giovedì 15 dicembre 2011

Nuto Revelli, Giulio Bedeschi e la Storia Orale

Nuto Revelli
Passano le stagioni e cambiano i maestri . Cesare Bermani e Alessandro Portelli sono due nomi sulla bocca di tutta la sinistra radical chic, colti,  librai, editori, che ne hanno fatto i due soli, unici, primi e maggiori storici orali italiani. 


Senza nulla voler loro togliere, l'affermazione va corretta. 

Con il foulard nero Cesare Bermani
Giulio Bedeschi
Nuto Revelli fece della storia orale una missione di vita negli anni Sessanta. Partecipò alla campagna di Russia con l'Armir; rientrato in Italia divenne partigiano. I suoi primi libri raccontano della sua esperienza in Russia durante la ritirata del gennaio 1943. I primi scritti sono autobiografici; quindi il "geometra" Revelli ha cominciato a cercare documenti privati, a intervistare sopravvissuti e familiari dei cosiddetti dispersi, in un lavoro pioneristico; si affermò in Italia all'inizio degli anni Sessanta l'inizio della storia orale. Si è occupato anche dello studio delle condizioni di vita dei contadini poveri del cuneese. Le sue opere più importanti, come L'Ultimo Fronte e La strada del davaj, vengono continuamente editate da Einaudi. Anche con Il mondo dei vinti e L'anello forte, con oltre 270 interviste, Revelli ha dato voce ai "vinti" e a un mondo che l'Italia ha voluto dimenticare in fretta, prima ancora della conclusione della seconda guerra mondiale.


Al contrario di Revelli, democratico e uomo di sinistra, un altro pioniere della storia orale in Italia è un ex fascista e repubblichino, Giulio Bedeschi. Anche lui ha partecipato alla campagna di Russia e dopo il rientro e la seconda parte della guerra nelle file della Repubblica Sociale Italiana, ha scritto Centomila gavette di ghiaccio, pubblicato dopo varie avventure da Mursia, nel 1963, e vincitore del Premio Bancarella l'anno seguente. Nel 1966 uscì il seguito, Il peso dello zaino. Quindi si è dedicato alla raccolta di testimonianze di sopravvissuti dai vari fronti di guerra: "Nikolajewka: c'ero anch'io"; "Fronte greco-albanese: c'ero anch'io"; "Fronte d'Africa: c'ero anch'io"; "Fronte russo: c'ero anch'io"; "Il Corpo d'Armata Alpino sul fronte russo". Ha composto canti alpini entrati nel repertorio nazionale. 

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