2005, pp. 233–239.
  • “Prva globalizacija: kolonijalna ekspanzija i privilegirane trgovačke kompanije”, in Adamićevo Doba (1780. - 1830.) Vol. II, Muzej grada Rijeke, Rijeka, 2006.
  • “Emilio Caldara e Fiume”, Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 2006 (XVII): 445-480.
  • “Quando è nazione? Una rivisitazione critica delle teorie sul nazionalismo”, Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 2006 (XVII): 399-420.
  • “Le macchinazioni ragusee da repristinazione della loro Repubblica vanno sempre più realizzandosi: la tentata restaurazione della Repubblica di Ragusa nel 1814”,Atti, Centro ricerche storiche Rovigno, 2009 (XXXVIII): 127-160.
  • “Nascita ed evoluzione dell’apparato di sicurezza jugoslavo: 1941-1948”, Fiume - Rivista di studi adriatici, 2009 (19): 13-49.
  • “Lussino, dicembre 1944: operazione “Antagonise”, Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 2009 (XX)
  • “A.L.Adamich nei rapporti della Polizei-Hofstelle del 1810, Atti, Centro ricerche storiche Rovigno, 2009 (XXXIX): 331-358.
  • “Roberto Oros di Bartini (Fiume 1897 - Mosca 1974)”, La Ricerca, Centro ricerche storiche Rovigno, 2009.
  • “Alcune considerazioni sulla guerra partigiana jugoslava 1941-1945”, Fiume - Rivista di studi adriatici 2010 (21): 107-117.
  • “Josip Broz Tito (1892-1980): un’intervista con Geoffrey Swain”, Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 2010 (XXI): 377-425.
  • “Note sulla presenza storica della Foca monaca nell'Adriatico”, La Ricerca, Centro di ricerche storiche – Rovigno 2010 (57): 6–10.
  • “Due memoriali inediti di Riccardo Zanella al Consiglio dei ministri degli esteri di Londra del settembre 1945”, Fiume. Rivista di studi adriatici 2011 (23): 61 - 68.
  • “Giuseppe Ludovico Cimiotti (1810-1892) e le problematiche origini della storiografia fiumana”, Fiume. Rivista di studi adriatici 2011 (24): 49 - 64.
  • “Nazionalismo civico ed etnico in Venezia Giulia”, Ricerche Sociali, Centro di ricerche storiche – Rovigno 2011 (18):39-45
  • “Le origini dei consigli nazionali: una prospettiva euroasiatica”, Atti, Centro di ricerche storiche – Rovigno 2011 (XXXX): 435-473.
  • GERMANIA E FIUME La questione fiumana nella diplomazia tedesca (1921-1924), Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia, Trieste, 2011.
  • “La Cunard nel Quarnero: la linea Fiume - New York (1904-1914)”, Quaderni 2011 (XXII): 7-45.
  • “Catture di Squalo Bianco (Carcharodon carcharias, Linnaeus, 1758) nel Quarnero 1872 – 1909”, Atti, Centro di ricerche storiche – Rovigno 2011 (XLI): 479-524.
  • “A vent’anni dalla dissoluzione della Jugoslavia: le radici storiche”, Fiume. Rivista di studi adriatici 2012 (25): 67 - 71.
  • “Crepuscolo adriatico. Nazionalismo e socialismo italiano in Venezia Giulia (1896 – 1945)”, Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 2012 (XXIII): 79 - 126.
  • IL TERRORE DEL POPOLO Storia dell'OZNA, la polizia politica di Tito, Italo Svevo, Trieste, 2012.
  • “Dall’autonomismo alla costituzione dello Stato - Fiume 1848-1918”, in Forme del politico. Studi di storia per Raffaele Romanelli, a cura di Emmanuel Betta, Daniela Luigia Caglioti, Elena Papadia, Viella, Roma 2012: 45 - 60.
  • “Continuity Man: la visita di Stane Dolanc a Londra nel 1977”, la battana, 187 (2013): 77 - 90.
  • “Organizzazione del regime fascista nella Provincia del Carnaro (1934-1936)”, Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 2013 (XXIV): 191 - 210.
  • with Denis Kuljiš TITO - NEISPRIČANE PRIČE, Nezavisne novine, Banja Luka, 2013.
  • (in press) “L’irredentismo impossibile: Fiume e l'Italia (1823 – 1923)”, Atti e memorie della Società dalmata di storia patria, Roma 2013 (XXXV):
  • (in press) “Jugoslavismo e nazionalismo nel carteggio Milovan Đilas - Mate Meštrović (1961-1981)”, Ricerche Sociali, Centro di ricerche storiche – Rovigno 2014 (21):
  • (in press) “Socialismo e questione adriatica dalla Grande guerra al Secondo conflitto mondiale”, Perugia, 2014.
  • (in press) “Un fronte unico da Trieste a Salonicco: La Venezia Giulia nella «Federazione Balcanica» (1918 – 1928)” Quaderni, Centro ricerche storiche Rovigno, 2014 (XXV):

MEMORIA IN TEMPO REALE

Con il suo permesso, pubblichiamo la lettera che Vittorio Terracina ha inviato al ministro degli Esteri Gentiloni dopo la cancellazione della cerimonia per il giorno della Memoria, prevista al Consolato italiano di New York il 27 gennaio. Mentre a Washington tutto si svolgeva regolarmente, a NY causa maltempo il mattino del 27 la rappresentanza italiana decideva di cancellare l'iniziativa, che consiste nel leggere i nomi delle vittime ad alta voce. Due persone si erano comunque presentate. 
La possibilità di rimandarla di un giorno o una settimana non è stata presa in considerazione o, comunque, è stata scartata. Il 29 gennaio, durante l'iniziativa all'Università di New York la Console Generale si è detta certa che il prossimo anno tutto si svolgerà come previsto.




Egregio Ministro,
sono un cittadino italiano che vive da anni a New York.
Mi permetto di disturbarla per raccontarle fatti poco piacevoli in merito alla celebrazione del Giorno della Memoria.
Su decisione della Sig.ra Console, del Consolato Generale d'Italia di NY, nell'anno 2013 la celebrazione del Giorno della Memoria venne posticipato al 28 gennaio poiché la data del 27 cadeva di domenica.
Quest'anno invece la Giornata della Memoria é stata totalmente CANCELLATA, adducendo, come si puó leggere sul sito del Consolato, a problemi metereologici.
Da cittadino prima italiano e poi ebreo reputo inammissibile tale decisione e chiedo cortesemnte che vengano presi provvedimenti a riguardo.
Oltre al Consolato, la Casa Zerilli-Marimó , l'Universitá Calandra e l'Istituto Levi avrebbero dato la loro collaborazione e disponibilitá, ma la decisione finale perché la commemorazione avvenisse, spettava esclusivamente al Consolato.
Resto in attesa di un Vostro cortese riscontro e rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione

Cordiali Saluti
Vittorio Terracina

sabato 31 gennaio 2015

MATTARELLA AFTER THE ELECTION

Sergio Mattarella (Palermo23 luglio 1941) è un politico italiano, dodicesimo presidente della Repubblica Italiana. Deputato dal 1983 al 2008, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita, e più volte ministro, dal 2011 è giudice costituzionale di nomina parlamentare. È stato eletto presidente della Repubblica Italiana il 31 gennaio 2015 al quarto scrutinio, con 665 voti[1].

Biografia

Sergio Mattarella è figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. In gioventù ha militato tra le file della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica, della quale fu responsabile per il Lazio dal 1961 al 1964,[2] e poi della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Laureatosi in giurisprudenza, è stato docente di Diritto parlamentare presso l'Università di Palermo.

L'ingresso in politica con la DC

Vicino per tradizione familiare alla corrente morotea della Democrazia Cristiana, dopo la morte del padre nel 1968 e l'assassinio del fratello, alle elezioni politiche del 1983 fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione della Sicilia occidentale, candidato in quota Zaccagnini. L'anno dopo fu incaricato dal segretario politico Ciriaco De Mita di bonificare la DC siciliana nella quale avevano allora un ruolo di primo piano Vito Ciancimino e Salvo Lima.[3] In tale veste nel 1985 promosse la formazione a Palermo di una giunta comunale di rinnovamento guidata da Leoluca Orlando, che era stato tra i collaboratori di suo fratello Piersanti alla Regione Siciliana.[3]
Rieletto alla Camera nel 1987 si mantenne vicino alle correnti di sinistra del partito ed in particolare al segretario De Mita[4] ed ai suoi collaboratori, come Roberto Ruffilli[5]. Nello stesso anno fu nominato ministro dei rapporti con il Parlamento nel governo Goria e confermato nell'incarico nel 1988 con il governo De Mita.
Nel 1989, con la formazione del governo Andreotti VI fu nominato ministro della Pubblica Istruzione. Si dimise dall'incarico il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo,[6] che venne soprannominato sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.
Privo di incarichi di governo, fu vicesegretario della Democrazia Cristiana nel 1990 al 1992, anno in cui venne rieletto alla Camera. Nello stesso anno gli fu affidata la direzione del quotidiano democristiano Il Popolo.[6]

La legge Mattarella

Nel corso della XII Legislatura della Repubblica Italiana Sergio Mattarella fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l'esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l'appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994del 1996 e del 2001.

La fondazione del Partito Popolare

Solo sfiorato dalle inchieste su Tangentopoli – venne assolto dall'accusa di un imprenditore siciliano di aver ricevuto 50 milioni di lire e dei buoni benzina[7] – Mattarella fu uno dei protagonisti del rinnovamento della DC che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano, nelle cui liste sarebbe stato eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996.
Al congresso di luglio 1994, insieme alla componente più di sinistra dei popolari, si oppose alla candidatura di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito, in sostituzione del segretario dimissionario Martinazzoli. Con l'affermazione congressuale di Buttiglione, di cui non condivideva la linea politica orientata ad un'alleanza con il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi, Mattarella si dimise dalla direzione de Il Popolo, che dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana era diventato il giornale di riferimento del PPI, e continuò la battaglia politica interna. Nel 1995, al culmine dello scontro interno al PPI, apostrofò il segretario, che pervicacemente cercava l'alleanza con la destra, «el general golpista Roquito Butillone...» e definì «un incubo irrazionale» l'ipotesi che Forza Italiapotesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo.[8]

L'adesione al centrosinistra

Mattarella, da ministro della Difesa, passa in rassegna il picchetto d'onore al Pentagono con il segretario della difesa degli Stati Uniti d'AmericaWilliam Cohen, nel marzo 2000
Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centrosinistra (L'Ulivo) comprendente tra gli altri il PPI e il PDS, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e venne eletto capogruppo dei deputati popolari. Caduto il primo governo Prodi, assunse la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D'Alema I[6]. Tenne invece il ministero della Difesa nei successivi Governo D'Alema II e Governo Amato II, sino al 2001. L'incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la delicata partecipazione dell'Italia all'operazione Allied Force, con la quale la NATO era intervenuta nella guerra del Kosovo, e coincise con l'approvazione della legge di riforma delle Forze Armate che aboliva di fatto il servizio di leva obbligatorio.[3]
Nel 2001 Mattarella fu rieletto alla Camera dei deputati nelle liste de La Margherita, che comprendeva l'intera componente dei popolari e nella quale pochi mesi dopo il PPI si sarebbe fuso. A differenza delle elezioni precedenti, non fu candidato in Sicilia ma in Trentino-Alto Adige.[8] Nominato, su iniziativa del presidente della Camera, componente del Comitato per la legislazione, ne fu vicepresidente sino al 2002 e presidente fino al 2003.
Alle elezioni politiche del 2006 fu candidato nella lista dell'Ulivo e venne eletto deputato per la settima volta. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Partito Democratico,[9] ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandidò.

Gli incarichi istituzionali

Mattarella giura come giudice costituzionale
Il 22 aprile 2009 è stato eletto dalla Camera dei Deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.[10] Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto.[11]
In occasione dell'elezione del presidente della Repubblica Italiana del 2013 il suo nome era nella rosa dei candidati che Pier Luigi Bersani sottopose a Silvio Berlusconi, ma gli fu preferito Franco Marini, che poi non fu eletto.[12]

L'elezione alla presidenza della Repubblica del 2015

A gennaio 2015, con le dimissioni di Giorgio Napolitano e la necessità di una nuova elezione, Mattarella è stato nuovamente al centro delle trattative tra le principali forze politiche. Il 29 gennaio, su proposta del segretario del Partito Democratico e presidente del Consiglio Matteo Renzi, l'assemblea degli elettori del Partito Democratico ha deciso all'unanimità di votare il nome di Mattarella nella quarta votazione delle elezioni del Presidente della Repubblica[13] senza attendere che gli altri partiti consultati sciogliessero le riserve sulla candidatura. Il 31 gennaio, al quarto scrutinio, il Parlamento italiano e i grandi elettori hanno eletto Mattarella presidente della Repubblica Italiana, con 665 voti provenienti principalmente dal Partito Democratico, dal Nuovo Centrodestra, da Scelta Civica e da Sinistra Ecologia e Libertà.[1]

Vita privata

È stato sposato con Marisa Chiazzese (morta nel 2012) figlia dell'ex rettore dell'università di Palermo, e docente di storia romana, Lauro. Il fratello Piersanti aveva sposato la sorella di lei, Irma.
Uno dei tre figli della coppia, Bernardo Giorgio, è docente all'Università di Siena e alla LUISS e dal 2014 capo dell'ufficio legislativo del Dipartimento della Funzione pubblica presso la presidenza del Consiglio dei ministri.[14].

Incarichi parlamentari

  • IX Legislatura
    • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
    • Componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio
    • Componente della Commissione parlamentare per il parere al Governo sulla destinazione dei fondi per la ricostruzione del Belice
  • X Legislatura
    • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
  • XI Legislatura
    • Vicepresidente della Commissione Parlamentare per le riforme istituzionali
    • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
    • Componente della Commissione speciale per l'esame, in sede referente, dei progetti di legge concernente la riforma dell'immunità parlamentare
  • XII Legislatura
    • Vicepresidente della I Commissione (Affari costituzionali)
    • Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi
    • Componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari
  • XIII Legislatura
    • Componente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali
  • XIV Legislatura
    • Presidente del Comitato per la legislazione
    • Componente della III Commissione (Affari esteri e comunitari)
    • Componente della Delegazione parlamentare presso l'Assemblea NATO
  • XV Legislatura
    • Presidente della Commissione Giurisdizionale per il personale
    • Componente della III Commissione (Affari esteri e comunitari)
    • Componente della Giunta delle elezioni
    • Componente della Commissione Parlamentare per le questioni regionali